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Ancona

“Lo sviluppo sostenibile: ricerca, strategie, esperienze”, seminario all’ I. I. S. Galilei di Jesi

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Lo sviluppo sostenibile ricerca strategie esperienze seminario scientifico al Galilei di Jesi

JESI – Il 19 novembre 2021 l’I.I.S. Galilei di Jesi, dotato sia di un piano di internazionalizzazione che di un piano strategico di educazione ambientale e della sostenibilità, ha ospitato la FAST – Federazione delle Associazioni Scientifiche e Tecniche, un’organizzazione no-profit, per il primo, densissimo seminario di formazione scientifica per gli studenti su “Lo sviluppo sostenibile: ricerca, strategie, esperienze”.

L’evento, il primo di una serie organizzata in diverse scuole e regioni, è stato patrocinato dal Comune di Jesi e coordinato dalla dott.ssa Rosaria Gandolfi. Nell’occasione è stato presentato anche il concorso della FAST “I GIOVANI E LE SCIENZE 2022”, cui il Galilei ha partecipato spesso con diversi gruppi di studenti ottenendo ottimi risultati, grazie soprattutto al prof. Edgardo Catalani e alla prof.ssa Milva Antonelli, che ha ricordato le successive trasferte dei suoi allievi per competizioni internazionali a Taiwan, Londra, Stoccolma, Bruxelles, in Brasile, in Messico, Tunisia, Turchia ecc. Quest’anno ben undici studenti del Galilei si recheranno all’E.S.A. di Dubai. Il seminario, seguito on line anche da altre scuole, ha rappresentato un forte sprone per i giovani, affinché si impegnino nella ricerca scientifica per essere protagonisti del cambiamento urgentissimo e indispensabile per salvare il nostro pianeta dal collasso. Questo il messaggio ribadito più volte da relatori di caratura internazionale, i cui interessantissimi interventi meriterebbero ognuno un articolo a parte.

Il primo relatore, Ivan Manzo, componente del segretariato ASviS-Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, ha sottolineato l’urgenza dello sviluppo sostenibile in Italia e le strategie dell’ONU attraverso i 17 obiettivi dell’Agenda 2030, profondamente interconnessi, perché investono non solo l’ambiente, ma anche le istituzioni e la realtà sociale ed economica. La CO2 ha superato i livelli pre-pandemici; in più si è aggiunto il problema dello smaltimento delle mascherine, che per decomporsi possono impiegare fino a 450 anni. Oltre a mettere sotto pressione l’ecosistema con la deforestazione, l’uomo preleva specie animali: solo per quelle selvatiche il traffico illegale ammonta a circa 28 – 30 miliardi di dollari l’anno.  Il contatto nei mercati di esseri che vivono agli antipodi ha generato lo spillover, il salto di specie di un virus all’uomo. Circa il 60% delle malattie infettive nel mondo sorgono proprio per zoonosi. La pandemia non è stata un evento imprevedibile, perché da anni la comunità scientifica, inascoltata, aveva dato l’allarme. Ci stiamo letteralmente divorando il pianeta: dal 2004 al 2017 con la deforestazione si sono persi 43 milioni di ettari e il 45% di quello che resta versa in uno stato di degrado. L’Overshoot Day, il giorno nel quale l’umanità consuma interamente le risorse prodotte dal pianeta nell’intero anno, sta costantemente arretrando: se negli anni ’70 nemmeno esisteva, negli anni ’90 è caduto in dicembre, ma nel 2021 si è verificato il 29 luglio, come nel 2019. Continuiamo intanto a sfruttare così tanto gli ecosistemi, che rischiamo conseguenze deleterie sul nostro benessere. Per arrivare allo stesso tenore di vita degli statunitensi avremmo bisogno delle risorse di cinque pianeti, mentre ne servirebbero 2,8 per uguagliare gli Italiani. Finora si consumano in media risorse per 1,7 pianeti, ma non potrà durare a lungo. Urge ristabilire un equilibrio con la natura, con la quale abbiamo invece instaurato un rapporto scellerato che ci ha condotto al cambiamento climatico e alla perdita di biodiversità, le principali emergenze ambientali. L’aumento medio della temperatura terrestre è di + 1,1°C, ma è già a quota + 2°C nel Mediterraneo, soprattutto in Italia.

