“Insieme è più bello”: appunti per una lettura di Alessandra Bucci

Una lettura-analisi dell’opera attuale di Alessandra Bucci, in cammino inarrestabile verso tanti successi e premi, al tempo stesso che manifesta una sua evoluzione, rende evidente fin d’ora una stretta interrelazione fra tutti i suoi testi artistici:

I sentieri dell’anima, Prefazione di Sergio Garbellini, Ed. Duende, Giulianova (TE) 2014; Donne. Sette racconti, un’unica storia, Ed. Intermedia (Orvieto), 2015 (l’immagine della copertina, un volto femminile sorridente, è opera dell’Autrice), euro 11,40; Raccontami il mare, Postfazione di Giusy Valori, L’Erudita (Roma) 2016; Stagioni d’amore, stagioni di morte, Prefazione di Massimo Pasqualone, con una nota dell’Autrice, il Martino 2017; Oltre, Prefazione di Massimo Pasqualone, in copertina il quadro “Il volto dell’anima” del pittore Carlo Gentili, “Chiaredizioni, 2017,. Nelle pagine di Fb Alessandra Bucci continua a scrivere poesie, di cui ha programmato una nuova raccolta. Al tempo stesso sta scrivendo un romanzo dedicato al mare (il suo compagno di sempre) e al padre che al mare ha dedicato la vita.

Emblematica, in questo senso, può essere, nella memorizzazione dell’intera opera, un’applicazione già solo a una singola poesia, come per esempio Ci sono giorni:

Ci sono giorni / in cui la nebbia penetra / anche nelle fessure più intime / tremolii d’emozioni antiche / mi restano addosso / mentre cerco di dissipare / la malinconica melma. / E i rami infreddoliti ed irti / del mio giardino tendono / le loro dita nodose verso l’alto / chiedendo sostegno al cielo / mentre nell’intimo mi associo / al loro muto grido d’aiuto. / Domani tornerà il sole / ma oggi piango rugiada / assieme alla volta celeste / che diventa mia made, / mio padre, mia sorella. // Ci sono giorni / in cui ingoio l’eterno fiume grigio / che ha spento innumerevoli vite / sperando che si prosciughi / al primo raggio di sole / mentre vertigini di pianto / mi scivolano addosso / senza scalfirmi davvero (Fb 29/11/2017). Segue, dialogicamente, un P.S.: Oggi è uno di quei giorni. Il testo artistico di arricchisce ulteriormente (come spesso) di una foto: un paesaggio nebbioso, con alberi secchi e un campanile in lontananza.

Le parole, specialmente le metafore, sono parole che occorrono nei contesti brevi, nello specifico micro-/macro testo (una scrittura/raccolta) e in altri testi artistici della stessa A. (più o meno intertestualizzate ad autori-modelli diversi, anche di lingue diverse), rendendo indispensabile un’analisi al tempo stesso immanente (intrinseca) e trascendente (estrinseca). È su questa modalità d’analisi che l’analisi di testi artistici è stata affidata in tempi recenti a una ‘teoria semiotica integrata’: un significato artistico, al di là di una valutazione estetica, non è avulso da un’interpretazione allargata, anche psicologica, eco-/etologica, ideologica, antropologica, storica. Le parole dell’A. ‘cospirano’ o ‘si contagiano’ (per così dire) nel contesto, si organizzano parabolicamente, bivocalmente, in un discorso a focalizzazione multipla, condensazione di spazi figurali e configurazioni discorsive diverse (nebbia, melma, fiume grigio… emozioni, fessure più intime/nell’intimo… madre, padre, sorella… rami, giardino… grido, piango/pianto, rugiadatremolii, vertigini, scivolanol’alto, il sole, cielo/volta celeste…). Il testo è combinazione di vari campi figurali che si respingono e si attraggono. È la convergenza verso luoghi ideali nel retroscena (paradigmatica) del testo che rende possibile l’operazione (semiotica oltre e più che linguistica: la prima è esito ed espansione della seconda), di un ‘piano comune’ di interpretazione  (omologazione). Ogni relazione/correlazione, linguistica ed extralinguistica, diventa un necessario complemento alla stabilità e compattezza del testo, colma un vuoto d’informazione. Non si finirà mai di aprire lo specifico testo a sempre nuove interpretazioni, per effetto di una semiosi illimitata, fin tanto che sarà possibile il confronto con altri contesti e testi, in un esteso assemblamento di parole simili e dissimili. Le parole, per quanto dialogiche possano apparire in Fb, e pur sempre, etologicamente interspecifiche e criptiche, sono pur sempre riconducibili a pochi ‘campi’ sempre aperti, in una regolare interazione reciproca. Le parole ‘piene’ sono poi sostenute da parole ‘vuote’, che così vuote non sono: la grammatica è solidale con il lessico (mi/-mi, addosso, mio/mia, domani, assieme… [tempi, modi, diatesi]).

