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Editoriale

Quando le donne odiano le donne

Maria Giulia Mecozzi

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Quest’anno, in occasione dell’8 marzo, avremo voluto scrivere cose differenti rispetto all’editoriale pubblicato nel 2015. Purtroppo sarà impossibile anche a fronte della chiara e netta decisione del Presidente della Camera, Laura Boldrini di volere, proprio per questa data, abbassare le bandiere a Montecitorio in segno di lutto. Dice la Boldrini: “In un giorno così significativo, ho deciso di abbassare le bandiere a Montecitorio in segno di lutto per tutte le donne vittime di femminicidio”. E ancora: “Per le donne che continuano a essere uccise per mano di chi dovrebbe amarle ma anche per i loro figli, ragazze e ragazzi che sono stati spesso anche testimoni dell’uccisione delle loro madri per mano dei loro padri. Trovo che sia importante un segno di attenzione e cura da parte delle istituzioni nei confronti delle vittime e delle loro famiglie che difficilmente riusciranno a dimenticare certe tragedie”.

Insomma, secondo il Presidente della Camera non ci sarebbe nulla da festeggiare, anzi. In effetti, come darle torto? Dati alla mano le vittime dei femminicidi nel nostro Paese, nell’ultimo anno, sono aumentate in maniera esponenziale. Solo in Italia, secondo i dati Istat, le donne che avrebbero subito violenza fisica e sessuale sarebbero 6 milioni e 788 mila. Dati da far accapponare la pelle. Ma si sa, questi sono solo numeri che possono impressionarci per un istante in quanto soggetti alla dimenticanza e successiva rimozione. Ciò che non si dovrebbe dimenticare e cancellare, invece, sono le motivazioni in seno al substrato sociale all’interno del quale continua a consumarsi tutto questo.

Giusto ricordare le vittime dei femminicidi che hanno perso la vita ma sarebbe bene che le bandiere a mezz’asta ed il lutto di cui parla la Presidente Boldrini, venisse esteso a tutte le donne che, ancora oggi, vivono in una società che conosce solo un universo capace di parlare un linguaggio totalmente maschile. Basti pensare che, nel nostro Paese, ancora bisogna ricorrere a quello strumento, non proprio simbolo di civiltà, che sono le quote rosa. Ed è qui che risulta possibile riscontrare che la colpa non è tutta dell’uomo ma anche delle donne che odiano le donne.

Ora, la domanda che vorremmo porre è: la causa di questa società che ancora stenta a parlare un linguaggio femminile e a garantire, senza mezzi legislativi, pari opportunità, potrebbe stare nel fatto che le donne, inconsciamente o meno, sono arrivate ad odiare se stesse? Incapaci di definirsi e di definire il loro emisfero, hanno preferito inglobarsi e cercare un’identità in quello maschile, nel quale però, sono costrette a sottomettersi e a farsi guerra tra loro. Le donne hanno rinunciato alla loro identità plasmandosi ad immagine e somiglianza di un uomo e tutto ciò per sopravvivere all’interno di una società che avrebbero dovuto contribuire a cambiare; perché è sempre stato questo il loro compito.

Purtroppo invece, come da tradizione, la donna si lascia abbagliare da celebrazioni e rami di mimosa, convinta che tutto il rispetto per Essa sia riassumibile nella simbologia di una giornata. Un rispetto che non ha nulla di vero, perché proveniente da un universo che ancora parla al maschile e a cui le donne continuano ad prostrarsi, accettando di assimilarsi in esso.

La missione che le donne oggi hanno, dovrebbe essere invece quella di costruire il loro emisfero femminile che intersecandosi, non assimilandosi, a quello maschile potrà riuscire ad evidenziare una differenza di genere, di mentalità e di approccio alla realtà. Solo così potranno trovare definitivamente il loro posto e ruolo nel mondo senza alcuna sottomissione. Solo così potranno smettere di odiarsi e ritrovare l’amore verso loro stesse.

 

Editoriale

Terremoto Amatrice. Sciopero della fame per il papà di una giovane vittima. Lettera di protesta

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Rendiamo visibile l’ ATTO DI PROTESTA CON LO SCIOPERO DELLA FAME di Mario Sanna, papà di Filippo, un bellissimo ragazzo vittima del terremoto di Amatrice avvenuto quattro anni e mezzo fa, il 24 agosto 2016.

