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Focus

Università: 10 atenei italiani aprono le porte a 20 rifugiati

Benedetta Mura

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Università come corridoi umanitari. 10 atenei, 20 posti, 163 corsi di studio tra cui scegliere. Questo il progetto dell’UNHCR “University Corridors for Refugees” (UNI-CO-RE). Ieri mattina sono arrivati all’aeroporto di Fiumicino venti rifugiati internazionali provenienti da diversi paesi africani: Sudan, Sud Sudan, Repubblica Democratica del Congo, Eritrea. Diciannove uomini e una donna. Studenti pronti a iniziare un nuovo percorso formativo in diversi atenei italiani. Dopo essersi iscritti al bando pubblico, sono stati selezionati da specifiche commissioni universitarie che ne hanno valutato meriti accademici e motivazioni. Una volta terminato il periodo di quarantena, reso obbligatorio dalla situazione sanitaria legata al Covid, gli studenti potranno iniziare i loro percorsi di studio. Sono dieci gli atenei italiani che li accoglieranno: Cagliari, Firenze, L’Aquila, Milano Statale, Padova, Perugia, Pisa, Roma LUISS, Sassari, Venezia IUAV.

La creazione di questo meraviglioso progetto è stata resa possibile dalla collaborazione dell’UNHCR assieme al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Agenzia ONU per i rifugiati, Caritas Italiana, Diaconia Valdese e tante altre organizzazioni come Gandhi Charity che operano nel continente africano. Altrettanto importante è il sostegno fornito dall’Università di Bologna, promotrice della prima edizione del progetto nel 2019. Ma non finisce qua. Ci sono tante altre piccole realtà locali, associazioni e comunità che forniranno l’aiuto necessario agli studenti fino al completamento del percorso universitario.

Il progetto, giunto al suo secondo anno, nel 2019 era stato sperimentato seguendo una versione ridotta, con sei rifugiati accolti tra le fila degli studenti di due università italiane. Per il 2020 il cerchio si allarga e si tratta di un grande traguardo umanitario, culturale e accademico per il Paese. <<Siamo estremamente felici per questo straordinario risultato. Con questa iniziativa l’Italia dimostra di voler essere all’avanguardia nell’individuare soluzioni innovative per la protezione dei rifugiati>>. Queste le parole di Chiara Cardoletti, Rappresentante dell’UNHCR per l’Italia, la Santa Sede e San Marino. <<Nel mondo ancora troppi rifugiati non hanno accesso all’istruzione – prosegue la Cardoletti. A livello di istruzione superiore la situazione è drammatica: solo il 3 per cento riesce ad accedere contro il 37 per cento della media globale. Grazie all’impegno delle università coinvolte, progetti come UNI-CO-RE non solo permettono ai rifugiati di arrivare in maniera sicura in Italia per sviluppare il loro talento, contribuendo alla comunità locale, ma riaccendono la speranza in milioni di bambini e ragazzi attualmente in esilio a causa di guerre e persecuzioni>>. In proposito uno degli obiettivi dell’UNHCR è quello di raggiungere, entro il 2030, un tasso d’iscrizione ai programmi di istruzione superiore, da parte di rifugiati, pari al 15%. Cifra nettamente superiore a quella attuale, ma i buoni propositi e le prospettive fanno ben sperare.

Sul sito ufficiale del progetto (https://universitycorridors.unhcr.it/) si spiega tutto nel dettaglio: destinazioni, modalità di partecipazione al bando, partner. Un’iniziativa degna di nota che dà l’opportunità a 20 persone di cambiare il corso del loro presente e futuro. Dare e creare nuove opportunità e speranze si può e questa ne è la concreta dimostrazione.

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Università e lavoro: il nuovo ddl dice addio all’esame di stato

Benedetta Mura

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L’Università cambia volto. Parola di Gaetano Manfredi. Il Ministro dell’Università e della Ricerca ha annunciato il varo di un nuovo disegno di legge da parte del Consiglio dei Ministri. Parliamo di un progetto legislativo che prevede di eliminare l’esame di stato per diverse categorie professionali. Odontoiatria e protesi dentaria, Farmacia e farmacia industriale, Medicina veterinaria e Psicologia sono i quattro corsi di laurea magistrale a ciclo unico che abiliteranno direttamente lo studente al termine della sua carriera universitaria, che così non dovrà più affrontare il fatidico e decisivo step dell’esame di stato successivamente al percorso di studi. Un cambiamento significativo all’interno della complessa macchina universitaria, volto a semplificare l’ingresso dei neo-laureati nel mondo del lavoro. Le previsioni fanno intendere che il tirocinio pratico-valutativo sia curriculare e quindi svolto all’interno del corso di laurea così da accorciare i tempi per l’abilitazione all’esercizio della professione. Ma non finisce qua perché la stessa soluzione è in agenda anche per tre nuove lauree professionalizzanti introdotte proprio quest’anno e che riguardano le figure di agrotecnico, perito agrario, perito industriale, geometra.

