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Giustizia e Verità per Marco Vannini: parla il cugino Alessandro

Il cugino Alessandro dichiara: “La perizia del medico legale della famiglia Vannini, ha accertato che Marco si sarebbe potuto salvare se fosse stato soccorso tempestivamente. Per me Marco è stato ucciso da tutti e cinque perché nessuno lo ha soccorso. Chi ha premuto il grilletto francamente, arrivati a questo punto, risulta relativo”

Maria Giulia Mecozzi

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Marco Vannini. E’ questo il nome del bel ragazzo biondo di Ladispoli che sognava di fare il carabiniere. Di Lui avremo voluto descrivere le gesta eroiche compiute una volta entrato nell’arma; purtroppo siamo invece costretti a parlare della sua incredibile morte. Diciamo ‘incredibile’ perché i fatti accaduti quella sera del 17 Maggio 2015 non sono descrivibili se non con questo aggettivo.

La cronaca dei fatti è ormai nota a tutti. Marco, dopo aver lavorato un’intera giornata presso uno stabilimento balneare, decide di fermarsi a cenare a casa della sua ragazza. Presenti quella sera, anche i genitori di Lei e il fratello con la rispettiva fidanzata. Intorno alle 23:00 Marco chiama i suoi genitori e li avvisa che dormirà a casa della ragazza. Sarà negli istanti successivi a questa ultima telefonata che si consumerà la tragedia. Intorno alle 23:20 arriva una chiamata al 118 nella quale si dice che un ragazzo si è sentito male in seguito ad uno spavento e che hanno bisogno di un’ambulanza. E’ il fratello della ragazza a parlare con l’operatore. Ma passano pochi  secondi e dei soccorsi non c’è più bisogno e la prima telefonata si conclude. In seguito il ragazzo, agli inquirenti che lo interrogano, dirà che non è stato creduto dagli operatori. Affermazione che, in seguito, verrà smentita dalle registrazioni delle telefonate. La seconda chiamata arriva dopo 40 minuti. A parlare questa volta è il padre della ragazza. Un sottufficiale della Marina inquadrato nei servizi segreti. L’uomo riferisce che un ragazzo si è ferito con un pettine mentre faceva il bagno. Purtroppo la situazione, nonostante sia disperata, non viene annunciata come grave e dunque l’ambulanza non lavora in codice rosso ed arriva sul posto senza medico a bordo. Una volta arrivati sul luogo, i soccorsi si rendono conto della gravità della situazione e immediatamente il ragazzo viene trasportato al posto di primo intervento a Ladispoli in condizioni disperate. Nel frattempo la madre ed il padre di Marco ricevono una chiamata da parte della madre della ragazza . Nella telefonata si dice che Marco è caduto ma che possono stare tranquilli, visto che la situazione non è grave. Tuttavia, una volta giunti sul posto, entrambi i genitori vengono a conoscenza di ciò che realmente accaduto e che Marco non è caduto ma sarebbe stato ferito da un colpo di pistola “partito accidentalmente”, dicono. Intanto , le condizioni di Marco si fanno sempre più gravi e si decide per un trasferimento immediato in elisoccorso a Roma ma prima che atterri, il ragazzo ha un arresto e morirà in seguito ad uno shock emorragico.

Il resto e gli sviluppi di questa triste vicenda, tutt’altro che limpida, ce lo facciamo raccontare dal cugino di Marco, Alessandro Carlini, che fin dal primo momento ha combattuto e sta combattendo per avere giustizia e verità affianco assieme ai genitori di marco, in particolar modo facendo riferimento alla trasmissione in onda su Rai Tre, “Chi l’ha Visto?”. Con Lui cerchiamo di fare il punto della situazione e sapere a che punto sono le indagini. Veniamo informati che “la scorsa settimana è stata consegnata la perizia del medico legale della famiglia Vannini, la quale accerta che Marco si sarebbe potuto salvare se fosse stato soccorso tempestivamente. Nel momento in cui è stata rilasciata questa perizia – continua Alessandro – sono stati iscritti nel registro degli indagati tutte e cinque le persone che quella sera erano con Marco: la ragazza, il padre e la madre, il fratello della ragazza e la rispettiva fidanzata. Su di loro ora grava l’accusa di concorso in omicidio volontario. Mentre inizialmente era stato indagato solo il padre della ragazza,  auto accusatosi di aver sparato per sbaglio a Marco”. Come sappiamo da quanto emerso dagli interrogatori dell’uomo, il colpo di pistola darebbe partito mentre il ragazzo era in bagno, dopo che aveva chiesto con insistenza di mostrargli la pistola che nascondeva nella scarpiera. Il colpo dunque, da quanto emerge dal racconto dell’uomo ,sarebbe partito accidentalmente mentre gliela mostrava. “Ora –  continua Alessandro – stiamo aspettando la perizia dei Ris, che speriamo arrivi a breve”.

