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Sant’Egidio alla Vibrata: molesta sessualmente la vicina di casa, allontanato un uomo di Sant’Egidio

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SANT’EGIDIO ALLA VIBRATA – Un uomo di Sant’Egidio alla Vibrata è stato denunciato in quanto, ormai da tempo, molestava una vicina di casa, non dandole alcuna tregua. Da quanto si apprende dal racconto della vittima, ogni volta che la incontrava occasionalmente negli spazi comuni del condominio, l’aspettava, conoscendo gli orari e le abitudini e le saltava addosso strusciandosi con il suo corpo, proferendo frasi dal chiaro sfondo sessuale. I Carabinieri, dopo la denuncia, gli hanno notificato il provvedimento emesso dal Giudice e lo hanno allontanato intimandogli di non rientrare nel territorio per alcun motivo.

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Pescara: “Tortuga” distrutto da un rogo, intervengono i Vigili del fuoco

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PESCARA – Il rogo ha interessato il noto locale “Tortuga” di Pescara e si è verificato intorno alle 5.30 di questa mattina, giovedì 15 febbraio. I Vigili del Fuoco,  con 9 mezzi e una quindicina di uomini, stanno cercando di domare le fiamme. Sul posto anche polizia e carabinieri, si stanno occupando di verificare le cause dell’incendio. I danni alla struttura sono ingenti.

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Gran Sasso Teramano, l’Assemblea a maggioranza vota la dismissione della società pubblica

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TERAMO – Con il voto contrario del Comune di Fano Adriano e delle due gestioni dei beni separati, quella di Pietracamela e quella di Intermesoli, l’astensione del Comune di Pietracamela l’Assemblea della Gran Sasso Teramano, oggi riunitasi nella Sala del Consiglio alla presenza dei Revisori dei Conti,  ha votato la vendita della Gran sasso Teramano attraverso un’asta pubblica. 

La Provincia si è riservata 48 ore per vedere se ci sono le condizioni per una ricapitalizzazione (l’ente dovrebbe versare oltre 700 mila euro e circa 500 mila euro dovrebbero essere versate dalla Camera di Commercio).

A conferire un’accelerazione alla scelta, due fattori: le offerte pervenute nelle ultime ore e le dichiarazioni della Camera di Commercio del Gran Sasso che, per bocca della sua presidente, Antonella Ballone, ha confermato la necessità – dettata dalle leggi – di  dover vendere le proprie quote e l’invito al liquidatore: “di procedere alla vendita dei cespiti”.

L’Assemblea si è aperta con l’esame del bilancio 2020 della società pubblica che gestisce gli impianti di risalita e i beni delle stazioni sciistiche di Prati di Tivo e di Prato Selva, un bilancio che certifica un debito di 1 milione e 380 mila euro di debiti e che è stato votato a maggioranza (voto contrario delle Amministrazioni separate).

“Io l’ho votato dopo aver ascoltato i Revisori dei conti (intervenuti più volte nel dibattito per fornire chiarimenti ndr) – ha dichiarato il presidente Diego Di Bonaventura – per tutelare l’interesse dell’ente e anche della collettività visto che si tratta di soldi pubblici. Non siamo su facebook dove le parole volano in libertà,  noi siamo amministratori pubblici e dobbiamo mettere in sicurezza i soci e anche la società che è in stato di liquidazione da anni. Quello che è accaduto è molto anomalo. Se fallisce il suo valore sarà zero”.  

Nell’intervento del vicepresidente della provincia, Alessandro Recchiuti alcune precisazioni: “dobbiamo dividere i due aspetti. Una cosa è la politica del territorio e la visione di sviluppo della montagna un’altra è la gestione societaria; che è stata fallimentare e che per questo voi soci l’avete posta in liquidazione nel 2016. La società ha fallito il suo compito, non è stata in grado di assolvere all’obiettivo per il quale gli enti l’avevano creata: aiutare il territorio. Non dismettiamo il nostro ruolo politico e di amministratori, dismettiamo una società pubblica che ha avuto una gestione fallimentare”.

In apertura di assemblea, il liquidatore Gabriele Di Natale, aveva fornito un dettagliato resoconto sulle due ultime novità in ordine di tempo: l’avvocato Luca Pardo, rappresentante dello studio Ontier Italia (sede a Roma) ha fatto pervenire per conto di un cliente non identificato una manifestazione di interesse per la gestione degli impianti ma senza alcuna offerta economica mentre Marco Finori (attuale gestore degli impianti) ha fatto un’offerta di 900 mila euro per l’intero cespite aziendale consegnando un assegno di 100 mila euro in garanzia. 