Come conseguenza del depauperamento delle risorse naturali si prevede, entro il 2050, la migrazione di 250 milioni di persone. Il deserto del Sahel, posto sotto il Sahara, si sta estendendo e le popolazioni di quest’area si stanno già riversando in Italia, dove oltre 2,4 milioni di persone vivono in aree ad alta pericolosità di inondazione ed alluvione. L’uomo ha già modificato il 75% delle terre emerse e il 66% dell’ecosistema marino; così le specie naturali scompaiono mille volte più velocemente che in passato. Su otto milioni di specie conosciute, un milione è a rischio di estinzione. Le zone umide, ottime per lo stoccaggio di CO2, sono state ridotte dell’83%. Si sta anche verificando un’apocalisse silenziosa: quella degli insetti: almeno 1 su 10 è a rischio d’estinzione. Le risposte al baratro verso cui ci stiamo dirigendo risalgono al 2015, quando 193 Paesi, compresa l’Italia, hanno firmato l’Agenda 2030 dell’ONU, composta da 17 eterogenei Obiettivi di Sviluppo Sostenibile: dalla lotta alla fame nel mondo, al cambiamento climatico e alla povertà, alla creazione di energia rinnovabile accessibile a tutti. L’accordo globale sul cambiamento climatico ha l’obiettivo di limitare l’aumento medio della temperatura terrestre entro i 2°C, facendo il possibile per restare sotto 1,5°C, livello tollerato dai meccanismi di adattamento dell’uomo e oltrepassato il quale molte isole del Pacifico finiranno sott’acqua, rischiando inoltre effetti feedback incontrollabili. La Convenzione sulla diversità biologica ci impone, entro il 2050, di vivere in armonia con la natura, ossia di spostare l’Overshoot day al 31 dicembre. Entro il 2050 ci si è posti l’obbiettivo della neutralità climatica, del net-zero, ossia le emissioni di gas serra dovranno essere totalmente assorbite dagli ecosistemi.

Ma se entro il 2030 non riusciremo ad invertire la curva delle emissioni e della perdita di biodiversità, non potremo raggiungere nessuno degli obiettivi per il 2050, con pesanti impatti sulle nostre vite. Dal rapporto ASviS, steso da seicento esperti che monitorano la situazione in Italia, emergono questi dati: attualmente il 9,4% della popolazione (5,6 milioni) vive in povertà assoluta. Il 46% degli Italiani è in sovrappeso e sarebbe necessario un riequilibrio con il resto del globo, dal momento che 816 milioni di persone muoiono di fame. La quota di laureati al nord (31,3%) risulta superiore rispetto al sud (21,3%). Drammatici e paradossali i dati sulla dispersione idrica: dal 1900 ad oggi i ghiacciai italiani, cioè le nostre riserve idriche, si sono ristretti di circa il 50%, ma attualmente ben il 42% delle acque si perde nel tragitto verso l’utente finale. La quota di energie rinnovabili attualmente usate è al 20%, mentre l’obiettivo europeo per il 2030 è del 40%. L’80% dell’energia prodotta nel mondo, però, proviene ancora dai combustibili fossili. Il tasso di giovani italiani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano nel 2020 era al 23,3%, primato negativo europeo. In ricerca e sviluppo ancora investiamo troppo poco, l’1,5% del PIL a fronte di una media UE del 2,2 ed entro il 2030 ci è stato imposto di raddoppiare la percentuale. Negli ultimi dieci anni l’aumento della disuguaglianza di reddito ha superato il 7%, importante è invece una redistribuzione delle ricchezze. Circa 80 mila italiani all’anno muoiono prematuramente a causa del PM 10, l’inquinante che compone lo smog, e questo ci conferisce la maglia nera, con la regione padana che è la più inquinata d’Europa.

