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Salute

Il concetto di afrodisiaco per il dottore e “sessomelier” Maurizio Diambrini

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dottor Maurizio Diambrini incontro mangiamiamoci discute di sessulogia e del concetto di afrodisiaco

“Mangiamiamoci” è stato il primo incontro on line nell’ambito del percorso itinerante “incontraimoci” organizzato con l’obiettivo di degustarsi. Il dottor Maurizio Diambrini, medico urologo, andrologo e sessuologo che ama definirsi “sessomelier”, ha discusso del concetto di “afrodisiaco”.

Mangiamo e amiamoci, cioè riscopriamo noi  stessi, a partire da quegli istinti animali che innegabilmente ognuno di noi custodisce dentro sé e che condizionano la “fame”. Riscopriamo il gusto di degustare, per riscoprire il sapore più raffinato. Questa la chiave di lettura dell’incontro “Mangiamiamoci, benessere afrodosiaco: sessuologia a tavola” tenuto dal dottor Maurizio Diambrini, medico specializzato in urologia, andrologia e sessuologia. Il “sessomelier”, come ama definirsi, ha discusso del concetto di afrodisiaco.

 Dietro una ricetta “afrodisiaca” c’è il progetto, l’ambizione, il gusto di ritrovarsi davanti a un piatto che invoglia la relazione e spinge la coppia verso un parallelismo di intenti indotti da cucina e sessuologia. L’“acquolina”  in bocca diventa il desiderio , preludio a una consapevolezza interiore, il menù è la “libidine” gastronomica, l’eccitazione nel ciclo della risposta agli stimoli ed infine la degustazione ormai consapevole può sfociare in un vero e proprio “orgasmo” gastronomico.

Il sessuologo sommelier , invita poi al «debriefing gastronomico » soffermandosi sulle sensazioni, sull’esaltazione dei sensi , sulle emozioni che il menù e le pietanze possono suscitare e che hanno suscitato. Non importa se la biochimica non sempre va a braccetto con il vero afrodisiaco , l’importante è aver preso coscienza dell’essere, del momento, nell’invito ad una “prassi” non solo gastronomica , ma in fondo relazionale e di coppia. Il gusto e l’appropriatezza dell’abbinamento possono diventare discussione e modello di vita, il tutto in un brindisi gioioso nell’attesa pratica di amarsi mangiando!

Pierpaolo Mascia

CoViD19

Monoclonali, Marche prime in Italia per utilizzo: “noi secondi a nessuno nella lotta al Covid”

Le Marche si conferma capofila nell’utilizzo della terapia monoclonale nella lotta al Covid. A certificarlo è stata l’Agenzia Italiana del Farmaco

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Marche, terapia monoclonale

ANCONA – La regione Marche è stata la prima in Italia ad utilizzare gli anticorpi monoclonali nella lotta al Sars Cov2. A certificarlo niente meno che l’Agenzia Italiana del Farmaco dopo la settimana di sperimentazione dal 6 al 12 Gennaio di quest’anno.

A dirsi estremamente soddisfatto è stato l’assessore alla sanità Filippo Saltamartini, soprattutto in un contesto in cui la forte crescita dei contagi impone la ricerca di trattamenti che possano ridurre le ospedalizzazioni. A questo scopo infatti, le terapie sono talvolta combinate fra loro, come nella sperimentazione all’Ospedale di Pesaro, con la terapia monoclonale abbinata alle pillole antivirali attualmente circolanti (il Molnupiravir e il Remdesivir).

I dati dell’Aifa dimostrano come rispetto alla media italiana di prevalenza dell’0,18%, le Marche siano capofila nell’utilizzo della terapia monoclonale: «a fronte di 13.372 nuovi positivi nelle Marche, ha spiegato l’assessore, sono state richieste 152 sacche di trattamento , con una prevalenza dell’1,14%, la seconda regione in Italia ha una prevalenza dello 0,58%, la metà circa».

«Ho sempre creduto molto nell’utilizzo dei monoclonali – prosegue l’assessore, anche perchè nell’85 dei casi determinano una guarigione quasi immediata».

Gli anticorpi monoclonali possono essere utilizzati esclusivamente su pazienti senza necessità di ossigenoterapia ma che sono ad alto rischio di progressione della malattia. Queste terapie vengono somministrate per via endovenosa in un tempo di 60 minuti ( a cui segue un’altra ora di osservazione ospedaliera): «naturalmente le valutazioni cliniche verranno fatte dal personale medico e da quello specialistico ospedaliero, spiega Saltamartini, ma dopo il record di vaccini somministrati nei giorni precedenti, anche questo dimostra che nonostante tutto non siamo secondi a nessuno“.

