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Abruzzo

Ennio Flaiano: lettera sull’Abruzzo

Gino Bucci

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Proponiamo – come invito alla lettura d’un geniale (e fin troppo dimenticato) Scrittore abruzzese – la splendida lettera che Ennio Flaiano inviò all’amico Pasquale Scarpitti (citata in Pasquale Scarpitti, Disincanto, Sarus, Teramo, 1972).

Caro Scarpitti,

Questo dovrebbe spiegarti il mio ritardo nel risponderti; e questo ti dice che non sono nato a Pescara per caso: c’era nato anche mio padre e mia madre veniva da Cappelle sul Tavo. I nonni paterni e materni anche essi del teramano, mia madre era fiera del paese di sua madre, Montepagano, che io ho visto una sola volta di sfuggita, in automobile, come facciamo noi, poveri viaggiatori d’oggi. Io ricordo una Pescara diversa, con cinquemila abitanti, al mare ci si andava con un tram a cavalli e le sere si passeggiava, incredibile!, per quella strada dove sono nato, il corso Manthonè, ora diventato un vicolo e allora persino elegante. Una Pescara piena di persone di famiglia, ci si conosceva tutti; una vera miniera di caratteri e di novelle che, se non ci fossero già quelle “della Pescara”, si potrebbe scavare. Ma l’ipoteca dannunziana è troppo forte, bisogna aspettare un altro poeta, e forse è già nato. Ciò che mi ha sempre colpito nella Pescara di allora era il buonumore delle persone, la loro gaiezza, il loro spirito. Tra i dati positivi della mia eredità abruzzese metto anche la tolleranza, la pietà cristiana (nelle campagne un uomo è ancora “nu cristiane”), – la benevolenza dell’umore, la semplicità, la franchezza nelle amicizie; e cioè quel sempre fermarmi alla prima impressione e non cambiare poi il giudizio sulle persone, accettandole come sono, riconoscendo i loro difetti come miei, anzi nei loro difetti i miei. Quel senso ospitale che è in noi, un po’ dovuto alla conformazione di una terra isolata, diciamo addirittura un’isola (nel Decamerone, Boccaccio cita una sola volta l’Abruzzo, come regione remota: “Gli è più lontano che Abruzzi”); un’isola schiacciata tra un mare esemplare e due montagne che non è possibile ignorare, monumentali e libere: se ci pensi bene, il Gran Sasso e la Majella sono le nostre basiliche, che si fronteggiano in un dialogo molto riuscito e complementare. Tra i dati negativi della stessa eredità: il sentimento che tutto è vanità, ed è quindi inutile portare a termine le cose, inutile far valere i propri diritti; e tutto ciò misto ad una disapprovazione muta, antica, a una sensualità disarmante, a un senso profondo della giustizia e della grazia, a un’accettazione della vita come preludio alla sola cosa certa, la morte: e da qui il disordine quotidiano, l’indecisione, la disattenzione a quello che ci succede attorno. Bisogna prenderci come siamo, gente rimasta di confine (a quale stato o nazione? O, forse, a quale tempo?) – con una sola morale: il Lavoro. E con le nostre Madonne vestite a lutto e le sette spade dei sette dolori ben confitte nel seno. Amico, dell’Abruzzo conosco poco, quel poco che ho nel sangue. Me ne andai all’età di cinque anni, vi tornai a sedici, a diciotto ero già trasferito a Roma, emigrante intellettuale, senza nemmeno la speranza di ritornarci. Ma le mie “estati” sono abruzzesi, e quindi conosco bene dell’Abruzzo il colore e il senso dell’estate, quando dai treni che mi riportavano a casa da lontani paesi, passavo il Tronto e rivedevo le prime case coloniche coi mazzi di granturco sui tetti, le spiagge libere ancora, i paesi affacciati su quei loro balconi naturali di colline, le più belle che io conosca. Poco so dell’Abruzzo interno e montano, appena le strade che portano a Roma. Dico sempre a me stesso che devo tornarci a “vederlo”. Non certo per scriverne, scrittori abruzzesi che possono dirci qualcosa dell’Abruzzo d’oggi non mancano, io indulgerei un po’ troppo nella memoria, non so più giudicare, capisci quello che voglio dire? O forse, chissà… questa lettera che mi hai cavato con la tua dolce pazienza non volevo scriverla, per un altro difetto abruzzese, il più grave, quello del pudore dei propri sentimenti. Non farmi aggiungere altro, statti bene e tanti saluti dal tuo,

Ennio Flaiano

 

Teramo

Teramo: minacce e “Revenge Porn” ai danni di un 34enne, arrestata una donna di 35 anni

Maria Giulia Mecozzi

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carabinieri arresto tentato omicidio femminicidio arresti domiciliari

TERAMO – Una donna di 35 anni è stata arrestata per  reati di atti persecutori e diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti. Da quanto si apprende in una nota diffusa dai Carabinieri del Comando Provinciale di Teramo, pare che la donna perseguitava e minacciava da tempo la sua vittima, un uomo di 34 anni, al fine di continuare la relazione. Così, in data 18 gennaio, la 35enne avrebbe  divulgato illecitamente, trasmettendolo tramite Whatsapp, un video esplicito che la raffigurava con la vittima in atteggiamenti sessuali intimi. La donna è stata arrestata e ora si trova agli arresti domiciliari.  

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Teramo

Corropoli: 35 grammi di marijuana in auto, denunciati tre 20enni

Maria Giulia Mecozzi

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CORROPOLI – Durante i controlli effettuati in questi giorni dai Carabinieri della Stazione di Nereto, tre 20enni, che viaggiavano a bordo di un’utilitaria, sono stati fermati. Durante la perquisizione dell’auto, i militari hanno rinvenuto sei bustine con 35 grammi di marijuana in totale. I giovani sono stati denunciati per detenzione a fini di spaccio di stupefacenti con segnalazione alla Prefettura per uso non terapeutico. Inoltre, incuranti del coprifuoco, sono stati anche sanzionati per violazione delle misure anti-Covid.

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Teramo

Corropoli: rapporto sessuale in strada, denuncia e multa per una coppia

Maria Giulia Mecozzi

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CORROPOLI – L’episodio è avvenuto a Corropoli e risale a qualche settimana fa. Un uomo di 35 anni e una ragazza di 26, sono stati sorpresi intenti a consumare un rapporto sessuale all’interno della propria auto parcheggiata nel centro cittadino. I residenti si sono accorti di quanto stava accadendo e hanno denunciato il fatto ai Carabinieri, in quanto i due non volevano saperne di smetterla. I militari, giunti sul posto, hanno provveduto ad identificare la coppia e ora su di loro grava sia una denuncia per atti osceni in luogo pubblico, sia una sanzione per violazione delle misure anti-Covid.

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