Crescita consumo del PET: un segnale d‘allarme per gli oceani

Nel corso di questo 2017 l’impatto dell’uomo sull’ambiente è stato un tema ricorrente nei media e nelle politiche internazionali. L’uscita degli USA dagli accordi di Parigi ha fatto riemergere la questione delle emissioni di CO², creando un clima di preoccupazione diffuso tanto tra le altre potenze internazionali, quanto all’interno degli stessi Stati Uniti.

Molto spesso si tende a pensare che la scelta di spingere i consumi verso il baratro dell’insostenibilità sia dovuta a scelte prese dall’alto, nello specifico dal governo in carica.

Nonostante il grande peso da attribuire alle scelte politiche, molto dipende anche dalle abitudini dei cittadini e dal loro consumo – più o meno consapevole – di materiali come il PET. Inizialmente impiegato nell’industria tessile (le coperte in pile ne sono un esempio), il PET è dal 1973 lo standard per quanto riguarda l’imbottigliamento a scopo alimentare. Da quella data i consumi di bottiglie in plastica sono cresciuti seguendo una curva esponenziale, tanto da mettere a repentaglio la salute dei nostri mari in poco più di 4 decadi.

Purtroppo, quello dell’acqua in bottiglia è un business che vede l’Italia guidare la classifica a livello Europeo, stando ai litri consumati pro capite. Quest’utilizzo esasperato incrementa le emissioni di CO² non solo nella fase di smaltimento tramite inceneritori, ma anche durante lo stesso processo di produzione (per non parlare del trasporto su strada da un capo all’altro del paese).

Un’alternativa all’utilizzo della classica bottiglietta in plastica potrebbe essere la tanto demonizzata acqua corrente, spesso sottoposta a controlli anche più rigidi di quella commercializzata (qualora si avessero dubbi, è comunque possibile effettuare test presso enti appositi).

Che il PET abbia i suoi vantaggi è cosa indubbia: è facilmente trasportabile, maneggevole e dura a lungo. Ma proprio questa resistenza al degradarsi crea dei problemi, specie se il suo utilizzo è da intendersi secondo il famigerato metodo “usa e getta”. L’accumulo di un materiale che impiega un millennio per biodegradarsi è un serio problema per l’ambiente. Per questo l’uso consapevole della plastica deve far parte del nostro senso civico.

Per avere una panoramica sui dati e i numeri del PET, relativi al 2016, si può dare un’occhiata al <a href=”http://trademachines.it/info/acqua-in-bottiglia/” target=”_blank”>report</a> pubblicato recentemente dalla tedesca TradeMachines.