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Editoriale

Il Martino non dimentica: a vent’anni da Sebrenica

Di certo ricordiamo quando, nell’ancora più lontano 1946, alla fine del Processo di Norimberga tutta l’Europa e tutto il mondo dissero quel “Mai più”, che avrebbe dovuto significare la fine di qualsiasi conflitto scaturito da odio etnico-raziale. Eppure, la storia si ripeté e si ripeté, nel 1995, al di là dell’Adriatico in una cittadina chiamata Sebrenica.

Maria Giulia Mecozzi

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Questa che sia appresta a concludersi è stata una settimana rovente per tutti. Se poi al caldo ci si aggiunge il privilegio di essere cittadini martinsicuresi ecco che la temperatura continua a salire e in maniera esponenzialmente. Diciamo che è stata una settimana all’insegna delle polemiche e degli sconti: ripascimento, emergenza idrica, annegamenti, salvataggi, Bau Beach si o Bau Beach no e chi più ne ha più ne metta. Ma nonostante la nostra piccola realtà locale, Noi del Il Martino non vogliamo dimenticare ciò che ci circonda. Soprattutto non vogliamo dimenticare ciò che successe vent’anni fa proprio sull’altra sponda dell’Adriatico.

Di certo ricordiamo quando, nell’ancora più lontano 1946, alla fine del Processo di Norimberga tutta l’Europa e tutto il mondo dissero quel “Mai più”, che avrebbe dovuto significare la fine di qualsiasi conflitto scaturito da odio etnico-razziale. Eppure, la storia si ripeté e si ripeté, nel 1995, al di là dell’Adriatico in una cittadina chiamata Sebrenica.

La cronaca che portò alla strage dovrebbe essere nota a tutti, ma rinfrescare la memoria non fa mai male. All’epoca dei fatti si combatteva intorno a Srebrenica da oramai da tre anni. Gli scontri erano cominciati nel 1992 quando la Bosnia aveva dichiarato la sua indipendenza dalla Yugoslavia in seguito a un referendum. Essendo la più variegata tra le varie repubbliche federali che formavano l’ex Yugoslavia, la maggioranza dei suoi abitanti era ed è di religione musulmana, ma c’è anche una grossa minoranza di serbi ortodossi e una più piccola di croati cattolici. I serbo-bosniaci avevano boicottato il referendum e quando era stata proclamata l’indipendenza avevano cominciato una guerra contro il governo bosniaco, appoggiati dal governo serbo di Slobodan Milosevic, per ottenere l’annessione alla Serbia della loro regione. Era stata fino a quel momento una guerra particolarmente brutale e sanguinosa. Nei territori a maggioranza serba e i regolari serbi si accanivano praticando quella che da allora è stata definita come “pulizia etnica. I paesi musulmani venivano sistematicamente distrutti e i loro abitanti espulsi. Lo scopo era creare un territorio omogeneo, dove abitassero soltanto serbi e che sarebbe stato facile da annettere alla Serbia una volta arrivati al tavolo delle trattative. Srebrenica e i paesi nella valle della Drina erano uno dei principali ostacoli a questo progetto e i serbi avevano cominciato a concentrare nella regione gli sforzi delle loro milizie.

Fu così che l’11 Luglio del 1995 dopo giorni di combattimenti, le truppe serbo-bosniache al comando di Mladic entrarono in città e fu la mattina dopo che si compì la strage: 200 mila musulmani (quasi tutti laici) furono barbaramente sterminati ed i loro corpi seppelliti in fosse comuni.

Chi è sopravvissuto a quella strage oggi descrive scenari raccapriccianti. Una donna racconta di aver riconosciuto il corpo di suo figlio su un camion dai vestiti, perché spiega, la testa gli era stata tagliata. Un’altra madre, dopo essere stata violentata dai soldati, fu poi costretta ad assistere alla decapitazione di suo figlio. Ma per Lei la tragedia quel giorno non finì lì. I militari serbi, bollirono la testa del figlio e costrinsero la donna a mangiarla.

Ascoltando i racconti di queste donne proviamo a chiederci fino a che punto possono arrivare gli effetti della “collera umana” nei confronti dell’altro uomo. Chiediamoci fino a dove il male, che lo stesso uomo produce nel mondo, può arrivare. Fino a dove la forza di un ideale può spingere un uomo a compiere azioni tanto riprovevoli così prive di qualsiasi rispetto e umanità. Perché, l’uomo compie azioni prive di umanità.

Ma ciò che più angoscia è che il tutto si compì sotto l’indifferenza totale dei caschi blu olandesi dell’ONU che sapevano ma rimanevano inermi difronte a tale violenza. Ancora una volta l’indifferenza dell’Europa. Un denominatore comune anche nella nostra epoca.