L’ex presidente Crui ha, inoltre, come secondo obiettivo quello di rendere abilitanti anche altre lauree per ruoli professionali come: tecnologo alimentare, dottore agronomo e dottore forestale, pianificatore paesaggista e conservatore, assistente sociale, attuario, biologo, chimico e geologo. Per questi esercizi l’eliminazione dell’esame di stato potrà essere possibile solo su richiesta dei consigli degli ordini o dei collegi professionali o delle relative federazioni nazionali, con uno o più regolamenti da adottare su proposta del Ministro dell’Università e della Ricerca, in accordo con il Ministro vigilante sull’ordine o sul collegio professionale competente.

Rilancio e modernizzazione del Paese. Sono queste le parole d’ordine, fondamenta del progetto normativo. Un passo necessario per venire incontro alle necessita della nuova generazione di lavoratori, dandogli migliori e più efficaci strumenti per entrare nell’universo lavorativo e costruirsi più agevolmente un futuro solido e indipendente. Manfredi usa l’espressione <<preparazione maggiormente integrata>> capace di permettere agli studenti di sfruttare al massimo la propria esperienza accademica sotto il profilo pratico con tirocini mirati alla completa professionalizzazione. Un aspetto, questo, sui cui il Ministro punta molto. Al tempo stesso si mostra fiducioso sulla possibilità che questo disegno da lui creato possa trasformarsi in legge a tutti gli effetti. <<L’esigenza di rinnovare i percorsi di abilitazione all’esercizio delle professioni è condivisa dalle diverse forze politiche presenti in Parlamento, che, a maggior ragione, mi auguro possano arricchire il progetto in fase di discussione nelle aule parlamentari e rendere più veloce l’iter che porterà il disegno di legge a diventare norma a tutti gli effetti>> – dichiara Manfredi.

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Studio Caritas: aumenta la povertà, + 45%

Benedetta Mura

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Il virus impazza e la crisi economica non si arresta. Due aspetti strettamente correlati tra loro secondo il rapporto 2020 della Caritas Italiana, pubblicato oggi, 17 ottobre, in occasione della Giornata mondiale di contrasto alla povertà. Secondo lo studio statistico i “nuovi poveri” sono passati dal +31% di maggio-settembre 2019 a +45% del 2020. Un incremento notevole che fotografa una situazione critica in netto peggioramento. L’avvento della pandemia è stata la spada di Damocle nei confronti dei ceti più deboli. La crisi sanitaria si è ripercossa sulla crisi economica e sulle spese quotidiane dei cittadini come un fulmine a ciel sereno, capovolgendo le carte in tavola. Tutto ciò pesa di più, soprattutto, sulle tasche di famiglie con minori, donne, giovani, nuclei di italiani che risultano in maggioranza, persone in età lavorativa. Il paragone con la crisi mondiale del 2008 è immediato e spontaneo. Le cifre sono mutate da allora e in negativo. I cosiddetti “nuovi poveri” stimati nel 2019 sono oltre il doppio rispetto a quelli calcolati nel 2007, anno precedente al burrascoso crollo di Wall Street. Secondo l’identikit statistico sono soprattutto le donne a recarsi presso i centri di ascolto Caritas, per il 54,4% dei casi. Ma non finisce qua, perché il 22,7% delle persone sono giovani con età compresa tra i 18 e i 34 anni. In aumento anche la percentuale di cittadini italiani che ammonta a 52% rispetto al 47,9% dello scorso anno.

Questi dati spaventano e non poco. Anche la Coldiretti dà man forte a quanto rivelato dal rapporto Caritas. Nel 2020 sono 1 milione in più, rispetto all’anno precedente, le persone che versano in uno stato critico di povertà. Nel 2019 si contavano ben 1,7 milioni di famiglie e 4,9 milioni di individui in condizioni di povertà assoluta. A patire di più questa situazione sono le persone residenti nel Mezzogiorno. Il 20% degli indigenti si trova in Campania, il 14% in Calabria e, a seguire, l’11% in Sicilia. Registrano un peggioramento significativo anche Lazio e Lombardia, rispettivamente con percentuali pari a 10% e 9%. Lo scenario, dunque, è buio, con il PIL in picchiata e l’occupazione che nel secondo trimestre del 2020 ha registrato un calo di 841 mila occupati rispetto al 2019. Ciò, inoltre, è aggravato dalla crescita costante degli inattivi, ovvero individui che smettono di cercare lavoro.

