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Il lockdown dei bambini con disabilità per la Dott.ssa Vagnoni

Maria Giulia Mecozzi

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bambini con disabilità

Una categoria che durante il lockdown è stata “dimenticata” è sicuramente quella dei bambini, specialmente i bambini con disabilità. In tal proposito abbiamo voluto sentire la Dott.ssa Martina Vagnoni, 26 anni e terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva. Sarà proprio lei a spiegarci com’è stato il lockdown dei bambini con disabilità.  

Un terapista dell’età evolutiva è un terapista che si occupa della prevenzione, terapia e riabilitazione di quelle malattie neuropsichiatriche infantili come i disturbi neurologici, sensoriali, neuromotori, spettro autistico. Ma anche disturbi del linguaggio, dell’apprendimento e dell’attenzione. Spiega la Dottoressa: <<La mia professione è l’unica tra quelle sanitarie riabilitative che ha una vocazione infantile, ossia è l’unica che si occupa esclusivamente dell’età evolutiva dai 0 ai 18 anni. Ce ne occupiamo in maniera globale, il che vuol dire che consideriamo il bambino in ogni sua area di sviluppo e per ogni fascia di età, puntando all’equilibrio e all’integrazione di queste aree>>. E ancora: <<Ogni intervento parte dall’osservare ciò che il bambino ci dice attraverso il gioco, con tutti i suoi aspetti motori. Questi ultimi non devono essere trascurati perché spesso, insieme a quelli linguistici, vanno di pari passo>>. Ciò consente al terapista di avere tantissimo materiale da cui partire e poter elaborare punti di forza e debolezza del bambino. 

bambini con disabilità

La storia ci dice che la psicomotricità è nata prima sul piano educativo, dalla scuola francese, per poi diffondersi in Italia.  Solo di recente è stata inserita anche nelle pratiche riabilitative. Dice la nostra terapista: <<Essa è utile sia per i bambini con uno sviluppo tipico ma ancora di più, per i bambini con disabilità, che non riescono ad esprimersi e ad aprirsi al mondo esterno>>. È sempre il gioco a rimanere il canale preferenziale che permette di entrare nel mondo del bambino perché <<stiamo comunicando con lui – afferma la Dottoressa Vagnoni>>. <<Giocando con un bambino affetto da spettro autistico o disabilità intellettiva è come se ci ponessimo a modello, fornendo loro gli strumenti per rafforzare i punti di debolezza>>. Questa è una modalità di intervento che guarda il bambino a 360 gradi. Lavora non in maniera settoriale ma coinvolgendo tutte le aree (motoria, del linguaggio, ecc…). 

La Dottoressa Vagnoni, nel periodo di lockdown, si è subito attrezzata per non lasciare soli i suoi piccoli pazienti e le loro famiglie. <<Già dalle prime settimane – spiega la terapista –ho iniziato con le riabilitazioni attraverso diverse piattaforme (Skype, Zoom, ecc…) e ci siamo un po’ riscoperti: io, le famiglie e i bambini stessi>>. E ancora: <<E’ stato difficile in quanto, essendo io una terapista della neuropsicomotricità, è difficile lavorare omettendo il punto di partenza del mio lavoro: il gioco, come anche l’interazione e relazione fisica>>. Purtroppo, il computer toglie l’interazione fisica ma <<strutturando  il mio lavoro in maniera didattica, ho notato con grande sorpresa che si cresceva ugualmente, tramite strategie diverse: giochi interattivi e facendo partecipi della terapia riabilitativa anche il genitore, che ha scoperto nuovi modi di giocare con il proprio figlio>>

Ovviamente, non in tutti i casi è stato possibile attuare la tele-riabilitazione a distanza. Il lockdown dei bambini con disabilità più gravi ha richiesto il mantenimento della relazione e della vicinanza. Ciò è stato possibile grazie alla collaborazione della famiglia, che ha agito seguendo i suggerimenti su come procedere e rimodellando, in questo periodo, le regole sul piano comportamentale. <<All’inizio, infatti, ero un po’ scettica. Invece sono stata piacevolmente sorpresa perché ho visto molti cambiamenti sia in me, che nel bambino e nella sua famiglia. Attraverso questa modalità sono riuscita ad entrare nelle loro case, proprio quel luogo dove questi bambini si sentono di più al sicuro. Conoscere il loro mondo vuol dire conoscere ciò che loro sono>>. Ma la vera sorpresa è stato vedere che <<la relazione con il genitore si è rafforzata, attraverso la maggiore collaborazione che si è creata. Ho constatato che il bambino aveva piacere a condividere ciò che era suo ed è stato più facile capire ciò che aveva dentro>>

