“Autunno d’autore”, secondo appuntamento che ha visto come ospite lo scrittore Antonio Masseroni

Martinsicuro – Sabato 18 Novembre, presso la Casa truentina di Martinsicuro, ci siamo ritrovati per il secondo appuntamento della rassegna “Autunno d’autore”, iniziativa voluta e portata avanti con successo dall’Associazione culturale Martinbook. L’ospite della serata è stato Antonio Masseroni, scrittore, cantante e musicista già noto al pubblico e alla critica grazie ai suoi precedenti lavori.

Una persona schietta e genuina, di quelle che rendono giustizia alle parole in via d’estinzione. L’autore aveva già partecipato con successo al Martinbook festival del 2016 ed è stato ospite dell’associazione truentina anche con il suo secondo romanzo dal titolo “Riverberi d’ombra”, con il quale ha vinto un prestigioso premio a Cattolica. La serata è stata moderata da Vilalba Cistola che si distingue per le sue presentazioni garbate e pertinenti, mai banali. E che dire di Sara Palladini, la voce portante di intere serate che va oltre la recitazione in sè e riesce in qualche modo a trasmettere le stesse emozioni di chi scrive? Con il suo talento e la sua predisposizione è come se ci facesse vedere l’Anima di un romanzo. E chi la ferma più? Non di meno importanza è stata la collaborazione del maestro Mimmo Iurlaro che segue l’aspetto tecnico del Martinbook e che ha accompagnato con la sua musica le letture di Sara.

Un team perfetto a mio avviso che si sta facendo strada dando visibilità ad artisti che meritano di essere letti ed amati per la loro spiccata sensibilità e per il rispetto nei confronti della scrittura troppo spesso criticata ingiustamente. Con “Le Lune di Avel”, terza opera di Masseroni, l’autore ha usato il genere fantasy. Il libro si divide in tre parti. Nella prima parte l’autore presenta un mondo al quale dà il nome di “Culla”. Un mondo apparentemente protetto, ovattato, formato da umani accuditi come cuccioli indifesi, giusto per usare le stesse parole riportate dall’autore. Nella seconda parte questo stesso mondo acquista qualcosa di diverso e inizia un viaggio nella coscienza. La culla è il punto di partenza dove gli umani da soli non riescono più ad ascoltare la voce interiore che ognuno si porta dentro perchè molto spesso essa fa paura. Sembrano riuscirci quando finalmente si ritrovano insieme.

La terza parte è tutta da scoprire leggendo il libro che non ha la presunzione di trovare soluzioni al vivere quotidiano ma ha l’ardire e il coraggio di portare alla luce sensazioni sopite, voci addormentate e verità che poi non sono verità assolute ma confuse pur mantenendo chiarezza e nitidezza. Ed è proprio questa confusione d’intenti mista a pensieri comuni che genera bellezza e sensibilità. Infatti, secondo lo scrittore, la verità non è mai assoluta. Chi può fare un’onesta distinzione fra il buono e il cattivo? Da che parte sta l’errore? Non si sa, ma è proprio questa la vera trasgressione e fin quando si rimane sulla soglia di convinzioni comuni, sulla conoscenza del bene o del male, non si va da nessuna parte. Si resta fermi in quella “culla” fino a farne una prigione. Il suo invece è un viaggio che forse non ha nessun traguardo ma consiste in una presa di coscienza nel rispetto di una convivenza reciproca. Quando gli “alieni”, i “diversi”, nel libro hanno commesso l’errore di separare le famiglie, di certo non potevano immaginare quanto esse fossero importanti per gli esseri umani.

Ad un certo punto la convivenza reciproca porta ad una contaminazione benefica e gli alieni cominciano a sentirsi profughi emotivamente. La sua, come spiega l’autore stesso, non è solo fantascienza pura e fredda ma possiede anche aspetti emozionali. Trovo che sia molto difficile far coincidere le emozioni con la fredda tecnica di un racconto fantascientifico. Ma ora parliamo un po’ di lui. A volte ci si limita, erroneamente, a parlare di un autore basandosi solo sui suoi scritti. Il che va anche bene. Ma per andare oltre bisognerebbe entrare nell’intimo di un’artista facendogli domande mirate che si dovrebbero allontanare dal “gossip” a favore di un vero incontro con l’autore. Lo si potrebbe incontrare in un posto qualunque del suo romanzo, avere la sfrontatezza di entrare nel libro, tra le pagine ancora nuove per sentire il profumo iniziale della verginità del foglio quando, incontaminato e bianco, esso era in attesa di essere riempito. Tutto questo per arrivare al nucleo rosso del pensiero dove, come un Sole, potrebbe bruciare ma sarebbe la mossa vincente per arrivare ad una fusione perfetta tra chi legge e chi scrive.

