Ancona, processo di revisione per uno dei “diavoli della bassa modenese”

Federico Scotta ha scontato una penna di 11 anni di carcere per abusi sessuali sui propri figli e su altri minori. Nuovi elementi però gettano dubbi sulle conclusioni degli inquirenti.

Federico Scotta diavoli della bassa modenese

ANCONA – 11 anni di carcere per abusi sessuali commessi sui propri figli e su altri minori. I bambini gli sono stati tolti. Il più piccolo addirittura è stato preso in cura dai servizi sociali direttamente in sala parto, subito dopo essere venuto al mondo. Una reputazione distrutta ed una nomea da pedofilo. Ma sostiene di essere innocente.

Federico Scotta è uno dei condannati per la vicenda dei “diavoli della bassa modenese”. L’inchiesta nel 1997 fece scalpore. Prese avvio dal racconto di un minore che denunciò di aver subito abusi, ma in breve si allargò in maniera spaventosa: messe nere, riti satanici, pedofilia, maltrattamenti e perfino infanticidio. Un vero e proprio terremoto giudiziario sconvolse l’Emilia, che un paio d’anni prima aveva già seguito con interesse l’inchiesta sui “bambini di Satana”. Alla fine degli anni ’90 il tema del “satanismo” suscitava un’attenzione quasi morbosa nell’opinione pubblica, che infatti si appassionò molto al caso.

Venne discusso e seguito con attenzione dai media, che descrissero con dovizia di particolari sia i presunti reati commessi, che lo svolgersi delle indagini. All’epoca il mondo dell’informazione dette per scontata la fondatezza dell’accusa e si schierò in maniera quasi compatta sul fronte del colpevolismo.

In tutto una quindicina di persone venne condannata. Una di esse, una madre coinvolta dalle indagini, si uccise durante gli arresti domiciliari lasciando un biglietto con su scritto soltanto: <<sono innocente>>. Un altro, don Giorgio Govoni, che seconde le accuse era al vertice della setta, morì stroncato da un infarto il giorno dopo che venne formulata nei suoi confronti la richiesta di ergastolo.

L’inchiesta

Le indagini si ressero quasi esclusivamente sulle testimonianze delle presunte vittime di abusi. Il primo fu un bambino, D., che gradualmente fornì testimonianze sempre più allucinanti. I suoi racconti si arricchirono man mano di particolari via via più raccapriccianti circa gli strani riti ai quali lui ed altri bambini erano costretti a sottoporsi. Le sue testimonianze vennero corroborate da altre simili, fornite da altri minori mentre le indagini sia allargavano. Tuttavia, i riscontri effettuati non hanno portato a risultati concreti. Addirittura in qualche caso, le analisi mediche hanno smentito le dichiarazioni dei giovanissimi.

Le modalità con le quali le testimonianze venivano raccolte erano sempre le medesime. I bambini, allontanati dalle loro famiglie, venivano sottoposto a lunghi interrogatori che, in teoria, avrebbero dovuto permettere il riemergere della verità. Eppure in molti hanno puntato il dito contro questa tecnica. Da più parti sono piovute critiche secondo le quali i bambini potrebbero essere stati indotti a confessare fatti nella realtà mai accaduti. Diversi anni dopo una delle testimoni arriverà a ritrattare tutto, sostenendo di essersi inventata le cose che ha raccontato.

Oggi il caso dei “diavoli della bassa modenese” è balzato nuovamente agli onori della cronaca e viene di nuovo dibattuto. Ma non appare così granitica la certezza di media ed osservatori circa la correttezza delle sentenze. Molti articoli, trasmissioni e libri hanno cercato di ribaltare le conclusioni degli inquirenti, concentrandosi sugli aspetti poco chiari dell’indagine. Anche perché è accaduto un fatto eclatante: ad Ancona è partito il processo di revisione nei confronti di Federico Scotta.

