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Chieti

Cinghiali a Fossacesia, il sindaco firma ordinanza per il prelievo degli ungulati

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allarme peste suina nelle Marche la Coldiretti chiede che vengano

CHIETI – Nei giorni scorsi diversi cittadini di Fossacesia hanno segnalato la presenza di alcuni cinghiali, nelle vie a ridosso del centro cittadino. In risposta, il Sindaco Enrico Di Giuseppeantonio ha emanato un’ordinanza con la quale chiede «l’urgente intervento della  Polizia Provinciale per intensificare il lavoro di controllo e prelievo a Fossacesia di cinghiali, la cui presenza è stata segnalata dai cittadini in alcuni zone del centro città».

«I sindaci in considerazione delle attuali norme in vigore, non possono fare molto – chiarisce Di Giuseppantonio – e per questa ragione sono necessari regolamenti chiari da parte del Parlamento su una situazione che è divenuta una vera e propria emergenza. I cinghiali rappresentano un grande pericolo per la circolazione stradale, per chi vive nei centri abitati e per l’agricoltura, con colture distrutte e conseguenti ripercussioni negative sull’economia del settore».

«Nella mia veste di vice presidente del Consiglio Nazionale dell’Associazione Nazionale Comuni d’Italia e quale coordinatore del Gruppo di Lavoro che si è occupato di fare proposte per le modifiche alla legge di vigilanza della fauna selvatica ed in particolare dell’emergenza cinghiali, ho preso parte all’audizione davanti alle Commissioni Sanità e Agricoltura del Senato per chiedere interventi immediati sulla gestione della fauna selvatica. In quella sede, tra l’altro abbiamo affrontato anche la questione peste suina, che oggi  si sta manifestando in alcune zone del Paese. Torno quindi a ribadire – conclude Di Giuseppantonio – che si entri al più presto nel merito per stabilire il controllo e la gestione della proliferazione degli ungulati, che non è più rinviabile».

Chieti

Riciclaggio e truffa nel commercio di carne a Ortona: 8 milioni evasi

Nel mirino dei finanzieri anche 405 mila euro di finanziamenti nazionali indebitamente percepiti.

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Due soggetti attivi nel commercio all’ingrosso di carne fresca congelata e surgelata sono stati denunciati per truffa e riciclaggio. Un’impresa intestata ad un prestanome si interponeva tra il reale acquirente ed il fornitore e, mediante false fatture, si accollava il debito IVA.

CHIETI – In seguito ad una minuziosa indagine in una società operante nel commercio di carne fresca, congelata e surgelata con sede nel teatino, le fiamme gialle della Tenenza di Ortona hanno denunciati due persone per  reati penali di natura tributaria, riciclaggio e truffa aggravata, ritenuti responsabili di un sistema di “frodi a casello”.

In base alle accuse l’impresa, intestata ad un prestanome di 47 anni di Ripa Teatina, si interponeva, mediante l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, tra il reale acquirente della merce e il fornitore europeo. In questo modo una società del salernitano ha ptuto pagare beni ad un imprezzo inferiore a quello di mercato, per effetto del mancato pagamento dell’imposta. L’importo delle false fatture ammonterebbe ad oltre 7 milioni di euro, ai quali vanno aggiunti i 750 mila euro era il debito Iva che lo Stato vantava nei confronti della società “cartiera”.

Nelle carte dell’inchiesta ci sono anche 405 mila euro di contributi pubblici durante l’emergenza Covid utilizzati per l’acquisto di carni estere, erogati nel 2020 da istituti di credito, mediante la garanzia della Banca del Mezzogiorno – MedioCredito Centrale S.p.a.

Questi finanziamenti sarebbero stati ottenuti attraverso la presentazione di bilanci e dichiarazioni fiscali gonfiati, artatamente predisposti da un commercialista del chietino mediante la registrazione di ricavi mai conseguiti, rappresentando una solidità aziendale contraria al vero. Tale condotta ha portato la società di capitali anche sotto “la lente d’ingrandimento” della Corte dei Conti Regionale per l’ipotesi di danno erariale.

Il Comandante Provinciale, il Colonnello Michele Iadarola, evidenzia come la massima resa investigativa della Guardia di Finanza sia in grado di intercettare le fenomenologie fraudolente e le condotte maggiormente lesive per l’Erario. Ciò produce sentimenti di fiducia nei confronti del Corpo, esaltandone l’unicità della propria azione di polizia economico-finanziaria a favore dello Stato, dei cittadini, delle imprese virtuose e delle fasce di popolazione più deboli.

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Crack da sei zeri nella fabbrica di marmellate: in manette imprenditore pescarese

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Alla base dell’inchiesta un giro di carte false, debiti distratti e cessioni di società simulate. Sequestri per 5,5 milioni di euro. Imprenditore accusato di bancarotta fraudolenta e reati fiscali.

PESCARA – L’operazione “In a jam” delle fiamme gialle è scattata all’alba ed ha richiesto perfino l’intervento dei mezzi aerei del Reparto Aeronavale. Nel mirino dei finanzieri un imprenditore pescarese operante nel settore del confezionamento delle marmellate, con società e brand conosciuti non soltanto in Italia, ritenuto responsabile di un crack milionario. E’ stato arrestato con le accuse di bancarotta fraudolenta e reati fiscali.

La Guardia di Finanza ha fatto scattare i sigilli su conti correnti, quote societarie, macchinari ed attrezzature per un importo complessivo che supera i 5,5 milioni di euro. In base alle accuse formulate, l’imprenditore, amministratore di fatto di diverse società indebitate ed in liquidazione giudiziale dei beni aziendali, attraverso un vorticoso giro di carte le avrebbe svuotate, simulandone la cessione, con falsi contratti, ad una catena di partner produttivi con sede nel chietino, nel molisano e nella provincia napoletana, riconducibili allo stesso amministratore.

Il sistema ha permesso ad una società non gravata da pendenze tributarie e amministrata formalmente dal fratello dell’imprenditore, di proseguire l’attività. Anche il fratello dell’imprenditore delle marmellate arrestato per il crack milionario è finito tra gli indagati.

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Chieti

Mistero a Lanciano: ragazza trovata morta in casa

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A dar l’allarme un amico della vittima, proprietario della casa nella quale la ragazza era ospite, di rientro da un viaggio di lavoro.

CHIETI – Non sono emersi segnali di violenza o indizi che possano lasciare pensare ad una morte violenta o ad un gesto volontario dalla prima ispezione cadaverica. E’ mistero a Lanciano dove una ragazza di ventotto anni è stata trovata morta nella casa dove viveva, ospite di un amico. E’ stato proprio lui, proprietario dell’immobile, a far la macabra scoperta, di rientro da un viaggio di lavoro.

La ragazza trovata morta in casa, Marilea Cipolla, lavorava in un bar del centro di Lanciano. Sarà necessaria l’autopsia per stabilire la causa del decesso, pertanto la salma è stata trasferita all’ospedale di Chieti. Nell’appartamento in cui la ragazza è stata trovata senza vita sono intervenuti gli uomini della Polizia Scientifica.

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