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Spettacolo

[VIDEO] Intervista VIP a Enzo Iacchetti

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Abruzzo

“L’abruzzese fuori sede” si offende da solo: oscurato per un mese da Facebook

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"L'abruzzese fuori sede" si offende da solo:

L’algoritmo di Facebook ha le sue ragioni le quali, certamente, non conoscono l’ironia. La pagina “L’abruzzese fuori sede”, nota anche per la sua gentilezza a tratti patetica, è stata shadow-bannata da Facebook (i suoi post saranno spostati sempre in basso nel feed, risultando praticamente invisibili) per un mese a causa delle seguenti violazioni:

  1. L’abruzzese fuori sede ha ironicamente definito, con tanto di tag esplicito, Gino Hrr Bucci (cioè sempre L’Abruzzese fuori sede, che si è letteralmente offeso da solo), cito: “un cane rognoso che non merita nulla”; questo commento “non rispetta gli standard della community in materia di molestie e bullismo”.
  2. L’abruzzese fuori sede, su richiesta di una signora, ha tradotto il termine dialettale “chiscimpise”, esplicandone in italiano il significato (“che tu possa essere appeso”); anche questo commento è risultato sconveniente a livello di “bullismo e minacce”.

Oltre al pesante “ban oscuro”, il noto agricolo non potrà postare né commentare per un giorno e non potrà interagire con il suo gruppo per due giorni. Trattasi ovviamente di bazzecole le quali, soprattutto di questi tempi, possono al massimo far sorridere. Nessuno sentirà la mancanza del cosiddetto “Ginetto”, cionondimeno, una riflessione sulle capacità algoritmiche di Facebook parrebbe essere d’uopo a tutti i livelli.

Nel nome del diritto ad offendersi da soli; nel nome del diritto a tradurre una parola dialettale.

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Abruzzo

Intervista al pescarese Daniele Mammarella, chitarrista di livello mondiale

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Definire Daniela Mammarella, pescarese classe 1997, “un chitarrista di livello mondiale” potrebbe sembrare un’iperbole dettata da chissà quale spirito campanilistico: non sia mai, trattasi invero di una intoscibile (indiscutibile) realtà, certificata – negli ultimi due anni – dai risultati del giovane maestro pescarese.

Nel 2020 Mammarella è arrivato fra i 5 finalisti del prestigioso premio “Acoustic Guitarist of the Year 2020”, promosso da “GuitarWorld”; nel 2021 si è classificato terzo ai “Music Radar Awards 2021”, categoria chitarristi acustici. E siamo solo all’inizio…

Ciao Daniele, classifiche mondiale, accostamenti con grandi nome, tutto bello: ma di chi si lu fije?

Innanzitutto grazie, è davvero un piacere rispondere a queste domande! Questa del “di chi si lu fije” è una domanda alla quale non ho mai saputo rispondere. Ricordo quando nel 2009 mi trasferii a Congiunti (Collecorvino); il primo giorno di scuola (seconda media), appena entrai in classe, si girarono tutti verso di me e un ragazzino mi pose la fatidica domanda… nell’imbarazzo generale risposi: “di mia madre”.

Hai sempre dimostrato, nel porti verso gli altri, una grandissima umiltà, nonostante i successi e gli obiettivi già raggiunti nella tua giovane carriera: ti infastidisce essere chiamato maestro?

Assolutamente no, anzi, mi fa piacere che molti pensino questo di me. Per quanto mi riguarda, io chiamo Maestro, pur conoscendoli da sempre, alcuni musicisti straordinari che hanno anni e anni di carriera alle spalle! Ho davvero un sacco di rispetto per i “Maestri” e di certo sul mio essere definito come loro c’è ancora un sacco da lavorare!

Se dovessi spiegare il tuo stile chitarristico e in particolare il termine “fingerstyle” ad uno che, al massimo, conosce lu ddu bbotte, cosa diresti?

