laBase: un viaggio tutto rock nell’ “Antropoparco” umano

laBase è un progetto rock-alternative, tutto abruzzese, che trova nel trio composto da Mirko Lucidoni, voce e chitarra, Antonio Campanella al basso e Francesco Amadio alla batteria, il perfetto connubio. Un rock essenziale, crudo e ruvido che si fonde in modo graffiante con i testi scritti dal cantante Mirko Lucidoni.

Da Il Martino cartaceo n. 11 del 13.6.2016

Un rock d’autore che, attraverso testi  schietti e diretti, offre istantanee della realtà che ci circonda. Testi incalzanti, ruvidi e immediati che, senza peli sulla lingua, restituiscono all’ascoltatore non solo uno spaccato dell’attuale realtà socio-politica ma anche di quella più intima degli individui, troppo spesso disorientati …”senza sapere di essere pedine di un grande gioco dei tanti inganni” come cantano nel loro “Caos X”.

Un progetto musicale molto interessante che si consacra in modo definitivo nel febbraio 2015 con l’album d’esordio “Antropoparco” che, in ognuna delle tracce, offre personali spunti di lettura della realtà.

Abbiamo avuto il piacere di incontrare il frontman della band, Mirko Lucidoni, che ci ha accompagnato alla scoperta di questo progetto musicale.

Per cominciare, iniziamo con un classico. Come nasce “laBase”?

“Ho iniziato come autodidatta. Pensa che negli anni ’90 facevo il disc-jockey ma poi ad un certo punto sono stato letteralmente  fulminato da Nevermind dei Nirvana, tanto da vendere i piatti e i mixer ed acquistare subito una chitarra elettrica e un amplificatore. Da lì è partito tutto. Prima de  “laBase” suonavo come chitarrista con delle band locali. Il progetto “laBase” è nato nel 2006 con una serie di avvicendamenti  che con il tempo hanno portato all’attuale formazione. Non è sempre facile trovare chi condivida la tua filosofia e l’impegno che comporta un progetto musicale”.

L’attuale formazione a quando risale?

“laBase nasce nel 2007 dall’incontro con il batterista  Fabio Mancini, il bassista Emidio Nardi e il chitarrista Matteo Borgognoni. Poi nel 2013, dopo una serie di cambiamenti, si è giunti all’attuale formazione del trio”.

Avete un background musicale che vi accomuna e vi unisce in questo sodalizio?

“Sicuramente da una parte il background musicale ci accomuna ma allo stesso tempo c’è anche un melting pot di differenze che arricchisce il trio. Antonio Campanella, il bassista, uno dei fondatori degli Hiroshima Mon Amour, viene dal new wave, dalla musica più dark; io come formazione vengo dagli anni ’90, soprattutto dalla matrice americana  della musica West Coast  e poi, per quanto riguarda la scena italiana, dall’ascolto di gruppi come  i CCCP e  i Marlene. Francesco Amadio, il batterista, tra le diverse esperienze, vanta la registrazione di un disco con i Manila Hemp, prodotto da Steve Albini, produttore americano (lo stesso di  In Utero  dei Nirvana)”.

Parliamo di “Antropoparco”, il vostro album d’esordio, uscito il 17 febbraio 2015. La data di pubblicazione può essere considerata un tributo a Giordano Bruno?

“Dato che l’uscita dell’album era prevista per quel periodo, abbiamo scelto quella data (lo stesso giorno del 1600 in cui Bruno fu condannato per eresia) come un omaggio a quest’uomo, per lanciare un messaggio sulla libertà di espressione e di  pensiero. La stessa libertà ci accomuna nel portare sempre avanti le nostre idee”.

A distanza di un anno l’album é stato rilanciato da Macramè – Trame Comunicative.

“Questo lavoro era rimasto un po’ in sordina, nonostante le recensioni positive della stampa nazionale, ed è stato rilanciato quest’anno da Macramè che ha creduto fortemente nel nostro progetto”.

