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L’eros non è perversione

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Dal Martino cartaceo n. 24 del 4 gennaio 2016

Ho fatto questa premessa iniziale per presentare un’altra artista di Martinsicuro, Antonella Aigle,  autrice di romanzi erotici. E’ una scrittrice affermata conosciuta non solo nel nostro paese. Ha esordito con il suo primo romanzo erotico  dal titolo: ” In Paradiso”. Postato come e-book su tutte le piattaforme virtuali, in soli tre giorni raggiunge il primo posto nella top 100 amazon , seguito da :” Ultima fermata in Paradiso” e ” Rossa come il fuoco”, tutti pubblicati da Damster Edizioni di Modena.

Ma la passione di Antonella non finisce qui. Ha scritto altri racconti come:

LETIZIA  CROCE  E  DELIZIA e IL MAITRE nei PECCATI  DI GOLA;

IL GUARDIANO;

L’EREMITA in ARCANI MAGGIORI VIETATI AI MINORI;

VENERDI YOGA per il progetto ATTIMI INFINITI;

UMIDI DESIDERI per la raccolta BAGNAMI de LE STAROCCATE.

 

L’ Autrice ha poi partecipato a Torino al salone internazionale del libro dove ha presentato : ULTIMA FERMATA IN PARADISO; a Roma per la presentazione in Campidoglio; a Padova e a Modena dove è stato presentato : Bagnami; a Zibello nel 2014 per il festival dell’eros e nel 2015 per la presentazione del suo terzo romanzo . Non si è fermata mai. Ha continuato con la sua caparbia passione che la contraddistingue da sempre.

Secondo una recente intervista Antonella racconta di sè dicendo che, quando scrive di eros, non lo fa con l’intento di dare messaggi. Soltanto ritiene che esso sia una componente importantissima nella vita di coppia.

Ho imparato a conoscere Antonella attraverso i suoi scritti e il suo modo schietto di parlare; è sincera quando afferma che non ha pretese d’insegnare nulla a nessuno. La sua passione è un’esigenza comune a tutti gli artisti. Scrivere diventa una necessità per appagare le proprie passioni e soddisfare i propri desideri. E se ha riscontrato un notevole successo nel giro di due anni è perché , attraverso il suo modo di scrivere, è riuscita ad emozionare il lettore. C’è chi riesce a trasmettere emozioni attraverso la poesia, chi attraverso la letteratura erotica. E comunque l’una non esclude l’atra.  Ad esempio ci sono vari poeti che hanno scritto poesie d’amore intrise d’erotismo. Ne cito alcuni. Guillaume Apollinare con la: ” Nudità dei fiori “; Emily Bronte con:  ” Parla per me”; David H. Lawrence con: ” Perversione” ; S. Mallarmé con: ” Una negra”; Alda Merini , Gabriele D’Annunzio, P. Neruda, J.  Prevert e tanti altri.

Antonella Aigle , con i suoi romanzi e racconti, ha fatto dell’erotismo una forma d’arte particolare ed unica. L’autrice quando scrive d’eros sente l’urgenza di appropriarsi dei segreti sepolti sotto le istituzioni portandoli avanti con libertà di crescita in un raffinato piacere intellettuale.

L’erotismo di Antonella non ha nulla a che vedere con la pornografia. Il primo è un percorso di conoscenza. La seconda è la ripetizione stereotipizzata di una meccanica di atti ripetuti fini a se stessi.

Scrivere un libro che tratta di erotismo è molto difficile. Non è semplice come qualcuno pensa. Saper tradurre la tensione sessuale mista a  seduzione senza scadere nella pornografia è un’arte. E Antonella è riuscita nell’intento.

