I Faugni di Atri: fuoco purificatore e riti arcaici

Fuoco purificatore, fuoco che esorcizza la paura dell’inverno e, forse, della morte. Il periodo invernale, soprattutto quello natalizio, è ricco di eventi in cui il fuoco, i falò, sono i protagonisti di riti che hanno origini antiche, che ripercorrono le vestigia di celebrazioni pagane.

ATRI – Spesso queste celebrazioni vengono svolte a ridosso di un periodo particolare dell’anno, il solstizio d’inverno, periodo ritenuto magico” dalle antiche civiltà , il momento in cui la luce e il buio si “combattevano” in una guerra in cui, la luce, sembrava avere la peggio. Ecco l’origine dell’accensione di grandi fuochi che dovevano incoraggiare ed aiutare il Grande Astro, il Sole, a riprendere il suo cammino, a sconfiggere le tenebre. Accendere immensi falò in questo particolare periodo dell’anno, è comune a molte culture. Da quelle nord europee a quelle asiatiche. Gli stessi romani celebravano il dio Saturno in una festa in cui, tra fuochi accesi e preghiere, invocavano il dio affinchè il sole riprendesse il suo regolare iter nella volta celeste. E il sole veniva celebrato anche, e soprattutto, nel dies natalis solis, il giorno della nascita del sole, che venne trasformato dalla Chiesa  nel giorno della nascita del Salvatore, nel Natale cristiano. La festa della Luce che vince sulle tenebre. Nella nostra regione tanti sono gli eventi in cui immensi falò vengono accesi in riti in cui sacro e profano si fondono per celebrare

E’ il caso dei Faugni di Atri e dei falò per la Madonna di Loreto e per Santa Lucia. Nella città ducale, all’alba dell’8 dicembre, grandi fasci di canne secche vengono accesi e portati in processione per le vie del paese in un evento in cui sacro e profano si fondono.

Anticamente erano i contadini a percorrere l’incasato, accompagnati da canti e preghiere in onore della Madonna. Attraverso l’accensione di  fuochi, nelle campagne, si celebrava il periodo magico del Solstizio, ci si purificava dai peccati e, soprattutto, si chiedeva alle divinità di proteggere il raccolto, di renderlo prospero.

Il passaggio dai riti pagani a quelli cristiani ha coinciso con la festività della Madonna. L’usanza di accendere i falò, ad Atri, apparve per la prima volta attorno al 431 d.C., in coincidenza con la proclamazione della Madonna “Madre della Chiesa”, da parte dei Padri della Chiesa, durante il Concilio di Efeso.

Successivamente, nell’XI secolo, nella città marchigiana di Loreto, non molto distante da Atri, fu traslata dai crociati la Santa Casa di Nazareth e questo evento ebbe un fortissimo impatto tra le popolazioni del tempo. Si diffuse la leggenda che, a portare la Santa Casa sulle colline di Loreto, fossero gli Angeli e, per questo, accendere grandi falò che rischiarassero la notte serviva ad accompagnare il volo delle creature celesti.

Ad Atri si accendevano falò anche per la festa di Santa Lucia, che cade il 13 dicembre. Festa della Luce, protettrice della vista e l’evento, in passato, veniva organizzato dai mastri ferrai della città ducale. Oggi è rimasta la ricorrenza dell’8 dicembre.

Già dalla sera prima ci si inizia a preparare con una veglia di preghiera mentre davanti alla Cattedrale, il vescovo, accende un grande falò che rimarrà alimentato per tutta la notte mentre gli abitanti del paese, nelle loro case, attenderanno l’alba tra cenoni , canti e tombolate. Una specie di Veglione di fine d’anno che celebra le tradizioni degli antenati.

Verso le 4 del mattino, gli atriani, si riuniscono in piazza Duomo dove, alle 5, dopo il rintocco delle campane della cattedrale, si accendono i faugni con i tizzoni ancora caldi del falò che ha bruciato durante la notte. E solo allora inizia la suggestiva processione per le vie del paese, accompagnata da canti e preghiere, in una cornice sospesa tra il magico e il sacro.

La processione termina con il ritorno a piazza Duomo dove, alle 6 del mattino, viene celebrata una messa di ringraziamento in onore della Madonna. Le celebrazioni si concludono la sera, quando la statua della Madonna issata su un baldacchino viene portata in processione per le vie del paese.

La giornata di festa si conclude con l’accensione delle pupe, tradizione diffusissima nell’entroterra abruzzese. I fantocci, rappresentati con fattezze femminili, vengono animati da due persone che si nascondono al loro interno , che danzano e si muovono al ritmo della musica della banda . I fuochi pirotecnici concludono la manifestazione. Oggi la festa dei faugni fa dà richiamo a moltissimi giovani soprattutto da quando, alla festa religiosa, è stata affiancata una specie di “notte bianca”, con negozi, locali, musei e alcune chiese aperte al pubblico fino all’alba.