Antropoparco è un neologismo. Ci spieghi?

“Antropoparco è una sorta di  recinto della mente umana, un orizzonte entro il quale le masse non riescono a guardare oltre. Una sorta di zoo in cui ognuno, anche inconsapevolmente, recita una parte”.

Il labirinto della copertina cosa rappresenta metaforicamente?

“La copertina realizzata da Antonio Campanella che è anche un grafico, rappresenta metaforicamente il labirinto della natura umana. Esso rispecchia pienamente la complessità umana con tutte le sue sfaccettature e contraddizioni”.

Quando scrivi i pezzi ti ispiri a ciò che ti accade a livello personale e alla realtà che ti circonda? 

“Io amo Ungaretti, William Blake, Edgar Allan Poe e nei testi cerco di esprimere un messaggio con dei concetti molto intimi e personali ma che possano, allo stesso tempo, essere validi anche a livello generale. Ad esempio, il messaggio contenuto in  “Primavera”, pezzo dell’album, potrebbe significare tante cose: la rinascita dello spirito dopo un periodo oscuro che può essere una separazione, la perdita del lavoro…ma poi ogni tanto esce un po’ di sole per tutti. La metafora dell’inverno che attraversa l’animo umano…ma dopo l’inverno c’è sempre  primavera”.

Mirko ci dice che ogni tanto si arrabbia quando i suoi testi vengono interpretati in un’accezione puramente negativa e pessimista.

“Il mio non è un pessimismo cosmico leopardiano – continua – ma piuttosto la mia è una rabbia che, attraverso la musica e i testi, vuole esprimere qualcosa; è uno slancio e  un monito a dire che è ora di muoversi e di fare qualcosa…”

C’è un pezzo che senti più tuo?

“Li sento tutti miei.  Quello che  forse più rappresenta Antropoparco è “Nuovo Disordine”.

Il vostro progetto che tipo di  risposte trova nel territorio?

“C’è interesse ma non è sempre facile oggi farsi ascoltare e trovare i luoghi adatti dove esibirsi, nonostante le recensioni a livello di stampa nazionale, (ad esempio Myweb, Ondarock ) siano state davvero molto positive”.

Che ne pensi del panorama attuale della musica indipendente italiana?

“Si sta perdendo un po’ di vista quello che è la musica indipendente. Ora c’è l’egemonia dell’elettropop, di alcuni pseudo-cantautori che stanno catturando l’interesse di moltissimi giovani. Stiamo assistendo a uno schiacciamento verso il basso, nel senso che quella che doveva essere musica leggera italiana mi sembra che stia confluendo nella musica indipendente.

Che ne pensi della partecipazione di Manuel Agnelli come giudice  alla prossima edizione di X Factor?

“Io credo che abbia fatto bene. I cosiddetti alternativi indipendenti che si sono scagliati contro di lui mi fanno innorridire. Sia gli Afterhours che i Marlene d’altronde erano già stati a Sanremo, quindi non vedo il motivo di  tutto questo polverone. Poi, andare in quel programma  nelle vesti di giudice è diverso: penso che lui possa portare cultura, qualcosa di differente e nuovo a quel tipo format e, di conseguenza, a chi guarda quel tipo di programmi. Altrimenti nella musica si finisce per lavorare solo per compartimenti stagni,   rischiando che la musica indipendente diventi troppo settaria”.

Progetti per il futuro?

“Usciremo con una cover di PJ Harvey, “A Perfect Day, Elise” e per settembre uscirà il video del pezzo “Come Pietra Di Calcare” che apre Antropoparco. Stiamo lavorando alle session per il secondo disco che dovrebbe uscire nel 2017″.

Le prossime date live?

“Il 18 giugno saremo a Brescia per La festa della Musica e il 14 luglio  a Lanciano -Outside The Theatre”.