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Marche

Università, genitori e figli a lezione sul web: nasce OKDigitale

La facoltà di ingegneria della Politecnica delle Marche e Unimc insieme per contrastare la dipendenza e l’abuso dei dispositivi digitali: nasce OKDigitale

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Università, OKDigitale

MARCHE – Una nuova app per contrastare la dipendenza e il cattivo uso dei dispositivi digitali fra i più giovani.

L’idea è nata dalla sinergia tra l’associazione nazionale Di.Te, la facoltà di ingegneria dell’Università Politecnica delle Marche e il dipartimento di scienze politiche, della comunicazione e delle relazioni internazionali dell’Università di Macerata (SPOCRI) per sviluppare un percorso di utilizzo consapevole dello smartphone per genitori e figli.

Contrastare la diffusione di foto o video personali in rete

Secondo gli ultimi dati Censis gli Italiani sono sempre più consapevoli delle insidie nascoste dal web. Il 54, 3% le associa ai rischi nello svolgimento di operazioni bancarie e di acquisto online, il 43,1% è preoccupato per l’accesso a internet dei minori mentre il 27,6 teme per i rischi sulla salute mentale e la dipendenza derivante dalla sovraesposizione al web. Ma c’è un altro dato a preoccupare piuttosto rilevante. Da uno studio nato fra Skuola.net e l’associazione Di.Te. sembra che su un campione di oltre 3 mila studenti nella fascia compresa tra gli 11 e i 19 anni almeno il 10% abbiano visto proprie foto/video intime circolare in rete: ” stiamo parlando di ragazzi, per lo più, minorenni in una fascia di età che nemmeno dovrebbe avere il cellulare, spiega Giuseppe Lavenia, presidente dell’associazione Di.Te. ma anche psicologo e docente universitario, è evidente che i primi a prendere in mano questa situazione debbano essere i genitori. Proprio da loro deve partire una maggiore consapevolezza sul tema, e una educazione al digitale.

Come funziona l’app?

OkDigitale è il nome scelto dagli sviluppatori per l’applicazione che promette una sana collaborazione tra adulti e ragazzi per favorire il corretto uso dei device digitali. Disponibile e gratuità già da qualche giorno su Android e Ios, l’app offre una pillola quotidiana contenente idee, suggerimenti e consigli.  Tutti i contenuti saranno fruibili secondo un calendario di 10 settimane. Al termine di ogni settimana si può rispondere ad un test di verifica che accerta le competenze precedentemente acquisite. Al superamento di tutti i test verrà rilasciato un “patentino digitale” insieme ad ulteriori suggerimenti in vista di consegnare con fiducia uno smartphone ai ragazzi.

Come sopra chiarito, non si tratta di un percorso unilaterale, valevole cioè soltanto per i ragazzi. Quest’app infatti tira in ballo fortemente i genitori al fine di coinvolgerli in un percorso di tracciamento, a livello europeo, della consapevolezza sull’uso del digitale. Solo da questa consapevolezza può discendere un corretto ruolo di guida nei confronti dei più giovani ( i propri figli), cosicchè, come spiega ancora Lavenia, “la predisposizione dei ragazzi ad un determinato gioco o device non dipenderà più dall’età anagrafica ma dalla sua età digitale, ossia dalla sua predisposizione alla tecnologia.”

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CoViD19

Green Pass falsi, anche un civitanovese coinvolto: ora è ai domiciliari

Erano disposti a pagare dai 300 ai 450 euro per un’inoculazione fasulla. Tra gli indagati un noto ristoratore di Civitanova

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Marche, falsi Green Pass, coinvolto un civitanovese

MARCHE – Nuovi dettagli sulla maxi operazione condotta dalla procura della Repubblica di Ancona che ha portato all’arresto questa mattina dell’infermiere di Falconara Emanuele Luchetti e all’esecuzione in numerose province di oltre 50 ordinanze di custodia cautelare.

Un giro di soldi consistente, tanto che uno degli indagati, attualmente ai domiciliari, si meraviglia di potersi comprare casa tramite i proventi degli illeciti. Il costo dell’inoculazione fittizia si aggirava tra i 300 e i 450 euro, un’attività che aveva fruttato all’infermiere circa 18 mila euro. Ma non era da solo.

Ad accompagnare infatti le folle dei contrari al vaccino da Luchetti ci sarebbero stati infatti quattro intermediari, inchiodati dalle intercettazioni, che si procacciavano persone per non farsi inoculare, dietro compenso, il vaccino. Tra i coinvolti anche Daniele Mecozzi, noto ristoratore di Civitanova, con lui pure l’avvocato anconetano Gabriele Galeazzi, il manager Stefano Galli e la rumena Daniela Maria Zeleniuschi. Per tutti loro il gip ha disposto i domiciliari.

Altri 45 indagati sono stati invece raggiunti dall’obbligo di dimora o di presentazione alla polizia giudiziaria.

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