Di seguito il testo integrale pubblicato oggi martedì 19 gennaio alle ore 13:08 sulla bacheca dell’ “Associazione Il Sorriso di Filippo”:

“Familiari delle vittime del sisma di Amatrice.

E’ ora di dire BASTA!!!

A più di quattro anni dal terremoto che ha sconvolto il Centro Italia, i familiari delle vittime subiscono l’ultima umiliazione.

Abbiamo chiesto a più riprese ai vari Commissari che si sono susseguiti in questi anni, di porre rimedio ad una evidente, madornale ingiustizia perpetrata ai danni di chi, pur non essendo proprietari di immobili ma semplicemente locatari, hanno visto distrutta la loro vita sotto il crollo dell’immobile che abitavano da molti anni. Ci si è occupati di assicurare la ricostruzione delle case che per i proprietari costituivano una seconda o terza proprietà a reddito e non si è pensato di equiparare a loro i locatari che quelle abitazioni le hanno vissute ed in quelle hanno visto distrutta la loro vita. Pur decidendo di costruire a nostre spese una nuova casa altrove per una nuova vita, abbiamo chiesto che si potesse attingere all’art. 17 lettera D del Testo unico sull’edilizia per poter usufruire dell’esenzione dal pagamento degli oneri di costruzione che viene concesso a chi subisce calamità naturali. Il Comma 3 dell’art. 6 della legge 189/2016 che riguarda le ricostruzione dei territori del Centro Italia, riprende quell’articolo ma NON INSERISCE la figura dei locatari come fruitori del provvedimento. Faccio notare che noi, oltre ad essere locatari dell’abitazione che ci è crollata addosso, siamo anche familiari di una vittima, Filippo Sanna di 22 anni, che è morto a causa di quel crollo. La nostra vita distrutta da quell’evento, per il legislatore non merita NESSUNA forma di solidarietà! Nemmeno la possibilità di non pagare gli oneri di costruzione per una casa che, ripeto, a spese nostre vogliamo costruire. Stiamo parlando di 42.000 euro che il Comune di Rieti ci ha richiesto. Una cifra enorme nella sua giustificazione, irrisoria rispetto ai miliardi stanziati per il terremoto ma assolutamente improponibile per la nostra situazione. Nonostante, lo dobbiamo dire, l’impegno profuso dal Commissario Legnini per venire a capo di questa NEFANDA INGIUSTIZIA, a oggi nulla è stato fatto.

CI AVETE UCCISO UNA SECONDA VOLTA!!!

Ma noi non ci arrendiamo! Da domani mattina, 20/01/2021 io, Mario Sanna, proclamo uno sciopero della fame a oltranza fino a quando anche i locatari delle case distrutte potranno usufruire dell’esenzione dal pagamento degli oneri di costruzione e, nel contempo, richiedo lo sblocco della discussione in VIII Commissione della Camera che vede ferma la Proposta di legge sul FONDO PER I FAMILIARI DELLE VITTIME del sisma 2009 e 2016.

Faccio appello a tutte le persone che ci seguono ed a tutte le testate giornalistiche che hanno avuto contatti con noi per rendere questa mia protesta visibile e nota a tutte le forze politiche ed alla Nazione tutta.

Ciò che sta accadendo a noi oggi, domani potrà essere il vostro presente. NESSUNO ESCLUSO!!!”

Mario Sanna

“Associazione Il Sorriso di Filippo”


Per info su Il Martinohttps://ilmartino.it/ e la pagina Facebook:  https://www.https://www.facebook.com/ilMartino.it/

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Abruzzo

Recovery Plan non sia occasione di scontro politico

Il Comunicato di Meritocrazia Italia

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Si riceve e si pubblica.

L’orologio corre veloce tra le lancette del Next Generation UE e del Recovery Fund e l’Italia non può perdere tempo.

Il Consiglio d’Europa è pronto ad emettere bond comunitari a scadenza 2060 per sostenere la crisi pandemica e per predisporre le basi economiche delle generazioni future, destinando così 750 miliardi di euro di debiti Ue tra condizionalità giuridiche, sottese al rispetto dei principi democratici da parte degli Stati di diritto e condizionalità di soft law, così definite perché non perimetrate da norme di legge ma da indicazioni amministrative riguardanti l’obbligo di destinare le risorse alla crescita, allo sviluppo ed agli investimenti e non alla attività della spesa pubblica corrente dei singoli Paesi.

