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L'Aquila

79° anniversario dell’Eccidio di Filetto: comune tedesco rimuove il nome del vescovo nazista dalla strada a lui intitolata

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anniversario eccidio di filetto
Filetto (AQ). Immagine tratta dalla pagina Facebook "Amici di Filetto L'Aquila".

Matthias Defregger, il capitano nazista che ha eseguito l’eccidio di Filetto nel 1944, nel quale morirono 17 persone, ha trascorso gli ultimi anni della sua vita nel comune tedesco di Pocking, da vescovo apprezzato da tutti. Quando la verità è riemersa, il comune ha rimosso il suo nome dalla strada a lui intitolata e l’ha ribattezzata in “Filetto-Weg”.

L’AQUILA – Ricorre oggi il settantanovesimo anniversario dell’eccidio di Filetto del 1944, nel quale per rappresaglia contro le azioni partigiane, i nazisti uccisero 17 persone e diedero alle fiamme il paese. Il comandante della 114°, Hans Boelsen comandò l’uccisione di tutti gli uomini dai 16 ai 60 anni. L’eccidio è stato perpetrato dal capitano nazista di stanza a PAganica, recatosi di persona sul posto, Matthias Defregger.

La ricorrenza di quest’anno si arricchisce di un nuovo gesto volto all’ammenda e alla riconciliazione. Il comune tedesco di Pocking ha infatti rimosso il nome del capitano nazista che ha “eseguito gli ordini” dalla strada a lui intitolata, ribattezzata “Filetto-Weg”.

Matthias Defregger è morto nel 1995 nella cittadina tedesca in cui svolgeva il suo servizio pastorale. Il vescovo era molto apprezzato, tanto che a lui è stata intitolata una strada del paese. A 25 anni dalla sua scomparsa, è stata addirittura commissionata una ricerca storica per tracciare la sua biografia. Così è emersa la verità, o sarebbe meglio dire riemersa: nel 1969 l’aveva già raccontata Dier Spiegel. Fu uno scoop mondiale, che provocò anche la riapertura delle indagini della magistratura italiana, che però si dichiarò incompetente in materia ed inviò tutto alla controparte tedesca, che poco dopo archiviò l’inchiesta. La vicenda è stata trattata anche dal film “Quel giorno Dio non c’era”, ma gradualmente, è andata obliandosi col passare del tempo e lo spietato Defregger nazista è stato dimenticato, in favore del pacifico vescovo.

Nel 2020 il comune di Pocking si è dunque scontrato nuovamente con la verità ed ha deciso di prendere provvedimenti: via il nome dell’autore dell’Eccidio di Filetto e strada intitolata al borgo aquilano. L’anno scorso una delegazione proveniente dalla Germania ha preso parte alla cerimonia in ricordo delle vittime. In quell’occasione il sindaco Schnitzler disse: «siamo venuti a fare quello il vescovo Defregger avrebbe dovuto fare in passato: chiedere perdono».

Il buon vescovo infatti, se n’è andato senza aver mai chiesto scusa per i propri peccati.

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L'Aquila

Pecora sgozzata, cotta e mangiata nel parco in pieno giorno: due arresti

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pecora sgozzata nel parco a pizzoli

I Carabinieri hanno prima trovato tracce di sangue e resti della sfortunata pecora, poi si sono imbattuti in un video sui social nel quale alcune persone trascinavano l’ovino nel parco. Due sono state identificate e sono finite in carcere.

L’AQUILA – Appesa ad un’altalena, dissanguata, scuoiata, cotta e mangiata, di pomeriggio, tra le altalene ed i giochi per i bambini, a Pizzoli. Per il triste epilogo riservato alla pecora sgozzata nel parco in pieno giorno due uomini di origine tunisina sono finiti in carcere, mentre proseguono gli accertamenti per identificare le altre persone che hanno preso parte al banchetto.

