Serata conclusiva di “Autunno d’Autore”

Venerdì 15 dicembre, si è chiusa la rassegna letteraria autunnale organizzata dall’Associazione Culturale Martinbook con il patrocinio del Comune di Martinsicuro. Presso la casa truentina lo scrittore Giovanni Narcisi ha presentato il suo libro: “Vivere in Italia”, una sorta di manuale romanzato che descrive un incontro casuale tra un giovane che ha deciso di scappare dalla sua Patria, dalle sue abitudini, dalla sua vita, per trasferirsi in Italia e un anziano professore che, notando questa sua paura mascherata da una falsa spavalderia, gli offre aiuto e disponibilità. Il suo non è un vero e proprio manuale, ma una storia che insegna più che l’arte di arrangiarsi, l’arte di integrarsi.

La serata è stata moderata da Vilalba Cistola, presentatrice locale affermata ormai nota al pubblico. Sono inoltre intervenuti: Fejsal Iseini, un giovane imprenditore macedone che vive in Italia dall’età di un anno e il professor Saraceni, volto noto nell’ambiente letterario e scolastico del nostro paese e non solo. L’attrice Sara Palladini, “The Voice”, ha dato vita a versi di artisti vari che hanno saputo raccontare anche in poesia la vita non facile degli emigranti. La sua è una voce conosciuta a livello nazionale. Sara è dotata di corde empatiche che attingono alla sua nobiltà d’animo. La sua voce è un patrimonio da custodire qualora il mondo si dimenticasse completamente di colore, espressività  coinvolgimento emotivo. Non a caso spendo qualche parola in più per Sara. Questa artista riesce a toccare e a farci avvicinare a questioni difficili e importanti come appunto l’argomento discusso nella serata di venerdì. Accompagnata dal maestro Mimmo Iurlaro che ha curato anche la parte tecnica, ha letto alcuni versi della poesia che porta il titolo di “Emigranti” di Edmondo De Amicis. Ne riporto alcuni versi che, oltre ad essere di straordinaria bellezza, trovo molto attuali:”Sulla gelida prua morsa dai venti. Migrano a terre inospiti e lontane, Laceri e macilenti, Varcano i mari per cercar del pane, Traditi da un mercante menzognero. Vanno, oggetto di scherno allo straniero.” Questa poesia testimonia il fatto che il fenomeno della emigrazione c’è sempre stato. Tornando al libro, l’autore ha messo in evidenza la continuità  di questo fenomeno che, agli occhi di molti sembra nuovo . Alla domanda di Vilalba Cistola sul perché egli abbia sentito il bisogno di scrivere questo libro, Giovanni Narcisi, laureato in giurisprudenza e lettere e filosofia, ha risposto che, attraverso la sua esperienza personale, ha pensato di dare un valido contributo a quanti si sentono spaesati nel momento in cui mettono piede in un paese nuovo. Egli stesso conosce bene questa situazione di disagio perché l’ha vissuta in prima persona. Per integrarsi ci vogliono coraggio da una parte e volontà  dall’altra per accogliere laddove ci fosse una scarsa conoscenza, questo binomio di comprensione reciproca che non ha niente a che vedere con la tolleranza, non avrebbe modo di esistere e  di convivere in un qualsiasi contesto storico. Il professor Narcisi, dopo la laurea, è emigrato in Brasile dove è rimasto per circa quindici anni. Ha parlato della sua difficoltà  nell’ integrarsi e di reintegrarsi dopo, quando nel 2000 ha deciso di rientrare in patria. E da qui ha pensato di scrivere un manuale romanzato che potesse essere d’aiuto a chi, mosso dalla miseria, dalla fame o dalla guerra decide di affrontare l’ignoto. Non a caso, secondo me, ha trasformato quello che inizialmente sarebbe dovuto essere un nudo manuale, in qualcosa di più completo, un incontro, appunto, tra chi è in cerca di accoglienza e chi dovrebbe accogliere. Se i due, dopo l’incontro, riescono a raggiungere una intesa nel rispetto degli usi e costumi da entrambe le parti, allora si potrà finalmente parlare di conoscenza.  