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Editoriale

Il Mediterraneo si tinge di rosso

Alla luce della più grande tragedia del mare, avvenuta a cavallo della notte tra il 18 e 19 Aprile, sarebbe il caso di fermarci a riflettere sul perché, nonostante dopo il processo di Norimberga del 1945/46 dicemmo “Mai più”, la storia continua a ripetersi. Il colore rosso di cui l’acqua del nostro Mediterraneo si sta macchiando, testimonia la rottura di quel patto che siglammo con quel “Mai più” ad un genocidio. D’altronde, cosa sarebbe la tragedia avvenuta il 18 Aprile 2015 nel canale di Sicilia, se non un genocidio?

Maria Giulia Mecozzi

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“Avviene sempre così. Perché un fatto ci interessi, ci commuova, diventi una parte della nostra vita interiore, è necessario che esso avvenga vicino a noi, presso genti di cui abbiamo sentito parlare e che sono perciò entro i cerchi della nostra umanità”. Scriveva così Antonio Gramsci sul Grido del Popolo. Parole datare 11 marzo 1916 che, l’intellettuale sardo, scagliava verso il pesante silenzio sul genocidio degli armeni ma che risultano attualissime, se traslate in direzione della cronaca odierna.

Perché quando il Mediterraneo si tinge di rosso non si può rimanere indifferenti, eppure qualcuno in Europa continua ad esserlo. A naufragare in quelle acque non è stato solo il mercantile che trasportava i migranti. L’indifferenza verso una problematica come quella dell’immigrazione e il timidissimo risveglio ad una simile tragedia, testimonia il naufragio di un’Unione Europea, che sembra si desti solo quando si tratta di discutere di finanza, spread e compiti a casa da assegnare. Poi, se c’è da affrontare una realtà che conta 850 disperati in fuga da un inferno che si chiama Libia, si ritira nella più netta indifferenza e nel più sordo dei silenzi. L’Europa ha sempre fatto finta di nulla, ha sempre scaricato le situazioni di emergenza sui paesi esposti, non porgendo mai l’altra guancia e cancellando dal proprio vocabolario la parola solidarietà.

Alla luce della più grande tragedia del mare, sarebbe il caso di fermarci a riflettere sul perché, nonostante dopo il processo di Norimberga del 1945/46 dicemmo “Mai più”, la storia continua a ripetersi. Il colore rosso di cui l’acqua del nostro Mare Mediterraneo si sta macchiando, testimonia la rottura di quel patto che siglammo con quel “Mai più” ad un genocidio. D’altronde, cosa sarebbe la tragedia avvenuta il 18 Aprile 2015 nel canale di Sicilia, se non un genocidio?

E mentre l’Europa, il giorno dopo si nasconde dietro uno squallido minuto di silenzio in memoria delle vittime, l’Italia continua ad annaspare dietro un’emergenza più grande di lei, quasi sentisse il peso di qualche colpa da espiare. In effetti qualche colpa ci sarebbe. Dietro il “Mai più”, che anch’essa siglò a fronte delle vergognose leggi razziali del 1938, si respira l’eco di un’altra vergogna chiamata legge Bossi-Fini, di cui ancora non riusciamo a venire a capo. Per non parlare dei trafficanti di voti che continuano a speculare su tale tragedia, alimentando xenofobia, razzismo ed intolleranze tra le menti più deboli e a recitare martellanti slogan del tipo “ospitateli a casa vostra” oppure “rispediamoli a casa loro”.

Dunque, l’Italia si trova da un lato, a lottare con i trafficanti di esseri umani, mentre dall’altra continua a cercare un dialogo con un’Europa, i cui rappresentanti, non stanno dimostrando altro che essere dei meri trafficanti di indifferenza. Questa è l’unica e sola definizione per chi, pur non rimanendo sordo, resta inerme agli occhi stanchi, stremati, terrorizzati di chi si è salvato per miracolo, riuscendo a conservare quel nome che lo identifica nel suo essere qualcuno. E si sente fortunato rispetto a coloro i quali, invece, giacciono su un fondale che ha cancellato per sempre la loro identità ed esistenza.

