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Chieti

Non si ferma all’alt dei carabinieri e getta la droga dal finestrino: arrestato 21enne

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Dopo aver superato il posto di blocco dei carabinieri a Francavilla al mare, il ragazzo ha gettato la droga dal finestrino ed ha effettuato alcune manovre pericolose per seminare i suoi inseguitori, che però l’hanno raggiunto.

CHIETI – I carabinieri di Francavilla stavano effettuando controlli sulle auto in transito, ieri sera martedì 25 ottobre, quando un veicolo, anziché fermarsi come intimato, ha ingranato la marcia ed ha provato a dileguarsi. A bordo un ragazzo di 21 anni che quando ha capito che la paletta mostrata dal milite era a lui rivolta ha pensato di poter far perdere le proprie tracce e, soprattutto, disfarsi dell’hashish che aveva con sé. Il ragazzo è stato arrestato per droga e per resistenza dai carabinieri di Francavilla al Mare.

Dopo aver superato il posto di blocco dei carabinieri ha compiuto anche alcune manovre azzardate e pericolose al fine di seminare i propri inseguitori, che però l’hanno raggiunto e fermato. Poco prima, vistosi ormai alle strette, il giovane aveva anche lanciato un involucro di cellophane dal finestrino. Al suo interno i carabinieri hanno rinvenuto due panetti di circa 100 grammi di hashish.

Il ragazzo, dopo essere stato arrestato dai carabinieri di Francavilla con l’accusa di detenzione di droga ai fini di spaccio e resistenza a pubblico ufficiale, è stato tradotto in carcere.

Chieti

Il generale Vannacci presenta il suo libro a Canosa Sannita, le sigle Lgbtqia+ chiedono la sospensione

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Il collettivo Zona Fucsia, insieme ad altre realtà associative, sindacali e politiche, si dissocia dalla presentazione del libro “Il mondo al contrario” del generale Vannacci a Canosa Sannita, in programma per il prossimo 14 ottobre.

CHETI – Il libro “Il mondo al contrario” del generale Roberto Vannacci ha sollevato un vespaio di polemiche ed ha portato alla destituzione del generale stesso dal ruolo di guida dell’Istituto geografico militare. Ha però infranto anche ogni record di vendita per quanto riguarda un’autopubblicazione ed ha portato l’autore a presentare la sua opera in molte piazze. In diverse tappe del tour promozionale però, si sono levati voci di protesta e di indignazione. Non fa eccezione Canosa Sannita, in cui la presentazione del libro del generale Vannacci è in programma per il prossimo 14 ottobre e dove il collettivo Zona Fucsia ha chiesto all’amministrazione comunale di sospendere l’evento.

La richiesta del collettivo ha raccolto l’adesione di diverse sigle associative, politiche e sindacali, ma anche di singoli esponenti politici: Presenza Femminista, Mazì- Arcigay Pescara, Patate Bollenti, Abruzzo Pride, Anpi Comitato Provinciale Pescara, Arci Comitato provinciale di Chieti, CGIL Chieti, Belle Ciao Chieti, La Formica Viola, PAS – Partecipazione Attiva studentesca, LAS – Libera Associazione studentesca, Sinistra Italiana Pescara, Sinistra Italiana Abruzzo, Partito Democratico Provincia Chieti, Circolo PD G. di Vittorio, Giovani Democratici Provincia Chieti, Giovani Democratici Provincia Pescara, Giovani Democratici Abruzzo, Coalizione Civica Pescara, Partito della Rifondazione Comunista Pescara, Partito della Rifondazione Comunista Abruzzo, Giovanni Di Iacovo – Consigliere Comunale Pescara, Okay!, Oltre il Ponte A.T.S. Unite si può (Centri Antiviolenza di Ortona “Non sei Sola” e “Donn.è”), Dafne ETS. Oltre a queste si attendono altre adesioni.

Queste le ragioni espresse dal Collettivo Zona Fucsia: «Le ragioni della richiesta riguardano i contenuti del libro inaccettabili e offensivi che vanno a discapito delle minoranze discriminate e appartenenti alle categorie più vulnerabili. Il generale Roberto Vannacci, celebre per il suo libro “Il Mondo al contrario”, in cui esprime opinioni contro persone Lgbtqia+, il mondo del femminismo e migranti è espressione del peggior populismo e qualunquismo del nostro Paese. Il suo lavoro, oltre a contenere un numero ampio di refusi ed errori grammaticali, è veicolo dei più violenti e futili stereotipi, nocivi per una società progressista e che aspira a garantire i diritti per tutte e per tutti».


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Chieti

Truffa milionaria sul fotovoltaico: sequestrati 10 impianti tra Chieti e Pescara

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7 indagati per truffa aggravata ai danni dello Stato e sequestri preventivi per 24 milioni di euro, tra cui 58 immobili tra Pescara, Chieti, Lanciano, Mozzagrogna e Cepagatti. L’accusa è di artato frazionamento dei campi fotovoltaici.