Per prima cosa direi che invidio chi sa suonare lu ddu bbotte… La chitarra fingerstyle è per me come avere tra le mani una vera e propria orchestra dove tu sei il direttore, hai a disposizione percussioni, armonia, linea di basso e melodia nello stesso momento: la bravura sta nel saper gestire tutte queste cose insieme.

Nel 2021 hai iniziato a collaborare con alcuni grandi marchi della musica mondiale (Taylor Guitars e DV Mark): cosa comporta ciò in termini di tempo e di impegno nel tuo lavoro?

È per me un orgoglio immenso far parte della bellissima famiglia di Markbass e DvMark e più recentemente anche di Taylor ; questi sogni si sono avverati grazie all’aiuto di Marco De Virgiliis che ci tengo a ringraziare. Per quanto riguarda la domanda, non mi toglie tempo anzi, aggiunge un senso di felicità e voglia di continuare con loro. Ho solo amore per tutto il mio lavoro.

Sempre nel 2021 è uscito “Moonshine”, il tuo secondo disco. In parole povere: perché, secondo te, andrebbe accattato?

Diciamo che “Moonshine” è una versione molto più matura del mio precedente disco. Amo il folk, il blues, la musica delle tradizioni e in questo album potrete trovare un viaggio tra le varie musiche tradizionali. Credo molto nella frase “la musica ci unisce” e così ho deciso di unire le musiche di varie culture, ad esempio in “Waterfall” ho legato la tradizione celtica con quella italiana. Spero di esserci riuscito… Tra l’altro qui ci tengo a ringraziare tutte le persone che hanno collaborato a questo progetto, dagli sponsor al produttore Giuseppe Lo Faro, passando per Samuele Bucci che ha curato le grafiche (foto scattate nei pressi del Lago Racollo, di notte, con sei gradi), Glenda Trubiano per le grafiche del primo singolo uscito e Francesco Sarmiento, “Music Force”, per aver pubblicato il disco.

Lo splendido video della title track è stato girato a Campo Imperatore. Quanto ti ispira, e quanto ti piace, l’Abruzzo?

Sono contento che ti piaccia, grazie mille! L’ottima riuscita del video la devo al mio amico Armando Oscar Rossi, grande fotografo paesaggista. Tornando alla domanda, l’Abruzzo mi ha da sempre ispirato, sin da quando ho cominciato a fare i primi video all’aperto. Ho sempre cercato di mettere in risalto i magnifici paesaggi che la nostra regione ci dona (talvolta anche rischiando, come quella volta sul Monte Amaro quando dovetti scalare metà montagna in ginocchio con tutta l’attrezzatura, perché non credevo ci fosse la neve e avevo le scarpe lisce). I video “abruzzesi” sono tutti sui miei canali Instagram e Facebook (Daniele Mammarella Fingerstyle e Daniele Mammarella Fingerstyle Guitar).

Hai già condiviso il palco con alcuni grandi nomi della musica internazionale. Fra i tanti, a livello personale, bisogna per forza di cose citare Gianni Morandi: raccontaci qualcosa di lui.

Nel 2020 ho realizzato un grandissimo sogno: suonare con Cisco Bellotti e poi con i Modena City Ramblers. Conobbi Cisco ad un suo concerto a Giulianova, gli spedii il disco e inaspettatamente mi chiamò al telefono poco tempo dopo, avevo le lacrime agli occhi. Feci due ospitate con lui in Abruzzo e poi venni scelto per un piccolo tour in sostituzione del loro chitarrista Massimiliano Frignani ( ne approfitto per salutare tutti i musicisti della band, Cisco, Mario, Enrico, Bruno, Kaba e Max). Durante il tour suonammo anche a Bologna, in Piazza Maggiore, e qui arriva Gianni… Arrivo sul posto verso le 12.00, mi fanno entrare nel backstage, salgo sul palco ed esclamo ” bella Piazza Maggiore da qui”, mi giro e c’è Gianni Morandi al mio fianco, frechete! Dopo il concerto riuscii a beccarlo sotto un portico, mi lanciai (letteralmente feci un salto) su di lui e gli porsi il disco; lui iniziò a giocarci mettendoselo in testa, poi mi chiese mille cose sulla realizzazione dell’album, dopo una chiacchierata e una foto ci salutammo e mi disse “ti farò sapere”… Non l’ho più sentito (per adesso), quindi ora, caro Gino, visto che tu sei suo amico, mettici una buona parola (ride NdR).