La conoscenza muove tutto, ad esempio le istituzioni e quel lascivo modo di vedere le cose secondo parametri dettati dall’ignoranza. Se non c’è questo incontro, il fenomeno sarà  sempre e comunque un fallimento. Il professor Saraceni, con il suo intervento prezioso e coinvolgente, ha proprio messo in evidenza come i flussi migratori, ancora oggi, rendono i rapporti e le politiche sociali molto difficili. Spesso intolleranti. Il professore si definisce più che uno studioso di storia, un cultore della storia. Il suo approccio verso questa materia va oltre il piacere di amarla perché gli ha insegnato a chiedersi il perché delle cose. In questo caso in relazione all’integrazione di massa che provoca reazioni non civili. Ha messo in evidenza il coraggio di persone capaci di partire lasciando tutto e tutti in cerca di “una terra promessa”. Chi lo fa è mosso da qualcosa che va oltre la discriminazione o le false dicerie. Ha letto poi un esposto che non riporto perché sarebbe lunghissimo, redatto da un ispettore di polizia di New York nel 1912: “List or manifest of alien passengers for the united states immigration officer at  port of arrival”. In questa lista c’erano anche i suoi nonni. Il fenomeno dell’emigrazione ha caratterizzato la storia del mondo. Nell’ ottocento c’era la gara per impossessarsi delle terre di dubbia appartenenza. Secondo il professor Saraceni si andava in quei paesi per conquistarli non per portare la civiltà.  Ritornando al libro, per una buona integrazione, la prima barriera da superare è quella linguistica e poi gli usi e i costumi, le leggi, la religione e altro ancora. Lo stesso autore ha insegnato per anni la lingua italiana quando era in Brasile e ha continuato anche dopo essere rientrato in Italia, ai migranti.  L’incontro tra questo anziano signore, Virgilio, e un giovane, Antonio, è fatale. Esso è l’incontro perfetto tra due culture che mirano alla conoscenza perché l’integrazione è conoscenza. Se questo presupposto venisse a mancare, anche solo da una parte, l’integrazione non avrebbe modo di esistere. Quando non si conosce si prova angoscia e si fa fatica ad integrarsi nel tessuto sociale.  Purtroppo oggi in Italia nessuna regione, nonostante i buoni propositi, è attrezzata all’accoglienza. Manca un’ organizzazione vera e propria e persone che hanno sfidato la morte vengono lasciate nei centri di accoglienza e parcheggiate lì senza essere addestrati. Invece bisognerebbe creare un sistema di accoglienza affinché l’immigrazione diventi una fonte di ricchezza. Anche l’intervento di Fejsal Iseini, editore de Il Martino.it è stato determinante nella discussione – Fejsal è figlio di immigrati ed è giunto in Italia quando aveva appena un anno. Si è integrato bene anche se ha fatto molta fatica e, sente di non avere raggiunto l’integrazione perfetta di cui ho parlato all’inizio dell’articolo. Fejsal è stato travolto da scelte politiche ed economiche perché lo stato non incentiva alla conoscenza dell’altra cultura. E questo è un problema di fondo da entrambe le parti. L’integrazione dovrebbe essere una risorsa, altrimenti non ha senso. Infatti il nostro editore, in una recente intervista rilasciata ad un neolaureato in Economia e Commercio, ha affrontato temi di svariata natura come ad esempio la situazione dei giovani e l’intolleranza verso gli stranieri. Ma, nonostante egli sia un imprenditore affermato e nonostante le difficoltà che ha incontrato nel suo percorso, la sua passione e la sua determinazione hanno saputo convertire nel cuore dei cittadini l’intolleranza in solidarietà  e conoscenza. Entrambe fulcro del libro di Giovanni Narcisi., La serata si è conclusa come al solito con i dovuti e sentiti ringraziamenti all’autore del libro, il professor Giovanni Narcisi, al professor Saraceni, al nostro editore e rappresentante de Il Martino.it, Fejsal Iseini, alla presentatrice Vilalba Cistola, all’attrice di teatro Sara Palladini, alla professoressa e autrice, nonché membro del Martinbook, Alessandra Bucci sempre attiva ed efficiente nell’organizzazione di eventi culturali, al direttore tecnico Mimmo Iurlaro, al presidente dell’Associazione, il giornalista Matteo Bianchini e a tutto il pubblico presente sempre partecipe e motivato. Un ringraziamento particolare va ad Emma Zarroli, presidente del Consiglio del Comune di Martinsicuro la quale ha dedicato parole incoraggianti affinché la cultura trovi sempre modo di esprimersi attraverso l’operato di associazioni come quella del Martinbook. Inoltre si ringrazia il sindaco Massimo Vagnoni che non si tira mai indietro nell’appoggiare tali iniziative. La cultura è un bene prezioso. la cultura è conoscenza. E la conoscenza è integrazione