Ma anche tra i morti, in questa storia, c’è da fare una distinzione. Se per alcuni, il fondale è divenuto ormai la tomba, per altri, la possibilità di essere almeno schedati con un numero per poi poter essere identificati c’è. Dopotutto questo mare è stato generoso. Quasi come se la natura volesse riparare alle atrocità commesse dall’uomo, volendo  restituire a quei corpi la loro identità e riservare loro una sepoltura o un ultimo saluto da parte di chi li verrà a cercare. E mentre discutiamo, sbattendoci la faccia, con il muro Europeo, di Poseidon, Triton e Mare Nostrum, negando a questi “figli di Ulisse” il diritto di essere accolti, si sta costruendo mattone su mattone un muro simile a quello che fu abbattuto nel 1989, tentando di isolare, quanto più possibile non solo i migranti cercatori di speranza ma anche l’Italia, sempre più inascoltata da una Germania che riscopre la sua anima nazista ed una Francia che dice “noi ce ne abbiamo già troppi”. Eppure stanno solo chiedendo aiuto. Stanno solo cercando di tener acceso quel piccolo mozzicone di speranza tenendolo ben serrato in mano e facendo si che le onde del mare, durante le traversate, non lo spenga.

Inoltre, in questi giorni tra i grandi d’Europa si è aperto ufficialmente il concorso del “toto-risoluzione” a chi trova la soluzione migliore: bombardare i pescherecci prima che partano, improponibili blocchi navali, ennesima guerra contro quello che è già, a tutti gli effetti, un inferno: la Libia. Tutti concentrati sull’affondare mercantili e pronti in tenuta mimetica a premere il grilletto ma nessuno che tenti di pensare alle persone che si imbarcano in questi viaggi della morte. Nessuno che proponga di ristabilire, in primis, la sicurezza delle persone su quelle sponde martoriate dell’Africa, della Libia e dell’Egitto. Nessuno che faccia uno sforzo per creare progetti di cooperazione internazionale, facendo si che le persone possano tornare in patria grazie ad una ripresa delle attività economiche e sociali, in modo tale da scoraggiare le traversate della morte.

Se alla guerra continuiamo ad opporre la guerra non faremo altro che nutrire disperazione ed ecco che a guadagnarci oltre ai trafficanti di carne umana, ormai sempre più legati alle mafie europee e al terrorismo internazionale, saranno anche i trafficanti di voti a cui facevamo cenno precedentemente. La caccia all’ultimo voto e al “potere a tutti i costi” non ha pietà per nessuno.

Inoltre, l’UE dovrebbe cominciare a ragionare in maniera meno egoista ed ascoltare il grido di queste popolazioni in sofferenza, perché dei minuti di silenzio non se ne fa nulla. Anzi, di silenzi ce ne sono stati fin troppi.

 

 

Editoriale

Sputa in faccia alla Capotreno per la mascherina

Dopo il fatto in Liguria, qualche riflessione

Marco Capriotti

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Sputa in faccia alla Capotreno per la mascherina. L’educazione al tempo del Covid-19. Gentili Lettori,preferisco sempre parlare di sport o di cronaca negli ultimi tempi, abbiamo cercato di darvi come redazione tutte le informazioni del caso sul coronavirus, ma permettetemi, da semplice cronista, questo piccolo editoriale a titolo personale, ma sentito.

Purtroppo dobbiamo segnalare anche questo fatto spiacevole in Liguria. Una donna è stata invitata dalla capotreno ad indossare la mascherina. La reazione è stata, dopo una lunga serie di insulti, uno sputo. Un gesto di maleducazione da condannare, che va oltre la civiltà ed il rispetto. La corsa del treno è stata giustamente fermata e la donna aggredita ovviamente abbastanza sconvolta. Non è sicuramente il primo caso: https://www.ilmartino.it/2018/02/avezzano-minaccia-la-capotreno-un-cacciavite-arrestato/

Dalle “gazzette locali” riportiamo la dichiarazione dei sindacati. “Da tempo il sindacato chiede più personale a terra e a bordo per gestire la situazione delicata che si è venuta a creare, per scongiurare appunto questi fatti – scrivono in una nota le segreterie regionali Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uilt, Ugl, Ferovieri Fast e Orsa – Invitiamo Trenitalia a intervenire aumentando l’offerta commerciale e attivando tutte le risorse in forza, predisponendo campagne di assunzioni e riattivando il servizio antievasione regionale”.

Purtroppo tutte le belle parole, i canti sui balconi, ne usciremo meglio… un c***o (scusate il francesismo). Gli editorialisti seri farebbero grande utilizzo di vocaboli, io sono più diretto in questo caso.Sputa in faccia alla Capotreno per la mascherina, ecco il risultato.

I maleducati, prepotenti ed incivili ci saranno sempre. Se ci sono delle regole da rispettare, anche se possono sembrare antipatiche, bisogna rispettarle. Non credo piaccia a nessuno andare in giro con una museruola,a meno di qualche strana pratica un po’ perversa (non giudico). Però dove sembrava non esserci necessità di regole per impostazione politica (USA, Brasile e Regno Unito) o per stato sociale (Svezia) i risultati sono visibilissimi.

