“La follia è come la gravità… basta solo una piccola spinta”, Joker

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Joker… quante volte lo abbiamo incontrato dentro di noi, quante volte ha fatto capolino incarnando il nostro lato più oscuro e irrazionale con i suoi modi di essere, folle ma autentico. E’ come un’ombra ostile dentro di noi di cui non sempre siamo consapevoli, ne ignoriamo l’esistenza, ma ci abita in tutta la sua potenza. Ci riconduce agli angoli più remoti del cuore, quelli che ci affascinano e ci spaventano allo stesso tempo: sentimenti repressi, desideri non vissuti, pensieri ed emozioni che consideriamo “scomodi”. Quante volte in un momento di rabbia verso qualcuno che ci ha feriti profondamente o ha fatto del male, reprimiamo con forza il desiderio di distruggerlo, annientarlo…!

Non tutti i Joker però sono uguali. Dal 1989 fino ad oggi assistiamo ad una progressiva “evoluzione darwiniana cinematografica” del fumetto che lentamente, partendo dal personaggio immaginario si avvicina sempre di più a noi, alla nostra vulnerabilità umana.

Jack Nicholson, Hearth Ledger, Joaquin Phoenix per due di loro il cui nome inizia per J, il percorso era già segnato e tracciato.

L’incontro con Joker era quindi inevitabile perché la scelta del nome, come si riscontra in alcune credenze di popolazioni indigene, sancisce e traccia le coordinate per il verificarsi di determinati avvenimenti nella nostra vita.

Jack Nicholson nel 1989 diretto da Tim Burton riprende e regala come fosse una irriverente epifania, tutta la potenza e grandiosità del personaggio Joker della DC Comics, senza alterarne la forma. Ci presenta l’antagonista di Batman già adulto, teatrale, ben strutturato nella sua immagine dipinta nel fumetto che ha l’obiettivo di intralciare il mantra buonista di Batman, nell’ardente desiderio di voler riportare la serenità a Gotham City. La risata è burlesca, “giullaresca” non fa trasparire quasi nulla di ciò che era prima di diventare Joker e il tessuto costruito attorno, si scolla dalla realtà per entrare in un palcoscenico a tutto tondo.

Con Hearth Ledger facciamo un passo in avanti. L’attore incontra Joker e lo trascina dentro di sé, dentro un’anima già inquieta e poderosamente incapace di rielaborare il proprio dolore, tanto da spegnersi qualche mese dopo la fine delle riprese del film. Ha consegnato alla storia del cinema una ricostruzione tormentata come i quadri di Francis Bacon pittore irlandese che ne ha ispirato il trucco sfatto, consumato, decadente, unito alla geniale idea di modulare la risata a tratti compiaciuta a tratti stridula. E’ iconico, nemesi inversa, è il caos in persona e ci colpisce con una vibrante corrente di malvagità dall’inizio alla fine ma non riusciamo ancora ad incontrarlo dentro di noi.

Arriviamo così al Joker di Joaquin Phoenix fisico, materico nel quale ci ritroviamo perfettamente, ci rivediamo attraverso la sofferenza e l’incomprensione di una società, intrisa di realismo puro.

Non conosciamo Joker all’inizio del film, incontriamo l’uomo che lo custodisce che ha una vita, che soffre e si chiede perché accadano nel mondo così tante ingiustizie. Sequenza dopo sequenza scorge pian piano quell’inevitabile necessità di guardarsi dentro e di non essere più emarginato. Così ride, ride sempre anche quando non c’è niente da ridere di una risata malata, dura che lo soffoca a tratti e si mescola alle lacrime e ci consegna la chiave per entrare nella parte più nascosta della nostra mente.

Joker in Phoenix emerge stonato, disarmonico come in noi quando logorati da dubbi personali, sociali, professionali, ci rendiamo conto che le cose estranianti ci spaventano davvero. E’ il clown che si presenta ridendo nel Luna Park della vita, nei pensieri decadenti che ci circondano, quando ci balena improvvisamente e finalmente in testa, il desiderio di gridare al mondo intero che ci siamo stancati di sentire continue corbellerie!

Un complice, con una natura sfuggente che facciamo fatica ad imbavagliare. A volte davvero vorremmo liberare quella risata fragorosa, ridondante fatta di una mescolanza di emozioni che irrompono per dire: “Basta!”

Da bambini i clown ci hanno fatto sorridere e a tratti anche paura… Oggi, forse grazie a Joker conosciamo meglio quel clown e tutto sommato a volte, per comprendere ciò che nella vita non ci appare giusto o chiaro, basta immaginarlo in coda alla cassa del supermercato assieme a noi sussurrarci:

<< Pensavo che la mia vita fosse una tragedia ma ora mi rendo conto che è una commedia!>>.