Dylan, il poeta che canta

Come tutti sanno, il Nobel per la letteratura 2016 è andato a Bob Dylan, il poeta che sa cantare e il protagonista indiscusso di una folk song oramai quasi dimenticata. E la motivazione dell'assegnazione del premio conferito al cantautore è stata quella di avere creato una nuova espressione poetica nell'ambito della tradizione della grande canzone americana.

Da Il Martino cartaceo n 21 del 29.10.2016

Non voglio entrare in merito a quanto si è detto e scritto su questo premio. C’è chi condivide e chi no, ma le ragioni di chi disapprova sono state a mio avviso piuttosto deboli e talune infondate.

Io ho ritenuto pertinente l’assegnazione del premio al cantautore che non è nella lista dei miei preferiti, ma riconosco un poeta quando ne incrocio qualcuno. E solo per il fatto di essere tale, a lui e a quelli come lui va tutta la mia stima e la mia riconoscenza. A tal proposito vorrei dire anch’io la mia, come persona qualunque e non come l’intellettuale che non sono. Sono una persona che ama tutta l’arte e la poesia in particolare che è la più alta espressione della letteratura. Premesso questo, per me il premio è meritato. Poi Dylan può piacere o non piacere, ma questa è un’altra cosa. E quest’altra cosa, comune a tutti, non deve rappresentare un alibi per qualcuno che si è sentito defraudato di tale riconoscimento.

Ben vengano le critiche dei vari letterati che non condivido comunque  perché si sono sentiti messi da parte e perché secondo loro non si sentono rappresentati da questa forma d’arte che c’è sempre stata. Ma mi fanno arrabbiare i vari Napal51 (cito un personaggio di Crozza che si ispira perfettamente al mondo di Internet), i quali si sono attivati in rete per far conoscere le loro masturbazioni mentali pur non avendone  le competenze. Caro hater, la poesia è sacra. Non la  devi capire. Devi avercela dentro. Si deve mescolare col tuo sangue e la devi sentir scorrere e pulsare nelle vene. Se sei sempre portato ad attaccare e criticare usando un linguaggio che la letteratura e la poesia non riconoscono non ami l’arte e di conseguenza non puoi sentire la grandezza di un cantautore che, attraverso le sue canzoni e le sue liriche ha elevato la musica a forma poetica contemporanea. È anche vero che la mia passione per la poesia mi porta a cercarla ovunque e a trovarla ovunque, anche nei pugni chiusi di Muhammad Ali quando tra un pugno e l’altro c’infilava un verso che, sotto forma di aforisma, aveva lo stesso impatto del guantone sul viso. Ognuno racconta le sue storie come meglio sa fare. E quando esse arrivano come un “diretto” significa che quelle storie hanno un significato profondo che ci arricchisce e ci da una scossa rivelandoci tutta la bellezza della vita stessa che a volte può essere cruda, a volte insopportabile, ma altre volte perfetta nella sua imperfezione. Qualcuno dice che io sia poco attendibile per questo motivo. Riesco a trovare versi laddove nessuno si spingerebbe e non perché non ne sia capace, ma perché non ne vale la pena. La poesia è la forma più alta di letteratura e la musica la completa. Circa un anno fa, quando ancora non si sapeva che Dylan avrebbe vinto il Nobel, scrissi un articolo per presentare un artista del nostro paese: il musicista, poeta e scrittore Giacinto Cistola. Questo il titolo dell’articolo: Poesia e musica, note e parole. Iniziai il pezzo con le note che prendono in egual misura di come prendono le parole. Citai Montale, altro Nobel, la cui poesia è ricca di contenuti e riferimenti musicali, le sue prime poesie, le liriche pubblicate nel 1922 con il titolo di “Accordi”, dedicate ognuna ad uno strumento musicale diverso, ne sono la testimonianza. Montale è stato un poeta che prima di tutto amava la musica. Nel mio articolo di allora, riportai anche una domanda che, nel 1975, Giorgio Zampa gli rivolge. Ed è questa: “Riconosci nella musica, in senso tecnico, l’importanza della tua poesia?” Ed egli rispose: “Probabilmente sì, e credo che la mia poesia sia stata la più musicale del mio tempo e anche di prima”. E in un’intervista disse anche che grazie alla musica aveva scoperto la poesia. Quindi tutto torna. Anche il Nobel assegnato a Dylan. Le note e le parole fanno parte di un’unica letteratura.  Un Nobel meritato quello a Dylan perché la musicalità che sprigiona la sua musica è uguale a quella dei suoi testi. Un cantautore completo crea attraverso i suoni e le parole una similarità d’intenti che è propria dell’arte in genere, e cioè creare un’atmosfera fatta d’immagini, di suoni e di profumi. D’altronde la parola è suono molto prima che segno e la Poesia, è la musica delle parole e viceversa. Qualcuno ha scritto che Dylan non è un poeta ma è stato premiato perché ha portato la poesia dove non c’era. Non sono d’accordo. Dylan, ma anche altri cantautori come Guccini, De Gregori, De André, Battiato, Rino Gaetano, Luigi Tenco, per citarne alcuni ai quali mi sento legata, sono dei poeti che hanno cantato e raccontato una poesia che è sempre stata lì, tra le parole di un manoscritto, tra le note di uno spartito, nel suono di uno strumento. E quando la passione è dirompente il linguaggio della musica e dell’arte poetica si fondono in un unico racconto che  da vita alla letteratura. De André diceva che la poesia è musica dell’anima e che i poeti altri non sono che dei musicisti che suonano melodie provenienti dal cuore. Uomini che sanno trarre dalle cose un significato profondo, un afflato sensibile non percepibile a tutti e lo trasformano in parole. Chi è rimasto contrariato da questo Nobel, è perché o non conosce il significato profondo delle cose e non  ne percepisce l’afflato sensibile  o perché è invidioso. E delle due cose non so quale sia la peggiore: la mancanza di sensibilità o la troppa invidia. Come scrissi allora in merito al maestro Giacinto Cistola, quando un artista riesce a combinare bene le due passioni crea uno scambio geniale di creatività. Le forme di poesia sono due: la poesia stessa e la musica. E quest’ultima in quanto tale si nutre di entrambi. Non c’è un modo colto di far poesia. La poesia o la possiedi oppure no. Per questo i testi di Bob Dylan mantengono un elevato valore culturale che, musicati, diventano la più alta forma d’arte che è giusto che s’impari a conoscere. E se ha vinto la poesia non è che la letteratura diventa meno importante. L’ami di più. Questi i versi di una sua canzone (Wedding song del 1974)  che ti arrivano al cuore e ti fanno dire “sì” alla poesia, sì alla letteratura, “sì” alla musica e “sì” alla passione che rende la vita unica e irripetibile .

«Hai soffiato verso di me e reso la mia vita più ricca da vivere, quando io ero molto povero mi hai insegnato a dare, hai asciugato le lacrime dai miei sogni e mi hai tirato fuori dalla tana, hai saziato la mia sete e mitigato l’incendio della mia anima».