Le regionali in Abruzzo evidenziano i paradossi del governo

Vince il centrodestra grazie ai voti della Lega, ma il nuovo Presidente è un senatore di Fratelli d'Italia. Battuta d'arresto per il Movimento 5 Stelle. Segnali per una possibile ripresa del centrosinitra.

Marsilio Salvini Regionali Abruzzo
Il neo Presidente della Regione Abruzzo con Salvini durante un sopralluogo ad Alba Adriatica

I giochi sono fatti. Aperte le urne, contate le schede, non ci sono dubbi. Marco Marsilio ha vinto le regionali ed è il nuovo Governatore dell’Abruzzo. Eletto in Senato tra le fila di Fratelli d’Italia, diventa Presidente grazie ai voti della Lega.

Il già partito padano, ora forza aggregante a livello nazionale, è stato il vincitore indiscusso di questa tornata elettorale. Più che un carroccio, ieri sembrava una locomotiva, in grado da sola di trainare la coalizione di centrodestra alla vittoria alle regionali. Una coalizione che dopo le Politiche del 4 marzo scorso sembrava finita in frantumi. Che però si è presentata ancora unita in Abruzzo. Eppure sembrava tutto, meno che compatta. A pochi giorni dal voto non sono passati inosservati gli screzi tra Salvini e Berlusconi, che proprio non può accettare che il leader leghista governi coi cinquestelle. In mezzo la Meloni, a cercare di fare da trait d’union e a far sembrare unito ciò che unito non è.

In questo contesto, si è arrivati al voto di ieri. Ad imporsi, il candidato di Fratelli d’Italia, nonostante il suo partito non abbia certamente ottenuto la maggioranza dei consensi. Anzi, ha di poco superato il 6%, in una coalizione che ha ottenuto il 48%. Staccata anche da Froza Italia, ferma al 9% ma con segnali di ripresa.

La scelta di esprimere un candidato tra queste fila, si inserisce nel gioco delle spartizioni. FdI ha infatti ottenuto buoni risultati alle urne in Abruzzo. Pertanto ha ottenuto la possibilità di esprimere il candidato per le regionali. Che si tratti di un nuovo slancio per un centrodestra unito, oppure di una giunta regionale paralizzata ed ostaggio dei suoi stessi membri, non è dato saperlo.

Ma se da una parte è stato facile individuare il vincitore, dall’altra non è così chiaro chi abbia perduto. In molti hanno parlato di tonfo dei cinquestelle. Eppure una lista che da sola riesce a superare il 20% dei consensi, non sembra del tutto a pezzi. Certo fa scalpore il fatto che abbia quasi dimezzato i consensi, a due mesi dal reddito di cittadinanza. Eppure non bisogna cominciare a gridare tanto in fretta all’estinzione dei pentastellati, che hanno dimostrato di avere una base solida anche nei momenti di difficoltà.

Tra le due componenti governative, si è inserita la coalizione di centrosinistra, molto più centro che sinistra. Il candidato Legnini, che ha riunito diverse liste civiche, ha saputo riguadagnare terreno e non era facile. Non dopo la poco fortunata esperienza dell governo della Regione a guida Pd. Non dopo che D’Alfonso ha salutato tutti ed ha fatto i bagagli, destinazione Roma, Senato. Quella che si preannunciava come una disfatta, si è tramutata in una dignitosa sconfitta. Ha ottenuto il 31% dei voti. Si è dimostrata vincente la tattica di Legnini per la campagna elettorale. Mentre tutti i suoi competitor facevano a gara per portare in regione i big del partito (in ordine sparso Di Maio, Berlusconi, Di Battista, Salvini, Meloni solo per citare i più eclatanti), lui ha scongiurato i membri del Pd di non farsi vedere. L’elettorato ha apprezzato.

Quel che accadrà ora rimane incerto. Qualcuno ipotizza crisi di governo all’orizzonte, con la Lega intenzionata a sfrattare l’inquilino di Palazzo Chigi. Molto più probabilmente uno scenario simile si potrebbe aprire solo in seguito alle Europee della prossima primavera.

Rimangono certi solo alcuni capisaldi: confusione, perplessità, paradosso. L’intesa di Governo, si combatte ferocemente a livello locale. La coalizione di centrodestra appare sempre più divisa e schiacciata da una Lega che si è presa l’elettorato, ma che è ancora riluttante a sganciarsi e correre da sola. Il centrosinistra dimostra di poter risollevarsi solo se nasconde simboli e volti del Pd.

Insomma l’incertezza regna sovrana, tranne che per un caso. Esiste una sola forza politica coerente con il proprio trend elettorale: CasaPound. Neanche questa volta infatti, il movimento della destra radicale ha sfondato il muro del 1%.