Dopo le testimonianze rilasciate dagli indagati, chiediamo se per caso vi sia il sospetto che, dietro l’auto-accusa del padre della ragazza, non si nasconda la volontà di coprire qualcuno. “Nella nostra famiglia infatti – dice il cugino – c’è chi pensa questo. Io sinceramente non so e non prendo una posizione in merito in quanto Marco, per me, è stato ucciso da tutti e cinque perché nessuno lo ha soccorso. Chi ha premuto il grilletto francamente , arrivati a questo punto, risulta relativo. Lo vorremmo sapere ma naturalmente questo lo potranno dire solo loro quando e se si decideranno a dire la verità. Sarà difficile stabilirlo anche con le analisi dei Ris”.

Un altro mistero che contorna questa storia, orbita attorno ai vestiti di Marco. “Infatti – dice Alessandro – quanto Marco è arrivato sul posto di primo intervento, a Ladispoli, con vestiti non suoi. Questo vuol dire che prima dell’intervento del 118, i cinque hanno lavato e cambiato di abiti Marco, occultando così la scena. Inoltre, i vestiti che mia cugino indossava quella sera, non ci sono stati consegnati immediatamente e una delle  sue magliette risulta misteriosamente sparita”.

Il cugino ci informa che alcuni giorni dopo la tragedia era ancora in contatto con la ragazza di Marco e che alle domande rispondeva sempre in maniera molto evasiva. “Addirittura – dice – durante la nostra ultima conversazione, dichiarò che all’inizio non si erano accorti che a colpire Marco fosse stato un colo di pistola. La cosa mi sembrò davvero assurda e da lì i nostri contatti si interruppero”.

I rapporti comunque che Marco aveva con la ragazza e la sua famiglia, anche a detta del cugino Alessandro, risultavano essere buoni, “anche se ultimamente la ragazza, essendo gelosa, non voleva che Marco intraprendesse la carriera da Carabiniere”.

Intanto su Facebook è nato un gruppo “Giustizia e Verità per Marco” ed è stata lanciata una petizione per una raccolta di firme che verrà consegnata presso il Ministero della Giustizia e a cui la famiglia di Marco ha dato il suo consenso. Tuttavia, i cinque indagati, stanno muovendo azioni legali contro quanti sul gruppo, ma più in generale sui social network, scrivono commenti definiti ‘diffamanti’, contro le loro persone. Intanto, le registrazioni delle telefonate del 118, andate in onda integralmente durante l’ultima puntata di “Chi l’ha visto”, sembrerebbero rispondere ai molti punti interrogativi che ancora circondano questa triste vicenda.

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Referendum costituzionale e non solo: oggi e domani si vota

Benedetta Mura

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E’ terminato il countdown. E’ finita l’attesa. Questa mattina dalle ore 7:00 si sono aperti i seggi d’Italia per il Referendum costituzionale. Per la riforma pentastellata tanto discussa in questi mesi estivi. Ma non solo. Ad accompagnare la scelta tra si e no per il taglio dei parlamentari in alcune parti della penisola si vota anche per le elezioni regionali. Sono sei le regioni a statuto ordinario coinvolte : Marche, Campania, Liguria, Puglia, Toscana, Veneto e una a statuto speciale, la Valle d’Aosta. Per il referendum sono chiamati alle urne 46.641.856 di elettori, mentre per le regionali 18.473.922. Gli italiani potranno esprimere le loro preferenze oggi fino alle 23:00 e domani dalle 7:00 fino alle 15:00. Due giornate intense in cui a fare da protagoniste ci sono anche le elezioni amministrative. In questo caso sono 962 i comuni coinvolti. Tra questi figurano diversi capoluoghi di provincia e regione come: Aosta, Arezzo, Bolzano, Chieti, Crotone, Fermo, Lecco, Macerata, Mantova, Matera, Nuoro, Reggio Calabria, Trani, Trento e Venezia. Per le amministrative sono oltre 5 milioni e 700 mila gli elettori chiamati a scegliere.

