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Ancona

Da studentesse di medicina a volontarie per aiutare nell’emergenza Coronavirus. Il dolore e la sofferenza al di là di un telefono

Maria Giulia Mecozzi

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Quella che si sta combattendo contro il Covid-19, da circa un mese, è ormai diventata una vera e propria guerra. Chi rimanendo in casa, chi tramite organi di informazione, chi impegnato nella gestione di attività necessarie o volontariato e chi, come il personale sanitario, affronta in prima linea la sofferenza generata da questo nemico invisibile: il Covid-19. 

Come in ogni guerra che deve essere combattuta, data la portata dell’emergenza, anche gli studenti di medicina sono stati chiamati al fronte ognuno nel suo ruolo più o meno diretto. In questi giorni, sentiamo molto parlare di medici ed infermieri che guardano in faccia il dolore di tanti, troppi malati ricoverati nei reparti ospedalieri. Ma ci siamo mai domandati dove parte la gestione dell’emergenza? Ci siamo mai chiesti cosa prova chi deve gestire la sofferenza al di là di un telefono, senza instaurare un contatto di prossimità con la persona? In tal proposito abbiamo deciso di dare voce a chi, nel silenzio e nell’anonimato svolge questo, non meno difficile, compito al fronte del centralino delle emergenze.

Le protagoniste sono due studentesse agli ultimi anni di Medicina dell’Università Politecnica delle Marche di Ancona che, dato il ruolo delicato che ricoprono, hanno deciso di rimanere nell’anonimato. Le chiameremo Miriam e Francesca. Insieme a loro, faremo un viaggio in quella che possiamo definire la “trincea delle emergenze”.

Entrambe stanno prestando servizio di volontariato presso il centralino del Numero Verde della Regione Marche. Ricordiamo che il Numero Verde è un servizio fornito dalla Regione per orientare i cittadini nel corso dell’emergenza Covid-19. Si tratta di un supporto prevalentemente sanitario, nato con l’obiettivo di dare informazioni sulla malattia, i suoi sintomi e la prevenzione. Le studentesse ci spiegano che sono state chiamate <<Al fine di aumentare il numero di postazioni e tempestività delle riposte al numero verde e evitare così l’intasamento del 118>>. E ancora: <<Spesso ci troviamo a parlare con persone che sono venute a contatto con un caso positivo confermato o che sono in isolamento domiciliare fiduciario, tutte con un bisogno sociale differente e che spesso necessitano di supporto psicologico>>

Tante dunque sono le situazioni che ogni giorno queste ragazze si trovano a gestire. In tal proposito Miriam specifica che: <<Paura, dubbi, agitazione, dolore, sofferenza, rabbia, gentilezza, senso di abbandono, trauma, richiesta di aiuto: le loro emozioni e le loro voci ci entrano dentro. D’altronde è l’umanità che parla, con tutte le sue fragilità. Tuttavia – tiene a sottolineare –  la nostra voce non si frammenta mai. Cerchiamo di essere lucidi e professionali ma moralmente, ci risulta impossibile rimanere indifferenti a nessuna storia. Ognuna di esse ci colpisce, a volte persino ferisce>>

Tanto è il rispetto e la delicatezza con la quale queste due studentesse incontrano, con il solo ausilio della voce, l’alterità che soffre e chiede aiuto. Proprio per questo, prima di proseguire, vorremmo chiedere ad entrambe qual è stata la spinta che le ha portate a scegliere una professione importante come quella del medico. Per Francesca la passione per medicina risale a quando era ancora bambina. <<Fin da quando ero piccola ho sempre desiderato fare del bene e dare una mano a chi ne ha bisogno, al di là della modalità. Prendersi cura di chi sta male è solo uno dei tanti modi per aiutare. Amo mettere il cuore in tutto quello che faccio. Poter far tornare il sorriso sul volto delle persone e farle stare bene. È questo quello che conta veramente: il bene di tutti. Ho scelto la medicina perché per me significa poter alleviare il dolore, poter permettere, alla persona che avrò davanti, di non soffrire più o almeno, alleviare il suo dolore>>.

Ma se per Francesca la passione per il prendersi cura dell’Altro risale all’infanzia, per Miriam non è stato così. Infatti, dice: <<Ho sempre desiderato studiare le stelle, i pianeti e l’ignoto. Poi, con il passare del tempo, ho compreso che l’universo affascinava solo la mia mente. Ciò che invece mi faceva e fa battere il cuore, è la medicina. Infondo, se ci pensiamo, tutti noi siamo universi in miniatura. Per questo ho pensato che valesse la pena esplorare questo nostro paesaggio fatto di neuroni, miocardio e polmoni. Non si può rimanere indifferenti di fronte a tanta bellezza. Paragono lo studio della medicina, alla contemplazione di un’opera d’arte. Inoltre, ho fatto questa scelta anche per comprendere il paradosso della vita che, come una culla, ci fa oscillare tra il dolore e l’amore>>. Proprio su questo concetto Miriam ci ricorda le parole pronunciate dalla Beata Chiara Luce Badano, una giovane ragazza di 19 anni appartenente al Movimento cristiano-cattolico dei Focolari e che morì nel 1990 a causa di un osteosarcoma. Chiara dice: “Il dolore e l’Amore sono la stessa cosa. Credo ora più che mai che il dolore dell’umanità abbia un senso e soprattutto credo che possa essere trasformato in Amore”. 