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Abruzzo

Il Reddito di Emergenza: che cos’è e come richiederlo. Tutte le info

Carlo Di Natale

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Il Reddito di Emergenza, da ora in poi REm, che cosa è? È una misura di sostegno al reddito (istituita con decretolegge n. 34 del 19 maggio, articolo 82, a decorrere dal mese di maggio 2020) introdotta per supportare i nuclei familiari in condizioni di difficoltà, come conseguenza dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, e in possesso di determinati requisiti di residenza ed economici, patrimoniali e reddituali.  

REQUISITI 

Il REm è riconosciuto ai nuclei familiari in possesso congiuntamente dei seguenti requisiti: 

  1. residenza in Italia al momento della domanda, verificata con riferimento al solo componente richiedente il beneficio; 
  2. un valore del reddito familiare, nel mese di aprile 2020, inferiore ad una soglia pari all’ammontare del beneficio; 
  3. un valore del patrimonio mobiliare familiare con riferimento all’anno 2019 (verificato al 31.12.2019) inferiore a una soglia di euro 10.000, accresciuta di euro 5.000 per ogni componente successivo al primo e fino ad un massimo di euro 20.000; il massimale è incrementato di 5.000 euro in caso di presenza nel nucleo familiare di un componente in condizione di disabilità grave o di non autosufficienza come definite ai fini dell’Indicatore dell’ISEE
  4. un valore dell’Indicatore dell’ISEE, attestato dalla DSU valida al momento di presentazione della domanda, inferiore ad euro 15.000.

Di seguito alcuni esempi di calcolo del valore massimo di reddito familiare compatibile con il REm: 

Composizione nucleo  Scala di equivalenza  Soglia del reddito familiare ad aprile 2020 
Un adulto  1  400 euro 
Due adulti  1.4  560 euro 
Due adulti e un minorenne  1.6  640 euro 
Due adulti e due minorenni  1.8  720 euro 
Tre adulti e due minorenni  2*  800 euro 
Tre adulti (di cui un disabile grave) e tre minorenni  2.1**  840 euro 

INCOMPATIBILITÀ CON REDDITI E PRESTAZIONI 

Il Rem non è compatibile con la presenza, nel nucleo familiare, di componenti che percepiscono o hanno percepito una delle indennità di cui agli articoli 27, 28, 29, 30 e 38 del decretolegge 17 marzo 2020, n. 18, convertito con modificazioni dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, ovvero di una delle indennità disciplinate in attuazione dell’articolo 44 del medesimo decretolegge ovvero di una delle indennità di cui agli articoli 84 e 85 del decretolegge n. 34 del 19 maggio 2020. 

Si tratta delle indennità per i lavoratori danneggiati dall’emergenza epidemiologica da COVID-19 appartenenti alle seguenti categorie: 

  • lavoratori autonomi iscritti alle gestioni INPS; 
  • liberi professionisti titolari di partita IVA iscritti alla gestione separata; 
  • lavoratori titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, iscritti alla Gestione separata; 
  • lavoratori stagionali del turismo e degli stabilimenti termali; 
  • lavoratori dello spettacolo; 
  • lavoratori agricoli; 
  • lavoratori dipendenti stagionali appartenenti a settori diversi da quelli del turismo e degli stabilimenti termali; 
  • lavoratori intermittenti; 
  • lavoratori autonomi, privi di partita IVA, non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie; 
  • incaricati alle vendite a domicilio; 
  • lavoratori domestici. 

Il Rem non è altresì compatibile con la presenza nel nucleo familiare di componenti che siano al momento della domanda in una delle seguenti condizioni: 

  1. essere titolari di pensione diretta o indiretta ad eccezione dell’assegno ordinario di invalidità; 
  2. essere titolari di un rapporto di lavoro dipendente la cui retribuzione lorda sia superiore alla soglia massima di reddito familiare, individuata in relazione alla composizione del nucleo; 
  3. essere percettori di Reddito/Pensione di Cittadinanza, di cui al Capo I del decretolegge n. 4 del 2019, ovvero delle misure aventi finalità analoghe di cui all’articolo 13, comma 2, del medesimo decretolegge. 

