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Abruzzo

Covid Abruzzo, dati aggiornati al 19 maggio: oggi 944 nuovi positivi e 1497 guariti

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PESCARA – Sono 944 (di età compresa tra 3 mesi e 99 anni) i nuovi casi positivi al Covid registrati oggi in Abruzzo, che portano il totale dall’inizio dell’emergenza – al netto dei riallineamenti  a 398941. Dei positivi odierni, 740 sono stati identificati attraverso test antigenico rapido.

Il bilancio dei pazienti deceduti registra 7 nuovi casi (di età compresa tra 68 e 92 anni, 2 in provincia di Chieti, 1 in provincia di Teramo, 1 in provincia dell’Aquila, 3 risalenti ai giorni scorsi e comunicati solo oggi dalle Asl) e sale a 3282

Nel numero dei casi positivi sono compresi anche 366466 dimessi/guariti (+1497 rispetto a ieri).  

Gli attualmente positivi in Abruzzo (calcolati sottraendo al totale dei positivi, il numero dei dimessi/guariti e dei deceduti) sono 29193 (-562 rispetto a ieri). Nel totale sono ricompresi anche 3197 casi riguardanti pazienti di cui non si hanno notizie e sui quali sono in corso verifiche.

257 pazienti (-15 rispetto a ieri) sono ricoverati in ospedale in area medica; 12 (+1 rispetto a ieri) in terapia intensiva, mentre gli altri 28924 (-548 rispetto a ieri) sono in isolamento domiciliare

Nelle ultime 24 ore sono stati eseguiti 2431 tamponi molecolari (2307767 in totale dall’inizio dell’emergenza) e 5858 test antigenici (3694272).  

Il tasso di positività, calcolato sulla somma tra tamponi molecolari e test antigenici del giorno, è pari a 11.38 per cento. 

Del totale dei casi positivi, 83010 sono residenti o domiciliati in provincia dell’Aquila (+180 rispetto a ieri), 113554 in provincia di Chieti (+296), 92284 in provincia di Pescara (+234), 98646 in provincia di Teramo (+217), 7835 fuori regione (+10) e 3612 (+5) per i quali sono in corso verifiche sulla provenienza. 

Lo comunica l’Assessorato regionale alla Sanità. 

Abruzzo

Siccità: api in crisi in Abruzzo, fioriture lampo e -50% di miele

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TORNARECCIO – “A causa del caldo improvviso, in Abruzzo la produzione di miele, negli ultimi cinque anni è scesa del 50%”, lancia l’allarme il comparto degli apicoltori.

“Le fioriture sono passate da 15/20 giorni a 7 giorni. I fiori sbocciano troppo presto, ma appassiscono in fretta, perché le temperature troppo alte bruciare le piante. A ciò si aggiunge il fenomeno della sovrapposizione delle fioriture. Le api, dunque, non fanno in tempo a raccogliere tutto il polline prodotto, che viene disperso”, così, come riporta l’Ansa, Luca Finocchio apicoltore nomade di Tornareccio, in provincia di Chieti, patria del miele.

“Con le fioriture contemporanee di Acacia, Coriandolo ed altre noi non facciamo più in tempo a spostare le arnie in tutte le zone. Facciamo più fatica degli anni passati e il guadagno è sceso alla metà. Complice anche il caro carburante e aumento dei prezzi dei prodotti utile alla produzione come vasetti e coperchi. La perdita del polline porta un danno gravissimo all’ambiente perchè la produzione dei prodotti (miele, pappa reale, propoli e cera) è solo il 17% del lavoro delle api, la rimanete parte della loro attività è l’impollinazione di piante da fiore e frutto dell’intero ecosistema. Il caldo sta uccidendo l’economia e biodiversità agricola regionale”, conclude Finocchio. 

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Abruzzo

Ondate di calore: bollino rosso ad Ancona e Pescara il 29 e 30 giugno

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ANCONA – Peggiora l’afa e il caldo estremo sulle principali città italiane. Nella giornata del 30 giugno, saliranno a 22, rispetto alle 13 previste oggi, le città con bollino rosso per le ondate di calore: Ancona, Bari, Bologna, Cagliari, Campobasso, Catania, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Messina, Napoli, Palermo, Perugia, Pescara, Reggio Calabria, Rieti, Roma, Trieste, Venezia, Verona, Viterbo.

Mentre altre 2 avranno il bollino arancione (Milano e Brescia) e 3 giallo (Bolzano, Genova e Torino). Lo indicano i bollettini del Ministero della Salute sulle ondate di calore, che monitorano 27 città capoluogo di provincia. Ad Ancona il bollino roso scatterà già dalla giornata di domani.

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Abruzzo

Sindacati, addio Atr: “Politica indifferente verso la Val Vibrata”

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COLONNELLA – “Da ieri 27 giugno il licenziamento ha avuto effetto e lavoratrici e lavoratori della Atr Group di Colonnella, che si occupa di composite in carbonio, hanno cessato definitivamente il loro rapporto di lavoro, dopo anni di tribolazioni”. Così esordiscono le segreterie provinciali di Teramo di Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil ripercorrendo la storia recente dello stabilimento che dieci anni fa dava lavoro a 1500 persone, manodopera specializzata nella produzione di componenti per l’automotive e l’aeronautica.

Come riporta l’Ansa, nel 2020 i dipendenti erano scesi a 150 dei quali ora solo metà hanno trovato una nuova collocazione. “Due fallimenti – ricordano i sindacati – fronteggiati da una cig vitale per la sopravvivenza delle maestranze e allo stesso tempo necessaria per prendere tempo e tentare una via alternativa, attraverso attivazione di politiche industriali e sinergie più volte sollecitate, che purtroppo non c’è mai stata”.

“E’ una vera bomba sociale, ci sono 75 operai metalmeccanici specializzati, molti over 50, ma non in età pensionabile, per i quali è difficile ricollocarsi, con altrettante famiglie – dichiara Natascia Innamorati, segretaria generale Fiom Teramo – Quello che ci sorprende è come un’azienda del genere possa essere stata abbandonata a se stessa. C’è stato comunque un accanimento eccessivo di burocrazia”.

“Dopo le scellerate gestioni imprenditoriali, da noi sempre denunciate per tempo, sono arrivati i fallimenti (unico caso in Italia in cui il secondo fallimento si è aperto prima che si concludesse il primo). Scioperi, assemblee, cortei, sit-in, tavoli istituzionali a tutti i livelli: ce l’abbiamo messa tutta – proseguono Fim, Fiom e Uil – Abbiamo urlato quanto sarebbe stato vitale per il territorio e le maestranze il rilancio dell’Atr. Abbiamo combattuto contro una classe politica, di tutti i livelli e tutti i colori, che ha dimostrato solo incapacità di risolvere e indifferenza verso un’intera vallata, verso gli uomini e le donne che hanno lottato per mantenersi un lavoro. Con la chiusura definitiva dell’Atr non muore solo un marchio storico e di lustro per questa regione, ma muore definitivamente la speranza che in questo Paese si può vivere lavorando”.

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