Il processo di revisione

Scotta, uno dei “diavoli della bassa modenese”, è stato condannato dopo aver affrontato tutti e tre i gradi di giudizio. Al termine dell’iter processuale ha visto spalancarsi le porte del carcere di Bologna, salvo un piccolo periodo trascorso in quello di Ferrara. Ha scontato tutti e 11 gli anni di pena ai quali è stato condannato. L’accusa era pesantissima: abusi sessuali sui suoi figli e su altri minori.

Adesso però ha ottenuto la revisione del processo, che si terrà presso il Tribunale di Ancona, che ha la competenza sui casi relativi all’Emilia Romagna. La prima udienza era fissata per lunedì 20 maggio, ma è slittata al 10 di ottobre per motivi tecnici, dal momento che non sono stati trasmessi alcuni atti. Scotta in un certo qual senso ha ottenuto una sorta di riabilitazione agli occhi dell’opinione pubblica, grazie a libri e trasmissioni televisive che si sono occupate del caso e che gli hanno permesso di fornire la sua versione dei fatti. Adesso cercherà di ottenere la remissione anche in un’aula di tribunale. La speranza che cova è quella di poter rivedere i suoi figli, dei quali non ha avuto più notizie.

Il commento dell’accusato

<<Sono ottimista. Voglio ancora credere nella giustizia perché sono innocente. Ci credevo vent’anni fa, non ho smesso oggi>> dice oggi ai nostri taccuini. Gli abbiamo chiesto come si spiega questo presunto errore giudiziario e ci ha risposto:<<all’epoca dei fatti la psicologa che raccolse le testimonianze dei bambini, la dottoressa Donati, era molto giovane. Posso immaginare solo che magari non ci fossero la preparazione e l’esperienza adeguate>>. Per quel concerne la speranza di rivedere i suoi figli invece ha affermato: <<io non so dove siano. Spero che adesso grazie al clamore mediatico che la mia vicenda ha suscitato, possa arrivare loro il messaggio che non li abbiamo mai dimenticati. Certo, non posso catapultarmi nelle loro vite a 20 anni di distanza. Allora la più grande aveva 3 anni. Sarebbe devastante per loro se irrompessi di botto nelle loro vite. Mi piacerebbe che provassero gradualmente il desiderio di conoscermi e che abbiano la possibilità di assorbire tutta questa vicenda. Ci vuole il tempo di far maturare la cosa>>.

Il commento dell’avvocato

<<Se non fosse stato per i media e i giornali che hanno ripreso la questione, forse non saremmo giunti a questo primo risultato – afferma l’avvocato Patrizia Micai – questo fu uno dei primi “processi mediatici” del nostro paese. Se all’epoca tutta l’informazione era convinta della colpevolezza degli imputati, adesso non è più così. Il tema del satanismo poi, allora vendeva molto ed esercitava una particolare suggestione. Questo fattore negli anni è stato evidenziato ed analizzato anche da sociologi e psicologi>>. Per quel che concerne l’inchiesta, il legale afferma: <<la questione più tragica, è stato l’allontanamento dei bambini da famiglia ed affetti. È chiaro che bisogna tutelare e mettere in protezione i minori se ci sono dei sospetti. Ma se l’indagato è in carcere, per quale motivo bisogna strappare i bambini dalla loro quotidianità? A mio avviso, è questo che ha provocato lo stress post traumatico diagnostico ad alcuni di essi>>.

L’avvocato poi prosegue informandoci che negli anni ha conosciuto diversi soggetti travolti dall’inchiesta: <<vedendo tante posizioni diverse, sono giunta alla conclusione che questa vicenda vada trattata come un unicum. Solo così la si può comprendere appieno. Io non mai dubitato dell’innocenza del mio assistito. All’epoca lessi tutte le carte relative al processo e sono sicura. Ad ottobre spiegherò le mie convinzioni in aula e racconterò la vicenda dall’inizio alla fine. Noi adesso abbiamo fretta di arrivare alla conclusione – chiosa l’avvocato Micai – perché queste vite distrutte hanno fretta di riconciliarsi>>.