Oggi ancora ci si scandalizza di fronte a parole che arricchiscono la descrizione di un atto d’amore . Eppure i primi scritti che parlano di eros risalgono all’antico Egitto con il Papiro Erotico. Poi la tradizione erotica si è sviluppata nel mondo greco e latino con le composizioni di Catullo e della poetessa Saffo fino a completarsi nell’ Ars Amatoria di Ovidio, capolavoro della poesia erotica latina.  Altri esempi di letteratura erotica li troviamo nel Decamerone di Boccaccio e durante i secoli nel ” Piacere” di D’Annunzio che è un maestro nel descrivere l’estetica della seduzione e il desiderio carnale di due corpi che si cercano.

La letteratura erotica quindi ha origini antichissime . E tra gli ultimi libri usciti  troviamo quelli di Antonella Aigle. Con la Aigle la parola erotica continua a vivere come nuovo lessico poetico e narrativo. La natura, il piacere, il desiderio, attraverso i suoi romanzi vengono assecondati senza scadere nella pornografia. Molto di tutto questo dipende dal lettore. Egli deve necessariamente tenere in considerazione la possibilità nel saper  discernere l’erotismo dalla vera e propria pornografia cogliendo così nel testo la sua vera entità senza sovrapposizioni di alcun tipo. Ed è necessario che il lettore spogli l’eros da possibili volgari travestimenti e da possibili interpretazioni oscene. Antonella, attraverso i suoi romanzi e racconti, cerca e ci riesce di mettere a nudo la capacità di amare dietro rituali del corteggiamento sotto forma di eros. E così i suoi lavori diventano una vera testimonianza sulla necessità del sentimento che oggi scarseggia; e questo è sicuramente più interessante di tante prediche moralistiche che si dicono , spesso a sproposito, intorno a questo argomento.

Dal ‘300 in poi ci sono stati diversi scrittori e narratori che, insieme ai cantori dell’Amor sacro e ideale, hanno fatto dell’eros il tema fondamentale della propria opera. E Antonella, semplicemente , sta continuando quest’opera.

Per Antonella , come lei stessa dice, l’eros è esprimere con il corpo quello che non si riesce a fare con le parole. E’ il corpo che parla. E quando due corpi si cercano, si trovano e a hanno il coraggio di osare il connubio è perfetto. Nessuna parola potrebbe eguagliare l’idillio che si è creato .

Fra i vari lavori dell’autrice c’è un racconto dove l’eros come sostiene lei stessa è molto soft e l’amore è il sentimento che prevale, compreso l’amore per il mare: ” Il guardiano”.  Riporto una descrizione molto bella a mio parere e coinvolgente: ” N. portò la bottiglia alle labbra umide e ingollò l’ultimo sorso di birra gelata. Chiuse gli occhi e godette della sensazione di freddo che invase il suo corpo, rinfrescandolo. Serrò gli occhi per alcuni secondi e ascoltò lo sciabordio delle onde lambire la spiaggia; inspirò l’odore di salsedine, e affondò i piedi nella sabbia umida”.

Qui la parola erotica si fonde con quella poetica e diventa voce declamante di una forma di letteratura innamorata di sè e del proprio gioco seduttivo; libera di esprimersi rifiuta ogni pregiudizio fino a diventare parola coporea  sensuale e amorevole al tempo stesso. Una parola che forse qualcuno stenta ancora  a riconoscere  definendola irriverente e dissacratoria ma , dalla lettura de ” Il Guardiano ” e in particolare da questa descrizione si evince che essa non disturba affatto la poesia  ma la cerca e la usa in un gioco di seduzione, sentimento e bellezza. E il foglio ne gode allo stesso modo di come il protagonista del racconto gode della sensazione di freddo che invade il suo corpo non appena si porta la bottiglia di birra fredda alle labbra umide e invitanti.

Così come l’amore, la passione e la poesia hanno mille aspetti che li accomunano, la perversione non ne ha uno ed è fine a se stessa. L’amore completo comprende sentimento e sensualità . E l’eros ha una forza così potente che fa sentire vivi. Di questa forza erotica- sensuale ci parla anche Dante nel famoso passo di Paolo e Francesca:

 

“Quando leggemmo il disïato riso

esser basciato da cotanto amante,

questi, che mai da me non fia diviso,

 

la bocca mi basciò tutto tremante.

