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Ascoli Piceno

Grottammare conquista la sua 21a Bandiera Blu

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Grottammare, Bandiera Blu 2019. Enrico Piergallini e Alessandra Biocca (Il Martino - ilmartino.it -)

ROMA – Anche quest’anno la città di Grottammare ottiene la Bandiera Blu.

Istituita nel 1987, la bandiera blu è un riconoscimento conferito dalla FEE (Foundation for Environmental Education) alle località costiere europee che soddisfano criteri di qualità relativi a parametri delle acque di balneazione e al servizio offerto, tenendo in considerazione ad esempio la pulizia delle spiagge e gli approdi turistici.

La premiazione è avvenuta a Roma, nella Sala Convegni del Consiglio Nazionale delle Ricerche, dove si è svolta la cerimonia di presentazione delle Bandiere Blu 2019, nel corso della quale sono stati premiati 183 Comuni (175 nel 2018).

Enrico Piergallini e Alessandra Biocca, bandiera blu 2019 (Il Martino - ilmartino.it -)

Enrico Piergallini e Alessandra Biocca, bandiera blu 2019

All’incontro erano presenti il sindaco Enrico Piergallini e l’assessore alla Sostenibilità ambientale Alessandra Biocca, che hanno dichiatato: ‘Conseguire per il ventunesimo anno la Bandiera blu non significa potersi fermare. Anche oggi nella grande sala piena di Comuni virtuosi abbiamo raccolto idee per migliorare ancora di più il nostro ambiente e i nostri servizi. Se questo riconoscimento non svolgesse, per chi lo consegue una funzione propositiva di stimolo e di visione, sarebbe una semplice bandiera di tessuto’.

Difendere il titolo senza interruzione dal 1999 – afferma il comunicato del Comune – è un impegno costante: l’assegnazione della Bandiera Blu avviene secondo procedure molto stringenti, che seguono il protocollo Uni-En Iso 9001-2008.

Le località vengono prima selezionate da una giuria internazionale e poi da una nazionale, fase in cui con la Fee collaborano numerosi enti, dal ministero dell’Ambiente a quello della Cultura e del turismo, passando per il Comando generale delle Capitanerie di Porto-Guardia Costiera, l’Ispra, il Laboratorio di oceanologia ed ecologia marina dell’università della Tuscia, il Consiglio nazionale dei chimici e l’Anci.

Ascoli Piceno

Arresto per spaccio di marijuana ad Ascoli, rinvenute anche sigarette elettroniche con olio di cannabis

E’ la prima volta che tali dispositivi vengono scoperti nelle Marche.

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ricercato in germania arrestato a chieti polizia squadra mobile

La Squadra Mobile ha trovato in casa di un trentacinquenne due serre con 19 piante, oltre a ingenti quantitativi di sostanza stupefacente.

ASCOLI PICENO – La Squadra Mobile stava tenendo d’occhio un trentacinquenne della provincia sospettato di coltivazione e spaccio di marijuana e quando hanno avuto la certezza di coglierlo con le mani nel sacco sono entrati in azione. Non si aspettavano però di trovare, tra le altre cose, 7 sigarette elettroniche all’olio di cannabis che contenevano, come hanno successivamente rivelato le analisi, tassi elevatissimi di THC, tra l’86% ed il 99%. Si tratta della prima scoperta simile avvenuta in Regione e forse a livello nazionale.

Gli agenti della Mobile avevano già raccolto indizi nei suoi confronti e stavano monitorando le sue mosse. Dopo una breve visita da parte di un uomo presso il suo appartamento, con una modalità che lasciava presupporre che fosse avvenuto uno scambio, i poliziotti hanno effettuato un controllo nei confronti di quest’ultimo. Dopo aver trovato 80 grammi di marijuana suddivisi in tre buste, sono entrati anche nell’appartamento del sospettato.

Qui, oltre a 350 grammi di marijuana, 10 di cocaina e 5 di hashish, erano presenti anche due serre la coltivazione della canapa, attrezzate con luci ed impianti di aerazione e ventilazione. 19 le piante che stavano crescendo. Gli agenti hanno sequestrato tutto, comprese le 7 sigarette elettroniche modificate all’olio di cannabis, che in un primo momento sono passate inosservate.

