“La politica è una cosa seria” ma anche Scanzi non scherza

Una collaboratrice della nostra testata si è recata ad Arezzo per la presentazione dell'ultimo libro del giornalista e scrittore Andrea Scanzi.

presentazione libro La politica è una cosa seria Andrea Scanzi
Foto di Giusy Valori

AREZZO – Giovedi 18 Aprile, presso il Circolo Artistico “Arezzo Passioni Festival”, ho avuto l’onore di partecipare all’anteprima nazionale de “La politica è una cosa seria” del giornalista e scrittore Andrea Scanzi, edito da Rizzoli. Sono partita dal mio paese proprio con l’intenzione di essere tra gli ospiti del Circolo per assistere alla presentazione del libro di una artista che seguo e ammiro da anni.

Non m’intendo di politica. L’ho seguita per un po’ in età giovanile, quando ero mossa da ideali in cui allora credevo. Non faccio il sunto di un libro di cui stanno parlando tutti. Vorrei invece provare a descrivere l’effetto che un’artista può suscitare nelle persone, annoiate e senza stimoli come me, un effetto capace di risvegliare le coscienze attraverso un racconto ironico e intelligente. Ascoltarlo mi ha riportata indietro negli anni quando nella mia famiglia patriarcale mio nonno era democratico, mio zio socialista e mio padre comunista. Potete immaginare quindi a Natale o a Pasqua, quando ci si riuniva, cosa accadeva. Io mi trovavo nel mezzo e in qualche modo dovevo mediare e sviavo le discussioni sulla Juventus, passione che ci accomunava tutti. Dopo anni di mutismo selettivo alla Zalone, da parte mia, ho ritrovato in Andrea Scanzi che parla e scrive di politica, la passione per gli ideali di allora e mi sono riappropriata di ricordi che avevo messo da parte.

Sono tornata a sperare, a ritrovare un’identità perduta e a svegliarmi la mattina pensando che sì, tutto sommato, la politica non è poi cosi noiosa.  Mi ha riportato sui banchi di scuola quando venivo sospesa perché la mia “sinistra appartenenza” collimava con la destra dell’Istituto che frequentavo. È un libro che tratta un tema un po’ in controtendenza. L’ambizione dell’autore infatti è quella di riportare la politica al centro dell’attenzione attraverso i ritratti di persone che hanno segnato la politica italiana. Non solo, fa riscoprire fino in fondo il suo valore e la sua importanza in un momento storico privo di fiducia.  Andrea Scanzi parla di politica per lavoro ma, come spiega lui stesso, discuterne diventa anche una necessità, un’urgenza e un dovere. Mentre parlava ho avvertito nelle sue parole un senso di responsabilità nel tentativo di riportare i giovani, ma anche quelli meno giovani, ad una ritrovata presa di coscienza.

Lui stesso, attraverso un lavoro che si è scelto, si è ritrovato a portare avanti, come una sorta di dovere civico, una specie di missione perché si è reso conto che molte persone si sono fidate di lui innescando un rapporto di appartenenza reciproca. Capisco perfettamente il rapporto di appartenenza. Anch’io ne ho subito l’incastro e l’ho visto come un megafono ad azione continua. Attraverso lui non dico che le persone si sentano meno sole ma sicuramente meno smarrite come se, all’improvviso, qualcuno fosse riuscito a trovare loro di nuovo una collocazione nel mondo e nelle loro stesse vite, aliene a se stesse. In questo libro si ritorna a parlare di Gaber al quale l’artista è molto legato. Se una volta qualcuno era comunista e se per Gaber la politica era una cosa schifosa che fa male alla pelle, come premessa lo è anche per l’uomo-giornalista paradossalmente non politico. Questo per dire che i politici oggi possono anche fare una buona politica, bene o male non sta a me stabilirlo, ma non la sanno trasmettere. C’è una frase che mi ha colpito in modo particolare ed è quella di Gaber gabbiano ipotetico che spingeva a volare. E quel suo volo aveva la forza emotiva di raggiungere la felicità solo se era condiviso da tutti. Lui era un comunista ma per essere un comunista felice anche gli altri dovevano spiccare quel volo ed essere comunisti felici. Questo è un pensiero forte, rivoluzionario che ha della sacralità genuina senza mistificazioni.

Scanzi ha abbracciato questa idea nobilissima che lo ha spinto a credere che la politica possa ritornare ad essere un tramite con gli altri.  Per ritrovare questo approccio così nobile si è dovuto voltare indietro attraverso i ritratti di alcuni personaggi che hanno fatto la storia come Pertini. Tutti lo ricordiamo e tutti lo abbiamo amato. Ma non perché oggi i politici facciano schifo, ci sono sicuramente anche brave persone. Ma, essere soltanto bravi, non basta per riaccendere la fiammella della passione e della missione. L’autore riesce a tratti a stimolare, a commuovere e soprattutto a far sorridere. Ad esempio quando ha citato il ministro Fontana in riferimento al quale, se fosse vissuto nel periodo dell’Inquisizione, le streghe si sarebbero bruciate da sole.  Quello di Andrea Scanzi è un libro completo, ironico, divertente impegnativo, riflessivo. Non rimpiango le sei ore di andata e di ritorno con il treno e ringrazio il Circolo Artistico di Arezzo, nella qualità del Signor Meacci, suo ideatore, per questa anteprima che mi ha permesso di partecipare ad un evento al quale tenevo in modo particolare.

Giusy Valori