Dove non vince il degrado – Circolo tennis Martinsicuro

La struttura truentina avamposto di aggregazione e speranza in una zona complessa del paese

Da Il Martino n. 22 del 7.12.2015

Il tennis, storicamente, è lo sport della nobiltà. Dalla pallacorda medievale fino ai “legni” della metà del secolo scorso, soltanto i ricchi – con i loro guanti bianchi – potevano aver accesso al “court”. Per giocare a calcio bastavano dei piedi ed un pallone, per il tennis servivano indumenti decorosi, racchette, palline e campi adatti. Il “coupe de foudre” non era contemplato: una nobildonna non poteva cedere alle sortite galanti d’uno squattrinato. Da qualche tempo, la situazione pare essere cambiata.

Martinsicuro, in effetti, non ha mai avuto sentori di nobiltà. Paese di artigiani e marinai, dove la salsedine odora più dell’erba e la vita scorre lenta e regolare. Paese di calci e calciatori, se vogliamo. La racchetta, qui, ha la parvenza del battipanni. Cionondimeno – ad oggi – i soci del circolo tennis locale sono più di 100, i prezzi sono popolari e la partecipazione (anche giovanile) è costante. Incastonati nel “Tempo libero” – parco pubblico dalla fama quantomeno sospetta – i due campi in terra rossa rappresentano un’oasi nello scarno menù delle attrattive truentine.

Con la convivialità e la voglia dei giovani custodi (Lorenzo e Roberto), con la disponibilità e la bravura dei maestri (Celestini, Brunozzi, Ripani), con la presenza instancabile del DS Ciarrocchi e di tutto il direttivo sotto la supervisione del presidente Tommolini, con la freschezza gioiosa della scuola tennis, con i tornei, le sfide, le feste, il circolo martinsicurese – per dirla con Rino Tommasi – è un “circoletto rosso”: un bel colpo all’incrocio delle righe per la microcriminalità della zona.

Una zona non semplice. Sovente teatro di spaccio e risse di vario genere, specialmente notturne. Il pallone pressostatico – calda copertura per il campo centrale nei mesi invernali – è stato un’ulteriore manna. La presenza di giocatori e custodi durante l’inverno – nell’oscurità, nella pioggia, finanche nella neve – rappresenta uno spauracchio per chi, alla racchetta, preferisce “la spada”. La bonifica del parco – e del quartiere Tronto in toto – è ancora lungi dall’essere terminata, ma la strada è quella giusta.

L’attività tennistica è in perenne crescita. Accanto al torneo sociale ed ai tornei di doppio, quest’anno per la prima volta si sta svolgendo un “Torneo sociale invernale” che promette scintille. A livello agonistico, la squadra locale con tre promozioni consecutive è riuscita nell’impresa storica di raggiungere la serie C; categoria mantenuta poi con discreto agio. Non dovranno mancare le migliorie: la struttura può e deve essere ampliata, i servizi logistici migliorati ed altri piccoli accorgimenti applicati per far avanzare ulteriormente questi piccola – ma importante – realtà.

Uno gioco nobile che diventa popolare. Un miraggio che sa mutarsi in speranza: la speranza di chi scorge terra (rossa) anche in pieno oceano, di chi non si abitua al degrado ma lo combatte – ça va sans dire – a suon di ace.