La domanda deve essere presentata all’INPS entro il termine perentorio del 30 giugno 2020, attraverso i seguenti canali: 

  • i centri di assistenza fiscale di cui all’articolo 32 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241;
  • gli istituti di patronato di cui alla legge 30 marzo 2001, n. 152; 
  • il sito internet dell’INPS, autenticandosi con PIN, SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) almeno di livello 2, CNS (Carta Nazionale dei Servizi) e CIE (Carta di Identità Elettronica). 

IMPORTO DEL BENEFICIO 

Il beneficio economico del Rem è determinato in un ammontare pari a 400 euro mensili, moltiplicati per il corrispondente parametro della scala di equivalenza di cui all’articolo 2, comma 4, del decretolegge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito con modificazioni dalla legge 28 marzo 2019, n. 26.

L’importo del beneficio economico non può comunque essere superiore a euro 800 mensili, elevabili a euro 840 solo in presenza di disabili gravi o non autosufficienti e nei casi sotto descritti. Il parametro della scala di equivalenza è pari ad 1 per il primo componente del nucleo familiare ed è incrementato di 0,4 per ogni ulteriore componente di età maggiore di 18 anni e di 0,2, per ogni ulteriore componente minorenne, fino ad un massimo di 2, ovvero fino ad un massimo di 2,1 nel caso in cui nel nucleo familiare siano presenti componenti in condizione di disabilità grave o di non autosufficienza, così come definite ai fini ISEE.

La scala di equivalenza non tiene conto dei soggetti che si trovano in stato detentivo, per tutta la durata della pena, o sono ricoverati in istituti di cura di lunga degenza o altre strutture residenziali a totale carico dello Stato o di altra Pubblica Amministrazione. Ad esempio: 

  1. nucleo familiare composto da tre componenti, due maggiorenni ed uno minorenne, la scala di equivalenza è pari a 1,6, l’importo è pari a 400*1,6=640 euro mensili;
  2. nucleo familiare composto da quattro componenti, tutti maggiorenni, di cui uno disabile grave, la scala di equivalenza è pari a 2,2; l’importo mensile sarebbe pari a 400*2.2=880 euro. Tuttavia, in ragione del limite massimo della scala di equivalenza (2.1), l’importo mensile del beneficio sarà pari ad 840 euro 

Previa verifica della sussistenza di tutti i requisiti di legge, Il Rem è erogato per due mensilità a decorrere dal mese di presentazione della domanda. Quindi, se la domanda è presentata entro il 31 maggio 2020 saranno erogate le mensilità di maggio e giugno, mentre se è presentata nel corso del mese di giugno 2020 saranno erogate le mensilità di giugno e luglio 2020. 

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Editoriale

Ecco come il virus ha cambiato il mondo dell’economia digitale

Maria Giulia Mecozzi

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social

Il periodo del lockdown ha portato allo stop fisico delle persone ma non del mondo dei social web che, al contrario, ha dimostrato tutto il suo potenziale. Molte attività hanno volto il loro sguardo verso il web e i social per pubblicizzare le loro attività. 

In tal proposito abbiamo sentito Paola Prosperi, Account Senior della GDO Studio, responsabile della gestione dei clienti GDO. <<La fase 1, dovuta alla crisi pandemica – dice Paola – ha smentito quanti ancora non credevano all’enorme potenziale del mondo della digitalizzazione>>. Tutte le attività e aziende seguite dalla GDO Studio hanno incrementato enormemente la loro attività digitale sui canali social e web, grazie a questo,<<oltre ad aver ancora più fidelizzato i loro clienti ne hanno acquisiti di nuovi con un aumento del 60%, implementando in particolar modo i servizi a domicilio. Dato che, specialmente all’inizio dell’epidemia si è iniziato a lavorare molto tramite social, abbiamo constatato che molti dei nostri nuovi clienti hanno provato ad intervenire in maniera autodidatta o con l’aiuto di non professionisti, ottenendo pessimi risultati e sprecando molto tempo utile alla realizzazione di una buona strategia marketing>>. Un altro dato registrato, stando a quanto dice Porsperi, è che: <<questo tipo di tecnologia si sta affermando anche tra le persone di fascia di età più grande>>. Proprio per questo, <<anche i Comuni – afferma Prosperi –si stanno adeguando con la creazione di portali che metteranno in comunicazione professionisti e commercianti, con gli utenti. Tutto ciò allo scopo di accorciare le distanze che questo virus ha creato, nonostante le misure più morbide della Fase 2>>.

Insomma, sembra proprio che questa pandemia possa essere paragonata ad una medaglia con due facce. Se da un lato troviamo il male da essa generato, dall’altro, una miglior consapevolezza che il web può offrire.

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