Tortoreto, ambiguità in caserma, aperto un fascicolo contro due giudici

La Procura di Campobasso non archivia le loro posizioni. Denunciati insieme a 15 carabinieri da un ex appuntato che si difende da un'accusa di favoreggiamento e denuncia un complotto nei suoi confronti.

procura repubblica giudici

Sempre più intricata la vicenda che gravita intorno alla caserma di Tortoreto. Un ex appuntato è stato accusato di favoreggiamento in un presunto giro di spaccio. Il militare si difende e sostiene che si tratta di un complotto ordito dai suoi stessi colleghi. In attesa del processo, che ancora deve partire, è passato al contrattacco, denunciando 15 carabinieri ed i giudici che hanno gestito il caso. Aperto un fascicolo contro questi ultimi.

TORTORETO – Nei casi in cui è necessario giudicare l’operato dei giudici, di prassi la competenza spetta ad un’altra Procura. In questo caso Campobasso che, nonostante la richiesta di archiviazione, ha ritenuto opportuno aprire un fascicolo contro i pm Davide Rosati e Roberto Veneziano e raccogliere le deposizioni dei coniugi De Ninis, la coppia risucchiata dall’inchiesta sul traffico di droga.

Indagine che non ha prodotto grossi risultati. Nonostante inizialmente apparisse come una vasta operazione tesa a sradicare un ramificato traffico di droga sulla costa, non ha portato a sequestri di stupefacenti. Il principale sospettato, un albanese al quale De Ninis avrebbe passato informazioni d’ufficio, è stato in un secondo tempo scarcerato. Non solo, la sua intera posizione penale è stata ridimensionata. Se prima veniva presentato come incallito pregiudicato, adesso è indicato come persona << quasi incensurata>>. Le indagini oltretutto avevano riguardato anche altri appartenenti alle forze dell’ordine, con accuse anche più gravi. Tuttavia nei loro confronti sono stati adottati provvedimenti senz’altro più lievi.

Il militare invece è stato immediatamente sospeso dal servizio. Insieme alla moglie, è stato letteralmente travolto dall’inchiesta. I coniugi respingono vigorosamente le accuse nei loro confronti. Intenzionati a riabilitare la propria immagine, promettono battaglia. Hanno aperto una pagina Facebook, (Operazione Renegade il complotto, giocando sul nome dell’operazione che li ha coinvolti) nella quale ribadiscono la propria posizione e raccolgono materiale inerente a vicende simili. La pagina ha suscitato molto interesse ed ha radunato un discreto numero di persone attente al caso.

Ma oltre a questo, De Ninis ha lanciato accuse eclatanti relative all’operato dei carabinieri e, di conseguenza, dei giudici che hanno gestito l’inchiesta. Insieme all’Unac, il sindacato dell’Arma, ha denunciato irregolarità nelle indagini. Innanzitutto al momento della perquisizione della sua abitazione. Sostiene che siano state commesse diverse violazioni, in particolare relative al verbale. E poi per quel che riguarda l’elemento principale sul quale le indagini poggiano: le intercettazioni telefoniche ed ambientali. Queste sarebbero state modificate per aggravare le posizioni dei sospettati. Quando il principale indagato ne ha richiesto le trascrizioni, ha denunciato diverse alterazioni. Il giorno dopo è stato scarcerato.

I due procedimenti proseguono paralleli e mentre si attende di sapere quando sarà fissata l’udienza relativa al processo di spaccio, con l’apertura del fascicolo sui pm si apprende che le verifiche sull’operato degli inquirenti proseguono.