Abruzzo, il rito mistico e antico delle bottiglie di pomodoro fatte in casa

Non v’è famiglia abruzzese, specie se leggermente defilata dal chiasso fragoroso della città ma abitanti delle campagne e dell’entroterra più magico, che non ci cimenti nel rito purificatorio delle ”bottiglie di pomodoro”.

A pezzi, liquidi, senza semi, senza bucce: tutto purché i protagonisti indiscussi siano loro, i pomodori. Rossi, vivi, direttamente dai migliori orti d’Abruzzo. La tradizione vuole che siano tipicamente utilizzati quelli San Marzano, ma ovviamente la fantasia e la scelta può essere libera e varia.

Tonnellate di essi dapprima accuratamente lavati, poi puliti delle parti superflue o rovinate; una volta sbucciati, vengono in taluni casi tagliati a pezzettoni e inseriti nelle bottiglie a mano, in altri passati con apposita macchinetta per essere custoditi nelle solite bottiglie. Bottiglie che verranno infine fatte bollire per ore in un grande tinellone.

Un rito quasi magico, tramandato da famiglia in famiglia. Tutti devono parteciparvi, almeno qualche volta nella vita.