Complessivamente, in questi mesi, sono arrivate cinque manifestazioni di interesse ma solo quella di Finori, tecnicamente, si configurerebbe come un’offerta in quanto correlata di proposta economica e assegno. In ogni caso, come precisato in assemblea, l’offerta di Finori rappresenterà la base per un’asta pubblica: altri potranno partecipare con proposte migliorative. “Daremo un’ampia pubblicità all’asta che sarà resa nota a livello nazionale – ha chiarito Di Natale – e naturalmente potranno partecipare anche tutti coloro che hanno già manifestato il loro interesse pur non rivelando chiaramente né le intenzioni né i proponenti visto che a parte la Siget si è trattato di mediatori”.

 “Obiettivo della fase di liquidazione è quello di tutelare i creditori con il saldo dei debiti della società: una fase che per legge non può durare all’infinito e che deve legarsi ad un piano di ristrutturazione del debito: i soci potrebbero ricapitalizzare le quote o venderle, in caso contrario non c’è alternativa alla vendita dei beni per saldare i debiti” questa in sintesi la precisazione fatta dal liquidatore della Gran Sasso Teramano, Gabriele Di Natale.

La Gran Sasso, in questo momento, presenta una situazione deficitaria dovuta, essenzialmente, al debito con l’Agenzia delle Entrate –maturato nelle gestioni precedenti alla messa in liquidazione – e ai canoni non pagati alle Gestioni dei beni separati e al Comune di Fano Adriano, ai debiti con i professionisti. Nella prima parte dell’Assemblea è stato presente l’assessore regionale Pietro Quaresimale (la Regione possiede il 12% delle quote) che è andato via prima del voto sulla dismissione della società.

“Mi prendo 48 ore per verificare con un ultimo tentativo se noi enti pubblici abbiamo una possibilità finanziaria e giuridica per ricapitalizzare la società” ha chiosato il Presidente: “fino ad oggi siamo stati nelle procedure di legge e questo voglio continuare a fare. Il tavolo sul riequilibrio e il rilancio della montagna non ha nulla a che vedere con le decisioni che dobbiamo prendere oggi e credo che la contaminazione con l’impresa privata sia l’unica strada da percorrere”.

L’Assemblea dei soci è stata preceduta da una riunione convocata dal sindaco di Fano Adriano, Luigi Servi, che si è svolta in remoto cui hanno preso parte tutti i soci, nella loro veste istituzionale. Nel corso della riunione il Sindaco aveva chiesto la ricapitalizzazione della società da parte della Provincia, della Regione e della Camera di Commercio chiedendo che rimanesse pubblica. Sulla stessa posizione le Amministrazioni separate che anche in Assemblea, per bocca di Paride Tudisco, Corrado Bellisari (e Antonio Di Battista vicesindaco di Fano) hanno ribadito che la società deve restare in mano pubblica.

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I riti della Settimana Santa in Abruzzo: la Madonna che Scappa di Sulmona

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SULMONA – La Settimana Santa di Sulmona è una delle più famose e caratteristiche, non solo d’Abruzzo ma di tutta Italia. L’origine di queste manifestazioni è molto antica: presumibilmente risale all’epoca medioevale e si sviluppò notevolmente nel periodo barocco grazie anche alle due Confraternite che ancor oggi organizzano le cerimonie: la Trinità e S. Maria di Loreto.

Il tutto culmina con il rito organizzato dalla confraternita di S. Maria di Loreto, chiamato Madonna che Scappa. La prima documentazione di quest’antichissima tradizione è data da una fotografia del 1861 conservata dalla confraternita, ma le origini potrebbero essere più antiche, forse risalenti al ‘600, se non al periodo medievale. In ogni caso, prima degli inizi del XIX secolo la manifestazione si svolgeva nella chiesa della Tomba. Intorno al 1800 però, i Lauretani decisero di inscenare la loro manifestazione sacra nella storica Piazza Garibaldi, una delle più grandi del centro Italia. La processione del Risorto, organizzata dai Trinitari, cominciò a perdere la sua popolarità, inoltre appariva quasi ironico il fatto che i confratelli sfilassero nel centro di Sulmona con la loro statua, mentre contemporaneamente si svolgeva il rito della Madonna che Scappa, a volte capitava che le due processioni si incontrassero, così, alla fine, la processione del Cristo fu abolita.