Infine vogliamo chiedere come i bambini con disabilità hanno affrontato la quarantena e come continuano a vivere la nuova fase e le sue limitazioni. Spiega la Dottoressa: <<I bambini hanno perfettamente capito la situazione. Dopo una fase iniziale del “perché non posso”, hanno accettato e vissuto il vero lockdown, meglio di noi adulti. Non nego che ci sono bambini con più difficoltà in cui questa situazione ha accentuato un atteggiamento di chiusura. Tuttavia, tutti gli altri hanno immaginato il coronavirus come un nemico da abbattere attraverso dei super poteri come: il gel igenizzante per le mani, le mascherine, insieme a tutti gli articoli per la protezione individuale>>

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Lampedusa: hotspot sovraffollato. Situazione insostenibile

Benedetta Mura

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Situazione critica al centro di prima accoglienza di Lampedusa. 950 i migranti presenti, un numero dieci volte maggiore rispetto alla capienza prevista dalla struttura. Una situazione che diventa insostenibile sia per gli operatori sia per gli ospiti. Un centro sovraffollato, dove viene segnalata scarsità di cibo e cattive condizioni igienico-sanitarie. Otto sbarchi in due settimane. 250 le persone arrivate sulle coste dell’isola. 5000 in 28 giorni. Cifre importanti che parlano di vite umane, di storie, di difficoltà.

Una condizione simile riporta indietro nel tempo, al 2011, quando, in quel caso, venne dichiarato lo stato di emergenza. Il sindaco di Lampedusa, Salvatore Martello, chiede aiuto al governo Conte, ritenendo necessario dichiarare il medesimo stato di emergenza di nove anni fa. Martello invoca, assieme al sostengo del Presidente della Regione, Nello Musmeci, il bisogno immediato di trasferire parte dei migranti. Inoltre, ha fatto sapere che i prossimi che arriveranno <<dovranno stare sul molo Favaloro>>, senza possibilità che entrino nel centro.

Una situazione delicata, vissuta a nervi tesi non solo dal sindaco lampedusano ma anche dal direttore dell’hotspot, Gian Lorenzo Marinese, che nonostante tutte le problematiche del caso ringrazia l’intero personale coinvolto nella gestione dei flussi migratori in queste settimane. La Prefettura di Agrigento ha così varato dei nuovi piani di trasferimento. Dovrebbero essere 170 i migranti che lasceranno l’hotspot di Lampedusa per raggiungere il centro di Porto Empedocle. Un secondo piano, ancora in fase di ipotesi, è quello di alleggerire ulteriormente il carico del centro lampedusano, trasferendo parte dei migranti verso Pozzallo. Scelta, quest’ultima, che non convince per niente il sindaco del piccolo comune siciliano, Roberto Ammatuna, il quale afferma che la struttura presente in città sia già colma.

Ma c’è un altro fattore che contribuisce ad aumentare la tensione: l’emergenza sanitaria da covid-19. I migranti fatti sbarcare a Lampedusa vivono in condizioni critiche, in spazi sovraffollati e senza alcun tipo di protezione. Nessuno indossa la mascherina e il rischio che si crei un nuovo focolaio non è certo da escludere. Fin ora chi è risultato positivo è stato fatto evacuare dal centro e trasferito in meno di 24 ore, ma il clima di allerta rimane sempre all’ordine del giorno.

L’hotspot di Lampedusa continua così a farsi carico di numerose vite. La disponibilità in termini di spazi è al termine. Un centro di prima accoglienza, come questo, dovrebbe avere il solo compito di identificare i migranti appena sbarcati sul suolo italiano. Un’operazione che dovrebbe prevedere una permanenza di 24-48 ore, si trasforma in un lungo processo che costringe innumerevoli persone a sostare nell’hotspot per settimane o addirittura mesi prima di permettere loro di conoscere la prossima destinazione.

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Mattarella, elogio all’informazione vera e professionale

Benedetta Mura

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<<La ricostruzione del fenomeno così come il contributo all’educazione e al senso di responsabilità dei cittadini hanno consentito ai media di svolgere un ruolo di grande rilievo nel contrastare la pandemia. I dati degli ascolti televisivi, dei contatti web, della diffusione dei quotidiani in quei mesi terribili testimoniano una ripresa di fiducia e di attenzione nei confronti dei media professionali>>. Queste le parole del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, alla cerimonia del Ventaglio.

Svoltosi ieri mattina, al Quirinale, questo rito risale al lontano 1893, quando i giornalisti della tribuna stampa consegnarono un ventaglio di carta, con le firme di tutti i corrispondenti presenti, al presidente della Camera del Regno d’Italia Giuseppe Zanardelli. Il ventaglio viene oggi dato in simbolo al Presidente della Repubblica da parte dell’Associazione Stampa Parlamentare.

Mattarella durante il suo discorso ha tenuto a precisare quanto la stampa professionale sia fondamentale e quanto lo sia stata, ancor più, nei mesi critici in cui il Paese intero era in balia della crisi pandemica. <<Un’opportunità forse inattesa che rilancia il ruolo del giornalismo>> – ha dichiarato il Presidente, che ha continuato, mettendo in luce negativa i flussi di falsa informazione che navigano nel web e non solo.