I primi contributi dovrebbero arrivare nel secondo semestre 2021, ma sullo sfondo resta il potere di verifica riservato all’Unione sulle concrete modalità di destinazione ed utilizzo dei fondi, con conseguente estrema rilevanza dei Piani Nazionali di Ripresa e Resilienza (PNRR) di ogni Stato, attesi per fine marzo metà aprile.

All’Italia spetteranno 209 miliardi,di cui 127 mld di prestiti e 82 mld di fondo perduto, ma, allo stato, è in corso un vero e proprio braccio di ferro in seno alle stesse forze di governo sul contenuto ottimale e concreto degli ambiti di intervento e di effettiva destinazione ed utilizzo dei contributi comunitari, posto che l’esecutivo, dopo aver archiviato il c.d piano Colao predisposto già dal luglio 2020, sembra voler destinare 77 mld al settore della green economy (se pur con l’impiego di soli 6 miliardi nell’implementazione della economia circolare), 49 mld alla digitalizzazione (se pur solo 10 mld per la Pubblica Amministrazione e solo 3 mld per Cultura e Turismo, nonostante risultino tra i settori più colpiti dal covid) 28 mld alle infrastrutture (se pur solo 4 mld per la logistica integrata e nulla per costruzione nuove strade e autostrade), 19 mld per Istruzione e ricerca, 17 mld per Parità di genere 17 mld e 9 mld per il settore salute e sanitario.

Inoltre, sembra che i fondi del Recovery Fund siano già stati inseriti dal MEF nel piano pluriennale dello Stato a riduzione della spesa pubblica corrente in sostituzione della emissione di Bot per il contenimento del debito pubblico, con il risultato di impattare a zero sulla crescita e di ottenere solo una minima riduzione degli interessi passivi sul debito pubblico.

In questo contesto di difficile operatività ma di profonda importanza per le sorti del Paese, Meritocrazia Italia, con il consueto spirito propositivo e di ausilio sostanziale, evidenzia come:

– in primo luogo, dovrà essere prestata particolare attenzione ai presupposti condizionanti l’erogazione dei fondi, in quanto l’erogazione delle risorse comunitarie avverrà solo al raggiungimento degli obiettivi di ogni progetto e non in modo automatico, così da imporre non solo una progettazione di dettaglio assolutamente strategica e di rilievo ma sarà necessario anche procedere ad una costante attività di verifica della fattibilità e degli stati di avanzamento dei progetti per poter beneficiare del contributo comunitario;

– in secondo luogo, va considerato come solo il 10% del Recovery Plan sarà erogato entro fine 2021,  per avviare i primi progetti, mentre la restante parte, come già detto, condizionata al raggiungimento degli obiettivi economici preconcordati  governo e Commissione europea, sarà disponibile entro sei anni,  e dunque in tempi non brevi;

– in terzo luogo, non sembrano essere stati previsti progetti per le riforme di Fisco lavoro e giustizia come richiesto dalla Ue in ottica di efficacia ed efficienza delle spese, senza considerare l’assoluto disequilibrio tra settori e progetti di investimento, considerando ad esempio come  alla salute va metà dei fondi destinati alla parità di genere.

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Abruzzo

CoViD-19 in Abruzzo: boom nel teramano e nell’aquilano

Aumenti di contagi nella giornata odierna

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CoViD-19 in Abruzzo: boom nel teramano e nell’aquilano. Oggi  221 nuovi positivi (76 in provincia dell’Aquila, 34 Chieti, 33 Pescara, 75 Teramo, 3 su cui sono in corso accertamenti sulla residenza) su 3718 tamponi eseguiti; 1 deceduto (un 60enne della provincia dell’Aquila), 183 ricoverati (di cui 13 in terapia intensiva), 2330 in isolamento domiciliare, 3187 dimessi/guariti, 2513 attualmente positivi.

hanno età compresa tra 4 mesi e 100 anni.

Secondo i dati regionali i casi odierni hanno età compresa tra 4 mesi e 100 anni.

Per i livelli nazionali : https://oggisport.it/11705-casi-di-covid-19/

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