Mondo cristiano ed Abruzzo si incontrano a Forlì, San Gabriele dell’Addolorata venerato nel Duomo romagnolo

La statua si trova nel centro della città, nella Cattedrale di Santa Croce

Siamo nel cuore della RomagnaRumâgna in romagnolo – una regione storica, geografica e linguistica dell’Italia settentrionale che per quasi la sua totalità forma insieme all’Emilia la regione amministrativa dell’Emilia-Romagna. Camminando a Forlì, tra medioevo ghibellino, storia degli Sforza, Benito Mussolini (che vi nacque, esattamente a Predappio, distante 15 chilometri dal centro della città) e Aurelio Saffi, è possibile imbattersi in un simbolo abruzzese di rilevanza mondiale: San Gabriele dell’Addolorata.

Il luogo che lo custodisce è la Cattedrale di Santa Croce, emblema del territorio, duomo della città e sede del vescovo della diocesi di Forlì-Bertinoro. L’attuale aspetto neoclassico, frutto dei grandi lavori che seguirono l’abbattimento della primitiva chiesa romanico gotica, le fu conferito dall’architetto Giulio Zambianchi che completò la nuova fabbrica nel 1841. Della struttura precedente rimangono la cappella del Santissimo Sacramento nella navata destra e la grande cappella della Madonna del Fuoco nella navata sinistra realizzata tra il 1614 e il 1636 sovrastata da una cupola ottagonale affrescata da Carlo Cignani che vi raffigurò l’Assunzione della Vergine in cielo. Tra le numerose cappelle che la compongono e gli affreschi che le conferiscono uno stile greco romanico ideale, improvvisamente ci troviamo dinanzi la statua di San Gabriele dello scultore Emilio Righetti.

Gabriele dell’Addolorata, al secolo Francesco Possenti, nasce ad Assisi il 1º marzo 1838 e muore ad Isola del Gran Sasso il 27 febbraio 1862. Proclamato santo nel 1920 da papa Benedetto XV, la sua memoria liturgica è celebrata il 27 febbraio. Undicesimo di tredici figli, all’età di quattro anni sua madre Agnese Frisciotti di Civitanova Marche morì, e la famiglia seguì i vari spostamenti che la professione paterna comportava ( il padre era un nobile ternano e governatore pontificio). Questo fino a quando si stabilirono a Spoleto dove Francesco frequentò gli insegnamenti dei Fratelli delle scuole cristiane e dei Gesuiti. Durante la processione dell’icona del duomo di Spoleto, il 22 agosto 1856, Francesco sentì una voce interiore (locuzione mariana) che lo invitava a lasciare la vita borghese per farsi religioso passionista. Nonostante le forti difficoltà presentategli dal padre, Sante Possenti, Francesco fu in grado di averla vinta e prese i voti nella comunità passionista, col nome di ‘Gabriele dell’Addolorata’.

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