Quello che queste due giovani studentesse ricoprono, è un ruolo importante e psicologicamente stressante, malgrado non lo si svolga in una corsia di ospedale e a diretto contatto fisico con il paziente. Il dolore e la sofferenza dell’Altro deve essere gestita tramite un Computer e un telefono, cercando di percepire il suo dolore e la sua sofferenza pur senza poterlo guardare negli occhi o poter fare l’immediata esperienza del suo volto. Su questo è la stessa Miriam a dirci: <<Il dolore non ha sempre un volto. Spesso bisogna saper leggere tra le righe e cogliere le sfumature. Come operatori, non ci occupiamo direttamente dell’assistenza psicologica ma il numero verde può attivare un percorso assistenziale di supporto psicologico. Spesso però, ci rendiamo conto che tranquillizzare il cittadino fornendo risposte ai loro quesiti, non sempre basta. La sofferenza del non poter guardare l’Altro negli occhi caratterizza particolarmente il delicato momento che stiamo vivendo. Siamo lontani dalle persone a cui vogliamo bene e l’unico mezzo che abbiamo per comunicare è un telefono o un computer. Se non possiamo guardarci o incontrarci, almeno ascoltiamoci>>.

Le giornate al centralino dunque, non devono essere per nulla facili. Francesca, infatti, conferma che: <<Spesso non è semplice. Tuttavia, faccio un bel respiro profondo e penso a quello che mi ero proposta in partenza: “Fai il bene!”. La forza viene da te, dalla voglia di voler far stare bene. Riconquistare e far riconquistare la gioia della quotidianità quanto prima>>

Anche Miriam tiene a precisare che: <<Se c’è una cosa che ho capito in questa quarantena, è che ogni tanto dovremmo fermarci. Fermarsi, non è sinonimo di passività ma vuol dire ascoltarsi e preoccuparsi dell’Altro. Significa smettere di programmare ogni singolo istante della nostra vita. Bisognerebbe spegnere tutto e fare silenzio per pensare a quello che sta accadendo, non solo nel nostro Paese. Dovremmo avere in coraggio e la forza di inginocchiarci dinanzi a tutto questo dolore. Dovremmo ricordarci che siamo uomini e non macchine>>.

Ancora non è finita, ma si pensa già al dopo e a quello che sarà. Tuttavia, sappiamo benissimo che il ritorno alla quotidianità porterà con sé una traccia o meglio, una cicatrice di questo male invisibile chiamato Covid-19. Il peso che daremo ad ogni singolo attimo della nostra vita, se non è già cambiato, cambierà. Tutto avrà il peso della traccia di questo invisibile virus.

Abruzzo

Il ”Covid è scomparso”. Zangrillo: ‘dal punto di vista clinico non esiste più’

Carlo Di Natale

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Un duro caso per il programma televisivo ‘Chi l’ha visto?’, il virus che ha mandato in crisi tutto il sistema sanitario ed economico è scomparso, anzi ‘dal punto di vista clinico non esiste più‘.

Lo ha dichiarato il primario del San Raffaele di Milano e medico personale di Silvio Berlusconi Alberto Zangrillo, durante la trasmissione di Rai 3 ‘Mezz’ora in più‘ condotta dalla giornalista Lucia Annunziata.

Alberto Zangrillo

‘Mi viene veramente da ridere – continua il primario – Oggi è il 31 maggio e circa un mese fa sentivamo epidemiologi temere per la fine del mese e inizio giugno una nuova ondata e chissà quanti posti di terapia intensiva da occupare. In realtà il virus dal punto di vista clinico non esiste più. Questo lo dice l’università Vita e Salute San Raffaele, lo dice uno studio fatto dal virologo direttore dell’Istituto di virologia, il professore Clementi, lo dice il professor Silvestri della Emory University di Atlanta.

Lo dico consapevole del dramma – sottolinea – che hanno vissuto i pazienti che non ce l’hanno fatta non si può continuare a portare l’attenzione in modo ridicolo come sta facendo la Grecia sulla base di un terreno di ridicolaggine, che è quello che abbiamo impostato a livello di comitato scientifico nazionale e non solo, dando la parola non ai clinici e non ai virologi veri. Il virus dal punto di vista clinico non esiste più. Ci metto la firma‘.

Parole che hanno creato caos nel mondo scientifico; ma sono state affermazioni che aprono ad una dimensione nuova dove la verità e falsità fanno parte dello stesso dominio.

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Ancona

1° giugno, Fase 2, Marche: ZERO nuovi contagi

Situazione in tempo reale: ore 9 di lunedì 1° giugno.

Luigi Tommolini

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Zero (0, ieri 3) i nuovi contagiati su 231 (ieri 670) test effettuati.

E’ questo il risultato reso noto dal GORES (Gruppo Operativo Regionale per le Emergenze Sanitarie) questa mattina alle ore 9.

Ieri la percentuale dei nuovi contagi rilevati era dell’ 1,30%.


Dati Ufficiali GORES ore 9 del 1° giugno (Clicca Qui)


Fonte: Regione Marche

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Ancona

L’esistenza del Covid è a termine. Decede per la sesta volta

Carlo Di Natale

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ANCONA – La scia della ‘bellezza dostoevskijana’ continua. Il Gores (il Gruppo Operativo Regionale Emergenza Sanitaria) dichiara e palesa nel suo aggiornamento quotidiano che oggi, come ieri, non c’è stato nessun decesso da Covid-19 nel territorio marchigiano.

Le Marche rivedono la luce e la loro meravigliosa vitalità.

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