Galeotto fu ‘l libro e chi lo scrisse:

quel giorno più non vi leggemmo avante”.

E ce ne parla anche Antonella nei suoi romanzi e nei suoi racconti e in particolar modo in questo. Scrive la Aigle: ” Sospiri rotti, parole sussurrate, mormorii indistinti , i loro corpi uniti in uno solo e il piacere ad arrivare in luoghi mai visitati finora. Un tutt’uno con tutto quello che li circondava , li inglobava , in quel paesaggio ai confini del tempo, ai confini dello spazio. Il piacere fu devastante e sconvolgente “.

Scrisse W. Shakespeare: ” Se per baciarti dovessi andare all’inferno lo rifarei. Così potrò vantarmi con i diavoli di aver visto il paradiso senza mai entrarci”.

Antonella a chi le chiede del pregiudizio e dell’invidia risponde che quest’ultima è un vizio per cui non vale la pena andare all’inferno perchè ce ne sono di più interessanti.

Ad esempio, questo lo aggiungo io, un bacio appassionato carico di erotismo e sensualità come quello descritto da W. Shakespeare.

 

 

 

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Università e lavoro: il nuovo ddl dice addio all’esame di stato

Benedetta Mura

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L’Università cambia volto. Parola di Gaetano Manfredi. Il Ministro dell’Università e della Ricerca ha annunciato il varo di un nuovo disegno di legge da parte del Consiglio dei Ministri. Parliamo di un progetto legislativo che prevede di eliminare l’esame di stato per diverse categorie professionali. Odontoiatria e protesi dentaria, Farmacia e farmacia industriale, Medicina veterinaria e Psicologia sono i quattro corsi di laurea magistrale a ciclo unico che abiliteranno direttamente lo studente al termine della sua carriera universitaria, che così non dovrà più affrontare il fatidico e decisivo step dell’esame di stato successivamente al percorso di studi. Un cambiamento significativo all’interno della complessa macchina universitaria, volto a semplificare l’ingresso dei neo-laureati nel mondo del lavoro. Le previsioni fanno intendere che il tirocinio pratico-valutativo sia curriculare e quindi svolto all’interno del corso di laurea così da accorciare i tempi per l’abilitazione all’esercizio della professione. Ma non finisce qua perché la stessa soluzione è in agenda anche per tre nuove lauree professionalizzanti introdotte proprio quest’anno e che riguardano le figure di agrotecnico, perito agrario, perito industriale, geometra.

L’ex presidente Crui ha, inoltre, come secondo obiettivo quello di rendere abilitanti anche altre lauree per ruoli professionali come: tecnologo alimentare, dottore agronomo e dottore forestale, pianificatore paesaggista e conservatore, assistente sociale, attuario, biologo, chimico e geologo. Per questi esercizi l’eliminazione dell’esame di stato potrà essere possibile solo su richiesta dei consigli degli ordini o dei collegi professionali o delle relative federazioni nazionali, con uno o più regolamenti da adottare su proposta del Ministro dell’Università e della Ricerca, in accordo con il Ministro vigilante sull’ordine o sul collegio professionale competente.