La vicenda è stata resa nota dall’agenzia di stampa Agi. Due giudici delle indagini preliminari, Guendalina Buccella e Giovanni Spagnoli, hanno emesso una severa ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Ghaddum Waddah, di 30 anni, e Wadia Mchirgi di 19. Il primo era già sottoposto all’obbligo di dimora, per via di una rissa. Il secondo invece era stato raggiunto da un divieto di dimora, per minacce e lesioni.

Insieme a loro c’erano altre persone ed i Carabinieri sono al lavoro per identificarli. Dovranno rispondere di uccisione di animale in luoghi pubblico e macellazione clandestina. Ad insospettire i militari della stazione di Pizzoli, alcune tracce di sangue. Seguendole, sono arrivati ad un cassonetto che conteneva le interiora della pecora sgozzata nel parco ed i resti della brace. Poco dopo sui social hanno visto un video, che aveva ricevuto anche diverse condivisioni, che mostrava un gruppetto di persone mentre trascinavano l’animale sul luogo del delitto.

Arrivati nell’area giochi, l’ovino è stato appeso ad un’altalena, dissanguato e scuoiato. Poi è stato acceso un fuoco ed è stato cotto. I due arrestati si trovano ora nel carcere di Preturo a causa, scrivono i Gip, di un «rischio di recidiva con riferimento alla commissione di reati commessi con violenza alle persone, un difetto di resipiscenza». Che denota «l’irrefrenabile pulsione alla commissione di reati commessi in particolare platealmente e con violenza».

Gli inquirenti cercheranno anche di stabilire se la pecora fosse stata rubata da qualche allevamento.

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L'Aquila

Azzannata dal suo pitbull a L’Aquila: si trova in condizioni gravissime

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donna aggredita dal suo pittbull a l'aquila

La padrona di un pitbull è stata aggredita insieme ad altre due persone dal suo stesso cane, a L’Aquila, per motivi ancora da chiarire.

L’AQUILA – E’ stata portata d’urgenza in ospedale e sottoposta ad un delicato intervento chirurgica, la donna aggredita la notte scorsa nella sua villetta a schiera dal suo stesso pitbull. Il suo cane infatti ha azzannato lei ed altre due persone, presenti in quel momento.

La padrona del cane è quella che ha avuto la paleggio. Le sue condizioni sarebbero molto gravi e la prognosi resta riservata. LE altre due persone, che non è chiaro se siano parenti conviventi o semplici ospiti della donna, se la sono cavata con una trentina di giorni di prognosi.

Non è chiaro cosa abbia acceso la scintilla di violenza nel pitbull che ha azzannato tre persone, tra le quali la sua padrona, a L’Aquila. Il cane è stato portato via dal servizio veterinario della Asl presso il canile comunale. Sul posto sono intervenute tre ambulanze ed una pattuglia della Polizia Locale

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L'Aquila

Tragedia a Goriano Sicoli, anziano resta intrappolato nell’auto in fiamme

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Potrebbe essere stato un cortocircuito a far scoppiare l’incendio nell’auto dell’anziano morto carbonizzato nelle campagne di Goriano Sicoli. I Vigili del Fuoco sono intervenuti per contenere il rogo che ha coinvolto la vegetazione ed hanno fatto la macabra scoperta.

L’AQUILA – I Vigili del Fuoco sono intervenuti per circoscrivere e domare un incendio che si era sviluppato nelle campagne di Goriano Sicoli e quando hanno spento le fiamme hanno effettuato la macabra scoperta: un anziano di 93 anni originario di Cocullo è morto carbonizzato all’interno della sua auto.

Il rogo sarebbe divampato proprio all’interno dell’abitacolo della vecchia Panda, forse a causa di un cortocircuito. L’anziano non sarebbe riuscito ad uscire in tempo e sarebbe rimasto intrappolato all’interno dell’auto in fiamme.

Sulla vicenda indagano i Carabinieri della Compagnia di Lanciano, i quali hanno subito informato lam Procura.

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