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Marche

Il rapace pesarese a rischio estinzione, Coldiretti-Lipu: patto per salvare l’Albanella Minore

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PESARO – Agricoltori e ambientalisti insieme per proteggere l’albanella, un uccello a rischio di estinzione che nel periodo migratorio raggiunge anche le nostre campagne per nidificare. Un bellissimo rapace che si nutre di piccoli roditori e cavallette, svolgendo così un ruolo importante anche in agricoltura. La sua rarità (e il grande pericolo di estinguersi) è dovuta alla caratteristica di nidificare al suolo, spesso proprio nei campi di grano, dove i suoi nidi vengono distrutti e i suoi pulcini uccisi dalle trebbiatrici. E così Coldiretti Pesaro Urbino e Lipu hanno deciso di collaborare. “Per salvare questo bellissimo animale nella nostra provincia – spiega Tommaso Di Sante, presidente di Coldiretti Pesaro Urbino – è nato quest’anno un progetto della Lipu, in collaborazione con il WWF, che ha non solo lo scopo di censire le coppie nidificanti di Albanella Minore ma che mira a tutelare i nidi costruiti nei campi coltivati lungo la valle del fiume Foglia, proteggendoli dalla trebbiatura delle colture cerealicole e dallo sfalcio dei prati, le minacce più gravi alla sopravvivenza della specie”. Quando gli agricoltori segnaleranno un nido, i volontari delimiteranno una piccola area che verrà preservata dal taglio, come già avviene da decenni in Toscana, Puglia, Lazio ed Emilia Romagna. “L’obiettivo – aggiunge il direttore della Coldiretti provinciale, Claudio Calevi – è di sviluppare tutti insieme una sinergia che possa portare vantaggi sia alla salvaguardia del raro rapace, sia all’agricoltura e ai prodotti locali, perché no, anche a livello promozionale”. In campo, è proprio il caso di dirlo, gli agricoltori e i volontari della Lipu. Ma tutti i cittadini possono dare il loro contributo. Chi si dovesse imbattere in un nido di Albanella Minore può segnalarne la presenza scrivendo una mail all’indirizzo pesaro@lipu.it o contattando Lucia Cherubini (333-8361565), delegata della sezione di Pesaro Urbino, organizzatrice e coordinatrice del progetto di censimento e tutela dell’Albanella minore nella nostra provincia.  

Ascoli Piceno

Grottammare, mascherine trasparenti agli addetti comunali: comunicazione più accessibile agli ipoudenti

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GROTTAMMARE – Superare la barriera della mascherina nella comunicazione con gli ipoudenti è presto fatto in tutti gli uffici e i servizi aperti al pubblico, grazie alle mascherine protettive con visiera trasparente in dotazione al personale comunale.

Se poi l’idea dell’Amministrazione cittadina viene accolta e sostenuta dai privati, ecco che si trasforma in un progetto di inclusione a 360 gradi: le mascherine sono state donate dall’azienda Dienpi srl  di San Benedetto del Tronto, a cui il Comune si era rivolto per la fornitura. 

L’iniziativa rinsalda la lunga collaborazione tra il Comune e l’associazione SordaPicena.

Il personale comunale degli sportelli al pubblico e gli addetti  ai servizi e alle strutture di accoglienza turistica saranno dotati di queste speciali mascherine che permettono di leggere il labiale attraverso un oblò trasparente. In questo modo, si supera un limite finora invalicabile per le persone non udenti, migliorando la qualità delle relazioni interpersonali e, nel caso specifico, la fruibilità dei servizi comunali, compresi quelli turistici.

Uffici e servizi si stanno dotando questi giorni della cartellonistica per segnalare all’utenza la disponibilità ad indossare la mascherina su richiesta. 

“Questo importante progetto di comunicazione accessibile – dichiara l’assessore alle Politiche sociali, Monica Pomili – è stato realizzato grazie alla forte collaborazione che ci lega da anni all’associazione SordaPicena e ai contatti intrapresi con la Dienpi di San Benedetto del Tronto che produce mascherine trasparenti, l’unica azienda finora ad aver ottenuto l’autorizzazione dell’Istituto Superiore di Sanità. Un grazie di cuore va alla sig.ra Doriana e a tutto il suo staff per la grande disponibilità dimostrata nel donare mascherine trasparenti al nostro Comune, per la nostra comunità”.