Un primato positivo italiano è invece rappresentato dalla quota di materie prime ritrattate e reimmesse nel sistema economico: ben il 19,5% contro la media UE dell’11,8%. Si tratta comunque di un trend positivo che va triplicato entro il 2010. Gli stock ittici in Italia sono ipersfruttati, con il rischio serissimo che l’ecosistema marino arriverà al tracollo con un impatto tragico su tante famiglie. L’Italia è il Paese più ricco di biodiversità ecologica, ma siamo molto lontani dalla sostenibilità. Un grosso problema è la cementificazione, che nel nostro Paese cresce a ritmi superiori alla media europea. C’è una legge in Parlamento bloccata da anni e sarebbe l’ora di occuparsene seriamente. In miglioramento per fortuna la durata dei procedimenti civili, diminuita di 63 giorni.

Molto stimolante anche l’intervento di Eleonora Polo, ricercatrice Isof-Consiglio nazionale delle ricerche, impegnata nella divulgazione scientifica nelle scuole superiori, anche tramite 15 video divertenti in stile Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts, pubblicati sul sito del Cnr dedicato alle comunicazioni. Presentando la sua esperienza, ha ricordato un’affermazione di Thomas A. Edison: «Il genio è per l’1% ispirazione e per il 99% traspirazione», sottolineando così l’importanza del lavoro, perché la sola idea può essere una scintilla che poi si spegne. Secondo una recente direttiva dell’Unione Europea, chi fa ricerca oggi deve saper coinvolgere la società, diventando uno storyteller che fornisce informazioni sul proprio lavoro e ascolta le istanze in un flusso osmotico continuo.

Durante l’approfondimento sul problema delle micro/nanoparticelle è emerso che la contaminazione è talmente pervasiva che ogni settimana ci mangiamo 5 grammi di plastica, come una tessera del bancomat. In un anno ne ingeriamo 250 grammi, mentre in una vita intera si arriva addirittura a 20 kg! La ricercatrice ha anche scritto libri sul problema delle isole di plastica, sulla quale la comunicazione non è attualmente molto corretta e questo è un danno, perché poi si butta denaro in progetti inutili. Si tratta in realtà, secondo la denominazione di Charles Moore, di “zuppe” di plastica, formate da piccolissimi pezzi – soprattutto delle dimensioni tra gli 0,33 mm e i 5 mm – e non da grandi ammassi. Le microplastiche che già entrano in mare come tali, sono contenute in cosmetici e prodotti per la casa, microfibre prodotte dal lavaggio in lavatrice, vernici a spruzzo e cere abrasive. Sia le micro che le nanoplastiche sono molto pericolose perché si portano dietro additivi o assorbono dall’ambiente agenti inquinanti dannosi per la salute. Per le nanoplastiche mancano ancora tecniche, procedure e apparecchiature e quindi è su questo che potrebbero lavorare i giovani. Di isole di plastica ce ne sono ben sei: tutto quello che galleggia nel giro di due anni e mezzo finisce per convergere in quelle aree. Con il covid pare che sia raddoppiata la quantità di plastica che finisce in mare per gli imballaggi del delivery e i dispositivi sanitari. L’anno scorso nel mondo sono stati prodotti 460 milioni di tonnellate di plastica e di solito un 5-10% finisce in qualche via d’acqua e quindi negli oceani. Tra quanto finisce in mare ed è prodotto sulla terraferma rientra pure il particolato prodotto dall’attrito degli pneumatici sull’asfalto.

Per quanto riguarda il concorso “I GIOVANI E LE SCIENZE”, Alberto Pieri, segretario generale FAST, ha dichiarato che si tratta dell’unico percorso italiano per entrare nelle competizioni internazionali in giro per il mondo, un premio aperto a tutti i campi scientifici e tecnologici, ma per partecipare bisogna dimostrare delle doti e competenze interdisciplinari. ù

Gian Marco Luna, direttore del CNR-IRBIM di Ancona, è intervenuto invece su “Il ruolo della ricerca per la sostenibilità e la biodiversità dei mari”. La blue economy sta crescendo tantissimo, molto di più di settori tradizionali, con un fatturato di 500 miliardi di euro all’anno. I mari, che sono due terzi della superficie del nostro pianeta, non sono mai stati tanto sfruttati come ora, anche perché se ne estraggono risorse minerarie. L’uso dei combustibili fossili sta acidificando gli oceani, che aiutano ad assorbire la CO2, ma non potranno farlo all’infinito.