Come generalmente, il testo artistico dell’A. è produzione di senso di norme diverse, verbale (oralità e/o scrittura, scrittura per una recitazione orale), visiva (dipinti o foto), non esclusa in qualche caso una norma musicale (la musicalità della scrittura e/o la musica che l’accompagna), ciò che evidenzia come la lingua (Lingua), nei suoi fondamenti intersemiotici, rappresenti un sistema primario di modellizzazione, formalmente un allargamento del concetto comune di lingua. Malgrado le analogie tra una norma e le altre, ciascuna assolve funzioni diverse, di informazione personale oppure stilistica, la cui ricezione è culturalmente condizionata da fattori anche o soprattutto psicologici, eco-/etologici, ideologici, antropologici e storici. All’interno del testo artistico dell’A., poi, com’è vero che la semiotica vive principalmente di relazioni tra elementi testuali, le opposizioni e i contrasti sono caratteristica di ogni ‘codice’, sia esso ‘forte’ oppure ‘debole’. Una proprietà del linguaggio artistico, in particolare, è quella di accentuare un elemento di conflitto e di deformazione: ogni processo di significazione è un rapporto formale di differenze. La funzione artistica si intreccia e si confonde con quella emotiva, che attinge a zone basse della coscienza, sempre alla ricerca di un oltre-senso, sensazioni ed emozioni: gioia, meraviglia, ansia, paura, speranza necessitano di un soggetto pensante e di una rappresentazione. Punto di partenza è una legge dell’associazione mentale, che configura una catena di pensieri e di segni. Le passioni vengono alla coscienza ‘colorando’ gli oggetti del pensiero.

I segni dell’A. traggono vantaggio dall’intreccio di norme semiotiche diverse per evidenziare la loro natura ‘triadica’: ogni segno (segno in sé) in una relazione triadica (non diadica) è come un ‘primo’ in relazione a un ‘secondo’ (segno oggetto), in grado di determinare un ‘terzo’ (segno interpretante), punto d’arrivo una ‘fuga’ degli interpretanti, in una semiosi illimitata. Simboli, indici e icone hanno uno specifico ruolo nell’accertamento della ‘verità’, non ultimi quegli indici linguistici che, privi di una propria referenza nelle lingue (pro-forme o deittici), rinviano necessariamente a oggetti extralinguistici. Pur nel primato di un momento iconico, l’iconicità è però sono una questione di grado a vari livelli, sempre un’iconicità convenzionata: i segni assolvono varie funzioni, nel continuo tra una funzione e le altre, sfuggendo a una definizione rigorosa. Al di là anche di testi di finzione e pseudo-referenzialità, il discorso non è mai copia del reale, così che una semiotica del discorso (soggettale) differisce da una semiotica del mondo (oggettale). Da un lato, l’indebolimento del rapporto con la realtà (‘straniamento’) è trasgressione linguistica aperta a possibili ‘errori’ che hanno successo nella ‘regolarità’ del discorso (i rami …le loro dita, muto grido d’aiuto… piango rugiada… ingoio l’eterno fiume), quando non in contrasto con la norma stessa linguistica o con l’uso collettivo (neologismi lessicali e semantici, ‘incroci’ di parole, agrammatismi); dall’altro, l’indeterminatezza (contraddittorietà, indecidibilità ad libitum) dei segni artistici equivale a una polivalenza o a un’entropia, con arricchimento di indicatori semantici e/o figurali. Nel complesso organico della scrittura, la veridicità del discorso (noscitur a sociis: ‘dimmi con chi vai’…) è mimesi sostenuta da una focalizzazione verso centri di controllo, spazi di sapere strategicamente importanti ai fini dell’accesso al testo, piacere del testo (morosa delectatio) che nasce da una sua analisi in profondità.

