La prostituzione: perchè in Italia, a Martinsicuro. Intervista a un trans.

LA PROSTITUZIONE IN ITALIA

La prostituzione in Italia tra maggiorenni è regolata dalla Legge 20 febbraio 1958, n. 75 “Merlin” dal nome della Senatrice che la propose.
Tale normativa ha subito nel tempo poche modifiche.

Questa legge è una esecuzione della Convenzione ONU del 1949-1951 sul meretricio che lo Stato italiano ha definitivamente ratificato nel 1980.
Molti si domandano il motivo per il quale non si possa ritornare al passato riaprendo le “Case Chiuse”. Uno di questi impedimenti è dovuto al fatto che l’Italia ha definitivamente siglato la suddetta norma internazionale e da quel momento non è più raccomandabile per il medesimo Paese violare i principi della stessa Convenzione. Quest’ultima, come tutte quelle del Consiglio semplice delle Nazioni Unite, non ha l’obbligo di ratifica per gli Stati membri di tale Organizzazione, per questo motivo alcune Nazioni continuano ad avere i bordelli legali, senza avere alcuna limitazione nelle politiche ONU.

Il mercato del sesso nel nostro Paese: sono da 19 a 26mila le vittime della tratta delle donne in Italia e il giro d’affari oscilla tra i 2 e i 6 miliardi di euro. Settantamila ragazze, una su due straniera e una su 5 minorenne, 9 milioni di clienti, un giro d’affari di 5,6 miliardi di euro all’anno. Sono i numeri dell’industria della prostituzione in Italia. Dietro c’è una costellazione di mafie internazionali che modificano continuamente flussi.

LA PROSTITUZIONE A MARTINSICURO

La prostituzione a Martinsicuro e soprattutto nella zona di Villa Rosa non è un mistero per nessuno, perlopiù pubblicizzata a tappeto dai vari giornalini che ormai si trovano un po’ ovunque. Non è  mistero per nessuno nemmeno che alcune vie del nostro paese siano affollate da clienti desiderosi di avere compagnia e prestazioni da queste signorine benevolenti. La strada rimane sempre il luogo preferito per l’approccio, anche perché ci si può nascondere nel buio : “Qui finisce la responsabilità e inizia l’animalità“.

Il prima del consumo infatti è più importante dell’atto stesso, il passaggio ripetuto con l’auto, rallentando, per osservare, scegliere, è un rituale che ricorda il ‘tempo della caccia’”. La prostituzione al chiuso si svolge invece in sale massaggio, saune, alberghi, night, sale da ballo. Le case e i locali per i massaggi tengono perfino conto delle esigenze dei clienti: ai piani bassi, in palazzi dove confondersi nei via vai di persone che vanno da dentisti, commercialisti o semplici operai.

Con il sempre maggior dilagare di questa attività’ di prostituzione si sono create associazioni di cittadini volte a protestare e a far conoscere il problema a tutta la cittadinanza.Molti sono infatti stati i casi di donne e giovani  ragazze fermate da sconosciuti, nella intenzione di adescarle scambiandole per meretrici.

Una su tutte è “STOP ALLA PROSITUZIONE A VILLA ROSA” https://it-it.facebook.com/pages/Stop-Alla-Prostituzione-a-Villa-Rosa/653701037981912 associazione di comuni cittadini, che in questi anni ha organizzato manifestazioni e Sit-in per sensibilizzare l’opinione pubblica a questo problema. Ci racconta Concetta Zarroli fondatrice della pagina Facebook:  “ormai la situazione nelle vie di Villa Rosa e’ diventata insostenibile, anche solo passeggiando o correndo per le vie prospicienti al lungo mare, si viene fermate e adescate da persone in cerca di prostitute; non è più possibile fermarsi a parlare con una amica, o sedersi in una panchina nella pineta senza ricevere proposte o peggio commenti offensivi e indecenti”. Ricordandoci che il gruppo creatosi su facebook non è nato per attaccare direttamente le prostitute, ma per cercare di destabilizzare l’approccio con il cliente,  fotografando e disturbando il continuo via vai di macchine in determinate zone del paese.

Le cose sembrano migliorate almeno per quello che riguarda alcune vie del paese dopo il maggiore controllo da parte delle forze dell’ordine.
Dopo l’ordinanza emanata dall’amministrazione Camaioni, che prevede: il “divieto di contattare le prostitute e contrattare prestazioni sessuali, con sanzioni fino a 500 euro per chi rallenta o si ferma con la propria auto sul lungomare per lo scopo”

Sull’ordinanza antiprostituzione si inserisce però On the Road, l’associazione che si occupa delle vittime di tratta, che definisce il provvedimento “inefficace”“Per affrontare il fenomeno della prostituzione – si legge in una nota – l’ordinanza non è uno strumento efficace: l’associazione On the Road, insieme alle numerose associazioni che lavorano su prostituzione e tratta degli esseri umani, pensa che questo strumento sia servito solo a spostare il fenomeno da un Comune all’altro o dalla strada agli appartamenti.
E’ lecito a questo punto porsi alcune domande.
Tassare la prostituzione atto di equità e giustizia ?
Regolamentare i contratti di affitto perlopiù oggi a nero ?
Regolamentare la prostituzione darebbe gettito fiscale e garanzie sanitarie per chi fa questo lavoro ?