Ma non finisce qua, perché in Sardegna e Veneto si tengono anche le elezioni suppletive del Senato della Repubblica per la nomina dei senatori dei collegi uninominali rimasti vacanti. Gli aventi diritto di voto sono oltre 400 mila per la Sardegna (Collegio plurinominale 01 – Collegio uninominale 03 Sassari) e più di 350 mila per il Veneto (Collegio plurinominale 02 – Collegio uninominale 09 Villafranca di Verona). Le prime schede ad essere scrutinate subito dopo la chiusura dei seggi saranno proprio quelle delle suppletive. A seguire ci sarà l’immediato scrutinio di quelle referendarie e delle regionali, mentre rimarranno per ultime le schede delle elezioni comunali. Il tutto avverrà seguendo le disposizioni sanitarie anti-Covid, con l’obbligo di portare la mascherina, mantenere il distanziamento sociale e l’igiene delle mani.

La tensione è alta su tutti i campi di gioco. In particolare su quella del referendum costituzionale. Molti sono stati i dibattiti, le armi di discussione, le ragioni dei politici. Molti i partiti spaccati al loro interno, sia a sinistra che a destra. Da una parte chi vuole mandare a casa 345 parlamentari, riducendo significativamente il numero dei rappresentati alle camere e portando il numero sui livelli della media europea con 600 tra deputati e senatori. Dall’altra chi, invece, ritiene il taglio dei parlamentari un attacco alla democrazia, togliendo una rappresentanza fondamentale all’elettorato italiano in termini nazionali e regionali. Un dilemma che ha diviso la politica italiana e che troverà risposta in queste due giornate fatidiche. <<Domenica e lunedì andiamo tutti a votare, si decide il futuro del nostro Paese. Gli italiani hanno la possibilità di scegliere il proprio destino, di innovare e modernizzare l’Italia. Votare è importante, è la massima espressione della democrazia. È uno degli strumenti per cambiare le cose, dobbiamo provarci. Forza. Ora tocca a noi>>. Scrive così il Ministro degli Esteri, Luigi di Maio, sul suo profilo Facebook. Spingendo gli italiani a recarsi alle urne. Perché votare, con coscienza, indipendentemente dalla scelta, è un fattore necessario per il nostro Paese come per ogni democrazia contemporanea.

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A Verona un sistema innovativo per sconfiggere il tumore

Benedetta Mura

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Sconfiggere il tumore si può. E a Verona, presso l’Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, è possibile farlo in maniera efficace e più in fretta. Come? Parliamo di Elekta Unity. Un sistema innovativo di radioterapia oncologica unico in Italia e nel Sud Europa. Nel vecchio continente sono presenti 7 macchinari di questo tipo e 11 nel mondo. Una straordinaria creazione della medicina odierna che con una media di 5-10 sedute permette di ottenere già ottimi risultati; più rapidamente di ciò che propone la radioterapia tradizionale che può arrivare a sottoporre il paziente anche a 40 sedute, come nel caso del tumore alla prostata. Con il nuovo sistema sono stati trattati tumori al distretto toracico, celebrale, alla prostata, metastasi linfonodali, ossee in pelvi e addome, per un totale di oltre 1000 prestazioni in meno di un anno di attività.

<<Con Unity vengono superati i limiti della radioterapia di precisione o stereotassica. Con i sistemi convenzionali, proprio per il naturale movimento degli organi, eravamo costretti a irradiare una zona più ampia rispetto al tumore e con dosi minori per non danneggiare porzioni di tessuto sano necessariamente coinvolte. Grazie all’innovativo utilizzo delle immagini ad alta risoluzione della risonanza magnetica prima e durante ogni seduta possiamo indirizzare con precisione millimetrica dosi di radiazioni tali da neutralizzare le cellule tumorali, senza coinvolgere i tessuti sani e con un minor numero di sedute. Con i sistemi convenzionali, il ciclo di cura per la neoplasia prostatica prevede una seduta giornaliera per 6-7 settimane, con Unity siamo passati a 5 giorni, come stabiliscono i protocolli nazionali ed internazionali>>. Queste le parole di Filippo Alongi, direttore, a Verona, della Radioterapia Oncologica Avanzata dell’Irccs di Negrar e professore associato della facoltà di medicina all’Università di Brescia.