Matteo Giantomassi, responsabile del Servizio Comunicazione Istituzionale e relazioni dell’ATA Rifiuti, ha trattato successivamente l’argomento “L’educazione ambientale come attivatore di cambiamenti culturali”. «Dobbiamo riuscire a far dialogare i due mondi della cultura scientifica e umanistica in maniera più efficace, puntando ad una società più sostenibile non solo dal punto di vista ambientale, ma anche sociale ed economico, immaginando un mondo nuovo» ha affermato. Tra gli obiettivi da raggiungere, c’è, a livello provinciale, l’aumento della raccolta differenziata dal 71% al 75%, e la premiazione dei comportamenti virtuosi dei cittadini.

Claudio Pettinari, Rettore dell’Università degli studi di Camerino, durante il suo intervento su “La ricerca per un’economia circolare e sostenibile”, ha sottolineato l’emergenza di problemi come l’energia e la plastica, della quale comunque non si potrà fare a meno. Circa tre miliardi di persone non hanno accesso diretto all’energia elettrica e continuano a cucinare bruciando legna. Alcuni calcoli ci dicono che fra circa 40 – 50 anni le risorse di petrolio saranno terminate. Il consumo di energia elettrica produce una quantità di CO2 così elevata che non è sopportabile e questo determina l’aumento della temperatura dei mari. Se la temperatura dell’Adriatico dovesse salire di un grado nei prossimi dieci anni, eventi come quelli di Taranto o di Catania sarebbero disastrosi come l’uragano Katrina. L’Italia sarà il Paese europeo che risentirà maggiormente dell’aumento climatico. Bisognerà trovare energie alternative, ma non possediamo più la maggioranza dei metalli di cui abbiamo bisogno per una conversione green e quindi bisogna assolutamente recuperarli con un’economia circolare. Il maggior potenziale sta forse nel vuoto. Il MOF – Metal Organic Framework, è un sistema fatto da ioni metallici e molecole organiche, che uniscono a ponte ioni metallici. Più vi si crea del vuoto, più questo dispositivo ha delle potenzialità, come quella di assorbire e stoccare CO2 o idrogeno dall’atmosfera o selezionare idrogeno da metano per poi usarli quando necessario. Al momento il prof. Pettinari sta usando il MOF per stoccare la CO2 e trasformarla in un prodotto utile. Inoltre sta sintetizzando dei MOF per assorbire l’acqua dall’aria in zone desertiche. Un chilo di MOF in una notte assorbe un litro d’acqua pulita dall’atmosfera.

Marco Giuliani del Dip. Management – Economia all’Università Politecnica delle Marche, ha poi parlato di Economia circolare e nuovi modelli di business sostenibili, presentando il nuovo corso di laurea dedicato alla tematica. Con le disastrose conseguenze economiche della pandemia si è visto che le aziende non possono avere come unico obiettivo il profitto, per cui oggi si cerca anche una sostenibilità sociale, ambientale ed economica, attraverso un dialogo continuo con le comunità e i dipendenti, la riduzione dell’impatto ambientale, la rigenerazione dei prodotti e il loro riuso, puntando a modelli meno consumistici.

Antonella Amicucci, relatrice del Dipartimento di Scienze biomolecolari all’Università degli studi Carlo Bo di Urbino, è intervenuta sullo “Sviluppo sostenibile della risorsa tartufo nelle Marche: la ricerca per la salvaguardia e la valorizzazione del territorio”. Da 25 anni fa ricerche sul tartufo, che vive in simbiosi con le radici di numerose piante, sia alberi che arbusti, formando delle associazioni mutualistiche, cioè le micorrize, che si scambiano nutrienti. La tartuficultura consente di recuperare aree disagiate e di riforestare. I tartufi e il terreno circostante sono pieni di batteri, la cui funzione è di favorire lo scambio nutrizionale e contribuire all’aroma, proteggendo il fungo da patogeni. Alcuni ceppi batterici sono in grado di fissare l’azoto, rendendolo disponibile per il sistema fungo – pianta. L’uso di questi ceppi batterici come biostimolanti per la micorizzazione nelle tartufaie coltivate e naturali ha dato risultati positivi, in quanto dopo un anno aumenta il micelio nel terreno. La salvaguardia del tartufo e del suo habitat è quindi uno strumento di sostenibilità e salvaguardia ambientale.

