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CoViD19, Ricciardi: “Chiudere palestre e più smart working ma scuole aperte”

Luigi Tommolini

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E’ arrivato il momento di “prendere decisioni importanti e urgenti: alcune regioni sono ai limiti della sostenibilità. Occorre potenziare lo smartworking, da attuare sempre ove possibile, e tenere aperte le scuole, chiudendo le attività non essenziali come palestre e circoli”.

Lo afferma all’Adnkronos Salute Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute e ordinario di Igiene generale e applicata alla Facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università Cattolica di Roma, dopo l’impennata di positivi registrata in Italia. Secondo l’esperto “la strada e chiara”, dopo il coprifuoco annunciato in Francia e le numerose regioni italiane in sofferenza: “Penso a Lombardia, Campania, ma anche Lazio, Puglia, Piemonte”.

“Dove gli indici di contagio sono nettamente superiori a 1 occorre intervenire”, altrimenti c’è il rischio che la situazione sfugga di mano, ribadisce Ricciardi. E se il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, ha annunciato la chiusura delle scuole fino al 30 ottobre, “questa è una decisione scientificamente non motivata – precisa l’esperto – Vanno chiuse, piuttosto, le attività non essenziali”. Per interrompere la corsa del virus. Quanto al ‘nodo’ dei trasporti pubblici locali, “c’è un forte ritardo: non è stato fatto nulla. Se non è possibile intensificare le corse, vanno scaglionati gli ingressi a scuola”.

Mentre i casi di Covid-19 aumentano in modo esponenziale, “è bene ricordare che la mascherina va portata sempre. A mio modo di pensare anche a scuola e anche in classe”, sottolinea Ricciardi, precisando che si tratta di “un mio parere personale” e ribadendo che “le scuole devono restare aperte”.

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Tre giudici abruzzesi indagati per abuso d’ufficio in una storia vecchia di trent’anni

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3 giudici abruzzesi indagati - Procura di Vasto

VASTO – Un diverbio tra negozianti che si è tramutato in una vicenda giudiziaria lunga quasi trent’anni, con sviluppi nelle aule di Marche ed Abruzzo e che ha portato, tra le altre cose, a 3 giudici abruzzesi indagati per abuso d’ufficio. È la storia di Romeo Raimondi, titolare all’epoca dei fatti, di un esercizio commerciale all’interno del centro commerciale “La Fontana” di Termoli.

Nel 1993 aprì un contenzioso con la società proprietaria, a seguito di una richiesta di accertamenti nei confronti di un’altra attività presente nel centro commerciale. Tale richiesta si tramutò in querela e portò ad indagini più approfondite che evidenziarono come l’esercizio in questione fosse già stato raggiunto da un’ordinanza di chiusura, per esercizio abusivo dell’attività commerciale. Questa ordinanza però non è stata trasmessa dal Comune alla Procura, ma notificata tramite raccomandata alla sede centrale de “La Fontana” ad Ascoli Piceno. Da qui, prende forma la convinzione, nel signor Raimondi, di una collusione tra la società proprietaria de “La Fontana” e le allora Amministrazioni Comunale e Regionale.

Le prime indagini

Pertanto, partì la prima serie di denunce e relative indagini da parte della Polizia: contro la titolare dell’esercizio, contro un assessore municipale per abuso d’ufficio, contro un tecnico comunale per falso in atto pubblico. Denunciò anche un nipote della titolare per minacce. Fatta eccezione per quest’ultimo, che ha pagato le spese legali, il PM non iscrisse nessuno al Registro degli Indagati.

Lo stesso PM venne allora a sua volta denunciato per abuso d’ufficio. Avrebbe, seconde le accuse, bloccato il fascicolo per favorire un cognato, membro della Giunta Regionale dell’epoca. A tal fine, avrebbe fatto sparire un fascicolo della Guardia di Finanza, che aveva come oggetto proprio questo politico. Tutte queste vicende sono cadute in prescrizione.

Il parere del luminare, l’interrogazione parlamentare e il Presidente della Repubblica

Non demorde Romeo Raimondi, che convinto della fondatezza delle proprie ragioni, chiede un parere legale ad un luminare, l’avvocato Rocco Orlando Di Stilo, il quale elabora una relazione seconda la quale esisterebbero diversi illeciti amministrativi commessi dal Comune e dalla Regione, per favorire “La Fontana”.

Oltretutto riesce a mettersi in contatto anche con un parlamentare, l’Onorevole Antonio Saia, al quale sottopone l’intera questione. Questi apre un’interrogazione parlamentare, che provoca la riapertura delle indagini.

Non si è trattato dell’unica occasione in cui Raimondi si è rivolto alle Istituzioni. Nel 2019 addirittura, ha scritto al Presidente della Repubblica, il quale a sua volta ha inviato le carte al Ministro di Giustizia, Alfonso Bonafede, per  <<le valutazioni di competenza>>.

La “controffensiva giudiziaria”

Intanto, a partire dall’agosto del 1993, è “La Fontana” ad aprire una serie di contenziosi. Ma non a Termoli, bensì ad Ascoli Piceno, dove aveva la sede. Questi procedimenti si conclusero con tre decreti ingiuntivi e la risoluzione del contratto per inadempienza. Ma anche con la denuncia da parte dei signori Raimondi contro i propri avvocati, per infedele patrocinio e tardiva opposizione, perché avrebbero, tra le altre cose, concordato con i legali della controparte, una sentenza sfavorevole. Oltre ad essi, denuncia anche il Giudice e tutte le carte passano a Vasto.