<<Ruolo opposto alle fabbriche della cattiva informazione, di quelle che siamo ormai abituati a definire fake news, notizie contraffate, per esprimersi in italiano. In questa occasione l’informazione professionale di qualità è stata evidentemente riconosciuta dai nostri concittadini come capace di poter garantire un’affidabilità non attribuibile ad altri ambiti>>. Mattarella così esalta la figura del giornalista, quello vero, quello professionale che con chiarezza e oggettività racconta la più assoluta verità, dipingendo la realtà in maniera limpida.

<<Le fake news, notizie contraffatte, sono, normalmente, il prodotto di azioni malevole, abitualmente anonime, concertate allo scopo di ingannare la pubblica opinione, contando sull’effetto moltiplicatore del web e sull’assenza di sanzioni che caratterizza un mondo privo di responsabilità definibili>> – prosegue Mattarella nel suo intervento. La cattiva e falsa informazione non può altro che  nuocere alla società, nonché sgretolare il duro e onesto lavoro di chi svolge la professione di giornalista in maniera vera e autentica. Un lavoro quotidiano, minuzioso, volto alla ricerca della verità, regolato da norme precise, stabilite e fatte rispettare da organi specifici. Un mestiere basato sull’osservazione della deontologia professionale.

Quella del Ventaglio è stata, dunque, un’occasione di riflessione e scambio reciproco di stima tra Presidente e giornalisti della stampa parlamentare. Ma non solo. L’intervento di Mattarella è stato la ciliegina sulla torta perfetta per sottolineare quanto il ruolo della stampa veritiera e professionale sia immancabile nel mondo odierno, e come nonostante tutto essa non possa e non debba essere in alcun modo contraffatta.

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Studio Inps: quanto la pandemia ha influito sulle assunzioni?

Benedetta Mura

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La pandemia ha influito sul mondo del lavoro? Dando uno sguardo ai dati dell’Osservatorio sul Precariato dell’Inps rilevati per il primo quadrimestre 2020 (https://www.inps.it/docallegatiNP/Mig/Dati_analisi_bilanci/Osservatori_statistici/Osservatorio_precariato/Osservatorio_Precariato_Gen_Apr_2020.pdf), la risposta è sì. I dati registrano un crollo delle assunzioni private. Un calo pari al -39% rispetto allo stesso periodo del 2019. Sono 1.493.286 le persone che (solo nel primo quadrimestre) sono state assunte da privati. Le cifre si fanno ancor più drastiche se si guarda al solo mese di aprile, -89%, o al mese di marzo, -45%. Questa discesa senza freni verso la carenza di assunzioni in campo privato è dovuta alla battuta d’arresto subìta da aziende ed esercizi commerciali. Il coronavirus ha così colpito il cuore della produttività nazionale. La chiusura delle attività, la caduta della produzione e dei consumi sono stati la spada di Damocle per l’economia e il sistema lavorativo italiano.

Il passaggio da contratto a tempo determinato a quello a tempo indeterminato è una tappa di estrema importanza nella carriera di ogni lavoratore. Questa trasformazione ha subìto, nei primi quattro mesi del 2020, una diminuzione del -29% rispetto allo stesso periodo del 2019. -48% se si considera il solo mese di aprile. Risultano essere in crescita, invece, i rapporti di apprendistato, con +16%. Le cessazioni di questo tipo di rapporto contrattuale sono in diminuzione in confronto allo stesso periodo dell’anno precedente.

E’ di gran lunga inferiore, invece, rispetto al primo quadrimestre del 2019, il numero di CPO stipulati. Con questa sigla si intende il Contratto a Prestazione Occasionale. Secondo questo studio, il meglio noto come lavoro occasionale è retribuito in media 240 euro.

Un aumento degno di nota è quello registrato dai lavori pagati con i titoli del “Libretto Famiglia”, pari a +458% rispetto ad aprile 2019. Una crescita notevole dovuta principalmente al bonus baby-sitter, recentemente introdotto dal governo Conte grazie al decreto Cura Italia.  Il cui pagamento è effettuato proprio con i titoli del Libretto Famiglia; l’importo medio mensile lordo della loro remunerazione effettiva risulta pari a 491 euro  – afferma l’Inps sulla sua pagina ufficiale.

Le imprese assumono meno e con maggiori difficoltà. L’effetto lockdown pesa, sia sui cittadini che sulle aziende. Lo studio Inps descrive in maniera chiara la situazione occupazionale. I primi mesi del 2020 non sono stati certo il periodo simbolo, apice, delle assunzioni in Italia. Anzi. Il precariato c’è nel nostro Paese e la pandemia ha dato una spinta, sì. All’indietro.

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