Il progetto rientra a pieno titolo tra gli impegni assunti nell’ambito del programma Bandiera Lilla, che Grottammare ha avviato nel 2019, rinnovando l’adesione nell’aprile scorso. 

Il titolo Bandiera Lilla certifica il livello di accessibilità di una Città, attestando l’esistenza di un’offerta turistica volta a favorire anche l’accoglienza di persone con disabilità. Il riconoscimento è biennale e il mantenimento è garantito dalla qualità delle azioni  messe in campo  durante il percorso di miglioramento che si sottoscrive con l’adesione. Tra gli interventi più significativi va ricordato che, nonostante l’emergenza sanitaria, nell’estate 2020 due spiagge libere sono state attrezzate  con le speciali sedie “Job” per raggiungere più facilmente il mare e con l’adeguamento delle relative docce  pubbliche.

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Fermo

In giro con un’auto rubata, denunciato 50enne

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Carabinieri notte (ilmartino.it)

PORTO SAN GIORGIO – A fronte dei controlli eseguiti dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Fermo, un 50enne è stato denunciato con l’accusa di furto. Infatti, al momento del fermo, l’uomo si trovava in giro con un’auto rubata e che è risultata essere poi di un cittadino della provincia di Ascoli. Il mezzo sottratto è stato restituito al proprietario e l’uomo denunciato.

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Ancona

Jesi: 85enne 14ore al pronto soccorso

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JESI(AN):Una signora R.L. di 85 anni ha trascorso oltre mezza giornata al pronto soccorso dell’ospedale “Carlo Urbani” .La figlia, Debora,con rabbia commenta:«Una storia assurda, direi vergognosa per un paese civile. Mia madre, che è affetta da osteoporosi, tremore essenziale e da un inizio di demenza senile, è caduta in casa e lamentava dolori al coccige, al tratto sacrale della colonna e al sedere. Il medico di famiglia ci ha consigliato di farla trasportare con il 118 al pronto soccorso per effettuare radiografie ed alle 10.30 di mattina è giunta al “Carlo Urbani” . Prima di partire con l’ambulanza e visto che mi hanno detto che non era necessario accompagnarla perché non mi avrebbero fatta entrare per le norme anti Covid, ho lasciato a mia madre un astuccio con tutte le medicine che doveva prendere e il mio numero telefonico».Nel tardo pomeriggio,intorno le ore 17:00  la figlia della 85enne non avendo notizie si è allarmata. La donna dichiara ancora:«Ho telefonato e mi hanno detto che era ancora in attesa di visita e allora mi sono precipitata al Triage. So bene che prima vengono curati i casi più urgenti ma alle 18 ho chiesto spiegazioni e un operatore mi ha detto che c’erano altri 4 pazienti davanti a lei. Sono passate altre 2 ore e mi sono davvero indignata: mia madre non era certo in condizione di restare così anche perché nel frattempo un’infermiera mi ha detto che c’erano altre 6 persone prima di lei ed allora ho minacciato di chiamare i Carabinieri. Nessuno si è preoccupato di lei, in tutto quel tempo nessuno l’ha accompagnata in bagno, ho dovuto chiedere aiuto al personale. Un’altra cosa che mi ha dato molto fastidio è il fatto che alcuni operatori del pronto soccorso abbiano dato responsabilità al medico di famiglia. Alle 23, dopo la visita e i raggi, l’odissea sembrava finita ma non era così. Per rientrare c’era bisogno di un’ambulanza perché mia mamma deve essere trasportata per alcune rampe di scale ma la Croce Gialla, non certo per sua responsabilità, è arrivata solo all’una di notte e finalmente dopo 14 ore mia madre è rientrata a casa.Mi hanno fatto ritornare il giorno dopo perché non mi avevano consegnato il referto, visto che all’una di notte non c’era un medico per firmarlo e, la ciliegina sulla torta, è stata la richiesta assurda di un’infermiera, che tra l’altro era presente la sera precedente. Candidamente mi ha chiesto se era possibile riportare mia madre al pronto soccorso perché evidentemente non avevano finito esami e analisi. Mi sono veramente arrabbiata: come ci si può comportare così?».

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