Il trentacinquenne è stato arrestato e, dopo l’udienza di convalida, posto agli arresti domiciliari per il reato di produzione e detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente.

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Ascoli Piceno

Nido di tartaruga a Cupra: durante lo spostamento delle uova, la triste scoperta. «Un tesoro di conoscenze»

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uova di tartaruga caretta caretta cupra marittima

Le 67 uova di tartaruga Caretta Caretta depositate a Cupra Marittima non presentavano segni vitali, al momento dello spostamento verso un luogo più sicuro.

ASCOLI PICENO – Nel giorno tanto atteso per lo spostamento delle uova di tartaruga Caretta Caretta depositate a Cupra Marittima verso un luogo più sicuro, è arrivata la notizia che nessuno voleva sentire: le uova non presentavano segni vitali.

Nel pomeriggio di ieri, lunedì 15 luglio, sono iniziate le delicatissime operazioni di spostamento del nido di tartaruga Caretta caretta, per via della eccessiva vicinanza all’acqua e del crescente rischio di alte maree che minacciavano di sommergerlo. E, per aumentare le possibilità di riuscita, si è dovuto attendere fattori climatici ottimali, dopo il 25esimo giorno dalla deposizione. Le attività propedeutiche alla dislocazione del nido sono state messe in atto dal personale di Fondazione Cetacea, responsabile della gestione del nido autorizzata con deroga ministeriale, e coadiuvate da oltre 30 fra ricercatori, studiosi, volontari e militari della Guardia Costiera che si sono dati appuntamento sul quel lembo di spiaggia libera di Cupra Marittima diventato famosissimo dallo scorso 12 giugno.

Dopo aver individuato una nuova spiaggia, con un corpo sedimentario analogo a quello “originale”, il team di esperti di Fondazione Cetacea – capitanato dalla dott.ssa Chiara Roncari – ha trepidamente atteso che la temperatura della sabbia scendesse sotto i 28°C, per iniziare la complessa operazione di manipolazione del nido.

Alle 20:30 la notizia che nessuno avrebbe voluto: durante l’operazione di speratura – la cd. l’apertura del nido, effettuata con un apposito strumento – è stato constatato che tutte le 67 uova di tartaruga depositate a Cupra Marittima non erano vitali. Alcune erano rotte, altre ammuffite o malformate, probabilmente a causa della scarsa esperienza della tartaruga nidificante.

«Non è possibile al momento determinare le cause, da accertate previa analisi dettagliate che verranno condotte, tra gli altri, dall’Università di Camerino. Si dovrà tener conto di diversi fattori, che spaziano dalla profondità del nido alla sua vicinanza all’acqua, dalla composizione della sabbia al tasso di umidità del terreno. Ma, in primis, andrà determinato se le uova fossero state fecondate o meno». Questo il commento a caldo dei dott. Nicola Ridolfi e Valeria Angelini di Fondazione Cetacea.

Una brutta notizia che si contrappone alla gioia iniziale. Una storia senza un lieto fine, ma pur sempre una opportunità unica per raccogliere dati preziosi per la ricerca scientifica. «Le informazioni raccolte da questo nido rappresentano un valore scientifico inestimabile, poiché ci permettono di comprendere meglio i comportamenti e le sfide delle tartarughe marine nelle nostre acque», hanno dichiarato i ricercatori dell’Unità di Ricerca e Didattica UNICAM di San
Benedetto del Tronto.

Nonostante l’esito deludente, infatti, questo nido ha rappresentato un’opportunità straordinaria per i visitatori che, nell’ultimo mese, hanno potuto avvicinarsi al mondo delle tartarughe marine. Grazie a Fondazione Cetacea ed a tutti i suoi volontari, il nido è diventato una piccola aula all’aperto, dove grandi e piccini hanno potuto imparare, confrontarsi e sviluppare una maggiore consapevolezza ambientale. “La dedizione dei volontari è stata straordinaria. La loro costanza nel proteggere l’area del nido è un esempio lampante di impegno comunitario e amore per la natura” ha commentato il presidente della Fondazione, Sauro Pari.

Anche il Sindaco di Cupra ha espresso il suo apprezzamento per quanto fatto: «L’interesse e la partecipazione della comunità hanno superato ogni aspettativa, dimostrando un grande impegno e passione per la protezione della natura».

