Le opere del pittore Giorgio Mercuri entrano a far parte della Collezione ”Villa Cavallini Sgarbi”

Bellissima notizia sul fronte pittorico. Avevamo fatto conoscenza del pittore marchigiano Giorgio Mercuri, e della sua mostra ”Il Padre Nostro” allestita ad Ancona (e prorogata fino al 31 gennaio). Ma non pare placarsi l’onda di successo sul suo cammino, e con ufficialità diamo notizia che le sue particolarissime opere entreranno a far parte della prestigiosa collezione ”Villa Cavallini Sgarbi”, un edificio storico e culminate di arte, luogo esatto dove Ariosto scrisse L’Orlando Furioso.

Edificato in epoca medioevale nelle adiacenze della chiesa di Santa Maria delle Bocche, il palazzo passò nel 1471 dal notaio Rinaldo Mezzaprile alla famiglia Ariosto, assieme all’edificio contiguo (la Magna Domus dell’illustre casata), al quale è unito da un cavalcavia in vicolo del Granchio. Nel 1484 l’edificio divenne proprietà del canonico Brunoro Ariosto: è verosimilmente di quest’epoca il monogramma cristologico collocato sulla facciata, a ricordo della predicazione in Ferrara di San Bernardino da Siena, che lo adottò come proprio emblema. Il portale in marmo con archivolto e mensola a chiave può essere fatto risalire al Cinquecento. Mentre Brunoro era canonico a Rovigo, nel palazzo si stabilì il fratello Nicolò, dal quale nacque il celeberrimo Ludovico, allora decenne. In questo edificio, il futuro autore dell’Orlando Furioso studiò con il precettore, Domenico Catabene di Argenta, e probabilmente vi compose le prime poesie e alcuni acerbi testi teatrali. Alla morte del padre, il grande poeta abbandonò Ferrara per recarsi a Canossa in qualità di capitano della Rocca, anche se ritornò più volte a vivere in queste stanze, sino a quando acquistò la casa in contrada del Mirasole. Nella casa di via Giuoco del Pallone 31, di cui divenne in seguito l’unico proprietario, Ludovico scrisse ampi brani della prima versione dell’Orlando Furioso, edita nel 1516. Dopo gli Ariosto, il palazzo divenne della nobile famiglia Canani e, via via, dei Federici, dei Righetti, degli Agnoletti, finché nel XIX secolo fu acquistato dal paesaggista e critico d’arte Ferdinando Ughi. Questi lo vendette al pittore Oreste Buzzi nel 1913, il quale era tornato dal Brasile fornito di cospicue risorse economiche, dopo aver lavorato anche per il presidente della Repubblica. Alla morte di Buzzi, avvenuta nel 1943, il figlio Ugo cedette la casa ai Cavallini, genitori di Bruno (padre di Eleonora Cavallini), Rina e Romana (madre di Mario, Giovanni, Bruno e Anna Verdi). Rina Cavallini sposò Giuseppe Sgarbi e concepì Vittorio Sgarbi ed Elisabetta Sgarbi. Di gusto rinascimentale è il prospetto, di squisito taglio esornativo legato alla tradizione del “cotto” ferrarese. L’antico portico al pianterreno venne tamponato durante il XVI secolo, mentre la facciata fu sopraelevata dopo l’acquisto da parte di Buzzi su progetto del medesimo, che si preoccupò intelligentemente di mantenere l’unità stilistica con il piano nobile e lo decorò personalmente con raffinate tempere di gusto tardo-liberty e art déco, sia nei soffitti che sulle pareti. All’epoca in cui Oreste Buzzi comprò la casa, permaneva al pianterreno uno stanzone (allora rivendita di legno e carbone) dove, secondo la tradizione, Ludovico Ariosto metteva in scena le proprie commedie davanti ai famigliari, a mo’ di anteprima.

Ma torniamo al nostro Giorgio Mercuri; le opere sono state segnalate a Vittorio Sgarbi dalla EA Editore, prima di entrare a far parte della collezione. I lavori sono del 2017, tutti acrilico su tela.