Rilancio e modernizzazione del Paese. Sono queste le parole d’ordine, fondamenta del progetto normativo. Un passo necessario per venire incontro alle necessita della nuova generazione di lavoratori, dandogli migliori e più efficaci strumenti per entrare nell’universo lavorativo e costruirsi più agevolmente un futuro solido e indipendente. Manfredi usa l’espressione <<preparazione maggiormente integrata>> capace di permettere agli studenti di sfruttare al massimo la propria esperienza accademica sotto il profilo pratico con tirocini mirati alla completa professionalizzazione. Un aspetto, questo, sui cui il Ministro punta molto. Al tempo stesso si mostra fiducioso sulla possibilità che questo disegno da lui creato possa trasformarsi in legge a tutti gli effetti. <<L’esigenza di rinnovare i percorsi di abilitazione all’esercizio delle professioni è condivisa dalle diverse forze politiche presenti in Parlamento, che, a maggior ragione, mi auguro possano arricchire il progetto in fase di discussione nelle aule parlamentari e rendere più veloce l’iter che porterà il disegno di legge a diventare norma a tutti gli effetti>> – dichiara Manfredi.

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Studio Caritas: aumenta la povertà, + 45%

Benedetta Mura

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Il virus impazza e la crisi economica non si arresta. Due aspetti strettamente correlati tra loro secondo il rapporto 2020 della Caritas Italiana, pubblicato oggi, 17 ottobre, in occasione della Giornata mondiale di contrasto alla povertà. Secondo lo studio statistico i “nuovi poveri” sono passati dal +31% di maggio-settembre 2019 a +45% del 2020. Un incremento notevole che fotografa una situazione critica in netto peggioramento. L’avvento della pandemia è stata la spada di Damocle nei confronti dei ceti più deboli. La crisi sanitaria si è ripercossa sulla crisi economica e sulle spese quotidiane dei cittadini come un fulmine a ciel sereno, capovolgendo le carte in tavola. Tutto ciò pesa di più, soprattutto, sulle tasche di famiglie con minori, donne, giovani, nuclei di italiani che risultano in maggioranza, persone in età lavorativa. Il paragone con la crisi mondiale del 2008 è immediato e spontaneo. Le cifre sono mutate da allora e in negativo. I cosiddetti “nuovi poveri” stimati nel 2019 sono oltre il doppio rispetto a quelli calcolati nel 2007, anno precedente al burrascoso crollo di Wall Street. Secondo l’identikit statistico sono soprattutto le donne a recarsi presso i centri di ascolto Caritas, per il 54,4% dei casi. Ma non finisce qua, perché il 22,7% delle persone sono giovani con età compresa tra i 18 e i 34 anni. In aumento anche la percentuale di cittadini italiani che ammonta a 52% rispetto al 47,9% dello scorso anno.

Questi dati spaventano e non poco. Anche la Coldiretti dà man forte a quanto rivelato dal rapporto Caritas. Nel 2020 sono 1 milione in più, rispetto all’anno precedente, le persone che versano in uno stato critico di povertà. Nel 2019 si contavano ben 1,7 milioni di famiglie e 4,9 milioni di individui in condizioni di povertà assoluta. A patire di più questa situazione sono le persone residenti nel Mezzogiorno. Il 20% degli indigenti si trova in Campania, il 14% in Calabria e, a seguire, l’11% in Sicilia. Registrano un peggioramento significativo anche Lazio e Lombardia, rispettivamente con percentuali pari a 10% e 9%. Lo scenario, dunque, è buio, con il PIL in picchiata e l’occupazione che nel secondo trimestre del 2020 ha registrato un calo di 841 mila occupati rispetto al 2019. Ciò, inoltre, è aggravato dalla crescita costante degli inattivi, ovvero individui che smettono di cercare lavoro.