Ma ora passiamo a raccontare il rito più sentito e famoso di Sulmona. La Madonna che Scappa è una rievocazione narrativa dell’incontro tra la Madre di Gesù e il Cristo risorto. Nel giorno della domenica di Pasqua, dopo la messa presieduta dal Vescovo, alle 11.00, dalla chiesa di S. Maria della Tomba parte la processione della Confraternita della Madonna di Loreto. All’inizio sfila lo stendardo verde della confraternita, poi tutti gli altri confratelli con i lampioncini e infine le statue del Cristo risorto e dei santi Giovanni e Pietro. Arrivano in piazza Garibaldi, colma di gente, una folla che lascia però un “corridoio” aperto per permettere il passaggio della Madonna durante la corsa dei portatori. Lo stendardo prosegue fino alla fine della piazza, mentre il Cristo risorto si posiziona su un baldacchino allestito sotto l’arco centrale dell’Acquedotto Svevo, all’ingresso dell’ampia piazza. Le statue dei due Apostoli proseguono invece a passo lento fino alla fine della piazza, dove si trova la chiesa di San Filippo e dove si trova la Madonna vestita a lutto. Mentre la statua di S.Pietro si ferma, quella di San Giovanni prosegue fino al portale della chiesa, annunziando alla Madonna l’avvenuta resurrezione del Figlio, ma, secondo la leggenda, Maria non crede a questa notizia. Gli annunci avvengono tramite un confratello che, bussando alla chiesa, deve anche rassicurare i confratelli incaricati di portare (e quindi far correre) la Madonna. Avvenuto il rifiuto della Madonna, San Giovanni torna da San Pietro affinché anche lui porti il lieto annuncio a Maria. Secondo la tradizione sulmonese, Pietro è na n’zegna fauzone, ossia un bugiardo e quindi, all’annuncio di Pietro, risulta palese che la Madonna non creda e non si convinca della resurrezione del Figlio. San Giovanni ritenta di nuovo, questa volta con esiti positivi, cosicché la Madonna accetta di seguire i due Apostoli e il portone di San Filippo si apre tra gli applausi degli astanti.

La Madonna esce e, accompagnata dai due apostoli, con il passo dello “struscio” si avvia al centro della piazza, dove c’è il fontanone. In questo frangente l’atmosfera della piazza si fa tesa: i due apostoli si fermano, mentre, da lontano, la Vergine riconosce il Figlio Risorto. In un attimo, con un ingegnoso sistema di fili (conosciuto soltanto dalla confraternita e dalla famiglia d’Eramo, che ha il privilegio di vestire la Madonna), il manto nero e il fazzoletto cadono, lasciando il posto ad uno splendido abito verde ricamato d’oro e ad una rosa rossa, mentre in aria si levano in volo 12 colombe. Alle 12.00 in punto, la Madonna inizia così la sua corsa, tra gli applausi della gente, le note della banda e lo sparo dei mortaretti. Arrivata davanti al Cristo i confratelli si abbracciano, arrivando spesso a non trattenere le lacrime per la commozione.

Se tutta la sequenza si svolge senza intralci (corsa, caduta del manto e fazzoletto, volo delle colombe), la tradizione prevede che l’anno sarà propizio, mentre se qualcosa non funziona come previsto, sempre facendo riferimento alla stessa tradizione popolare, vi saranno sventure o calamità naturali. La preoccupazione diventa più grande se la statua della Madonna dovesse cadere durante la corsa o, ancor peggio, si rovinasse. Storiche sono le cadute del 1914 e del 1940, secondo alcuni, presagi delle successive guerre.

Dopo la corsa la Madonna è portata nella vicina chiesa di S.Chiara per ricomporre il manto e i capelli se, durante la corsa, si fossero scompigliati, ma anche per sostituire parte dell’armatura che costituisce il baldacchino su cui poggia la statua Dopo la ricomposizione delle vesti inizia la processione, a cui si uniscono anche i Trinitari che, a turno con i Lauretani, trasportano le statue. La processione, accompagnata dalla banda, è aperta dallo stendardo della confraternita dei Lauretani, seguono poi i confratelli con i lampioncini, le statue degli Apostoli, il Cristo risorto e la Madonna seguita dai fedeli. La processione rientra in S. Maria della Tomba, dove le statue degli apostoli sono rimesse nella cappella, mentre quelle del Cristo e della Madonna resteranno esposte in chiesa fino alla domenica successiva, quando saranno riposte nella Cappella della confraternita e celate agli occhi dei fedeli fino alla Pasqua successiva.

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