E non è finita. L’odio etnico come l’odio religioso non è finito. Anche dopo Sebrenica, quel tragico tassello inumano che occupa il cuore dell’uomo, da i suoi frutti e per capirne la portata basta guardarsi attorno ed  a come ci accingiamo ad accogliere l’Altro che, dopo aver attraversato il Mediterraneo, cerca rifugio e una speranza di vita nuova. Basta guardare agli sguardi impauriti di quanti per strada incontrano donne o uomini stranieri o di probabile fede musulmana. Ecco che quel dito è sempre pronto a puntarsi contro di Lui, l’assassino, il terrorista, il nemico dell’Occidente, l’uomo dalla pelle nera. Eppure, dovremmo ricordarci che, “ogni volta che stiamo puntando un dito contro l’altro, in realtà ne stiamo puntando tre contro noi stessi”. Non ci credete? Fate una prova.

Abruzzo

Stato di emergenza Covid-19 in proroga fino al 31 dicembre

La scadenza era fissata al 31 luglio

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Verso una proroga fino al 31 dicembre in Italia dello stato di emergenza Covid varato il 31 gennaio e in scadenza al 31 luglio. A quanto apprende l’ agenzia Adnkronos Salute è in corso la valutazione di questa decisione che potrebbe comportare, tra le altre cose, anche la proroga del ricorso allo smartworking.

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Editoriale

Sputa in faccia alla Capotreno per la mascherina

Dopo il fatto in Liguria, qualche riflessione

Marco Capriotti

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Sputa in faccia alla Capotreno per la mascherina. L’educazione al tempo del Covid-19. Gentili Lettori,preferisco sempre parlare di sport o di cronaca negli ultimi tempi, abbiamo cercato di darvi come redazione tutte le informazioni del caso sul coronavirus, ma permettetemi, da semplice cronista, questo piccolo editoriale a titolo personale, ma sentito.

Purtroppo dobbiamo segnalare anche questo fatto spiacevole in Liguria. Una donna è stata invitata dalla capotreno ad indossare la mascherina. La reazione è stata, dopo una lunga serie di insulti, uno sputo. Un gesto di maleducazione da condannare, che va oltre la civiltà ed il rispetto. La corsa del treno è stata giustamente fermata e la donna aggredita ovviamente abbastanza sconvolta. Non è sicuramente il primo caso: https://www.ilmartino.it/2018/02/avezzano-minaccia-la-capotreno-un-cacciavite-arrestato/

Dalle “gazzette locali” riportiamo la dichiarazione dei sindacati. “Da tempo il sindacato chiede più personale a terra e a bordo per gestire la situazione delicata che si è venuta a creare, per scongiurare appunto questi fatti – scrivono in una nota le segreterie regionali Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uilt, Ugl, Ferovieri Fast e Orsa – Invitiamo Trenitalia a intervenire aumentando l’offerta commerciale e attivando tutte le risorse in forza, predisponendo campagne di assunzioni e riattivando il servizio antievasione regionale”.

Purtroppo tutte le belle parole, i canti sui balconi, ne usciremo meglio… un c***o (scusate il francesismo). Gli editorialisti seri farebbero grande utilizzo di vocaboli, io sono più diretto in questo caso.Sputa in faccia alla Capotreno per la mascherina, ecco il risultato.

I maleducati, prepotenti ed incivili ci saranno sempre. Se ci sono delle regole da rispettare, anche se possono sembrare antipatiche, bisogna rispettarle. Non credo piaccia a nessuno andare in giro con una museruola,a meno di qualche strana pratica un po’ perversa (non giudico). Però dove sembrava non esserci necessità di regole per impostazione politica (USA, Brasile e Regno Unito) o per stato sociale (Svezia) i risultati sono visibilissimi.

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Abruzzo

Il Reddito di Emergenza: che cos’è e come richiederlo. Tutte le info

Carlo Di Natale

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Il Reddito di Emergenza, da ora in poi REm, che cosa è? È una misura di sostegno al reddito (istituita con decretolegge n. 34 del 19 maggio, articolo 82, a decorrere dal mese di maggio 2020) introdotta per supportare i nuclei familiari in condizioni di difficoltà, come conseguenza dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, e in possesso di determinati requisiti di residenza ed economici, patrimoniali e reddituali.  

REQUISITI 

Il REm è riconosciuto ai nuclei familiari in possesso congiuntamente dei seguenti requisiti: 

  1. residenza in Italia al momento della domanda, verificata con riferimento al solo componente richiedente il beneficio; 
  2. un valore del reddito familiare, nel mese di aprile 2020, inferiore ad una soglia pari all’ammontare del beneficio; 
  3. un valore del patrimonio mobiliare familiare con riferimento all’anno 2019 (verificato al 31.12.2019) inferiore a una soglia di euro 10.000, accresciuta di euro 5.000 per ogni componente successivo al primo e fino ad un massimo di euro 20.000; il massimale è incrementato di 5.000 euro in caso di presenza nel nucleo familiare di un componente in condizione di disabilità grave o di non autosufficienza come definite ai fini dell’Indicatore dell’ISEE
  4. un valore dell’Indicatore dell’ISEE, attestato dalla DSU valida al momento di presentazione della domanda, inferiore ad euro 15.000.

