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Editoriale

Mascherine: poche aziende italiane e l’Europa blocca le esportazioni di materiale sanitario

Sonia Fracassi

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dispotech - mascherine

Il caso Dispotech Srl, 830mila mascherine bloccate in Germania e le promesse dell’Europa

In tempi di emergenza da CoVid-19, le bandiere italiane sventolano dai balconi, gli italiani sono diventati un popolo di fitness blogger e piccoli Masterchef, la noia incalza e ci si diverte sui Social fra #CHALLENGE assurde e videochiamate simili a riunioni aziendali. Nei piccoli paesini di campagna, l’emergenza Corona virus sembra ancora non essere arrivata. Nelle grandi città, ci si dà appuntamento sui balconi alle ore 18.00 con dj-set e canzoni dal vivo per eleggere la nuova star di quartiere.
Dove l’emergenza fa paura, invece, si chiede silenzio. Per le vittime. Per i cari che se ne sono andati senza poter neppure esprimere l’ultimo desiderio di salutare i propri affetti. Per chi sta lottando fra la vita e la morte, in terapia intensiva, attaccato ad un respiratore. In un letto di ospedale. In isolamento. Lontano da casa. Quanto vorrebbero lamentarsi di dover stare tutto il giorno sul divano, a mangiare e guardare la Tv, Dio solo lo sa. Solo Lui può ascoltare le loro preghiere. Lui e gli operatori sanitari che sono in trincea ogni giorno. Con i segni rossi delle mascherine sul volto a fine giornata. Con le nocche delle mani cotte dalla plastica dei guanti. Piccoli grandi angeli chiamati alle armi, giovani appena laureati che sono partiti per le zone più colpite, in questa guerra che tutti ricorderemo con il nome di CoViD-19.

C’è il virus a far paura. C’è la speranza che tutto questo finisca presto. C’è la corsa alle donazioni per aiutare un Sistema Sanitario Nazionale che sta reggendo ancora troppo bene all’emergenza, date le condizioni nelle quali è stato ridotto. Spesso si lavora in condizioni sanitarie precarie, urgono materiali: mascherine, guanti, tute per coloro che il virus lo vedono tutti i giorni. Sotto le loro mani. Sotto i loro occhi. Negli occhi di chi cercano disperatamente di salvare.

Sono arrivati i medici cinesi, i migliori esperti sul Coronavirus, con un carico di materiale sanitario ed il plasma con gli anticorpi. Tanti si sono chiesti: <<ma l’Europa dov’è?>>. Ed ora, in nome di una ritrovata unità nazionale, espressa fino ad ora solo nei Mondiali di calcio, in molti si uniscono al grido di #StopEuropa.

Cosa ci aspettavamo dall’Unione Europea, precisamente? Dove ha fallato il sistema Europa agli occhi dell’italiano medio che non si è mai interessato di politica ed ora tende a precisare di essere sempre stato un cittadino Italiano, mai un cittadino europeo.

Ci aspettavamo, forse, più aiuti? Ci aspettavamo, forse, che i singoli stati europei non ci bloccassero i carichi di materiale sanitario in piena emergenza? Ci aspettavamo, forse, di far parte di una grande famiglia europea, pronta ad aiutare il primo Paese in difficoltà, in questo caso il Nostro? Forse non ci aspettavamo nulla. Anche se, in un clima teso, nel pieno dell’emergenza, la vicenda dell’azienda italiana Dispotech Srl e del suo ordine di mascherine bloccate in Germania, ci ha interessato a tal punto da farci porre qualche domanda sul tema Europa. L’Europa unita, della libera circolazione di merci e persone. L’Europa dello Spazio Schengen. Quell’Europa che ora sembra non esserci più. Che alla prima emergenza ha chiuso le dogane ed i confini, trattenendo merci e persone.

La Dispotech Srl è un’azienda italiana di Gordona (Sondrio) in Lombardia, eccellenza made in Italy di prodotti sanitari monouso, tra cui le introvabili mascherine, divenute oggetto di prima necessità ai tempi del Covid-19.

