Colonnella, sesta edizione di “Drag e Quale”, l’ironia come forma d’arte

drag e quale colonnella

COLONNELLA – Sabato 11 Maggio al MYA disco club di Colonnella, si è conclusa la sesta edizione di Drag & Quale, che ha proclamato i due vincitori di questa gold edition, Maurizio Gilberti, Divinity, come primo classificato e Adelina Guendalina, Les Blonge come secondo classificato. Questa sesta edizione è stata dedicata ad Andrea Berardicurti, in arte La Karl Du Pignè, scomparso di recente che è stato un valido collaboratore. Un applauso va anche a tutti gli altri concorrenti che hanno partecipato mettendosi in gioco in una realtà dove l’ironia come vera e propria forma d’arte ha poco spazio per esprimersi.

Io trovo che trasformarsi e ritrovarsi nei panni di qualcun altro è un modo per conoscersi meglio e per arrivare al pubblico in maniera libera e senza crisi d’identità. Ho assistito personalmente a tutto lo spettacolo. Il livello è stato alto ma soprattutto ci tengo a sottolineare che mi sono divertita insieme agli artisti e insieme al pubblico che ho visto molto attento. Molto bravi e professionali sono stati anche gli ideatori dello spettacolo e organizzatori nelle figure di Antonio Di Giovanni, Lady Vanesia e Boy Billy, Claudio Sanna che hanno coordinato la serata insieme a tutto lo staff del MYA.

In questo pezzo, più che raccontarvi della serata che si avrà modo di poter rivedere, attraverso le foto e i video che verranno postati nei profili della discoteca e degli artisti che si sono esibiti o in altri articoli di giornale, mi vorrei soffermare su una forma d’arte che, attraverso l’autoironia, riesce a comunicare in modo davvero unico. Il mondo delle Drag Queen, conosciuto nelle sue origini rimane però un po’ all’ombra per quanto riguarda l’etimologia della parola stessa e del significato più intimo mosso alle realizzazioni che la Drag Queen si pongono come obiettivo. Questa forma d’arte che veste i panni dell’eccesso è una sottile provocazione per attrarre l’attenzione di ogni singolo spettatore presente in sala e portare a livelli di eccesso le proprie performance per far sì che uno stile di vita spezzi l’abitudine formale cui siamo abituati. Apparire nel loro modo di presentarsi ha un significato diverso. Non semplice esibizione mirata ad essere una prima donna ma un modo per difendere quella parte di leggerezza e di eccesso di spontaneità che abbiamo tutti e che nascondiamo per via di un’etica morale uguale per tutti che ci mantiene piatti senza una vera e propria identità.

Per questo ringrazio Claudio Sanna per avermi aiutato ad entrare più nel pezzo e il suo compagno Antonio Di Giovanni che, gentilmente, mi ha rilasciato una breve intervista. In un’unica domanda ho trovato tante risposte che voglio condividere con voi per saperne ancora di più su questi artisti che si prendono cura di ogni trasformazione per arrivare ad essere un tutt’uno con il personaggio da imitare. Ho chiesto ad Antonio, Lady Vanesia, se questo suo modo di trasformarsi è stata più un’esigenza mossa da una forma di autodifesa oppure un modo per arrivare alle persone. Gli ho anche chiesto se fosse d’accordo con me sul fatto che questa forma d’arte riesce a tirar fuori una buona dose di sana ironia che, come diceva Calvino, è importante nell’affrontare la vita. E quando ha capito che questo suo modo di trasformarsi, mantenendo la propria identità, sarebbe stato un modo efficace per rappresentare al meglio l’incomunicabile, quello cioè che, mantenendo una quotidianità conforme a quella di tutti non sarebbe mai venuto fuori. Gli ho chiesto infine se in questo suo percorso ha incontrato difficoltà nel cercare di mostrare quella parte di sé che è la più bella ma che si ha sempre l’impressione che possa cozzare con un perbenismo saccente che ha la pretesa di dettare le regole di comportamento.

Tony risponde nel suo modo diretto e sincero. Me ne accorgo subito quando ho di fronte persone che non mentono per dare visibilità ad un personaggio che lui stesso ha creato riuscendo, nella fragilità di un costume e nella bellezza della spontaneità, a rimanere con i piedi per terra. Antonio ha iniziato l’arte del trasformismo nel 2003, per puro gioco, non immaginando quello che poi sarebbe successo. Piano, ad ogni spettacolo vedeva che il pubblico sorrideva e questa è stata la sua soddisfazione più grande: far divertire divertendosi. Certo vestire i panni di Lady Vanesia lo ha aiutato a vincere la sua timidezza e le sue incertezze. Vanesia può permettersi di dire ciò che vuole, sempre con un tocco delicato di ironia. A differenza di prime donne, prive d’identità, Antonio cerca sempre di scindere la vita artistica da quella reale. Quando è sul palcoscenico è la Drag Queen. Una volta tolti trucco e parrucca torna la persona di tutti i giorni che sa accettarsi. Purtroppo ancora oggi intorno alle drag queen c’è ancora molto pregiudizio dettato da stereotipi comuni che la tv ci mostra. Infatti a chi gli dice che dovrebbe truccarsi in modo delicato per sembrare più una donna lui risponde che l’immagine che deve passare è quella di un uomo. Solo così si possono vincere i pregiudizi. Fortunatamente, dopo sedici anni di vita artistica, può dire che non ha trovato ostacoli. Lo chiamano spesso per fare spettacoli e animare feste private. Antonio è benvoluto da tutti. Lo amano a prescindere dal personaggio perché come dice lui stesso, se ti fai apprezzare per ciò che sei veramente, allora puoi camminare a testa alta e continuare a sorridere e a far divertire un mondo che ha smesso di prendersi in giro.

Io ringrazio Antonio e Lady Vanesia per questa bella intervista. Ringrazio Claudio e Boy Billy per avermi aiutato. E un ringraziamento particolare va anche alla giuria presieduta da Elisa Concetto, Armando Ianni, Chiara Cichetti e Sonia Iampieri.  Inoltre un grande applauso va a tutti i concorrenti che hanno preso parte a questa edizione di Drag & Quale che sono: Lady Chanel, nome d’arte di Alberto Valotto, Crysandra, nome d’arte di Andrea Lorenzin, Mabel Wiss, nome d’arte di Luca Moffa, Marylin Bordeaux, nome d’arte di Mattia Nardi, Caramella, nome d’arte di Fabrizio Teragnoli, Divinity, nome d’arte di Maurizio Perillo, Adelina Les Blonge, nome d’arte di Ciro Impronta e Donna Sofia, nome d’arte di Francesco Otri. Un ringraziamento alla discoteca MYA che ha ospitato l’evento.