Luca Salvati, ricercatore in Statistica Economica presso il Dip. Economia e Diritto dell’Università degli Studi di Macerata, nel corso del suo intervento su Sostenibilità, desertificazione e cambiamento climatico: il ruolo dei territori ha evidenziato che il rilevamento satellitare è molto importante per evitare di arrivare a situazioni di degrado così come constatabile a soli dieci km da casa sua, dove si trovano circa 3 km2 di terreno ora completamente sterile, che non si è riusciti a mitigare, mentre un cinquantennio prima era fertilissimo. «È molto importante il collegamento e il dialogo degli scienziati tra di loro e con i politici, in modo da avere per tempo leggi intelligenti che evitino una desertificazione latente, con un approccio integrato, in modo da non giungere ad un punto di non ritorno» ha affermato. Il Consiglio Nazionale delle Ricerche ha lanciato l’ultimatum: se continueremo così, entro il 2050 rischieremo di avere nei nostri mari più plastica che pesci ed entro il 2100 un quinto dell’Italia sarà desertificato. Nel frattempo il settore agroalimentare per fattori climatici ha già perso 14 miliardi di euro negli ultimi dieci anni e se non agiamo subito saremo i migranti del futuro, perché dopo il 2030 non ci sarà più tempo.

Cristina Franco

Ancona

XVII Congresso provinciale dell’Anpi di Ancona

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XVII congresso provinciale Anpi

ANCONA – Domenica 16 gennaio 2022 si è svolto presso l’Auditorium del centro congressi il XVII congresso provinciale dell’Anpi di Ancona. Nonostante le limitazioni dovute alla pandemia, il Congresso ha visto un’ampia partecipazione, sia in presenza che online.

I delegati e gli invitati di tutta la Provincia hanno approvato all’unanimità il documento congressuale «per una nuova fase della lotta democratica e antifascista», che traccia le linee guida per il futuro dell’associazione partendo dal rapporto unitario e dal confronto con le altre forze democratiche, dalla stretta relazione col mondo dell’associazionismo, alle indispensabili relazioni con tutte le istituzioni attuando e allargando la grande alleanza democratica “Uniamoci per salvare l’Italia”.

Il Comitato Provinciale ha affidato le sue speranze di «cambiare l’Italia» ai giovani e alle donne, con una profonda opera di rinnovamento e l’immissione di “linfa fresca” nelle fila dell’Associazione.

Pierpaolo Mascia

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Ancona

Jesi, la vertenza Caterpillar si sposta al Mise, azienda lombarda interessata a rilevare gli stabilimenti

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vertenza Caterpillar al Mise

Potrebbe essere vicina ad un punto di svolta la situazione dei lavoratori Caterpillar, dopo che la Duplomatic Motion Solution ha manifestato interesse a rilevare la fabbrica. Intanto oggi la vertenza Caterpillar arriva al Mise dove è stato convocato un tavolo di crisi. Ieri invece, oltre alla visita agli stabilimenti della delegazione della azienda lombarda, i lavoratori hanno ricevuto la visita di una scolaresca, per una visita di diritto del lavoro ai tempi del Covid.

JESI – Mentre giunge sul tavolo del Mise la vertenza Caterpillar, si apre una speranza per i 270 lavoratori della Caterpillar che dal 10 dicembre sono in presidio permanente al di fuori dell’azienda, dopo che la proprietà ha comunicato l’intenzione di chiudere per spostare altrove le linee di produzione. La Duplomatic Motion Solutions di Parabiago in provincia di Milano infatti ha manifestato interesse e sta valutando se rilevare gli stabilimenti jesini.

Ieri nella fabbrica marchigiana si è svolto un incontro tra la delegazione dell’azienda interessata e il direttore del sito Jean Mathieu Chatain. Il francese non metteva piede negli stabilimenti dallo scorso 10 dicembre, quando, scortato da due bodyguard,  con un megafono comunicò all’improvviso ai dipendenti che la Caterpillar avrebbe chiuso.