Per sopperire alla grande richiesta di Protezione Civile e SSN, la Dispotech Srl aveva ordinato 830mila mascherine dalla Cina, importate in Germania da un importatore tedesco. Le mascherine arrivano in Germania ma prima vengono bloccate, poi magicamente spariscono senza essere più ritrovate.

Un’ordinanza, datata 4 marzo 2020, diffusa del Ministero dell’Economia tedesco aveva infatti vietato immediatamente l’esportazione di una serie di dispositivi medici necessari per l’emergenza da CoViD-19, tra cui le 830 mila mascherine acquistate e destinate alla Dispotech Srl. Come afferma la titolare dell’Azienda Monica Mortarotti, una parte di queste mascherine sarebbe stata donata alla Protezione Civile, la maggioranza invece avrebbe rifornito tutti i presidi ospedalieri tramite i loro distributori.

Sul caso sono intervenuti tempestivamente Api Lecco e Confapi nazionale, insieme al Ministero degli Esteri e all’Ambasciata Italiana, riuscendo a sbloccare la situazione. “Siamo riusciti a far capire che si tratta di un transito, non di un’importazione, quindi ci hanno dato il via libera per portare le mascherine in Italia, ma in questo momento nessuno le trova più, sono in Germania ma nessuno sa dove”, conclude il co-direttore dell’Api, Marco Piazza.

Reperire dispositivi di protezione individuale (Dpi), tra cui mascherine ma anche guanti e camici per il nostro personale sanitario, in piena emergenza Coronavirus, sta diventando un’impresa impossibile per due motivazioni principali.

La prima riguarda la mancanza di aziende in territorio italiano che abbiano la certificazione internazionale per produrre mascherine Fpp2 e Fpp3. Si perché, a differenza dei vari tutorial che girano sui social, non basta un pezzo di carta da forno e due elastici per realizzare una mascherina a prova di virus. Una mascherina di quel tipo non arriva neppure al termine di una festa di Carnevale, si decompone prima.

Insomma, primo problema: c’è solo un’azienda italiana con certificazione internazionale per la produzione di mascherine, chiaramente da sola non può coprire l’intera richiesta del Paese.

Seconda problematica: le imprese estere a cui il nostro Paese si rivolgeva per l’acquisto dei dispositivi si sono viste requisire o bloccare il materiale in uscita dal Paese, anche se transitava solo in esso, come accaduto per le mascherine acquistate dalla Dispotech Srl, di origine cinese ma bloccate in Germania, poi sparite in qualche magazzino tedesco, in piena emergenza.

Di qualche giorno fa, la dichiarazione del premier Giuseppe Conte: << Come governo – ha detto Giuseppe Conte – siamo strenuamente impegnati per procurare in tempi brevissimi i dispositivi che consentano a medici, infermieri e a tutto il personale sanitario di lavorare in massima sicurezza >>.

Angelo Borrelli, capo della Protezione Civile, ha annunciato la possibilità di riconvertire alcune strutture per destinarle alla produzione di mascherine, anche se al momento la possibilità di ottenere il materiale sanitario nel più breve tempo possibile è affidata solamente al mercato internazionale.

Il Governo ha inserito nel Decreto Legge con le misure economiche, una norma che consente di produrre mascherine chirurgiche in deroga alle vigenti norme. Basterà inviare all’Istituto Superiore di Sanità, da parte delle aziende produttrici, un’autocertificazione con le caratteristiche tecniche delle mascherine da produrre ed in due giorni verrà approvata o meno la richiesta. Saranno però mascherine non utilizzabili in ambito sanitario, per mancanza della “certificazione” internazionale richiesta per Fpp2 e Fpp3, rilasciata a livello mondiale solo da USA e Cina.

 <<Il fabbisogno mensile è di circa 90 milioni di mascherine. Noi abbiamo effettuato contratti per oltre 55milioni e al momento ne abbiamo consegnate più di 5 milioni. – ha dichiarato Borrelli nella conferenza stampa di sabato scorso – India, Romania, Russia, erano mercati nei quali i fornitori avevano recuperato mascherine Fpp2 e Fpp3 ma poi hanno chiuso all’esportazione.>>

Gli ordini di 19 mila mascherine, quindi, sono stati bloccati dai Paesi di provenienza o nei quali hanno transitato.

