Toccare la Bellezza, Bruno Munari e Maria Montessori in mostra fino a marzo 2020

300 loro opere esposte in dieci sale della Mole Vanvitelliana di Ancona nella mostra "Toccare la Bellezza"

Immagine simbolica dell'Educazione Cosmica. Maria Montessori

ANCONA – La città di Ancona apre le porte a due grandissimi del ‘900: Bruno Munari e Maria Montessori. 300 oggetti da loro creati, 150 dell’uno e 150 dell’altra, saranno esposti dal 10 novembre all’8 marzo 2020 in dieci sale della Mole Vanvitelliana di Ancona. Per la prima volta insieme.

Bruno Munari, classe 1907 e originario di Milano, è stato “uno dei massimi protagonisti dell’arte, del design e della grafica del XX secolo”: i suoi contributi nei diversi campi dell’espressione visiva (basti ricordare la sua pittura, scultura, cinematografia, il disegno industriale e la grafica) e non visiva (scrittura, poesia, didattica) sono stati negli anni notevoli e di grande slancio. La sua è stata una ricerca poliedrica sul tema del movimento, della luce e dello sviluppo della creatività e della fantasia nell’infanzia attraverso il gioco. Assieme allo spaziale Lucio Fontana, Bruno Munari il perfettissimo domina la scena milanese degli anni cinquanta-sessanta; sono gli anni del boom economico in cui nasce la figura dell’artista operatore-visivo che diventa consulente aziendale e che contribuisce attivamente alla rinascita industriale italiana del dopoguerra.

Maria Montessori ”gioca” in casa: di origini anconetane e nata qualche decennio prima (suo paese di nascita è il piccolo Chiaravalle) è stata un’educatrice, pedagogista, filosofa, medico, neuropsichiatra infantile e scienziata italiana, internazionalmente nota per il metodo educativo che prende il suo nome, adottato in migliaia di scuole materne, elementari, medie e superiori in tutto il mondo; fu tra le prime donne a laurearsi in medicina in Italia. Il metodo montessoriano parte dallo studio dei bambini e delle bambine con problemi psichici, espandendosi allo studio dell’educazione per tutti i bambini. Sosteneva che il metodo applicato su persone “frenasteniche” (disabili) aveva effetti stimolanti anche se applicato all’educazione di bambini normali. Il suo pensiero identifica il “bambino come essere completo, capace di sviluppare energie creative e possessore di disposizioni morali”, che l’adulto ha ormai compresso dentro di sé rendendole inattive. Il principio fondamentale deve essere la “libertà dell’allievo”, poiché solo la libertà favorisce la creatività del bambino già presente nella sua natura. Dalla libertà deve emergere la disciplina.