Nell’ubiquità di due mondi, un oggetto esterno e uno interno, si colloca l’A. stessa, come segno monadico, parola e al tempo stesso immagine (chorèma), ben riconoscibile in Fb, nella sua sorridente immagine, in tutti i suoi affetti familiari (umani e animali) e amicali. Che cosa distingue una persona da una parola non è ben chiaro: le persone e le parole si educano reciprocamente, il segno (verbale e/o visivo) che la persona usa altro non è che la persona stessa, così che il suo linguaggio finisce per essere la somma totale della stessa, riconducibile alla decisione (più o meno controvertibile) di una comunità, di cui è dinamicamente scissione e negazione. È un’A. sempre in ‘corsa’ verso nuovi riconoscimenti e premi: chissà che, dall’anima allo spirito, da un trionfo all’altro, il futuro della sua produzione artistica (come nei trentennali Trionfi petrarcheschi, dall’amore alla morte, alla fama, al tempo, all’eternità) non possa un giorno coincidere con una sublimazione dell’Eros, così che non sia più solo passionale, ma svuotato da furori sessuali e spregiudicatezza. Nella sua corsa l’A. incarna bene gli obiettivi dell’associazione culturale Martinbook, di cui è magna pars, un gruppo ben coeso e ricco di personalità interessanti spesso patrocinato dal comune di Martinsicuro, con l’intento di promuovere una dinamica dell’incontro, da intendere come opportunità di crescita individuale sociale e come strumento strategico per produrre nuovi contenuti culturali, per un incontro tra diverse culture e nazionalità, per una sinergia anche tra arti diverse, per sperimentare e sperimentarsi. È da credere che il femminismo dell’A. sia solo una componente tra le altre della sua ideologia, nella generale difesa di tutti i diritti civili, nell’ottica di un Amore (“l’amor che muove il cielo e le altre stelle”) contro ogni forma di egocentrismo o egotismo, violenze, angherie, ingiustizie sociali, le tante sfumature di una violenza.

Per quel che è possibile parlare di comunicazione, la ricerca di una comunicazione ‘partecipativa’ è il risultato di una umanizzazione che avvicina un enunciatore (mittente) a un enunciatario (destinatario), a metà tra informazione e persuasione, tra cognizione e appello, di nuovo una prospettiva interna e una esterna. Nella cooperazione tra un autore e un lettore, il testo si presenta come una strategia testuale dialogica, all’incontro fra due diverse competenze. La scrittura artistica dell’A. è fatta di segni pregnanti, plurisegni per un plurisenso, che si arricchisce continuamente nella fruizione dei suoi destinatari. La natura dialogica del testo può risolversi in una pluralità di letture, parallelamente il testo non si identifica forse del tutto in una intentio operis, ma vive dell’ubiquità tra una intentio auctoris e una intentio lectoris. Per tale motivo, occorrerebbe parlare di significazione, più che di comunicazione stricto sensu, ovvero solo in parte di una comunicazione ‘partecipativa’, come terapia del sociale e azione catartica. Crampi della comunicazione e crisi del segno? Una teoria estetica, partendo dalla considerazione di due ‘menti’ (un mittente e un destinatario) incoraggia oggi uno spostamento di interesse dagli autori-testi alla ricezione e alla lettura, a prescindere anche dalla nostra storicità, tradizione ed evoluzione. Viene il sospetto che il significato non sia tutto contenuto nel testo artistico, ma sia generato dal processo di lettura, colmando le zone dell’indeterminatezza, partecipando alla produzione del significato (la sua significanza), in una concretizzazione dell’homo legens, collaborando nel gioco di fantasia, in un processo di convergenza tra autore e lettore. La sfida lanciata dall’A. in Fb si riassume in una formula appassionata e convinta: “Insieme è più bello”. Si evidenzia qui quel carattere transcomunicativo che è legato ad aspetti biologici della semiosi e per il quale i confini mobili della socializzazione mostrano di rigore quell’ordine fisso di dialogo, che da una comunicazione intrapsichica (da un inconscio a un preconscio e a un cosciente) muove verso una comunicazione interpersonale (la famiglia e gli ‘amici’). La pubblicazione di scritture artistiche dell’A. (ultimamente, quella del suo ‘romanzo’ Oltre) dà vita a tanti progetti interessanti, regolarmente accompagnata da presentazioni cerimoniali, piccoli spettacoli, con un séguito di apprezzamenti e idoleggiamenti, con la consueta partecipazione e aiuto di amici/colleghi e di membri della stessa associazione Martinbook, a comincare dalla straordinaria recitazione di testi da parte di Sara Palladini.