In proposito alla grave condizione di miseria in cui versa una grossa fetta della popolazione e della giornata mondiale volta a contrastare questo status, il Ministro degli Esteri, Luigi di Maio ha espresso il proprio pensiero con un post su Facebook: <<Il 17 ottobre è la giornata internazionale per la lotta alla povertà. Durante queste settimane, girando per l’Italia, ho avuto modo di ascoltare molte storie di vita reale. Di chi ha davvero sofferto. In molti ci hanno ringraziato per aver introdotto il reddito di cittadinanza così come il reddito di emergenza durante il lockdown. Lasciatemi dire una cosa. Chi strumentalizza il reddito di cittadinanza in una fase così delicata per gli italiani ne fa solo una questione politica e mette in croce milioni di italiani che hanno sofferto davvero la fame. C’è gente che grazie a questa misura adesso è in grado di sfamare i propri figli: ha ritrovato un po’ di dignità. Ovviamente è migliorabile. Chi prende il reddito deve lavorare per il bene collettivo, ma dovrà dare anche sostegno alle piccole e medie imprese. E stiamo lavorando per questo. Il momento è particolare, lo stiamo vedendo tutti. Il virus non è scomparso e i contagi stanno aumentando. Vanno adeguati tutti gli strumenti messi in campo dal governo per dare ulteriore sostegno agli italiani, incluso il reddito. Ma se durante questa pandemia non avessimo avuto il reddito di cittadinanza ci saremmo ritrovati davanti a una rivolta sociale, perché la fame crea rabbia. E l’aiuto alle persone in difficoltà è un gesto di pace>>.

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Economia: le aziende che hanno guadagnato nel lockdown

Benedetta Mura

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L’economia italiana paralizzata, stretta nella morsa del Covid. Molte sono le realtà commerciali, piccole e grandi, che hanno sofferto i mesi di lockdown pressoché totale del Paese. Tuttavia ci sono particolari settori che dalla quarantena forzata ne hanno tratto vantaggio, aumentando ulteriormente la propria produttività. Parliamo, nello specifico, di due colossi della finanza mondiale: Amazon e Netflix. Due aziende che hanno “fatto il botto”. Mentre gli italiani erano costretti a stare a casa per salvaguardare la salute e prevenire un ulteriore aumento dei contagi, le aziende online hanno giovato di un importante aumento delle entrate. Un rialzo del 28% per Amazon e del 32% per Netflix, rispetto a inizio anno. Il gigante di Seattle così si impone sempre più sul mercato globale, facendo da padrone, con una capitalizzazione di 1.185 miliardi di dollari. Numeri da spavento che fanno comprendere le dimensioni dello strapotere della società di Jeff Bezos. Con cinema e negozi chiusi e gli italiani bloccati tra le mura di casa, l’acquisto online di prodotti di ogni genere si è radicato nella quotidianità di ognuno di noi, più di quanto non fosse già prima. L’e-commerce che anni fa aveva rivoluzionato il nostro modo di concepire lo shopping, da quest’anno è al centro di un’altra nuova rivoluzione. Con un’impennata degli acquisti di alimenti, prodotti igienizzanti, attrezzature sportive, pc e una crisi nera nel fatturato di hotel, aziende di voli e viaggi.

Ma parlando di realtà aziendali italiane, secondo i dati Istat, sono 2,2 milioni le imprese che hanno dovuto chiudere i battenti con l’incombere della pandemia. Sono state sospese le attività e mandati a casa 7 milioni e mezzo di addetti. A rimanere aperte sono state 2,3 milioni di aziende (il 51% del totale) che hanno dato impiego a circa 16.000.000 di lavoratori, durante il lockdown. Il comparto alimentare è uno di quelli che ha fatturato di più con un aumento sulle vendite del 9,4%. Basti pensare che l’effetto domino delle “scorte alimentari”, impazzato agli albori della pandemia, ha permesso un aumento di spesa pari a +750 milioni di euro. Registra uno sviluppo positivo anche il settore dei prodotti farmaceutici (+4%) e delle telecomunicazioni (+8%). Le imprese specializzate in questo tipo di produzione hanno potuto sorridere. La necessità di rimanere a casa ha di conseguenza richiesto più cibo, più connessione a internet e una maggiore attenzione alla cura della salute personale. Quindi sebbene l’economia nazionale ed internazionale sia generalmente in forte crisi, da molti definita senza precedenti, con il Pil italiano che scende in picchiata, ci sono comparti produttivi che anziché fermarsi hanno acceso i motori e ingranato la quinta.

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