Nella giornata di ieri, il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio ha comunicato di aver <<sbloccato l’esportazione, dalla Germania e dalla Francia, di mascherine, tute e schermi facciali>>. A RaiNews24, Di Maio aveva anche anticipato l’importazione dalla Cina di 2 milioni di mascherine e centinaia di ventilatori polmonari.

Nonostante i blocchi all’esportazione, sembra che in Europa qualcosa si stia muovendo. Con un videomessaggio su Twitter, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha invitato tutti i partner europei a “condividere” il materiale sanitario. Ha riferito, inoltre, che la Germania invierà più di un milione di mascherine in Italia, il Paese europeo più colpito dall’emergenza, etichettando la spedizione come priorità europea per proteggere il personale sanitario italiano.

Abruzzo

Il Reddito di Emergenza: che cos’è e come richiederlo. Tutte le info

Carlo Di Natale

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Il Reddito di Emergenza, da ora in poi REm, che cosa è? È una misura di sostegno al reddito (istituita con decretolegge n. 34 del 19 maggio, articolo 82, a decorrere dal mese di maggio 2020) introdotta per supportare i nuclei familiari in condizioni di difficoltà, come conseguenza dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, e in possesso di determinati requisiti di residenza ed economici, patrimoniali e reddituali.  

REQUISITI 

Il REm è riconosciuto ai nuclei familiari in possesso congiuntamente dei seguenti requisiti: 

  1. residenza in Italia al momento della domanda, verificata con riferimento al solo componente richiedente il beneficio; 
  2. un valore del reddito familiare, nel mese di aprile 2020, inferiore ad una soglia pari all’ammontare del beneficio; 
  3. un valore del patrimonio mobiliare familiare con riferimento all’anno 2019 (verificato al 31.12.2019) inferiore a una soglia di euro 10.000, accresciuta di euro 5.000 per ogni componente successivo al primo e fino ad un massimo di euro 20.000; il massimale è incrementato di 5.000 euro in caso di presenza nel nucleo familiare di un componente in condizione di disabilità grave o di non autosufficienza come definite ai fini dell’Indicatore dell’ISEE
  4. un valore dell’Indicatore dell’ISEE, attestato dalla DSU valida al momento di presentazione della domanda, inferiore ad euro 15.000.

Di seguito alcuni esempi di calcolo del valore massimo di reddito familiare compatibile con il REm: 

Composizione nucleo  Scala di equivalenza  Soglia del reddito familiare ad aprile 2020 
Un adulto  1  400 euro 
Due adulti  1.4  560 euro 
Due adulti e un minorenne  1.6  640 euro 
Due adulti e due minorenni  1.8  720 euro 
Tre adulti e due minorenni  2*  800 euro 
Tre adulti (di cui un disabile grave) e tre minorenni  2.1**  840 euro 

INCOMPATIBILITÀ CON REDDITI E PRESTAZIONI 

Il Rem non è compatibile con la presenza, nel nucleo familiare, di componenti che percepiscono o hanno percepito una delle indennità di cui agli articoli 27, 28, 29, 30 e 38 del decretolegge 17 marzo 2020, n. 18, convertito con modificazioni dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, ovvero di una delle indennità disciplinate in attuazione dell’articolo 44 del medesimo decretolegge ovvero di una delle indennità di cui agli articoli 84 e 85 del decretolegge n. 34 del 19 maggio 2020. 

Si tratta delle indennità per i lavoratori danneggiati dall’emergenza epidemiologica da COVID-19 appartenenti alle seguenti categorie: 

  • lavoratori autonomi iscritti alle gestioni INPS; 
  • liberi professionisti titolari di partita IVA iscritti alla gestione separata; 
  • lavoratori titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, iscritti alla Gestione separata; 
  • lavoratori stagionali del turismo e degli stabilimenti termali; 
  • lavoratori dello spettacolo; 
  • lavoratori agricoli; 
  • lavoratori dipendenti stagionali appartenenti a settori diversi da quelli del turismo e degli stabilimenti termali; 
  • lavoratori intermittenti; 
  • lavoratori autonomi, privi di partita IVA, non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie; 
  • incaricati alle vendite a domicilio; 
  • lavoratori domestici. 

