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Focus

laBase: un viaggio tutto rock nell’ “Antropoparco” umano

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Da Il Martino cartaceo n. 11 del 13.6.2016

Un rock d’autore che, attraverso testi  schietti e diretti, offre istantanee della realtà che ci circonda. Testi incalzanti, ruvidi e immediati che, senza peli sulla lingua, restituiscono all’ascoltatore non solo uno spaccato dell’attuale realtà socio-politica ma anche di quella più intima degli individui, troppo spesso disorientati …”senza sapere di essere pedine di un grande gioco dei tanti inganni” come cantano nel loro “Caos X”.

Un progetto musicale molto interessante che si consacra in modo definitivo nel febbraio 2015 con l’album d’esordio “Antropoparco” che, in ognuna delle tracce, offre personali spunti di lettura della realtà.

Abbiamo avuto il piacere di incontrare il frontman della band, Mirko Lucidoni, che ci ha accompagnato alla scoperta di questo progetto musicale.

Per cominciare, iniziamo con un classico. Come nasce “laBase”?

“Ho iniziato come autodidatta. Pensa che negli anni ’90 facevo il disc-jockey ma poi ad un certo punto sono stato letteralmente  fulminato da Nevermind dei Nirvana, tanto da vendere i piatti e i mixer ed acquistare subito una chitarra elettrica e un amplificatore. Da lì è partito tutto. Prima de  “laBase” suonavo come chitarrista con delle band locali. Il progetto “laBase” è nato nel 2006 con una serie di avvicendamenti  che con il tempo hanno portato all’attuale formazione. Non è sempre facile trovare chi condivida la tua filosofia e l’impegno che comporta un progetto musicale”.

L’attuale formazione a quando risale?

“laBase nasce nel 2007 dall’incontro con il batterista  Fabio Mancini, il bassista Emidio Nardi e il chitarrista Matteo Borgognoni. Poi nel 2013, dopo una serie di cambiamenti, si è giunti all’attuale formazione del trio”.

Avete un background musicale che vi accomuna e vi unisce in questo sodalizio?

“Sicuramente da una parte il background musicale ci accomuna ma allo stesso tempo c’è anche un melting pot di differenze che arricchisce il trio. Antonio Campanella, il bassista, uno dei fondatori degli Hiroshima Mon Amour, viene dal new wave, dalla musica più dark; io come formazione vengo dagli anni ’90, soprattutto dalla matrice americana  della musica West Coast  e poi, per quanto riguarda la scena italiana, dall’ascolto di gruppi come  i CCCP e  i Marlene. Francesco Amadio, il batterista, tra le diverse esperienze, vanta la registrazione di un disco con i Manila Hemp, prodotto da Steve Albini, produttore americano (lo stesso di  In Utero  dei Nirvana)”.

Parliamo di “Antropoparco”, il vostro album d’esordio, uscito il 17 febbraio 2015. La data di pubblicazione può essere considerata un tributo a Giordano Bruno?

“Dato che l’uscita dell’album era prevista per quel periodo, abbiamo scelto quella data (lo stesso giorno del 1600 in cui Bruno fu condannato per eresia) come un omaggio a quest’uomo, per lanciare un messaggio sulla libertà di espressione e di  pensiero. La stessa libertà ci accomuna nel portare sempre avanti le nostre idee”.

A distanza di un anno l’album é stato rilanciato da Macramè – Trame Comunicative.

“Questo lavoro era rimasto un po’ in sordina, nonostante le recensioni positive della stampa nazionale, ed è stato rilanciato quest’anno da Macramè che ha creduto fortemente nel nostro progetto”.

Antropoparco è un neologismo. Ci spieghi?

“Antropoparco è una sorta di  recinto della mente umana, un orizzonte entro il quale le masse non riescono a guardare oltre. Una sorta di zoo in cui ognuno, anche inconsapevolmente, recita una parte”.

Il labirinto della copertina cosa rappresenta metaforicamente?

