Teramo, commemorazione della battaglia di Bosco Martese. Nel 1943 i partigiani sconfissero i tedeschi al Ceppo

TERAMO – I monti teramani hanno segnato per sempre la storia. La battaglia di Bosco Martese avvenne nel 1943 sulle alture del Ceppo, nei pressi dei Monti della Laga, e rappresenta la prima battaglia in campo aperto fra partigiani e tedeschi nonché una delle poche vittorie riportate dai primi.

Il 21 settembre del 1943 si radunarono al Ceppo alcune centinaia di persone, comprendenti soldati italiani e non, ex-prigionieri di guerra, gruppi di antifascisti e civili teramani antifascisti, con l’intenzione di costituire un presidio per difendere Teramo da eventuali attacchi da parte dei tedeschi. Il comando venne affidato al capitano dei carabinieri Ettore Bianco.

Il 25 settembre un contingente di tedeschi si diresse verso il luogo dove erano situati i partigiani. La battaglia iniziò alle 12.30 e durò circa 3 ore; i partigiani sconfissero i tedeschi che si ritirarono. Si contarono almeno 50 tedeschi uccisi, cinque camion distrutti e due autovetture distrutte e i tedeschi per rappresaglia uccisero cinque ostaggi catturati a Torricella Sicura.

Il Sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto ha tenuto a presenziare la commemorazione della battaglia: ”Essere qui alla celebrazione di Bosco Martese non è un gesto scontato, quasi la risposta obbligata che una istituzione dà per una commemorazione. Tutt’altro: essere qui a Bosco Martese è, per il sindaco della città di Teramo, un atto di fondamentale importanza, col quale si celebra un evento focale della guerra mondiale e della storia partigiana ma che proietta lo sguardo al futuro. Sì perché ciò che accadde su questi monti 75 anni fa, riverbera le sue conseguenze ancora nell’oggi e appare, in questi tempi più che mai controversi, come un monito. Per questo ho ritenuto importante essere presente, primo cittadino e perciò voce della mia città, a rendere omaggio a un evento che segnò una svolta nella guerra tra italiani occupati e tedeschi occupanti, e che dobbiamo ancora oggi indicare nel suo simbolico significato alla classe dirigente, ai cittadini, ai giovani. Un insegnamento che possiamo trarre da quelle vicende è forse politicamente non corretto, come si direbbe oggi, ma sicuramente di rilievo ed è che non di rado la ragione, la giustizia, la legittimità degli atti non stanno nella mediazione, non stanno nell’ equilibrio degli opposti, ma stanno da una parte sola; hanno volti, storie, azioni, motivazioni, riferimenti veri e innegabili. Gli uomini, i ragazzi, di Bosco Martese, col loro coraggio e con la loro azione che diede il via, come ormai riconosciuto, alla lotta partigiana, stavano dalla parte di chi ha il dovere e il diritto di difendere i propri cari, la propria vita, i propri beni, la propria storia. Ma la loro non fu una guerra nata da pregiudizi, scaturita da preconcetti bensì essa fu dettata dalla necessità di far valere la giustizia, di dare spazio alla libertà. Altro insegnamento che ritengo particolarmente importante per l’attualità, è nella coralità degli atti che furono perseguiti, nella condivisione dei rischi, del pericolo, nella proposta collettiva dell’azione che veniva intrapresa. E questo è particolarmente significativo, in un periodo in cui invece l’individualismo, l’accanita difesa del particolare, il rifugio in una sempre più indissolubile tutela di interessi personali, sta producendo effetti devastanti non solo per la convivenza civile ma anche per il tarlo che inietta nella pubblica opinione.”