Il Rem non è altresì compatibile con la presenza nel nucleo familiare di componenti che siano al momento della domanda in una delle seguenti condizioni: 

  1. essere titolari di pensione diretta o indiretta ad eccezione dell’assegno ordinario di invalidità; 
  2. essere titolari di un rapporto di lavoro dipendente la cui retribuzione lorda sia superiore alla soglia massima di reddito familiare, individuata in relazione alla composizione del nucleo; 
  3. essere percettori di Reddito/Pensione di Cittadinanza, di cui al Capo I del decretolegge n. 4 del 2019, ovvero delle misure aventi finalità analoghe di cui all’articolo 13, comma 2, del medesimo decretolegge. 

La domanda deve essere presentata all’INPS entro il termine perentorio del 30 giugno 2020, attraverso i seguenti canali: 

  • i centri di assistenza fiscale di cui all’articolo 32 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241;
  • gli istituti di patronato di cui alla legge 30 marzo 2001, n. 152; 
  • il sito internet dell’INPS, autenticandosi con PIN, SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) almeno di livello 2, CNS (Carta Nazionale dei Servizi) e CIE (Carta di Identità Elettronica). 

IMPORTO DEL BENEFICIO 

Il beneficio economico del Rem è determinato in un ammontare pari a 400 euro mensili, moltiplicati per il corrispondente parametro della scala di equivalenza di cui all’articolo 2, comma 4, del decretolegge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito con modificazioni dalla legge 28 marzo 2019, n. 26.

L’importo del beneficio economico non può comunque essere superiore a euro 800 mensili, elevabili a euro 840 solo in presenza di disabili gravi o non autosufficienti e nei casi sotto descritti. Il parametro della scala di equivalenza è pari ad 1 per il primo componente del nucleo familiare ed è incrementato di 0,4 per ogni ulteriore componente di età maggiore di 18 anni e di 0,2, per ogni ulteriore componente minorenne, fino ad un massimo di 2, ovvero fino ad un massimo di 2,1 nel caso in cui nel nucleo familiare siano presenti componenti in condizione di disabilità grave o di non autosufficienza, così come definite ai fini ISEE.

La scala di equivalenza non tiene conto dei soggetti che si trovano in stato detentivo, per tutta la durata della pena, o sono ricoverati in istituti di cura di lunga degenza o altre strutture residenziali a totale carico dello Stato o di altra Pubblica Amministrazione. Ad esempio: 

  1. nucleo familiare composto da tre componenti, due maggiorenni ed uno minorenne, la scala di equivalenza è pari a 1,6, l’importo è pari a 400*1,6=640 euro mensili;
  2. nucleo familiare composto da quattro componenti, tutti maggiorenni, di cui uno disabile grave, la scala di equivalenza è pari a 2,2; l’importo mensile sarebbe pari a 400*2.2=880 euro. Tuttavia, in ragione del limite massimo della scala di equivalenza (2.1), l’importo mensile del beneficio sarà pari ad 840 euro 

Previa verifica della sussistenza di tutti i requisiti di legge, Il Rem è erogato per due mensilità a decorrere dal mese di presentazione della domanda. Quindi, se la domanda è presentata entro il 31 maggio 2020 saranno erogate le mensilità di maggio e giugno, mentre se è presentata nel corso del mese di giugno 2020 saranno erogate le mensilità di giugno e luglio 2020. 

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Editoriale

Ecco come il virus ha cambiato il mondo dell’economia digitale

Maria Giulia Mecozzi

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social

Il periodo del lockdown ha portato allo stop fisico delle persone ma non del mondo dei social web che, al contrario, ha dimostrato tutto il suo potenziale. Molte attività hanno volto il loro sguardo verso il web e i social per pubblicizzare le loro attività. 