Quali i confini tra un segno culturale e un segno naturale (organico o fisico)? Il pensiero che sottende a un segno non è interamente connesso con il cervello: appare anche nelle opere delle api, in tutto il mondo organico o fisico. Il ‘volo’, anche allegorico, di Alessandra Bucci  è per qualche aspetto vicino all’entomologia romanzata di Maurice Maeterlink (La vita delle api, ed. originaria 1901). Quali sono dunque i confini fra testi artistici diversi e il mondo naturale? È manifesta in ogni caso una forte interazione con l’ambiente (Lifeworld). La fusione dell’umano artistico con la natura è resa manifesta dagli incerti confini ecologici tra segni culturali (convenzionali, appresi) e segni naturali (motivati: innati e universali), come pure fra segmentale e soprasegmentale nell’utilizzo di ogni norma semiotica, verbale come pure visiva. La scrittura dell’Autrice fa da sfondo spesso a un mondo, non solo naturale ma anche umano, molto variegato, in cui si rintracciano quasi tutte le sfumature del genere umano, con sentimenti intensi e a volte contrastanti. Dalla sfumata distinzione tra natura e cultura (già in Goethe) alla più recente semiotica ecologica, appaiono sempre più incerti i confini tra segni culturali e segni naturali. La scrittura appare come linguaggio che vive per se stesso, contro-comunicazione, passione del linguaggio che va al di là del linguaggio, continuamente attratta da zone di infra- e ultra-linguaggio. Vicino in qualche caso a un linguaggio onirico, il discorso presenta le caratteristiche di un discorso opaco, non trasparente. Il retroscena del testo appare dominato da centri di gravità inconsci. In una teoria ‘coinemica’ del linguaggio inconscio i significanti appaiono tanti rispetto ai significati che sono pochi, in quanto conflittualmente ‘insistono’, ma non ‘consistono’ (Lacan), nella catena lineare del testo: il senso, cioè, tende a raccogliersi (focalizzarsi) attorno a centri di gravità inconsci.

La metafora, regina delle figure, nella sua definizione specialmente interattiva e/o intersettiva, è un luogo ideale per l’accesso all’interpretazione del testo artistico. La scrittura dell’A. inizia con una metafora e si completa con un’allegoria, come una cerniera e una graduale anestesia, in qualche caso mito, malattia del linguaggio, spia di una logica primitiva, esprit de tout le monde. È scrittura arricchita dalla presenza di ipoicone (metafore e immagini), ma anche di subindici (iposemi: pronomi dimostrativi o relativi, nomi propri), in uno scambio-associazione (conscia o inconscia) tra significanti e/o significati, a metà tra similarità e contiguità: è un’ipocodificazione che comporta un legame debole tra significanti e significati, in un ‘conflitto’ tra simbolizzazione privata e pubblica. La motivazione del testo si manifesta come esitazione tra suono e senso. A una semiotica psicoanalitica potrebbe essere affidato il compito di interpretare le trasgressioni linguistiche presenti nella scrittura artistica, oltre che in lapsus, sogni, sintomi nevrotici, per rivelare l’inconscio, in un processo reversibile. La metaforizzazione, cioè la metafora a livello inconscio (anche nel linguaggio infantile), diventa strumento di conoscenza onirica, ritorno al linguaggio della notte. Le icone hanno a che fare con il carattere vivente della ‘verità’, sono ipotesi di ciò che è logicamente possibile, partecipando sia della verità sia della falsità, come invenzione estetica, illusione fantastica, anche ipotesi scientifica: hanno la qualità che è propria delle ‘menzogne’ nel loro ‘apparire’ come vere. Un testo veridittivo oscilla tra il sembrare e l’essere. L’esperienza passionale dell’A. chiama in causa una semiosi affettiva, che è comunione dell’Io con l’ambiente, che è confusiva e narcisistica, non distintiva ma significativa, in una lingua affettiva che ‘corre’ parallela a quella cognitiva.

Umberto Rapallo (Genova)