Pescara, ottant’anni fa ci lasciava “Il Vate” Gabriele D’Annunzio

PESCARA – Era il primo marzo del 1938, ottant’anni fa, quando Gabriele D’Annunzio ci lasciava, privando l’Italia di un importante genio della letteratura. Personaggio controverso, ammirato e desiderato, “Il Vate” è forse l’abruzzese più famoso e celebre di sempre.

Una scrittura multiforme quella del poeta pescarese, che dalle allegorie dell’Alcyone è stato capace di passare ai discorsi politici, passando attraverso il canto degli antichi eroi delle Laudi o il racconto erotico. D’Annunzio fu abilissimo a giocare con le parole di tutti i giorni, inventandone alcune che, a distanza di 80 anni dalla sua morte, sono entrate a far parte del nostro vocabolario quotidiano. Affascinato profondamente dalle teorie di Nietzsche, il poeta pescarese si lasciò travolgere dall’idea che servisse un nuovo re a Roma, e in Italia.

Uomo d’azione e fervido nazionalista, propagandò a lungo affinché il Regno d’Italia entrasse in guerra contro la Triplice Alleanza. Di carattere spiccatamente coraggioso, partì per missioni pericolosissime in via aerea e in via marina e inflisse gravi danni ai reparti di mare e d’aria dell’esercito austriaco. Lanciò volantini propagandistici a Trieste e a Vienna e sabotò le navi austriache sul porto di Buccari. In un atterraggio d’emergenza, nel 1916, perse quasi un occhio. Durante la convalescenza compose il “Notturno”, un testo di poesie spiccatamente crepuscolari.

Il Vate divenne famoso per l’impresa di Fiume e l’instaurazione di un governo autonomo nella costa istriana settentrionale. Sarà proprio il triste epilogo dell’avventura fiumana a demoralizzare per sempre il poeta soldato. Troverà pace solo a Gardone Riviera che diventerà famoso come il “Vittoriale degli Italiani”.