“La copertina realizzata da Antonio Campanella che è anche un grafico, rappresenta metaforicamente il labirinto della natura umana. Esso rispecchia pienamente la complessità umana con tutte le sue sfaccettature e contraddizioni”.

Quando scrivi i pezzi ti ispiri a ciò che ti accade a livello personale e alla realtà che ti circonda? 

“Io amo Ungaretti, William Blake, Edgar Allan Poe e nei testi cerco di esprimere un messaggio con dei concetti molto intimi e personali ma che possano, allo stesso tempo, essere validi anche a livello generale. Ad esempio, il messaggio contenuto in  “Primavera”, pezzo dell’album, potrebbe significare tante cose: la rinascita dello spirito dopo un periodo oscuro che può essere una separazione, la perdita del lavoro…ma poi ogni tanto esce un po’ di sole per tutti. La metafora dell’inverno che attraversa l’animo umano…ma dopo l’inverno c’è sempre  primavera”.

Mirko ci dice che ogni tanto si arrabbia quando i suoi testi vengono interpretati in un’accezione puramente negativa e pessimista.

“Il mio non è un pessimismo cosmico leopardiano – continua – ma piuttosto la mia è una rabbia che, attraverso la musica e i testi, vuole esprimere qualcosa; è uno slancio e  un monito a dire che è ora di muoversi e di fare qualcosa…”

C’è un pezzo che senti più tuo?

“Li sento tutti miei.  Quello che  forse più rappresenta Antropoparco è “Nuovo Disordine”.

Il vostro progetto che tipo di  risposte trova nel territorio?

“C’è interesse ma non è sempre facile oggi farsi ascoltare e trovare i luoghi adatti dove esibirsi, nonostante le recensioni a livello di stampa nazionale, (ad esempio Myweb, Ondarock ) siano state davvero molto positive”.

Che ne pensi del panorama attuale della musica indipendente italiana?

“Si sta perdendo un po’ di vista quello che è la musica indipendente. Ora c’è l’egemonia dell’elettropop, di alcuni pseudo-cantautori che stanno catturando l’interesse di moltissimi giovani. Stiamo assistendo a uno schiacciamento verso il basso, nel senso che quella che doveva essere musica leggera italiana mi sembra che stia confluendo nella musica indipendente.

Che ne pensi della partecipazione di Manuel Agnelli come giudice  alla prossima edizione di X Factor?

“Io credo che abbia fatto bene. I cosiddetti alternativi indipendenti che si sono scagliati contro di lui mi fanno innorridire. Sia gli Afterhours che i Marlene d’altronde erano già stati a Sanremo, quindi non vedo il motivo di  tutto questo polverone. Poi, andare in quel programma  nelle vesti di giudice è diverso: penso che lui possa portare cultura, qualcosa di differente e nuovo a quel tipo format e, di conseguenza, a chi guarda quel tipo di programmi. Altrimenti nella musica si finisce per lavorare solo per compartimenti stagni,   rischiando che la musica indipendente diventi troppo settaria”.

Progetti per il futuro?

“Usciremo con una cover di PJ Harvey, “A Perfect Day, Elise” e per settembre uscirà il video del pezzo “Come Pietra Di Calcare” che apre Antropoparco. Stiamo lavorando alle session per il secondo disco che dovrebbe uscire nel 2017″.

Le prossime date live?

“Il 18 giugno saremo a Brescia per La festa della Musica e il 14 luglio  a Lanciano -Outside The Theatre”.

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Focus

70 anni dalla scoperta del mammut di Scoppito: gli eventi in programma

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mammut 70 anni l'aquila scoppito

Il Museo Nazionale d’Abruzzo a 70 anni dall’eccezionale ritrovamento del fossile nella cava Santarelli di Madonna della Strada, località del Comune di Scoppito, ha organizzato una serie di eventi per celebrare la scoperta.

L’AQUILA – Nel marzo del 1954, presso la cava Santarelli, ubicata in località Madonna della Strada nel Comune di Scoppito, è stato portato alla luce un eccezionale ritrovamento: il mammut oggi esposto al Munda, Museo nazionale d’Abruzzo. Per celebrare i 70 anni della scoperta del mammut di Scoppito, il Munda ha organizzato una serie di eventi.

