Stadio Adriatico di Pescara stracolmo per la terza tappa del tour che segna il ritorno di Zucchero in Italia, dopo una lunghissima serie di appuntamenti internazionali.
PESCARA — Tredicimila persone affollano lo stadio, la voce inconfondibile di Adelmo “Zucchero” Fornaciari porta il blues in riva all’Adriatico. Terza tappa italiana di “Baila (Sexy Thing) 25th – Under the Moonlight”, il tour mondiale che quest’anno celebra i venticinque anni di uno dei suoi brani più amati, il concerto di Pescara arriva dopo Udine e Bologna, ma soprattutto dopo mesi di tournée internazionale che ha portato Zucchero a esibirsi in giro per il mondo.
Ed è proprio da qui che parte una delle serate più intime del suo show: il ritorno in Italia. «Vi ringrazio di essere qui dopo tutti questi anni», ha detto Zucchero rivolgendosi al pubblico abruzzese, aggiungendo poi: «Amo la gente comune, io sono la gente comune», per poi aggiungere parole che raccontano la felicità di ritrovare la propria gente: aveva voglia di tornare in Italia, ha detto, un desiderio che sente nell’aria e nei profumi di casa, dopo essere stato a lungo impegnato a esibirsi all’estero. Non a caso ha ribadito: «Li ho educati, io canto in italiano perché sostengo che la musica parli», spiegando così di aver abituato negli anni il pubblico ad ascoltarlo nella sua lingua, convinto che sia la musica un linguaggio universale.
Il salotto dello stadio
Zucchero ha aperto la serata con “Spirito nel buio”, lanciando subito lo show ad alta intensità prima di alternare i grandi classici — da “Diamante” a “Diavolo in me”, passando per “Partigiano reggiano”, “Baila (Sexy Thing)” e “X Colpa di chi?” — a un momento più raccolto: cambia il cappello, stringe la chitarra acustica in un abbraccio, la voce resta sempre potente. È lui stesso a spiegare il senso di questa parentesi: «In questo salotto che mi sono costruito con voi perché è più intimo, vi faccio sentire delle canzoni che non ho più fatto da tanto» — ed è così che regala al pubblico brani che non eseguiva da tempo, come “Donne” e “Un soffio caldo”, scritta insieme a Francesco Guccini: un momento di grande sostanza in tempi — ha detto — in cui si respira spesso sospetto che influisce sul nostro quieto sopravvivere, e in cui la sua scelta è stata quella di restare lontano dal “politichese”, affidandosi alla musica.
Tra i momenti più toccanti della serata c’è “Miserere”, eseguita con il grande aiuto — in video — di Luciano Pavarotti: un tributo che ha strappato un lungo applauso, tanto al pubblico quanto allo stesso Zucchero, visibilmente commosso nel ricordare l’amico e compagno di una delle collaborazioni più importanti della sua carriera.

La superband e il momento tutto loro
Accanto a lui, la sua fedele “superband” internazionale: Polo Jones (direttore musicale, basso), Kat Dyson (chitarre, cori), Peter Vettese (Hammond, piano e synth), Mario Schilirò (chitarre), Adriano Molinari e Yissy Garcia (batteria e percussioni), Nicola Peruch (tastiere), la sezione fiati composta da James Thompson, Lazaro Amauri Oviedo Dilout e Carlos Minoso, e le voci di Oma Jali e Keba Williams.
Sono proprio le due voci femminili a firmare uno dei momenti più travolgenti della serata: dopo la presentazione della band, il palco viene lasciato ai soli musicisti per una sequenza di cover che infiamma letteralmente lo stadio. Oma Jali e Keba Williams si alternano al microfono su “Disco Inferno”, che manda in visibilio la platea, mentre su un altro brano dal piglio più rock una delle due lancia al pubblico l’invito a “fare casino” — e Pescara risponde alzandosi in piedi a ballare.

Il finale: «Il blues non morirà mai»
Prima dell’ultimo brano, “Hey Man”, Zucchero ha augurato buona fortuna al pubblico, chiudendo poi la serata con una frase che è quasi un manifesto della sua intera carriera: Noi siamo il Blues, il blues non morirà mai!
