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Abruzzo

CoViD19, Abruzzo: è quasi Emergenza! Restiamo a casa

Luigi Tommolini

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La giornata di San Giuseppe ha visto l’aumento esponenziale dei casi di positività al CoViD19 nella regione abruzzese.

122 casi in 24 ore dai test eseguiti nel laboratorio di riferimento regionale di Pescara e attraverso l’Istituto Zooprofilattico di Teramo.

La situazione è di estrema emergenza visto che superando la soglia dei 500/600 casi di positività la regione troverebbe molta difficoltà a ricevere tutti i pazienti nelle strutture ospedaliere del territorio.

La raccomandazione è UNICA: “RESTIAMO A CASA”.


COMUNICAZIONE UFFICIALE “SERVIZIO PREVENZIONE E TUTELA DELLA SALUTE DELLA REGIONE”

Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila sono emersi 6 casi: 2 all’Aquila, 1 a Trasacco, 1 ad Avezzano, 1 a Collarmele, 1 di cui non è indicata la residenza.

Nella Asl Lanciano-Vasto-Chieti i casi sono 30: 1 a Castel Frentano, 2 ad Atessa, 2 a Crecchio, 3 a Ortona, 1 a Vasto, 1 a Santa Maria Imbaro, 1 a Frisa, 1 a Montazzoli, 1 a Chieti, 1 a San Giovanni Teatino, 1 a Miglianico, 2 a Mozzagrogna, 2 a Ripa Teatina, 2 a Tollo, 3 a Francavilla al Mare, 1 a Fossacesia, 1 a Treglio, 2 a Lanciano, 1 a Roccamontepiano, 1 a Guardiagrele.

Nella Asl di Pescara sono stati registrati 59 casi: 25 a Pescara, 8 a Montesilvano, 1 a Spoltore, 1 a Loreto Aprutino, 2 a Collecorvino, 1 a Farindola, 2 a Elice, 3 a Cepagatti, 4 a Civitella Casanova, 3 a Penne, 4 a Città Sant’Angelo, 1 a Montebello di Bertona, 2 a Pianella, 1 a Cappelle sul Tavo, 1 di cui non è indicata la residenza

Nella Asl di Teramo i casi sono 27: 11 a Castiglione Messer Raimondo, 3 a Castilenti, 2 a Silvi, 3 a Montefino, 5 a Pineto, 1 a Cellino Attanasio, 1 ad Alba Adriatica, 1 di cui non è indicata la residenza.

Le località si riferiscono ai luoghi di residenza dei pazienti e potrebbero non coincidere con il domicilio.

Con gli ultimi casi salgono a 385 i positivi in Abruzzo al Covid 19.



LA SITUAZIONE GLOBALE IN TUTTA LA PENISOLA ITALICA

 




Abruzzo

Alto Sangro, Impianti Sci: con la chiusura, a rischio 1500 addetti

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Consorzio, minacciato il comprensorio più grande del centro-sud

“Non riusciamo a capire su quali dati scientifici si continuano a tenere fermi i comprensori sciistici, visto che dall’8 marzo dello scorso anno sono chiusi.

Non siamo noi la bomba dell’epidemia”.

Così il presidente del Consorzio Ski Pass Alto Sangro, Bonaventura Margadonna, sulla decisione del Governo di tenere chiusi, fino al 15 febbraio, gli impianti di risalita che avrebbero dovuto riaprire lunedì 18 gennaio.

E’ il più grande dell’Italia centro-meridionale il comprensorio di Roccaraso e Rivisondoli (L’Aquila), a 1250 metri sugli Altopiani Maggiori d’Abruzzo, tra il Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e il Parco nazionale della Majella, un bacino sciistico (Aremogna-Pizzalto-Monte Pratello) con 28 impianti di vario tipo, due cabinovie per circa 100 chilometri di piste.

“In questo modo si sta decretando la morte dell’Abruzzo interno e dell’intero sistema economico che vive con l’economia della neve – prosegue Margadonna – I dati parlano chiaro: su una popolazione di 15 mila residenti nel centro Abruzzo sono 1500 le persone che lavorano grazie alle attività del comprensorio sciistico Roccaraso-Rivisondoli. Siamo a un passo dal tracollo e se non ci lasceranno riaprire al più presto per le popolazioni della montagna sarà la fine.

Se non si permetterà a tutti di tornare a sciare, questa zona diventerà rossa, non per la pandemia, ma per il disastro economico provocato dalle aziende costrette a chiudere”.

Il comprensorio di Roccaraso, con la Sifatt che gestisce gli impianti di risalita dell’Aremogna, è comunque uno dei pochi in Italia che tiene aperti buona parte degli impianti per consentire agli atleti di allenarsi. “Un ulteriore sforzo economico che sta facendo la Sifatt per garantire un servizio essenziale per far crescere il movimento sciistico agonistico abruzzese e italiano” conclude Margadonna.


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Abruzzo

Pescara: annuncia rapina al 112 per rivalsa d’amore, arrestato

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Vendetta contro il rivale, dovrà rispondere di procurato allarme

Ha allertato in forma anonima il 112 per annunciare una rapina ai danni di un ufficio postale – poi rivelatosi un falso allarme – per vendicarsi del rivale in amore: protagonista della vicenda un 36enne di Pescara arrestato dai carabinieri per procurato allarme, in esecuzione dell’ordinanza di aggravamento dell’attuale misura cautelare in atto con quella della custodia in carcere.

La vicenda risale all’8 gennaio scorso quando l’uomo, chiamando il 112, aveva annunciato che due persone – di una aveva fornito anche le generalità – armate di pistole, avrebbero di lì a poco fatto una rapina ai danni di un ufficio postale cittadino.

I carabinieri dopo aver adottato tutte le precauzioni del caso, capirono che si trattava di una notizia infondata concentrandosi sull’identificazione dell’autore della telefonata.

Le indagini condotte dalla Sezione Operativa del Nucleo Operativo Radiomobile hanno permesso di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico dell’uomo, nonché di ricostruire il movente del procurato allarme: in base agli accertamenti effettuati l’uomo aveva inventato la rapina nel tentativo di mettere nei guai la persona segnalata quale rapinatore poiché i due si erano invaghiti della stessa donna.

L’uomo all’epoca dei fatti era sottoposto ad una misura con obblighi, è stato così denunciato all’autorità giudiziaria che ha richiesto l’aggravamento della misura cautelare in atto, provocandone l’arresto. (ANSA).


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Teramo

Abruzzo in zona arancione dal 17 gennaio: Marsilio chiede indennizzi

Maria Giulia Mecozzi

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TERAMO – Da domenica 17 gennaio, la Regione Abruzzo tornerà in zona arancione. A comunicarlo è stato lo stesso Presidente della Regione, Marco Marsilio, in una nota ufficiale emessa proprio oggi, 15 gennaio, dopo aver appreso la comunicazione dal Ministro della Salute Speranza. Dice Marsilio: “Torneranno quindi a chiudere bar e ristoranti, che potranno tornare a fare solo asporto. I bar con la nuova ulteriore limitazione fino alle ore 18. Per le scuole nessun cambiamento: continueranno a fare la didattica a distanza al 50% come avviene già da lunedì”. Ora, il Presidente ha fatto urgente richiesta al Governo per gli indennizzi, in quanto le attività del settore potrebbero subire crolli ulteriori, date le restrizioni.

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