Il fossile, di 1.300.000 anni, reperto importantissimo della preistoria italiana, fra i più completi d’Europa, ha arricchito enormemente la conoscenza del Patrimonio paleontologico dei grandi mammiferi nel Quaternario sul suolo italiano.

La Mostra documentaria

Le recenti ricerche d’archivio impongono la revisione della data della scoperta. È infatti del 17 marzo 1954 l’informativa dell’Anonima Materiali Argillosi alla Soprintendenza alle Antichità degli Abruzzi e del Molise con la quale si comunicava il ritrovamento, da parte degli operai della fornace, dei primi resti. La notizia fu poi diffusa qualche giorno dopo, il 25 marzo, dal Corriere della Sera e ripreso da altre testate i giorni successivi.

Questi passaggi, oltre alle recenti donazioni di foto inedite, oggetto di una mostra documentaria visitabile dal 19 aprile nel Bastione Est del Castello Cinquecentesco, permettono di ripercorrere le fasi della scoperta, recupero e studio dell’esemplare sotto la direzione della professoressa Angiola Maria Maccagno, direttrice dell’Istituto di Geologia e Paleontologia dell’Università di Roma, con la collaborazione di Antonio Ferri nel restauro.

È del 15 novembre 1957 l’importante documento del Direttore Generale delle Antichità e Belle Arti, Guglielmo de Angelis d’Ossat, per conto del Ministro della Pubblica Istruzione Aldo Moro, che dichiara il suo interessamento nel garantire l’allestimento di una sezione di paleontologia presso il Museo Nazionale d’Abruzzo con il Mammut, poi esposto al pubblico dal 1960 nel Bastione Est del Castello Cinquecentesco.

L’accessibilità inclusiva

Grazie ad una consolidata collaborazione con l’Accademia di Belle Arti è in corso la realizzazione di due prototipi 3D: uno con  il particolare del cranio e della zanna e l’altro è un modellino di 30 cm del Mammut che vanno ad integrare il disegno in braille già presente nell’attuale allestimento. La progettazione è a cura dei docenti dell’ABAQ Simone Rasetti, Tecniche di modellazione digitale, e Marco Cortopassi, Scenotecnica. È stato effettuato, durante la conferenza stampa, un test di leggibilità con le tecniche di esplorazione tattile di un modellino di prova del cranio e della zanna del Mammut condotte dalla tiflologa non vedente Deborah Tramentozzi. Questa attività di ricerca sulle modalità di apprendimento dell’immagine e dei processi cognitivi nelle persone non vedenti e ipovedenti si avvale della professionalità accademiche del laboratorio di modellazione dell’Accademia di Belle Arti e della tiflodidattica, tramite le tecniche di percezione tattile del rilievo operate dalla tiflologa,  volte a verificare il grado di acquisizione e restituzione dell’immagine, esperita al tatto e successivamente ricostruita nella mente dell’utente.

I modelli 3D tattili potranno essere fruiti anche dai visitatori normovedenti, preziosa opportunità per attivare una sensorialità troppo spesso inibita, anche per la consapevolezza dell’impossibilità di toccare le opere d’arte nel contesto di una visita museale.

Video

Due documenti storici del 1954 appartenenti all’Archivio Luce Cinecittà, che si ringrazia per la concessione di utilizzo: Uscito dalla preistoria, durata 55’’e Lo scheletro di un grosso mammuth trovato presso L’Aquila, segnalato dal Presidente del CdA di Abruzzo film Commission Piercesare Stagni, Rep. Incom. senza sonoro, durata 3’, completano la suggestiva ricostruzione animata del Mammut già in proiezione nel Bastione realizzata dal Segretariato Regionale MiC per l’Abruzzo.