Ieri era accompagnato da uomini della Digos ed ha evitato il confronto con i lavoratori che da quel giorno si trovano in presidio permanente di fronte ai cancelli della fabbrica e a turno scioperano per difendere il posto di lavoro. La loro speranza rimane quella dell’annullamento o della proroga dei termini della procedura di mobilità, per permettere di trovare un interlocutore interessato a rilevare l’intero comparto produttivo. Ieri i rappresentanti dell’azienda lombarda, tra i quali era presente il CEO Roberto Maddalon, ha visitato i reparti degli stabilimenti jesini per tutta la mattinata.

Intanto, all’esterno, i lavoratori hanno ricevuto la visita delle classi quinte dell’ Iis Cuppari Salvati, a indirizzo economico, sotto la guida del professore Eo Guiliodori, che ha tenuto una lezione di  diritto del lavoro ai tempi delle delocalizzazioni. Gli studenti si sono confrontati con operai e impiegati della Caterpillar, per comprendere le loro motivazioni e le dinamiche della loro mobilitazione.

Oggi invece, la vertenza Caterpillar dovrebbe spostarsi al Mise per un tavolo di lavoro online della Struttura per le crisi d’impresa del Ministero dello Sviluppo Economico, a cui prenderanno parte anche i sindacati e la proprietà.

Pierpaolo Mascia

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Ancona

Vaccini: il 22 e il 23 gennaio tornano gli open day nelle Marche. Ecco dove

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ANCONA – Tornano gli open day del fine settimana, rivolti a cittadini over 18, per la somministrazione del vaccino antiCovid nelle cinque aree vaste delle Marche. Iniziative organizzate nell’ambito della campagna vaccinale in corso, che si prefigge di immunizzare entro il mese di gennaio gran parte della popolazione marchigiana. In queste settimane sono stati ampliati gli slot per la prenotazione online nei pvp di tutta la regione e molti cittadini si sono visti anticipare gli appuntamenti vaccinali grazie all’invio di SMS da parte di Asur. Il grande sforzo organizzativo ha permesso a gennaio di superare la soglia delle 19 mila somministrazioni al giorno, una cifra record considerando che il target prefissato per raggiungere l’obiettivo è di 16 mila dosi giornaliere. Gli open day di questo fine settimana in alcune località saranno accompagnati anche dagli anticipi delle terze dosi, comunicati singolarmente ai cittadini interessanti. Si ricorda che dal 1° febbraio la durata passerà da 9 a 6 mesi e che dallo scorso 10 gennaio l’intervallo tra la seconda e la terza dose è passato a 4 mesi.

È molto importante inoltre sottolineare che le dosi a disposizione nei punti vaccinali sono limitate. La modalità organizzativa è in capo ai singoli punti vaccinali che si occuperanno di distribuire l’ordine di arrivo delle persone, in base al numero delle dosi disponibili e al personale sanitario in loco. Si invita dunque la popolazione a non assembrarsi e a rispettare le indicazioni. Per le prime dosi invece l’accesso resta libero ogni giorno. 

AREA VASTA 1 
Sabato 22 gennaio:
URBINO – PVP Bocciodromo via Pablo Neruda h.14-20: 400 dosi
PESARO – PVP Iper Rossini via Juri Gagarin h.8.30 -13: 400 dosi
Domenica 23 gennaio:
FANO – PVP Codma via T. Campanella h. 14-20: 400 dosi

AREA VASTA 2
Sabato 22 gennaio:
SENIGALLIA – PVP Caserma Vigili del Fuoco Via Arceviese H. 8-13 / 14-19: 200 dosi insieme a recupero terze dosi anticipate

AREA VASTA 3
Sabato 22 gennaio: 
CAMERINO Località Vallicelle h.8-13: 100 dosi insieme al recupero di 350 terze dosi già anticipate 

Domenica 23 GENNAIO:
CIVITANOVA Centro vaccinale via Gobetti H 8-13: 300 dosi insieme al recupero terze dosi anticipate

AREA VASTA 4
Sabato 22 gennaio:
MONTEGRANARO Ex Ospedale: h. 8.30 – 19.30: 700 dosi

AREA VASTA 5
Sabato 22 gennaio:
RIPATRANSONE – Casa della Salute piazza Madre Teresa di Calcutta h.9 – 15: 300 dosi

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