CHIETI – All’operazione “Dirty Green” della Guardia di Finanza frentana, ha collaborato anche il Reparto Aeronavale di Pescara, che ha effettuato una serie di ricognizioni aeree. In seguito alle indagini disposte dal Sostituto Procuratore di Pescara Dottoressa Fabiana Rapiano, 10 impianti fotovoltaici e beni per oltre 24 milioni di euro, tra cui 58 immobili tra Chieti e Pescara, sono stati sequestrati dalle fiamme gialle di Lanciano, dirette dal Capitano Domenico Siravo. 7 persone sono state denunciate per truffa aggravata ai danni dello Stato.

I finanzieri hanno tracciato i contorni di un articolato sistema teso all’indebita percezione di incentivi statali, attraverso la prassi del cosiddetto “artato frazionamento dei campi fotovoltaici”. In sostanza, 4 società operanti su una medesima proprietà, hanno realizzato un parco fotovoltaico di potenza pari a 9,5 Megawatt, ma l’hanno frazionato in 10 piccoli impianti inferiori ad un Megawatt,. In questo modo, hanno potuto accedere agli incentivi GSE, Gestore dei Servizi Energetici, più del dovuto.

Oltre alle denunce per truffa aggravata, 4 persone sono state denunciate per l’illecito amministrativo previsto, Responsabilità amministrativa degli enti. Il Gip Francesco Marino, oltre ai 10 impianti fotovoltaici sequestrati, ha predisposto il sequestro preventivo di beni per oltre 24 milioni di euro: conti corrente, partecipazioni societarie e 58 immobili, tra cui ville, case di lusso e di interesse storico, ubicate a Pescara, Chieti, Lanciano, Mozzagrogna e Cepagatti.

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Chieti

L’esplosione alla Sabino Esplodenti è stata provocata da una granata d’artiglieria

La prima udienza del processo relativo all’incidente di tre anni fa, prevista oggi, è slittata al 3 ottobre.

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Recuperati i corpi delle vittime, tutti operai esperti. Un testimone: «boato fortissimo, non potevamo far nulla». Il titolare: «dopo l’incidente del 2020 avevamo preso precauzioni più severe, sono sgomento».

CHIETI – Il giorno dopo la forte esplosione che ha provocato la morte di tre persone alla Sabino Esplodenti di Casalbordino, non è ancora chiaro cosa abbia provocato la deflagrazione, ma si conosce cosa l’ha innescata: una granata d’artiglieria. La Procura indaga per omicidio colposo plurimo e disastro colposo.

L’azienda non riesce a spiegarsi l’accaduto e si dice sconcertata. Alle colonne de Il Centro, il titolare della ditta ha affermato che dopo il 2020, quando nello stesso sito si verificò un’altra esplosione che anche in quell’occasione costò la vita a tre persone, erano state prese precauzioni severissime. Per gli interventi e le contromisure messe in campo, sarebbe stata investita una cifra pari ad un milione di euro.

Cosa sia successo non è chiaro al momento e le indagini stabiliranno se lo scoppio sia dovuto ad un difetto della spoletta o ad un incidente durante la lavorazione. A perdere la vita tre operai esperti: Fernando Di Nella, 62 anni di Lanciano, Gianluca De Santis, 40 anni di Palata in provincia di Campobasso, e Giulio Romano, 52 anni di Casalbordino. Quest’ultimo, residente a poche decine di metri dalla fabbrica in cui ha perduto la vita, tre anni scampò all’altro incidente mortale a causa di un cambio turno: al suo posto infatti, prese servizio una delle vittime. Le salme delle vittime del tremendo incidente sul lavoro di ieri sono state recuperate e trasferite in obitorio a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. Altre due persone sono rimaste ferite in seguito all’esplosione alla Sabino Esplodenti.

Uno degli operai che si trovava nella fabbrica in quel momento, ha affermato di aver udito un boato fortissimo e di essersi subito reso conto, non appena giunto nel punto in cui si è verificato lo scoppio, che per i suoi colleghi non ci fosse più nulla da fare. Nessuno dei presenti è stato in grado di indicare una possibile causa della deflagrazione.

Intanto, la prima udienza del processo relativo all’incidente di tre anni fa, nel quale morirono altri tre operai della Sabino Esplodenti, è cominciata ed è stata subito sospesa. E’ stata avanzata una richiesta di rinvio dovuta alla morte del legale della difesa, l’avvocato Barbetta, ed è stato nominato un nuovo difensore, che deve però ancora prendere visione dei fascicoli. Uno degli indagati poi, era assente per legittimo impedimento, avendo presentato un certificato di malattia. Ieri, quando ha appreso del nuovo scoppio, ha avvertito un malore. L’udienza dunque riprenderà il 3 ottobre. Sono nove gli indagati per omicidio colposo plurimo aggravato, mentre la Sabino Esplodenti è imputata per responsabilità amministrativa.

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