Cuori in quarantena, storie di ordinaria distanza ma non solo

Vivere una relazione in questo periodo non è cosa facile per tante coppie lontane fisicamente, pur abitando a pochi chilometri o addirittura nella stessa città, ma le disposizioni del Decreto, con l’ormai popolare #iorestoacasa, hanno messo una cortina di ferro tra due persone. Ognuno sta vivendo a modo suo questa dura prova, sperimentando sulla propria pelle questa modalità di stare insieme.

Tuttavia nulla è perduto. Nell’impossibilità del contatto fisico ed emotivo, le persone continuano ad incontrarsi attraverso lo schermo di un pc o di uno smartphone, sfruttando la tecnologia che ci è venuta in soccorso

Sono tanti i problemi ma certamente questa condizione ha portato tutti a sforzarsi e a trovare delle risorse che magari nemmeno si sospettava di possedere.

Le coppie hanno aguzzato l’ingegno e la creatività pur di cercare di preservare la propria storia d’amore. Ma ci sono delle costanti in questo periodo che accomunano tutti.

Smarrimento, fragilità, solitudine ma dall’altra parte anche il senso di responsabilità. Fare ognuno la propria parte per uscire prima possibile da questa brutta situazione.

COSCIENZA SOCIALE: a chi non è balenato mai per la mente di trasgredire la quarantena, per vedersi ad esempio con la scusa di fare attività motoria all’aperto? Un pensiero che deve essere totalmente allontanato. In questo momento di fragilità e sofferenza globale, dal comportamento del singolo dipende la vita di tutti; ognuno di noi costituisce una maglia di una grande catena, dell’intera comunità. In questo caso la regola è: non lanciare il cuore oltre l’ostacolo! Per quello ci sarà tempo domani.

Ognuno di noi può fare la differenza.

INSOFFERENZA: di certo a nessuna coppia fa piacere dover subire questa situazione. E la solitudine e il vuoto aumentano all’ennesima potenza. Ormai si vive rinchiusi nelle quattro mura delle nostre case che sono diventate allo stesso tempo gabbia dorata di protezione ma anche prigione da cui poter uscire, per chi può, per “l’ora d’aria”( come fare la spesa, andare a lavoro o per comprovati motivi d’urgenza).

Ma in fin dei conti cosa ci stanno chiedendo? Salvare il nostro Paese restando a casa, seppur lontano da tutto e da tutti. Con la consapevolezza che tutto finirà prima o poi, con l’orgoglio di aver contribuito a vincere questa guerra invisibile.

E in questo mare magnum di incertezze e “scollamento” sociale ci saranno anche dei LATI POSITIVI? Proviamo a vedere il bicchiere mezzo pieno. L’emergenza e il pericolo senza dubbio aguzzano l’inventiva umana. È sempre stato così nella storia e ancor di più in questo periodo difficile.

Questa situazione paradossalmente ha portato a desiderare ancor di più il proprio partner, riscoprendo nella distanza una fiamma in grado di alimentare l’amore. Di certo le persone sono diventate più creative, senza cadere nell’apatia ma coltivando la progettualità pur in una quotidianità che sembra sempre uguale. Accettare questa condizione che ci sta disumanizzando, con la certezza che prima o poi finirà, ci renderà più forti e consapevoli di ciò che avevamo.

Dobbiamo sapere che anche nella distanza si possono ricostruire SPAZI “virtuali” in cui incontrarsi: è importante ricreare uno spazio per la coppia. Prima nella normalità ognuno aveva i propri interessi, condividendo dei momenti importanti. La cena del venerdì sera in qualche bel locale, fare uno sport insieme, andare al cinema o prendere insieme il caffè del mattino in quel bar e tante altre piccole cose…insomma vivere.

Possiamo continuare a farlo. Si deve esorcizzare il momento facendo nel possibile, quello che si faceva prima, seppur in modo differente.

Abbiamo raccolto delle testimonianze di alcuni lettori che hanno aperto una prospettiva sulla realtà degli affetti e dei sentimenti di coppie che oggi non riescono ad intrecciare concretamente le proprie quotidianità.

La socialità e la sfera affettiva sembrano essere state infettate anch’esse da questo subdolo virus. Un’esperienza dura ma che in tema di sentimenti ci permetterà di farci quegli anticorpi e diventare più forti un domani, per capire e apprezzare ciò che forse abbiamo dato troppo per scontato.

Tutto questo lo stiamo imparando giorno dopo giorno e le testimonianze di alcuni lettori ce lo dimostrano. Alcune fanno sorridere, altre sono più dense e difficili ma tutte, nella loro unicità, insegnano qualcosa, ci insegnano a vivere oggi più che mai.

La prima esperienza che ci arriva è quella di una coppia che sta insieme da otto mesi. Entrambi adulti, realizzati nel lavoro. Una casa che non condividono per scelta, in due comuni diversi ma non troppo distanti.

Difficile ma non impossibile vivere la storia, anzi dal racconto che ci fanno, il loro rapporto in questi giorni si è rafforzato, ci si “sente” molto di più e si parla di più.

Lui bassista per passione racconta delle numerose videochiamate, canale attraverso il quale percorre ogni giorno un ponte verso la sua metà. E lei che ogni tanto gli chiede di suonargli qualche pezzo in videochiamata. D’altronde l’amore può passare pure attraverso un pezzo rock.

Da una cittadina di mare invece arriva la storia di una coppia di fresca data, insieme da qualche mese. Adulti con un lavoro stabile e in standby con i sentimenti da parecchio tempo. Poi una sera ci si incontra e ci si riconosce in uno sguardo, consumando una sigaretta. Le ore volano e non è mai abbastanza il tempo trascorso insieme. E poi arriva il virus. Di punto in bianco la distanza. Ma anche qui la chiave di lettura non è la privazione ma scorgere l’opportunità. Per pensare, per scoprirsi davvero nella distanza.

Carrellata di appuntamenti “virtuali” in videochiamata, messaggi e ci si improvvisa anche ad organizzare una piccola festa a due, via web, per il compleanno di lui, con tanto di torta, ovviamente arrangiata homemade e bruciacchiata. Ma come si dice…”Conta il pensiero!”. I fili di una storia che ora più che mai passano nelle piccole cose, anche tra i sacchetti della spesa che lui ogni tanto le porta sotto casa come un dono. I corpi sono lì…a due metri di distanza. Non ci si tocca, non ci si bacia, non ci si annusa più…ma loro due ci sono.

Diversa è la storia di una coppia collaudata, lui e lei residenti nella stessa regione ma in due province diverse. Prima del virus la distanza chilometrica permetteva di vedersi con puntualità solo nel week-end mentre ora tutto appare difficoltoso ma non si molla, come ci racconta la nostra lettrice. Già provata da una situazione familiare delicata, in questa storia ora manca tanto l’impronta del contatto umano. Anche qui ci si aggrappa alla tecnologia per sentirsi con l’altro. Ma si vive soprattutto di ricordi sensoriali che, nella mancanza, ti mandano avanti. Il ricordo del contatto umano. Un corpo che sembra essere andato in letargo. Ognuno confinato nel proprio guscio domestico e si vive e rivive con ricordi sensoriali.

Ma prima o poi da questo letargo ci risveglieremo tutti. Ce la faremo.

Prendendo in prestito le parole di Gio Evan questo ” Non è il momento di uscire insieme ma di riuscire insieme”.

Ringraziamo i lettori che con fiducia ci hanno affidato le loro storie che poi, alla fine, sono le storie di tutti.