Un metodo incredibile, una novità unica in campo oncologico che costituisce una più che valida alternativa ad invasivi interventi chirurgici. Grazie all’utilizzo di dosi più alte di radiazioni non ionizzanti, in totale sicurezza, i pazienti possono concludere prima la terapia. Permette, inoltre, di identificare e tenere sotto controllo ogni minima variazione della lesione tumorale. <<Con Unity 9 pazienti su 10 dopo solo 5 sedute hanno registrato un significativo calo del valore PSA nel sangue, indicatore indiretto della malattia oncologica e, secondo diversi studi, fattore predittivo di risposta a lungo termine – prosegue Filippo Alongi – mentre al primo controllo Pet 7 pazienti su 10 affetti da una o più metastasi addominali e pelviche hanno riportato una remissione o totale scomparsa della sede attiva di malattia, rispetto allo stesso esame effettuato precedentemente al trattamento>>.

In aggiunta, gli effetti collaterali registrati non sono da definirsi gravi. Sulla base dei questionari compilati dai pazienti rappresentativi di tutte le fasce d’età, la qualità della vita è buona durante il trattamento, anche per persone che soffrono di altre patologie concomitanti. Un modello sanitario, quello di Verona, che dimostra di essere vincente. Uno step decisivo nel mondo della medicina e nella lotta al cancro. La speranza è che possa svilupparsi ancora meglio su tutto il territorio nazionale e internazionale.

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Dopo anni, rinasce la manifestazione musicale “Le Radici del Suono”

Grande musica con Tony Esposito e Pietra Montecorvino

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Tutto nasce nella primavera del 1991, quando un gruppo di amici di San Giorgio a Liri, cittadina che sorge nella parte meridionale della provincia di Frosinone, tra cui Tonino D’Arpino, tutti amanti della musica, decidono, quasi per caso, di dare vita ad una manifestazione musicale tesa a ricercare le radici autentiche della tradizione musicale dei rispettivi luoghi d’origine. Nacque così un evento incentrato sulla musica, con uno stimolante confronto tra culture ed etnie diverse, tanto che nel corso degli anni diventa una realtà nazionale, riuscendo a competere anche con altre realtà di lunga tradizione di altre regioni. Una musica new folk con un forte attaccamento alle tradizioni popolari che nel corso del tempo ha assunto anche un carattere internazionale. 

La manifestazione si è svolta per 17 anni dal 1991 fino al 2008 e sul palco si sono alternati grandi nomi della musica internazionale, nazionale e popolare quali Alex Britti nel 1991, Ciapa Rusa nel 1992, Peppe Barra nel 1994, Ambrogio Sparagna nel 1996 e Eugenio Bennato nel 2003, solo per citarne alcuni.                                                                                                                                            

Finalmente quest’anno la manifestazione è rinata ed ha ripreso il suo corso, scegliendo di ancorare le esperienze del passato a qualcosa di duraturo e di tangibile con un progetto che, tenendo conto della pandemia e delle relative restrizioni, faccia in modo che la musica entri nel cuore delle persone e ritorni ad essere un grande strumento di aggregazione.

L’edizione 2020 del festival musicale “Le radici del Suono”, patrocinato della Regione Lazio e dell’amministrazione comunale di San Giorgio a Liri (FR), ha visto l’esibizione di Tony Esposito con “Le origini Tour” e di Pietra Montecorvino con “On Tour”, due grandi interpreti della musica tradizionale del Sud Italia.

Una manifestazione pienamente riuscita, grazie anche all’organizzazione artistica di Pasquale Palmieri, Piergiorgio D’Arpino, Francesco Terrezza ed Emiliano Pelagalli, che ha avuto una grande affluenza di pubblico che purtroppo solo in parte è potuto accedere nell’area dedicata all’evento, causa le limitazioni imposte dell’applicazione delle norme di prevenzione del covid, sperando che il prossimo anno queste misure siano superate.

Vincenzo Di Ruzza @Vdruz

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