1° maggio, festa dei serperari a Cocullo: il rito religioso più famoso in Abruzzo

Cocullo è un piccolo borgo aquilano. Il giorno della festa, all'alba, i ciaralli si recano nel bosco attorno il paese per la cattura delle serpi, che poi a termine cerimonia rilasciano nella natura

COCULLO – Cocullo è un piccolissimo borgo aquilano di appena 226 abitanti. È situato al confine della valle Peligna con la Marsica.

Ogni primo maggio si celebra la festa di San Domenico Abate e la processione dei serpari. Il paese diventa una cornice abruzzese perfetta per assistere ad uno spettacolo assolutamente unico. Piazze, vicoli ed ogni angolo del paese si popolano di serpari e serpenti che attirano la curiosità dei tanti visitatori, più o meno coraggiosi.

Storicamente la celebrazione si teneva il primo giovedì di maggio. La festa è legata, secondo la tradizione, agli antichi riti pagani celebrati dai Marsi che abitavano la zona. Nel X secolo con l’arrivo del santo Domenico di Sora a Cocullo e Villalago, il rito venne cambiato, il santo offrì protezione ai cittadini donando la reliquie del ferro di mula con cui cavalcava e un suo dente molare, contro la protezione dei morsi delle bestie e delle malattie. Col tempo la festa divenne sempre più al centro dell’attenzione degli studiosi per la sua unicità nella regione, in quanto mescolava riti pagani e e devozione cristiana. La figura dei “serpari” ha origine dal cosiddetto ciarallo, figura sacra risalente al Medioevo, che esercitava le proprie tecniche segrete per la cattura del serpente, nella festa viene usata la specie del “cervone” detto volgarmente pasturavàcche per il fatto che secondo la leggenda il serpente si innalzerebbe succhiando il latte dalle mammelle delle mucche.

Il giorno della festa (ma anche settimane prima del 1º maggio), all’alba i ciaralli si recano nel bosco attorno il paese per la cattura delle serpi, che poi a termine cerimonia rilasciano nella natura. Accumulati in cesti appositi, i serpenti vengono portati nella chiesa dedicata a San Domenico, e al termine della santa messa, con la campanella suonata dai fedeli mediante la bocca, i serpenti vengono divisi, un gruppo è usato per addobbare la statua processionale del santo, gli altri vengono offerti alla popolazione, ai fedeli e ai turisti per avvolgerseli al collo durante il rito processionale. Nei dipinti di Michetti, così come nelle ricerche del Centro Documentazione, in origine i serpenti venivano introdotti anche all’interno della chiesa presso l’altare, ma la disposizione del Vescovo e della Chiesa nel 1968 ne proibì il rito. Oltre alla processione, vengono serviti ai fedeli i pani sacri detti “ciambellati”, a memoria di un altro miracolo del santo, che accrebbe la farina di mulino troppo esigua.