Qui il PM scagiona gli accusati ed allora il signor Raimondi risponde denunciando Giampiero Di Florio, Procurato Capo di Vasto, Giancarlo Giani, Sostituto Procuratore sempre a Vasto, e Roberta D’Avolio, Sostituto Procuratore de L’Aquila, per concorso in abuso d’ufficio. Ma questa volta accade un fatto inedito. Il PM Schioppa di Campobasso, ha inserito i 3 giudici nel Registro degli Indagati. Questi hanno avanzato richiesta di archiviazione, contro la quale i denuncianti presentano opposizione.

Il prossimo 17 novembre dunque, si terrà l’udienza di fronte al Gip e si saprà se questa vicenda giudiziaria che vede 3 giudici abruzzesi indagati, ha ancora degli episodi da narrare o se è giunta a conclusione. Quel che appare certo è che non terminerà qui la battaglia del signor Raimondi.

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Legambiente: 85% delle città sono inquinate

Benedetta Mura

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Legambiente parla chiaro e avvisa: l’inquinamento atmosferico sta condannando l’Italia. Il report dell’associazione ambientale intitolato “Mal’aria edizione speciale” presenta una situazione allarmante per 97 città italiane oggetto della ricerca. L’85% di esse non raggiunge la sufficienza. Ergo non rispetta i parametri inquinanti imposti dall’OMS. Solo il 15% dei centri urbani è stato promosso. In prima posizione troviamo Sassari (9, Sardegna). A seguire Macerata (8, Marche), Enna (7, Sicilia), Campobasso (7, Molise), Catanzaro (7, Calabria), Nuoro (7, Sardegna), Verbania (7, Piemonte), Grosseto (7, Toscana), Viterbo (7, Lazio), L’Aquila (6, Abruzzo), Aosta (6, Valle d’Aosta), Belluno (6, Veneto), Bolzano (6, Trentino-Alto Adige), Trapani (6, Sicilia), Gorizia (6, Friuli-Venezia Giulia). Tutti centri urbani di piccole-medie dimensioni che nel quinquennio 2014-2018 hanno registrato dei livelli atmosferici soddisfacenti e positivi. A chiudere la classifica con un voto pari a 0 ci sono cinque città: Como (Lombardia), Milano (Lombardia), Palermo (Sicilia), Roma (Lazio), Torino (Piemonte). Quattro su cinque sono grandi città metropolitane, che da sempre combattono contro l’inquinamento ma senza raggiungere mai i risultati sperati.

I parametri imposti dall’OMS sono piuttosto restrittivi: <<20µg/mc per il Pm10; 10 µg/mc per il Pm2,5; 40 µg/mc per il NO2>> – riporta Legambiente. Mentre L’Unione Europea si mostra più di manica larga, con un limite medio annuo di 50 µg/mc per il Pm10, 25 µg/mc per il Pm2,5 e 40 µg/mc per il NO2. Tutte cifre il cui raggiungimento è fondamentale per tutelare la salute dei cittadini. Quello dell’inquinamento dell’aria nei nostri centri urbani è una piaga che affligge l’intero territorio nazionale, colpendo in primis le grandi metropoli e causando 60.000 morti premature ogni anno nonché ingenti costi sanitari. Nel report Legambiente bacchetta città e regioni che sono venute meno nel rispetto dei parametri. Parla di poco coraggio, riferendosi in particolare alle regioni della Pianura Padana: Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto. La distesa pianeggiante più grande d’Italia è proprio l’epicentro dell’inquinamento nazionale. Le regioni dell’area padana anziché porre un immediato rimedio alla critica situazione hanno preferito rimandare al 2021 il blocco alla circolazione dei mezzi più vecchi e inquinanti “Euro4”. Iniziativa che sarebbe dovuta entrare in vigore a partire dal 1 ottobre di quest’anno per i comuni sopra i 30.000 abitanti.

Ad incidere più di tutto sulla qualità dell’aria è l’utilizzo delle automobili. Tallone d’Achille delle politiche ambientali. Le comunità scientifiche internazionali assieme alle Agenzie di Protezione per l’Ambiente (ARPA) hanno certificato che ad incidere in quantità maggiore sull’inquinamento sono i trasporti su strada che comprendono veicoli leggeri e non solo. Figurano anche i trasporti di merce, impianti agricoli e allevamenti, riscaldamento a legna e non, industria, produzione di energia. Le proposte per combattere l’inquinamento sono tante e varie. Si parte da due concetti propri di una morale sana, quali, coraggio e coerenza. E’ da questi due punti fermi che bisogna ripartire se si vuole intraprendere il giusto cammino verso la sostenibilità ambientale. Di primaria importanza è anche l’incentivo ad utilizzare mezzi pubblici, potenziare la sharing mobility e raddoppiare le piste ciclopedonali. Puntare sull’energia elettrica, investendo su di essa non solo per il futuro ma anche per il presente. <<Solo così, affrontando con coraggio e costanza la realtà e introducendo le giuste azioni, si potrà guardare al futuro delle nostre città e della nostra salute in maniera chiara e sicura>> – dichiara Legambiente.

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Pescara: 31enne investita da un’auto, è grave

Maria Giulia Mecozzi

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PESCARA – E’ grave la 31enne che ieri, 2 ottobre, è stata investita da un’auto mentre attraversava la strada con il suo cane. Alla guida c’era un 75enne ma non è ancora chiaro se la donna si trovasse sulle strisce pedonali. Immediatamente sul posto i sanitari del 118 hanno provveduto al suo trasferimento presso l’ospedale e ora, si trova ricoverata nel reparto di Ortopedia con una prognosi di 45 giorni. Dopo l’accaduto il cane era fuggito ma è stato ritrovato.

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