In proposito alla grave condizione di miseria in cui versa una grossa fetta della popolazione e della giornata mondiale volta a contrastare questo status, il Ministro degli Esteri, Luigi di Maio ha espresso il proprio pensiero con un post su Facebook: <<Il 17 ottobre è la giornata internazionale per la lotta alla povertà. Durante queste settimane, girando per l’Italia, ho avuto modo di ascoltare molte storie di vita reale. Di chi ha davvero sofferto. In molti ci hanno ringraziato per aver introdotto il reddito di cittadinanza così come il reddito di emergenza durante il lockdown. Lasciatemi dire una cosa. Chi strumentalizza il reddito di cittadinanza in una fase così delicata per gli italiani ne fa solo una questione politica e mette in croce milioni di italiani che hanno sofferto davvero la fame. C’è gente che grazie a questa misura adesso è in grado di sfamare i propri figli: ha ritrovato un po’ di dignità. Ovviamente è migliorabile. Chi prende il reddito deve lavorare per il bene collettivo, ma dovrà dare anche sostegno alle piccole e medie imprese. E stiamo lavorando per questo. Il momento è particolare, lo stiamo vedendo tutti. Il virus non è scomparso e i contagi stanno aumentando. Vanno adeguati tutti gli strumenti messi in campo dal governo per dare ulteriore sostegno agli italiani, incluso il reddito. Ma se durante questa pandemia non avessimo avuto il reddito di cittadinanza ci saremmo ritrovati davanti a una rivolta sociale, perché la fame crea rabbia. E l’aiuto alle persone in difficoltà è un gesto di pace>>.

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Economia: le aziende che hanno guadagnato nel lockdown

Benedetta Mura

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L’economia italiana paralizzata, stretta nella morsa del Covid. Molte sono le realtà commerciali, piccole e grandi, che hanno sofferto i mesi di lockdown pressoché totale del Paese. Tuttavia ci sono particolari settori che dalla quarantena forzata ne hanno tratto vantaggio, aumentando ulteriormente la propria produttività. Parliamo, nello specifico, di due colossi della finanza mondiale: Amazon e Netflix. Due aziende che hanno “fatto il botto”. Mentre gli italiani erano costretti a stare a casa per salvaguardare la salute e prevenire un ulteriore aumento dei contagi, le aziende online hanno giovato di un importante aumento delle entrate. Un rialzo del 28% per Amazon e del 32% per Netflix, rispetto a inizio anno. Il gigante di Seattle così si impone sempre più sul mercato globale, facendo da padrone, con una capitalizzazione di 1.185 miliardi di dollari. Numeri da spavento che fanno comprendere le dimensioni dello strapotere della società di Jeff Bezos. Con cinema e negozi chiusi e gli italiani bloccati tra le mura di casa, l’acquisto online di prodotti di ogni genere si è radicato nella quotidianità di ognuno di noi, più di quanto non fosse già prima. L’e-commerce che anni fa aveva rivoluzionato il nostro modo di concepire lo shopping, da quest’anno è al centro di un’altra nuova rivoluzione. Con un’impennata degli acquisti di alimenti, prodotti igienizzanti, attrezzature sportive, pc e una crisi nera nel fatturato di hotel, aziende di voli e viaggi.

Ma parlando di realtà aziendali italiane, secondo i dati Istat, sono 2,2 milioni le imprese che hanno dovuto chiudere i battenti con l’incombere della pandemia. Sono state sospese le attività e mandati a casa 7 milioni e mezzo di addetti. A rimanere aperte sono state 2,3 milioni di aziende (il 51% del totale) che hanno dato impiego a circa 16.000.000 di lavoratori, durante il lockdown. Il comparto alimentare è uno di quelli che ha fatturato di più con un aumento sulle vendite del 9,4%. Basti pensare che l’effetto domino delle “scorte alimentari”, impazzato agli albori della pandemia, ha permesso un aumento di spesa pari a +750 milioni di euro. Registra uno sviluppo positivo anche il settore dei prodotti farmaceutici (+4%) e delle telecomunicazioni (+8%). Le imprese specializzate in questo tipo di produzione hanno potuto sorridere. La necessità di rimanere a casa ha di conseguenza richiesto più cibo, più connessione a internet e una maggiore attenzione alla cura della salute personale. Quindi sebbene l’economia nazionale ed internazionale sia generalmente in forte crisi, da molti definita senza precedenti, con il Pil italiano che scende in picchiata, ci sono comparti produttivi che anziché fermarsi hanno acceso i motori e ingranato la quinta.

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