Ma quanto assomigliano la festa di Halloween e le tradizioni abruzzesi per la ricorrenza dei morti?

Si avvicina il 2 novembre, la giornata in cui in tutta Italia vengono ricordati i defunti e i cimiteri si affollano di visitatori. Sono sempre stata incuriosita dalla somiglianza tra alcuni tipici rituali del nostro paese e della nostra regione e la festa di Halloween che, pur tra mille polemiche, pare oramai una festa irrinunciabile, soprattutto per i più piccoli.

Da Il Martino cartaceo n 21 del 29.10.2016

Le polemiche tornano ogni anno a galla tra chi la ritiene una festa che “inquina” le nostre tradizioni, una festa commerciale (come d’altronde la maggior parte delle feste) che serve solo a spillar quattrini dalle tasche della gente costringendola ad acquistare costumi e ammennicoli vari e chi invece non vede l’ora che arrivi per potersi finalmente scatenare.

Nostri concittadini con parecchi natali sulle spalle mi hanno raccontato di gruppi di ragazzi che coprendosi di vecchi abiti dei nonni se non addirittura di stracci al fine di rendersi irriconoscibili, giravano per le strade del paese con in mano un triangolo di ferro che, colpito con un batacchio, emetteva un suono terrificante.

Questi ragazzi bussavano alle porte e aspettavano che qualcuno portasse loro qualcosa da mangiare, che, in quei tempi lontani e pieni di miseria, non poteva essere altro che un frutto o un dolcetto ancora caldo della brace sotto la quale era stato cotto.

Tutto questo non vi ricorda qualcosa? Non vi fa pensare al “dolcetto o scherzetto” che abbiamo importato dall’America?

O forse non è così? Forse sono stati loro che si sono appropriati di qualcosa che ci appartiene?

Io penso che sia questa l’ipotesi più verosimile; facendo un breve excursus tra le tradizioni abruzzesi legate al giorno dei morti questa indebita appropriazione di una nostra tradizione da parte degli americani sarà ancora più chiara.

Ad esempio, nella Valle Peligna è ancora viva l’usanza di tenere ceri accesi sia nelle chiese che nelle abitazioni. Oggi la zona non ha più la densità di popolazione di una volta e probabilmente l’effetto non è più lo stesso, ma alcuni decenni or sono, i paesi della valle, nella notte tra l’1 e il 2 novembre si illuminavano completamente, pronti ad accogliere le anime dei defunti che si credeva abbandonassero i cimiteri per dare vita a una processione lungo le vie dei borghi. Questa processione, detta “Scurnacchiera” (le anime erano infatti assimilate alle cornacchie), era aperta dalle anime dei nati morti seguite da quelle dei morti subito dopo il battesimo e ancora dai ragazzi , dagli uomini e dalle donne di mezza età e, a chiudere la macabra sfilata, dagli anziani.

Un’altra usanza tutta abruzzese è quella di appendere calze al camino e riempirle di dolci per i bambini, facendo loro credere che a portarli siano state le anime dei familiari defunti ai quali, in cambio, vengono offerti cibo, dolci e bevande su una tavola imbandita e decorata a festa. Il giorno seguente, tutta la famiglia si ritrova a tavola per un pranzo che prende il nome di “consolo”; questo nome deriva dallo scopo che quel particolare pranzo si prefigge, quello di consolare la famiglia per il lutto che l’ha colpita.

Spostandoci nella Marsica e precisamente a Sulmona, ci imbattiamo in un’altra tradizione molto particolare. Anche qui il 2 novembre avevano luogo banchetti e danze in onore delle anime andate, ma la particolarità era che, al fine di non sprecare nulla, la mattina seguente il cibo veniva recuperato e offerto ai poveri.

La festa di Halloween, che tanto assomiglia a questi riti della nostra tradizione, ha origini europee, e deriva dai festeggiamenti del capodanno celtico. Le popolazioni celtiche avevano una visione circolare del tempo e della storia; il limite tra “fine” e “inizio” era molto labile, per questo motivo, in occasione del capodanno (fine di un periodo e inizio di uno nuovo), sembravano assottigliarsi anche i confini tra il mondo dei vivi e quello dei morti, rendendo possibile il passaggio da un mondo all’altro.

Questa tradizione si è conservata nel mondo anglosassone e ha dato vita alla festa di Halloween (letteralmente “All Hallows Eve”, ossia “la vigilia di Ognissanti”), da tutti conosciuta come la sera in cui i bambini bussano alle porte proclamando la classica frase: “dolcetto o scherzetto?” o anche come la notte delle zucche (per chi ha avuto la fortuna di leggere i fumetti di Snoopy, era “la notte del grande cocomero”).

Detto infine, che, i sopra citati nostri concittadini che hanno tante storie da narrare, mi raccontano che quando erano bambini, i loro genitori la sera prima della ricorrenza dei morti avevano l’abitudine di svuotare una zucca e , dopo averne mangiato il contenuto, inserire all’interno una candela in onore dei loro cari defunti, vi pongo di nuovo la domanda: la festa di Halloween è americana?

Ai posteri l’ardua sentenza.