Il lettore si ritroverà con quella consapevolezza di appropriarsi con facilità di parole senza rubarle, come spesso accade, o distorcerne il senso, al fine di arrivare non solo ad una piacevole lettura ma ad un incontro emotivo con l’autore stesso e i suoi personaggi. Un tutt’uno con il fuoco. E, infatti la moderatrice, Vilalba Cistola, ogni volta che l’attrice Sara Palladini terminava la lettura di un pezzo tratto dal romanzo, rivolgeva all’autore domande semplici, non tecniche ma mirate solo alla conoscenza non morbosa al fine di stabilire un incastro perfetto tra autore e lettore. Dice bene Masseroni quando afferma che la scrittura è un bell’esempio di essere vento e vela. Essa è un impulso che spinge per essere raccontato. Può anche aspettare ma alla fine, è come un vento che spinge le cose per realizzare un’idea, toccare con mano eventi e sensazioni fino a creare un mondo parallelo che si confonde con la realtà. Avere la capacità di creare mondi così è qualcosa di meraviglioso. Scrivere, sempre secondo l’autore, è un’evasione, un luogo sicuro, una passione, una necessità, un qualcosa che migliora.

Ti permette di ripescare le occasioni che hai avuto nella vita. Ti permette inoltre di sedare lo stress quotidiano come riesce a fare anche la musica. Solo che quest’ultima è più diretta. Nei suoi libri, come giustamente ha colto la moderatrice, prevalgono le figure femminili e i bambini. Lo scrittore, narrativamente parlando, è attratto da entrambi perchè nelle prime secondo me, vi trova il coraggio di andare “oltre”, oltre le idee comuni, oltre ciò che è giusto oppure sbagliato, oltre il buono e il cattivo fino a raggiungere equilibri stabili pronti di nuovo ad essere infranti, un po’ come le regole, non appena queste figure si rimettono in discussione. Nei bambini invece, l’autore vede uno specchio a confronto con la realtà percepita per quella che è, accettandola con naturalezza e senza filtri. E da questo mondo, l’uomo adulto non può che trarne vantaggio emotivo e sensoriale con punte di temerarietà propria dei bambini alla scoperta di qualcosa di nuovo. Masseroni in questo libro ci regala una grande metafora che è quella della solitudine, questo nostro essere soli che ci costringe a seguire certe regole se si vuol far parte di un gruppo ed essere accettati. Il suo linguaggio, in un mondo propenso agli scandali e all’adattamento ad un pensiero comune, è un atteggiamento controcorrente. Fa decisamente paura. Ci spinge a guardarci dentro in cerca di quella parte di noi diversa da quella di altri ma non per questo meno bella. L’autore è lui stesso un po’ come un alieno che insegna agli uomini a riscoprire il significato delle parole di una vecchia lingua. La serata si è conclusa qui e, per usare un termine fantascientifico, la conclusione non è mai la fine ma potrebbe sessere “l’inzio di una nuova era”. Si ringraziano Sara Palladini, attrice di teatro, Vilalba Cistola, moderatrice e presentatrice, Mimmo Iurlaro, assistente tecnico, la scrittrice e poetessa Alessandra Bucci, nota artista locale, Arianna Torrieri, valida collaboratrice, il giornalista Matteo Bianchini, presidente dell’ Associazione Martinbook, Fejsal Iseini, editore de Il Martino.it – quotidiano Marche e Abruzzo, l’immancabile Mariella Di Bonaventura che rappresenta il lettore per eccellenza, il Signor Marco Cappellacci, assessore all’ambiante che ha dato un valido contributo alla serata con il suo intervento e tutto il pubblico presente. A breve il terzo appuntamento con “Autunno d’ autore”. L’invito è rivolto a tutti al fine di trascorrere del tempo all’insegna della buona arte.