Progetti per il futuro?

Innanzitutto ti aspetto per la prima data del nuovo tour, il 10 Aprile alle ore 21.00 presso il Teatro Comunale di Atri, per l’occasione ho invitato alcuni ospiti d’eccezione (Christian Mascetta, Martin Diaz e Antonio Gambacorta). Il 16 aprile sarò a Lanciano (Teatro Fernaroli), il 6 Agosto a Collarmele (Festival dei giovani dell’Appennino), il 27 Agosto a Roma (Teatro Marcello) e ad ottobre si ritornerà a suonare a Madeira, in Portogallo (“Festival de la Guitara”). Nel frattempo si lavora all’uscita del terzo disco che vedrà alcuni cambiamenti al momento segreti… Ti farò sapere!

Grazie assai.

Grazie a te e a tutta la redazione de “Il Martino”.

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Abruzzo

Pasta al tonno, la ricetta abruzzese (fuori sede)

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pasta al tonno abruzzese fuori sede

Il fuori sede, che sia abruzzese o valdostano, che sia un lavoratore o uno studente, nel momento di cucinare (in mancanza di mammà) pensa tendenzialmente a due cose:

  1. Sparagne e cumbarisce.
  2. Non mi si crea proprio.

Là dove l’indolenza incontra il risparmio, nel luogo fatato in cui riposa la mancanza di fantasia – la quale, tiepidina, diventa fantasiosa ignavia – lì c’è una scatoletta, non certo di marca.

Una scatoletta di tonno, salvifica e perfetta.

La pasta al tonno ha origini antiche e non sarà certo l’Abruzzo a rivendicarne la paternità. Cionondimeno, anche gli abruzzesi si sono sempre cimentati in tale preparazione. Un piatto che, pur ammettendo complesse e noiose variazioni (la cipolla, l’aglio, il sugo, finanche il parmigiano), si prepara in pochissime e rilassate mosse.

Aprire la scatoletta di tonno senza tagliarsi.

Mettere a bollire dell’acqua di rubinetto, salarla con delicatezza, attendere che giunga ad ebollizione.

A questo punto buttare un quantitativo dignitoso di pasta nella pentola.

Il formato, quale formato di pasta utilizzare? Personalmente consiglio i radiatori; in mancanza di questi, possono essere utilizzate anche le farfalle.

Ora è il momento di concentrarsi sul nostro tonno già aperto. Prendere la scatoletta con la mano destra (in caso di mancinismo è d’uopo utilizzare la mano sinistra) e rivoticarla in un bel piattone, non prima di averne scolato il contenuto oleoso (ovviamente da conservare, magari poi su una bella fetta di pane, non si butta niente).

Attendere la cottura della pasta, cacciare la pasta.

Scolare la pasta, dare dei colpettini allo scolapasta, tirarlo via dal rubinetto.

Siamo dunque giunti al gran finale: la pasta deve essere gettata – anche con cattiveria – sul piatto contenente il tonno.

Ammischiare il tutto a sentimento.

Finito, punto, poche mosse (in tutti i sensi).

Per i più birichini, c’è una sola variante da consigliare: una bella sprisciata di panna da cucina nel piatto già pronto. A seguito di una vigorosa ammischiata, si formerà una notevole cremina rosa di raro gusto.

Ed ecco la pasta con il tonno alla maniera abruzzese (fuori sede).

Buon appetito a tutti i lettori del Martino.

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