INTERVISTA AD UNA PROSTITUTA DEL NOSTRO PAESE

C’è una prostituzione, di cui una qualche reticenza impedisce di parlare e su cui, invece, vale la pena tentare alcune riflessioni: è l’esercizio della prostituzione, per scelta.

Raccontiamo la storia di “Giada” al secolo Roberto Pereira Do Santos residente a Villa Rosa dal Maggio 2008, ragazzo ventiseienne brasiliano di Cumbe arrivato in Italia nel maggio del 2006.

Giada arriva in Italia tramite ricongiungimento familiare quando aveva 16 anni, la madre Rosana e’ in Italia da sei anni, e lavora come lavapiatti in un piccolo ristorante di Bari, facendo doppi turni per cercare di sbarcare il lunario. Orfano di padre Roberto, passa le sue giornate nel piccolo appartamento preso in affitto dalla madre, guardando la televisione e cercando di imparare la lingua Italiana.

La vita scorre tranquilla fino al giorno in cui Rosana si ammala di un tumore al seno e muore nel giro di sei mesi,lasciando in un limbo di disperazione Roberto ancora minorenne senza affetti, senza un lavoro e senza una abitazione in cui vivere.
Il proprietario del ristorante in cui lavorava la madre, decide di “adottare” questo ragazzo disperato , con l’intento di farlo crescere insieme ai suoi due figli, ma la favola dura poco, infatti il magnanimo imprenditore, inizia a prestare continue attenzioni a questo ragazzo, attenzioni non paterne ma pedofile, abusando del giovane ancora minorenne più volte, fino quando scoperto dalla moglie, viene denunciato e cacciato di casa.

Roberto è di nuovo solo, disperato , umiliato e senza più un  futuro davanti a se.Vive per giorni in stazione, mangia quello che trova , e decide di partire senza una meta.

L’importante è andare via da questo paese, da questa gente.

Con un treno preso alla stazione di Bari arriva in Abruzzo a Pescara, e mentre gironzola per la città  senza una fissa dimora, viene notata da un suo connazionale, “Manola” al secolo Josè Alves, famoso transessuale della zona, Roberto vede in Manola la ricchezza, il lusso, le belle auto, e la cocaina.
Da qui la svolta, il giovane ragazzo venuto da un piccolo e povero villaggio del Brasile decide di cambiare vita, decide di cambiare sesso, decide di diventare Giada.

Oggi Giada ha un appartamento di 140 mq di sua’ proprietà, una bella auto e spende la maggior parte dei soldi che guadagna in scarpe trucchi e profumi.

L’intervista:

-Perche’ gli uomini decidono di andare con un trans?

Giada: Gli uomini che vengono da noi sono delusi dalle loro mogli e dalle loro storie d’amore, stanchi di continue negazioni a prestazioni sessuali, quando vengono da me si sentono liberi di fare quello che vogliono.
Perché  il sesso con una prostituta è facile, senza pensieri.
Perché  con una prostituta un uomo non si sente sotto pressione, non ha bisogno di dimostrare niente e non si sente giudicato e alla fine è appagato.
Ma soprattutto perché  gli uomini facendo sesso con una prostituta non pensano di tradire la propria donna, lo considerano un atto animalesco e magari tornano dalle mogli più dolci e rilassati.

-Chi sono i tuoi clienti ?

Giada: Non ho una base di cliente fisso, vengono i diciottenni come i settantenni, ci sono clienti che vengono per curiosità’ una volta sola  e altri che ormai sono clienti da anni.

C’è in loro il desiderio di provare tutto, ci sono sempre più uomini desiderosi di sperimentare questo tipo di sessualità.
Molti chiedono di essere “posseduti e non di possedermi”.

-Cosa ne pensi del tuo lavoro? Del fatto di essere considerata una prostituta?

Giada: Qualsiasi lavoro coinvolge la vendita di qualche parte del tuo corpo.
Tu puoi vendere il tuo cervello, la tua schiena, le tue dita per scrivere al computer. – dice Giada Io ho scelto di vendere il mio corpo come voglio.
Io penso che la prostituzione, possa essere messa sullo stesso piano di qualunque altro lavoro.

-Fino a quando pensi di poter fare questa vita?

Giada: Sono consapevole di non poter fare per sempre questo lavoro, ma penso che quando il mio corpo non mi permetterà più di farlo avrò già messo da parte una considerevole somma, e tornerò nel mio paese per aprire una attività di qualche tipo.

Cosa vuoi dirci per congedaci:

Giada: Vorrei dire alle donne di essere più complici con i propri uomini, di concedersi a loro con più passione.
Capisco che le donne ci considerino persone sporche e senza  pregiudizi, che ci facciamo pagare per fare determinate cose, ma voglio dire loro che per noi è solo una prestazione lavorativa come un altra, solo meglio retribuita forse.

 Tante donne e tanti uomini si “prostituiscono” sul posto di lavoro senza fare  veramente sesso.