Il mare, le donne, l’amore, la morte…tornano ad emozionarci i libri di Alessandra Bucci grazie ad una triplice recensione dello scrittore pescarese Franco Pasquale

"Di solito sono un lettore lento. Poche pagine al giorno per centellinarle meglio. O forse solo per pigrizia. Chissà! Però a volte mi accade che mi ritrovo un libro fra le mani e, con stupore, mi accorgo che non riesco a staccarmene fino a che non l’ho letto tutto, subito, divorandolo fino all’ultima pagina. E’ quanto mi è successo, qualche giorno fa, leggendo, di seguito, tre libri di Alessandra Bucci."

Ho cominciato la lettura scegliendo un criterio cronologico, quindi per primo: “Donne. Sette racconti, un’unica storia”, Intermedia Edizioni, Orvieto, 2015. 7 distinti racconti che vedono protagoniste 7 diverse donne le cui vicende riescono comunque ad intrecciarsi fra loro grazie ad una abilissima conduzione della narrazione complessiva. 7 storie apparentemente comuni, dove non vengono descritti avvenimenti straordinari, ma che delineano i percorsi di vita di donne comuni, con le loro vicende ordinarie. Ma è proprio questa ordinarietà delle storie proposte che dà valore e senso al volume perché al lettore, queste 7 donne danno tutte l’impressione di una certa familiarità. Non si pensi, però, che questa sensazione di averle già conosciute tutte si traduca in una banalità della narrazione. Al contrario ci troviamo di fronte a 7 storie vere o comunque possibili. Lo stesso linguaggio, poi, anche quando deve cimentarsi con i nodi psicologici più profondi delle protagoniste, riesce a farsi semplice ed accessibile, senza mortificare affatto, però, la profondità dei significati e dei collegamenti formali. Una lettrice, quindi, potrebbe, credo, assai facilmente identificarsi in una o l’altra delle protagoniste di queste storie semplici. Ma anche un lettore di sesso maschile, come chi scrive appunto, può in ciascuna di queste insolite eroine, ritrovare i comportamenti o qualche vicenda personale di una madre, di una sorella, di un’amica o anche di una compagna attuale o perduta. Si tratta quindi di storie attualissime dove l’autrice descrive e motiva l’agito (e il non agito) delle proprie donne e lo fa con una dovizia di particolari che sorprende perché sa legare con sapienza i loro tratti somatici, i loro desideri, i vissuti, le motivazioni consapevoli o inconsce, ed inquadra il tutto in una cornice coerente. Alessandra Bucci osserva tutto questo e lo racconta con delicatezza e senza pregiudizi. L’autrice non giudica: lascia che le sue 7 donne facciano liberamente i loro percorsi di vita e le loro scelte. Non condanna, né assolve. L’autrice empaticamente resta vicina, per tutte le pagine del libro, alle sue creature e le fa dialogare e solidalizzare fra loro, in un filo che corre da un racconto all’altro, dove l’una giunge in soccorso alla fragilità dell’altra. Ne scaturisce una visione davvero positiva, perché alla fine di ogni storia ogni donna appare sempre un po’ più forte e consapevole di quanto era all’inizio ed ha imparato sempre qualcosa di utile di sé o del mondo che la circonda. Ed anche sui lettori l’effetto può essere lo stesso, a patto che siano disposti, insieme a queste 7 donne, a non perdere mai la speranza. “Raccontami il mare”, Giulio Perrone Editore, Roma, 2016 è la seconda lettura. Anch’essa coinvolgente e spedita, come i 7 racconti. L’autrice sperimenta, con grande efficacia, in un solo volume, l’accostamento di due generi letterari diversi: un romanzo che si snoda fino a pagina 86 e poi, a seguire, un’appendice di 21 poesie, casuale multiplo del numero tanto caro per il suo significato simbolico all’autrice, che ci racconta aver pescato in una scatola di latta. Il maggior respiro che l’autrice conferisce alla narrazione, ci consente di appassionarci ad un racconto anch’esso di vita quotidiana, dove accadono cose semplici e drammatiche insieme, come è nella vita della maggior parte della gente comune. Il mare, ma oserei dire, la natura nel suo insieme, laddove il mare ne costituisce la punta più simbolicamente caratterizzante, funge da magico contenitore che argina, ristora e ripaga dalle piaghe più dolorose del vivere. L’autrice ci ricorda che una delle massime e più trascurate o neglette (oggi) attività dell’essere umano è proprio la contemplazione che, anche quando non assume le vette del misticismo, riveste comunque una funzione salvifica per l’essere umano e conferisce significato ad ogni atto pratico della vita. Nella visione del mare, vero co-protagonista del romanzo, Alice riassume la forza e il valore della sua stessa esistenza, come dei genitori che l’hanno preceduta e che tale amore le hanno trasmesso certo anche geneticamente. Al mare affida le sue paure, i suoi segreti, le sue speranze e i suoi momenti disperati. Al mare corre a raccontare la gioia di un nuovo incontro, di una nuova amicizia, al mare affida le ceneri del padre, i suoi sensi di colpa, le sue poesie. Se nei rapporti con le persone qualcosa è rimasto incompiuto, tutto si compie infine nel mare, vero unico prodigio di una natura armoniosa che le appare sempre benevola, mai maligna, mai indifferente. Ma questi sono sentimenti profondi, come lo stesso mare sa essere, e sono riservati a poche anime nobili e di rara sensibilità, come tutti i protagonisti di ogni capitolo del libro in ognuno dei quali alberga un po’ dell’autrice. Poi le poesie, proposte, alla fine, in una appendice che appendice non è. Sono versi che completano, anzi, i capitoli del romanzo. Lì dove la descrizione o il racconto dovevano correre con forma discorsiva e lineare, seguendo la logica delle cose, le poesie consentono quel salto lirico che solo un poeta può fare. Nelle poesie il racconto e i sogni che esso contiene possono schiudersi ad un linguaggio che non ha i lacci della prosa. Nel terzo e più recente Nel terzo e più recente volumetto, “Stagioni d’amore, stagioni di morte”, edito da Irti Destinazione-arte, 2017, Francavilla al Mare, i versi di Alessandra Bucci appaiono ancora più maturi, sia nella ricerca stilistica che nella stessa rappresentazione delle emozioni con cui l’autrice mette a nudo con ancora maggiore evidenza la sua naturale autentica sensibilità di donna e di artista. Qui l’autrice ha smesso di celarsi dietro ai suoi personaggi e non ha paura, finalmente, in un anelito di libertà spirituale e di pensiero, di raccontarsi intimamente, per quello che è. Anche con quelle che possono apparire contraddizioni, ma che non lo sono perché l’alternanza dei sentimenti che dimorano nell’animo umano ha comunque, sempre, una ragion d’essere, una cornice coerente con la propria personalità e con il proprio vissuto. Ne viene fuori un magnifico canto alla vita. Forte, deciso, impetuoso. Come le onde del mare.

Franco Pasquale