Tortoreto, cannabis light, sentenza della Cassazione, timore tra i produttori

Daniele Di Martino, uno dei 4 soci della Hemp Farm di Tortoreto: "la sentenza non è molto chiara. Aspettiamo le motivazioni, ma non siamo molto tranquilli. Il nostro prodotto non è droga".

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Una coltivazione della Hemp Farm di Tortoreto.

TORTORETO – Una sentenza della Corte di Cassazione ieri sera ha gettato in apprensione un’intera categoria: quella dei produttori e dei venditori di cannabis light e prodotti derivati. Si tratta in sostanza del mercato relativo alla cosiddetta “marijuana legale”, a ridottissimo contenuto di Thc, il principio attivo. Marijuana che non “sballa”, detto in altri termini. La Corte presieduta da Domenico Carcano ha dichiarato che la vendita o la cessione a qualsiasi titolo di tali prodotti, costituisce reato. Una vera e propria doccia fredda per un settore in espansione, ma da sempre considerato al limite della legalità, sebbene la legge 242 del 2016 abbia decretato lecite le sue attività produttive.

Ieri la stretta, che non colpisce direttamente negozi ed aziende, ma che di fatto ne compromette il lavoro. Sono state decretate illegali infatti <<le condotte di cessione, di vendita, e, in genere, la commercializzazione al pubblico, a qualsiasi titolo, dei prodotti derivati dalla coltivazione della cannabis sativa L, salvo che tali prodotti siano in concreto privi di efficacia drogante>>. Le motivazioni della Corte di Cassazione arriveranno tra un paio di settimane, tuttavia la sentenza, che fa riferimento esplicito a olio, foglie, inflorescenze e resina, ha già seminato incertezza e confusione tra chi produce e vende cannabis light. Da ieri insomma, è ancora possibile produrre tali prodotti, ma non è più possibile venderli.

Ma non mancano i dubbi. Soprattutto sull’ultimo passaggio, quello relativo all’efficacia drogante. I prodotti in commercio contengono in media un quantitativo di Thc dello 0,2%, o comunque inferiore allo 0,5%, la soglia al di sotto della quale, la stessa Corte di Cassazione ha dichiarato non esservi efficacia drogante. Tuttavia questo non basta a far dormire sonni tranquilli agli addetti ai lavori.

Per capire meglio il loro stato d’animo, ci siamo rivolti ad una ditta del territorio che si occupa appunto della produzione e della vendita all’ingrosso di cannabis light, la Hemp Farm di Tortoreto. Abbiamo parlato con uno dei 4 soci, Daniele Di Martino, che ci ha aiutato ad orientarci in una situazione molto fumosa. <<La legge 242 aveva in qualche modo tentato di regolamentare un vuoto normativo. La sentenza di ieri invece rimette tutto in discussione. Da un certo punto di vista non ci cambia molto, perché nella sentenza si specifica che il divieto di commercializzazione si applica ai prodotti droganti e noi già produciamo un prodotto privo di efficacia drogante, che la stessa Oms [Organizzazione Mondiale della Sanità n.d.r.] ha dichiarato non essere droga. Però non possiamo stare sereni.>>

<<In sostanza – continua Di Martino – le forze dell’ordine sono legittimate ad ipotizzare un legittimo sospetto sui nostri prodotti. In pratica, se possiamo produrre un prodotto ma non possiamo venderlo, che lo produciamo a fare? Finché non escono le motivazioni, non avremo un quadro molto chiaro. Leggendo solo la sentenza rimango confuso. Per esempio: si parla di olio. Ma che genere di olio? Quello ad uso alimentare? Oppure si tratta di un altro tipo di olio?>>.

L’azienda è al suo quinto anno di attività e nel tempo ha consolidato la produzione sia in termini di qualità che di quantità, tanto che sono arrivati anche diversi riconoscimenti. <<Di base siamo in 4, ma nei periodi di raccolta ovviamente dobbiamo assumere manodopera – continua Di Martino – per lo sviluppo del prodotto invece abbiamo collaborato con agronomi dell’Università di Teramo su un progetto relativo alla caratterizzazione dei fenotipi e due di essi si sono appassionati al nostro progetto e ci hanno seguito. Certo, noi che ormai abbiamo scelto questa strada, faremo di tutto per continuare a lavorare. Al contrario, chi era intenzionato ad affacciarsi a questa realtà, non credo che adesso sia più motivato>>.

Per quanto riguarda lo sviluppo del settore, il vicepresidente di Hemp Farm ha affermato: <<io dati certi non ne ho e quelli che ho visto in rete sono a volte discordanti. Posso dire però, che ho assistito ad una proliferazione capillare di attività, sia produttive che commerciali. Certo, dopo il “boom” di un paio di anni fa, in cui c’è stato il picco, si è in qualche modo attenuata questa tendenza. E poi va detto che il settore risente delle vicende giudiziarie e delle inchieste che l’hanno interessato. Questo provoca oscillazioni anche nel mercato>>.

Abbiamo allora chiesto una battuta sul clima politico e Di Martino ha affermato: <<è chiaro che quello attuale non ci è certo favorevole. Se il Ministro dell’Interno afferma senza mezza termini che vendiamo droga e che dobbiamo chiudere, per noi diventa ancor più dura>>. E proprio riallacciandoci alle parole del vice premier Salvini, abbia chiesto se per la Hemp Farm sia possibile ipotizzare una riconversione della produzione: <<noi potremmo cambiare la nostra coltivazione e magari dedicarci ad altro. Ma non è quello in cui siamo specializzati. E non è nemmeno il nostro obiettivo. Certo, questa pianta può adattarsi a molteplici usi e potrebbe essere impiegata nell’edilizia, nel tessile, ma anche nel settore energetico. Oggi il settore del fiore potrebbe fare da volano ad un’industria molto più vasta>>.