Tecnologia realtà aumentata

È stata possibile la produzione di contenuti digitali 3D fruibili con tecnologia AR core per la ricostruzione 1:1 del Mammuthus Meridionalis. Tramite un QR code sulla pedana, i visitatori potranno avere un’esperienza di visita più dinamica ammirando il Mammut nelle affascinanti forme che aveva quando era in vita. RUP Maria Rita Copersino – Segretariato Regionale MiC -Abruzzo

Convegno scientifico

Nel mese di ottobre avrà luogo un convegno scientifico di rilevanza nazionale “Il Mammut del Castello – Settant’anni dalla sua scoperta. Nuovi dati nel quadro dell’evoluzione ambientale del Pleistocene” per condividere i risultati acquisiti attraverso nuove metodologie di indagine e  restauro. Verranno affrontati diversi aspetti scientifici quali l’evoluzione geologica del bacino aquilano, la paleobotanica e paleoclima; il confronto tra il Mammut meridionalis di Madonna della Strada con gli altri elefanti del Pleistocene; lo stato dell’arte della diagnostica e del restauro; l’esemplare nella realtà aumentata 3D e bodymass; i primi risultati della paleopatologia, nonché il tema del ruolo sociale attuale della divulgazione scientifica.

Annullo filatelico

Per rafforzare il potenziale narrativo è stato previsto un annullo filatelico dedicato al Mammut

Accompagnamento didattico

Si sta provvedendo, tramite formazione del personale AFAV curata dai funzionari del Museo, a fornire un servizio di accompagnamento  ai visitatori per una maggiore conoscenza del Mammut.

Premio Fossili regionali

Nel corso della conferenza stampa la direttrice del MuNDA Federica Zalabra ha ricevuto la targa di riconoscimento del Premio Fossili Regionali 2023 al Mammut per la Regione Abruzzo consegnata da due membri del comitato regionale della Società Paleontologica Italiana e la paleonotologa Maria Adelaide Rossi e Marco Romano dell’Università degli Studi della Sapienza. L’iniziativa è nata dalla sinergia tra il gruppo dei giovani della società Palaeontologist in Progress e il Consiglio SPI per favorire la divulgazione e la conoscenza delle ricchezze del patrimonio paleontologico italiano.

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Ancona

A Castelfidardo “Il Condominio Sogni” con Neri Marcorè, promosso dalla Lega del Filo d’Oro

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IL CONDOMINIO SOGNI

ANCONA – Il 13 marzo 2024 alle ore 21, presso il Teatro Astra di Castelfidardo, va in scena lo spettacolo “Il Condominio Sogni”, una produzione della compagnia Il Cantiere dei Sogni, per la regia di Gianni Giorgetti e Marinella Sbiroli, con l’adattamento testi di Francesco Mercurio, l’arrangiamento musicale di Alberto Bodini, i costumi di Fiorisa Bonifazi e le coreografie di Alessia Piscini.

La pièce teatrale, promossa dalla Fondazione Lega del Filo d’Oro E.T.S. – Ente Filantropico e patrocinata dal Comune di Castelfidardo, con il contributo di Neri Marcorè e il Maestro Leonardo De Amicis – rispettivamente testimonial e ambassador della Fondazione – rappresenta un viaggio emozionante che attraverso il potere dei sogni abbraccia un forte messaggio di inclusione.

La compagnia teatrale “Il Cantiere dei Sogni” è composta da ragazzi e ragazze con sordocecità e pluriminorazione psicosensoriale, volontari e attori amatoriali. Grazie alla forza creativa dell’immaginazione, i ragazzi della compagnia riescono a valicare i limiti imposti dalla disabilità: l’attività teatrale rappresenta la possibilità di andare oltre se stessi, oltre il buio e il silenzio, permettendo loro di esprimersi sviluppando le proprie capacità. Sul palcoscenico, infatti, va in scena l’attore, non la sua disabilità e con questo approccio positivo ed inclusivo la compagnia intende mettere sempre al centro la persona, valorizzandola nel suo percorso creativo, che trova espressione nel corpo e quindi nel movimento. Ecco che ogni gesto si trasforma in un potente strumento di comunicazione e autentica espressione, aiutando chi non vede e non sente ad uscire dall’isolamento imposto dalla propria condizione.