Di seguito alcuni esempi di calcolo del valore massimo di reddito familiare compatibile con il REm: 

Composizione nucleo  Scala di equivalenza  Soglia del reddito familiare ad aprile 2020 
Un adulto  1  400 euro 
Due adulti  1.4  560 euro 
Due adulti e un minorenne  1.6  640 euro 
Due adulti e due minorenni  1.8  720 euro 
Tre adulti e due minorenni  2*  800 euro 
Tre adulti (di cui un disabile grave) e tre minorenni  2.1**  840 euro 

INCOMPATIBILITÀ CON REDDITI E PRESTAZIONI 

Il Rem non è compatibile con la presenza, nel nucleo familiare, di componenti che percepiscono o hanno percepito una delle indennità di cui agli articoli 27, 28, 29, 30 e 38 del decretolegge 17 marzo 2020, n. 18, convertito con modificazioni dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, ovvero di una delle indennità disciplinate in attuazione dell’articolo 44 del medesimo decretolegge ovvero di una delle indennità di cui agli articoli 84 e 85 del decretolegge n. 34 del 19 maggio 2020. 

Si tratta delle indennità per i lavoratori danneggiati dall’emergenza epidemiologica da COVID-19 appartenenti alle seguenti categorie: 

  • lavoratori autonomi iscritti alle gestioni INPS; 
  • liberi professionisti titolari di partita IVA iscritti alla gestione separata; 
  • lavoratori titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, iscritti alla Gestione separata; 
  • lavoratori stagionali del turismo e degli stabilimenti termali; 
  • lavoratori dello spettacolo; 
  • lavoratori agricoli; 
  • lavoratori dipendenti stagionali appartenenti a settori diversi da quelli del turismo e degli stabilimenti termali; 
  • lavoratori intermittenti; 
  • lavoratori autonomi, privi di partita IVA, non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie; 
  • incaricati alle vendite a domicilio; 
  • lavoratori domestici. 

Il Rem non è altresì compatibile con la presenza nel nucleo familiare di componenti che siano al momento della domanda in una delle seguenti condizioni: 

  1. essere titolari di pensione diretta o indiretta ad eccezione dell’assegno ordinario di invalidità; 
  2. essere titolari di un rapporto di lavoro dipendente la cui retribuzione lorda sia superiore alla soglia massima di reddito familiare, individuata in relazione alla composizione del nucleo; 
  3. essere percettori di Reddito/Pensione di Cittadinanza, di cui al Capo I del decretolegge n. 4 del 2019, ovvero delle misure aventi finalità analoghe di cui all’articolo 13, comma 2, del medesimo decretolegge. 

La domanda deve essere presentata all’INPS entro il termine perentorio del 30 giugno 2020, attraverso i seguenti canali: 

  • i centri di assistenza fiscale di cui all’articolo 32 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241;
  • gli istituti di patronato di cui alla legge 30 marzo 2001, n. 152; 
  • il sito internet dell’INPS, autenticandosi con PIN, SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) almeno di livello 2, CNS (Carta Nazionale dei Servizi) e CIE (Carta di Identità Elettronica). 

IMPORTO DEL BENEFICIO 

Il beneficio economico del Rem è determinato in un ammontare pari a 400 euro mensili, moltiplicati per il corrispondente parametro della scala di equivalenza di cui all’articolo 2, comma 4, del decretolegge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito con modificazioni dalla legge 28 marzo 2019, n. 26.

L’importo del beneficio economico non può comunque essere superiore a euro 800 mensili, elevabili a euro 840 solo in presenza di disabili gravi o non autosufficienti e nei casi sotto descritti. Il parametro della scala di equivalenza è pari ad 1 per il primo componente del nucleo familiare ed è incrementato di 0,4 per ogni ulteriore componente di età maggiore di 18 anni e di 0,2, per ogni ulteriore componente minorenne, fino ad un massimo di 2, ovvero fino ad un massimo di 2,1 nel caso in cui nel nucleo familiare siano presenti componenti in condizione di disabilità grave o di non autosufficienza, così come definite ai fini ISEE.

La scala di equivalenza non tiene conto dei soggetti che si trovano in stato detentivo, per tutta la durata della pena, o sono ricoverati in istituti di cura di lunga degenza o altre strutture residenziali a totale carico dello Stato o di altra Pubblica Amministrazione. Ad esempio: 

  1. nucleo familiare composto da tre componenti, due maggiorenni ed uno minorenne, la scala di equivalenza è pari a 1,6, l’importo è pari a 400*1,6=640 euro mensili;
  2. nucleo familiare composto da quattro componenti, tutti maggiorenni, di cui uno disabile grave, la scala di equivalenza è pari a 2,2; l’importo mensile sarebbe pari a 400*2.2=880 euro. Tuttavia, in ragione del limite massimo della scala di equivalenza (2.1), l’importo mensile del beneficio sarà pari ad 840 euro 

Previa verifica della sussistenza di tutti i requisiti di legge, Il Rem è erogato per due mensilità a decorrere dal mese di presentazione della domanda. Quindi, se la domanda è presentata entro il 31 maggio 2020 saranno erogate le mensilità di maggio e giugno, mentre se è presentata nel corso del mese di giugno 2020 saranno erogate le mensilità di giugno e luglio 2020. 

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