Infine, il Comandante della Capitaneria di porto di San Benedetto del Tronto – Capitano di
Fregata (CP) Alessandra Di Maglio – ha sottolineato l’importanza della sostenibilità ambientale: “Questo evento ha rafforzato la nostra consapevolezza sull’importanza della conservazione ambientale e ha dimostrato, ancora una volta, quanto siamo fortunati a vivere in una comunità rivelatasi unita nella protezione del patrimonio naturale. La Guardia Costiera ha il privilegio di proteggere i nostri mari e, per riuscirci, la collaborazione con le organizzazioni locali e i cittadini è cruciale. Questa storia ci insegna che continuare a preservare gli ecosistemi marini è essenziale per garantire un futuro sostenibile alle generazioni future».

L’intervento dei militari della Guardia Costiera di San Benedetto del Tronto e di Cupra Marittima si inserisce nella più ampia funzione del Corpo delle Capitanerie di porto – Guardia Costiera di salvaguardia dell’ambiente marino e della fauna che lo stesso ospita (Direttiva 92/43/CEE – Habitat) e, in particolare, di animali appartenenti a specie protette come le tartarughe marine e cetacei che, soprattutto a causa dell’interazione con l’uomo, rischiano di subire una drastica diminuzione nei nostri mari.

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Ascoli Piceno

La Polizia Provinciale di Ascoli Piceno fa scuola di droni

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droni polizia provinciale ascoli piceno

La Polizia Provinciale di Ascoli Piceno ha completato con successo un progetto di formazione avanzata per piloti di UAS (Unmanned Aircraft System) meglio conosciuti come droni o aeromobili a pilotaggio remoto (APR).

ASCOLI PICENO – La Polizia Provinciale è pronta a spiccare il volo dopo il corso di formazione per aeromobili a pilotaggio remoto, altresì noti come droni, che ha visto come capofila il Comando Provinciale ascolano.

L’iniziativa, che ha riscosso il plauso del Presidente della Provincia Sergio Loggi, si è avvalsa della collaborazione dell’istruttore di pilotaggio droni Tommaso Codolo sotto l’egida dell’EASA (European Union Aviation Safety Agency), l’organo di controllo del settore aeronautico dell’Unione Europea.

Il progetto, nella sua prima fase, ha visto la partecipazione complessiva di ben 42 operatori provenienti da tutti i Comandi di Polizia Provinciale della nostra Regione (Ancona, Pesaro-Urbino, Macerata e Fermo), hanno inoltre frequentato il corso anche agenti della Polizia Locale di Monteprandone nonché funzionari dei Settori Tecnici della Provincia di Ascoli Piceno. I partecipanti hanno ottenuto gli attestati di pilotaggio droni categoria Open A1/A3.

Alla seconda fase del corso hanno invece preso parte solo gli operatori della Polizia Provinciale di Ascoli che, al termine del percorso formativo, hanno conseguito la licenza di categoria superiore (A2) che permetterà loro di pilotare droni fino a 4 kg anche in ambiti operativi urbani.

«L’uso dei droni rappresenta un valido ausilio per tutti gli Organi di Polizia – evidenzia con soddisfazione il Presidente Loggi – consentendo loro un miglioramento delle attività di sorveglianza, ricerca e soccorso, nonché la gestione delle emergenze. Grazie a questa tecnologia, anche la Polizia Provinciale potrà svolgere le proprie funzioni con maggiore rapidità e precisione».

Il Comandante della Polizia Provinciale Eugenio Vendrame ha sottolineato come «il progetto rappresenti un passo avanti significativo per la polizia provinciale di Ascoli Piceno» ponendo l’accento «sulla numerosa ed entusiastica partecipazione dei colleghi provenienti dagli altri comandi, a dimostrazione di una unità di intenti tra le Polizie Provinciali della regione volta a migliorare sempre più sicurezza ed efficienza dei servizi di competenza».

Tommaso Codolo, istruttore di pilotaggio droni, ha dichiarato: «Sono entusiasta di aver collaborato con la Polizia Provinciale di Ascoli Piceno in questo progetto. La formazione ricevuta dagli operatori non solo li abilita all’uso dei droni, ma li prepara anche ad affrontare nuove sfide tecnologiche nel loro lavoro quotidiano».

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