Una lettera d’amore disegnata nel 1973, donna analfabeta scrive al marito emigrato in Germania

La corrispondenza tra una donna e un uomo analfabeti testimoniata da un foglio disegnato negli anni '70

Torniamo indietro nella storia di oltre quarat’anni. L’amore c’era già e si percepiva forse meglio di ora, più dei tempi moderni che tutto concedono immediatamente e senza apparenti difficoltà. Siamo nel 1973, una donna siciliana scrive una lettera al marito emigrato in Germania. Una lettera particolare, visto che la donna non sapeva leggere e tanto meno scrivere, così come il marito. Lo ”scritto” arrivò nelle grazie dello scrittore Gesualdo Bufalino, che ebbe l’ardire illuminante di interpretarlo e pubblicarlo con Sellerio. La donna, impaziente di comunicare col suo sposo, decide di esprimersi con disegni e simboli a lui dedicati.

Nel sommo foglio possiamo scovarci molti indizi familiari, un cuore colpito da una freccia, dei piccoli figuri che probabilmente rappresentano i loro figli, il parroco che indica cosa votare alle prossime elezioni, il Natale, altri indizi riconducibili al sostegno familiare. E cinque cuori totali, come i componenti totali della famiglia. Al di là delle possibili interpretazioni, pare commovente tornare con lo sguardo storico neppure troppo addietro e scoprire il divario comunicativo del cuori di allora. Certamente più delicati di oggi; mi immagino queste anime che cercavano di tradurre le parole del proprio cuore quasi senza nessun mezzo, alla fine riuscendoci.

Gesualdo Bufalino è stato uno scrittore, poeta e aforista siculo. Per gran parte della vita insegnante, si è rivelato solo all’età di 61 anni con il romanzo Diceria dell’untore, grazie all’incoraggiamento di Leonardo Sciascia ed Elvira Sellerio; l’opera gli valse nello stesso anno il prestigioso Premio Campiello. Con il romanzo Le menzogne della notte vinse nel 1988 il Premio Strega. Si rese famoso per il suo stile ricercato, ricco e in alcuni casi “anticheggiante”, nonché per la sua abilità linguistica e la vasta cultura. Amico di Leonardo Sciascia, trascorse la maggior parte della sua vita a Comiso, mantenendo un’esistenza ritirata e discreta.