In tal proposito abbiamo sentito Paola Prosperi, Account Senior della GDO Studio, responsabile della gestione dei clienti GDO. <<La fase 1, dovuta alla crisi pandemica – dice Paola – ha smentito quanti ancora non credevano all’enorme potenziale del mondo della digitalizzazione>>. Tutte le attività e aziende seguite dalla GDO Studio hanno incrementato enormemente la loro attività digitale sui canali social e web, grazie a questo,<<oltre ad aver ancora più fidelizzato i loro clienti ne hanno acquisiti di nuovi con un aumento del 60%, implementando in particolar modo i servizi a domicilio. Dato che, specialmente all’inizio dell’epidemia si è iniziato a lavorare molto tramite social, abbiamo constatato che molti dei nostri nuovi clienti hanno provato ad intervenire in maniera autodidatta o con l’aiuto di non professionisti, ottenendo pessimi risultati e sprecando molto tempo utile alla realizzazione di una buona strategia marketing>>. Un altro dato registrato, stando a quanto dice Porsperi, è che: <<questo tipo di tecnologia si sta affermando anche tra le persone di fascia di età più grande>>. Proprio per questo, <<anche i Comuni – afferma Prosperi –si stanno adeguando con la creazione di portali che metteranno in comunicazione professionisti e commercianti, con gli utenti. Tutto ciò allo scopo di accorciare le distanze che questo virus ha creato, nonostante le misure più morbide della Fase 2>>.

Insomma, sembra proprio che questa pandemia possa essere paragonata ad una medaglia con due facce. Se da un lato troviamo il male da essa generato, dall’altro, una miglior consapevolezza che il web può offrire.

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“Uniti per la riapertura della terza fascia” chiede la riapertura delle graduatorie

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Uniti per la riapertura della terza fascia” è un comitato nato sul web, che vede la partecipazione di neolaureati, docenti, Itp. Il gruppo è cresciuto in pochissimo tempo e oggi conta 3500 utenti tra Facebook e Wathapp. Lo stesso ha richiesto a gran voce l’apertura delle graduatorie di III Fascia, così come previsto dal decreto 126/2019 di dicembre, “per nuovi inserimenti e aggiornamenti”, attraverso un comunicato che vede l’adesione di migliaia di utenti, e diverse altre azioni. Si tratta di una graduatoria molto importante soprattutto per coloro che, appena laureati pur avendo i titoli giusti così come richiesto dal ministero, potrebbero comunque avere la possibilità di inserirsi in una graduatoria d’istituto provinciale. Ma, anche per i docenti precari che attendono dal 2017 di aggiornare il proprio punteggio e cambiare provincia.

Inizialmente, il ministero dell’Istruzione aveva ufficializzato la decisione di prorogare al 2021 l’aggiornamento delle graduatorie: la decisione era stata accolta male dai neolaureati e docenti precari che, nonostante le scuse della ministra Azzolina, avevano chiesto unanimemente di rivedere la questione e di garantire l’aggiornamento e la riapertura delle Graduatorie di III fascia. Così, a seguito dei reclami , sembra che qualcosa si stia muovendo.
In questi ultimi giorni sono stati presentati diversi emendamenti e proposte al senato, che devono essere oggetto di valutazione della VII commissione cultura. Tra queste vi è il comunicato del comitato uniti x la terza fascia, che con grande soddisfazione comunica che la proposta è stata inserita tra i documenti acquisiti in commissione per la conversione in legge del DL dell’8 aprile 2020 n 22 .

Qui potrete visionare l’elenco completo ⤵️

http://www.senato.it/leg/18/BGT/Schede/Ddliter/documenti/52910_documenti.htm

Le azioni intraprese dal gruppo sono molteplici, a partire dai video, articoli di giornale, servizi tg, disegni, testimonianze, storie, dirette Facebook e tanto altro, che è possibile trovare sulla pagina facebook e Instagram di uniti per la riapertura di terza fascia. È un gruppo particolarmente attivo e propositivo, che ha subito trovato un riscontro favorevole tra il pubblico.

L’aggiornamento delle graduatorie, pensato dal Ministero, avverrebbe stavolta telematicamente, così come dichiarato dalle varie fazioni politiche. Si tratterebbe di un percorso veloce, in modo da rendere provinciali le graduatorie di istituto e di aggiornarle tramite procedura telematica.

Ora resta solo da vedere come andrà l’iter del decreto scuola in esame e l’approvazione degli emendamenti.
Il gruppo è fiducioso e crede nelle buone volontà del ministero sperando nell’apertura immediata della terza fascia, così da poter essere pronti per il nuovo anno scolastico.

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