“Il lavoro della Lega del Filo d’Oro è da sempre orientato a valorizzare le potenzialità di ciascuna persona, andando oltre i limiti tracciati dalla minorazione – dichiara Rossano Bartoli, Presidente della Fondazione Lega del Filo d’Oro ETS – Questo stesso approccio inclusivo accomuna la compagnia teatrale Il Cantiere dei Sogni, che porterà in scena un sogno diventato realtà: quello dei nostri ragazzi, che tutti i giorni affrontano la complessa sfida di andare oltre il buio e il silenzio facendoci emozionare per ogni traguardo raggiunto, come questo spettacolo che li vede protagonisti di una importante iniziativa di inclusione”.

“Il Condominio Sogni” è uno spettacolo che con la sua semplicità tocca nel profondo il cuore del pubblico. La trama, ambientata in un condominio, fa riferimento ad un tempo passato, in cui persino sognare era diventato difficile, fino a quando il divino Morfeo, accompagnato dai suoi fratelli Fantaso e Fobetore, decide di intervenire rivoluzionando le vite dei protagonisti, aprendo loro le porte dell’immaginazione onirica e della speranza. L’opera è, di fatto, un’allegoria: racconta dell’isolamento vissuto dalle persone sordocieche durante il lockdown e di quella luce di speranza, rappresentata dalla Lega del Filo d’Oro, che a sua volta è nata da un sogno ambizioso, ovvero quello di portare la luce del sogno a chi, vivendo isolato, non aveva il diritto di sognare. L’opera intende diffondere un forte messaggio di speranza sottolineando che “se puoi sognarlo, allora puoi farlo”. Lo spettacolo è ad ingresso libero.

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Abruzzo

Il New York Times celebra i vini abruzzesi: «scena vitivinicola entusiasmante»

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articolo del new york times sui vini abruzzesi

Eric Asimov, uno dei più importanti scrittori enoici del panorama statunitense, ha dedicato un articolo del New York Times ai vini abruzzesi: «L’Abruzzo produce tra i migliori vini bianchi d’Italia e i suoi Cerasuolo d’Abruzzo hanno grande personalità».

TERAMO – Cerasuolo e Montepulciano fanno girare la testa anche oltreoceano. Il New York Times ha dedicato un articolo entusiasta ai vini abruzzesi. La penna che l’ha firmato è quella di Eric Asimov, uno dei più celebri e stimati critici enoici a livello globale.

Il suo articolo intitolato “To Find Great Values in Italian Wine, Look to Abruzzo” (Per trovare grandi valori nel vino italiano, guarda all’Abruzzo, ndr) così comincia: «Ciò che sta succedendo nella scena vitivinicola abruzzese è entusiasmante e non solo per quanto riguarda i vini rossi. L’Abruzzo produce tra i migliori vini bianchi d’Italia e i suoi Cerasuolo d’Abruzzo hanno grande personalità».

Nel suo articolo celebra alcune delle tante famiglie che, con grande coraggio e innovazione, stanno apportando un cambiamento all’interno del panorama enologico della regione, esprimendo – al contempo – identità e coerenza con quelle che sono la storia e le tradizioni.

Un ritratto che esprime tenacia ma anche attaccamento al territorio e la voglia di emergere con vini che possono esprimere il carattere delle uve autoctone, dal Montepulciano D’Abruzzo al Trebbiano D’Abruzzo, con vini moderni e profondamente identitari.

“Questo genere di endorsement conferma che stiamo andando nella giusta direzione – dichiara Alessandro Nicodemi, presidente del Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo – la spinta verso la qualità, la definizione delle sottozone e la revisione dei disciplinari con l’introduzione della menzione superiore aiuteranno i nostri produttori a specializzarsi sempre di più. Auspichiamo una grande crescita per il nostro territorio e siamo contenti che anche Oltreoceano si stiano sempre più interessando ai nostri progetti vitivinicoli.”

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